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Emergenza Uranio Impoverito: vite spezzate, notizie censurate

Riprendo la news di iosonolaico di qualche giorno fa, perchè l'argomento è davvero forte e importante, da rifletterci su.
La morte, a quarantanni, per colpa dell'uranio impoverito. D'Angelo compare nella lista delle vittime per tale problema redatta dal Ministero della Difesa. Non è il primo ad aver patito tale sofferenza e morte, e non sarà l'ultimo. L'occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta appunto l'otto agosto 2003, ci invita a riflettere, parlarne, scriverne. Perchè, soprattutto, in pochi ne parlano. Qualche settimana fa un'inchiesta del Gds fu ghiacciante: in Sardegna, fra l'altro, il livello di protesta e guardia per la questione dovrebbe essere ancora più alto, dato che tutti i sardi ricordano la vicenda di Valery Melis, ragazzo morto per l'uranio impoverito, completamente abbandonato dallo stato italiano, privato dei soldi e delle cure necessarie per fare i giusti e forse utili (non lo sapremo mai) tentativi per trovare la salvezza. Come leggiamo nel web failacosagiusta, il soldato Melis morì a causa di un micidiale linfoma di Hodgkin causato dall'inalazione di polveri del famigerato uranio impoverito. Agghiacciante leggere quanto riporta un altro sito, peacereporter, sulla vicenda del soldato Melis. Nella news  del 24-10-04 subito dopo la sua morte, scopriamo che "solo grazie a una colletta di solidarietà i genitori di Valery hanno potuto pagare il trapianto di midollo di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma non bastava. In Italia non ci sono le strutture adatte per curare la sua malattia: doveva andare negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Ma questo sarebbe costato molto. La famiglia Melis ha allora insistito perché i vertici militari riconoscessero a loro figlio lo stato di servizio, così da poter pagare le spese. Niente".
 La manifestazione a Cagliari per il soldato Melis, mentre chi di potere o non c'era o dormiva (foto da www.pieroruzzante.it)


Stessa storia per Sergio D'Angelo, citato dall'articolo di Falco Accame, un ex ufficiale e attualmente presidente dall'ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti), il quale inoltre aggiunge:
Non credo che i militari italiani abbiano ricevuto e ricevano tuttora l'assistenza dovuta e in particolare che essi siano stati sottoposti a rigorosi controlli non solo prima, e dopo la missione, ma anche negli anni successivi (perché gli effetti del DU si verificherebbero dopo 10-20 anni). La quasi totalità dei militari colpiti da patologie gravissime si è dovuta curare a proprie spese perché non è stata riconosciuta loro la causa di servizio. Alcuni genitori di questi soldati hanno speso delle somme anche superiori ai cento milioni per curare i loro figli e nei casi più drammatici di morte si sono addossate le spese dei funerali. Ricordo che il ministro della difesa pro tempore On. Mattarella negò che l'uranio era stato impiegato in Bosnia e che di conseguenza non potevano attribuirsi cause di servizio per contaminazione da uranio ai reduci dalla Bosnia.
Un problema molto grosso, le cui vittime purtroppo sono più di quante si possa pensare. Ma lo stato e i media si ricorda solo delle vittime di Nassirya. Per carità, anche loro da rimpiangere e rispettare, morte ingiustamente e troppo giovane per lasciare questo mondo. Ma vittime "strumentalizzate" dalla destra per ricoprire di gloria e sangue italiano la missione Antica Babilonia in Iraq: solo chi muori ammazzato dai terroristi è un morto apprezzato. Chi invece ci lascia le penne per negligenza di chi fabbrica, fornisce proiettili, e pure di chi questi proiettili li compra, non è degno non solo di alcun bagno mediatico, ma neanche di qualche lira e assistenza dallo stato.
Forse, pensiamoci bene, per nascondere i difetti e le colpe di qualcuno. Il che, da italiani quali sono, ed essendo italiani i soldati Melis e D'Angelo e tante altre vittime dell'UI, dovrebbe indignarci.

Pubblicato il 19/8/2005 alle 15.7 nella rubrica News and Opinions.

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