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Sulle primarie: dal voto a Bertinotti all'idea di un partito unico, vero e comunista

Credo sia giunto il momento di fare un po' d'ordine. Il mio argomento sulle primarie, nonostante il timido interesse direttamente sul mio blog, ha suscitato quasi una decina di commenti nella piattaforma dei "bloggers per le primarie". Il che ovviamente mi spinge a dire di più.
In una recente intervista concessa a l'Espresso, il leader di Idv Antonio Di Pierto lanciava accuse di utopia o (peggio) fantapolitica nei confronti dei segretari Verdi e Prc Pecoraro Scanio e Bertinotti. E nel frattempo diceva che la persona da lui più stimata era Mastella.
Il fatto poi che Mastella sia il più democristiano della coalizione, e che alla caduta della Dc Antonino avesse contribuito (giustamente, lo ringraziamo ancor'oggi) in prima persona come magistrato, non gli passa neanche per la testa. E uno che considera un'ambientalista e un comunista degli elementi carichi di utopia irrealizzabile (fantastico: dice che il mondo poco inquinato è un giardino dell'Eden...meglio l'America che non firma Kioto?) si dice pure "protettore" della questione morale. Meditate, anzi mediatimo.
Il secondo punto che vorrei toccare è che la visione di un partito unitario della sinistra "falce e martello" non è un'utopia: in Germania, e potete leggere nel mio blog qualche nota, è stata fatta un'iniziativa del genere e gli elettori dei left-parties tedeschi ne sono entusiasti. In Italia invece, la terra del conformismo, abbiamo ancora oggi due diverse coalizioni che richiamano i propri ideali agli anni del comunismo togliattiano e berlinguerano: fare un accordo fisso e duraturo no vero?
Unire i propri partiti attraverso un nuovo soggetto politico che non cancelli la parola comunista in quanto questa è oggi ancora sinonimo del disagio giovanile e (anche degli adulti) di una parte della società che vuole cambiare veramente il paese. Non è male l'idea vero?
Basterebbe essere un poco meno "italiani": pensare che il Pci era il più grosso partito di ispirazione marxista d'occidente, e che in tanti ancora oggi criticano la scelta di Occhetto con "la cosa" e la trasformazione in Pds. Quanti elettori del partito di Fassino (D'Alema) voterebbero questo nuovo soggetto? Quanti si sentono ancora comunisti, ma votano la quercia in nostalgia del vecchio partito di massa?
Credo che unirsi al Pdci sarebbe un'ottima prospettiva per Rifondazione: aiuterebbe a far sentire di più, in Parlamento e nell'Unione, la voce dei comunisti e a ridurre di un po' il numero di partiti italiani. Continuare a rinfacciarsi scelte diverse compiute sette anni fa, questo sì che è utopico: forse sbagliò Bertinotti a mollare il governo, forse sbagliò Cossutta a mollare il partito. Due secessioni che francamente oggi mi sembrà anche infausto ricordare.
L'idea di un partito comunista di nuova fondazione, che rivendichi come sue le vie di Togliatti, Berlinguer e Natta, tralasciando invece quelle di Occhetto e D'Alema, attiarando a sè una buona parte dei voti diessini, permettendo di diventare nuovamente un partito di massa inserito in un gioco democratico. E' la visione di un giovane sognatore forse.
Una tirata d'orecchie a entrambi: a Bertinotti per le parole di sfida e astio espresse nei confronti dei cossuttiani al congresso di Venezia, a Diliberto perchè ha mostrato di preferire votare Prodi a Bertinotti. Sarà fantapolitica, ma il voto al segretario Prc darebbe il segno di quante persone sono d'accordo con la mia idea di unità comunista. E a sinistra, con le parole, non sono in pochi questi elettori.
Ma credo che ancora oggi ci si debba vergognare di essere spaccati in due partiti. E di chi sia la colpa della spaccatura, non importa. Urge decisamente compiere questo matrimonio, non a fini di raggiungimento dello sbarramento per entrare in Parlamento, ma in maniera duratura ed efficace. Ai lettori il microfono sulla questione.


















Enrico Berlinguer, rimpianto segretario dei comunisti dello Stivale

Pubblicato il 19/8/2005 alle 13.49 nella rubrica Primarie.

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