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Sul matrimonio gay

La Spagna approva i matrimoni e le adozioni per i gay
Un milione in piazza appoggiano la storica decisione

La rabbia del Vaticano
Il parlamento spagnolo ha approvato il 30 giugno scorso in via definitiva, e dopo la bocciatura al senato, la proposta di legge del governo Zapatero, che modifica 16 articoli del codice civile, e autorizza i matrimoni gay e il riconoscimento del diritto di adozione per le coppie omosessuali. La nuova legge prevede anche procedure più rapide per la richiesta di divorzio e, per combattere la violenza sessuale contro le donne, la promozione di tribunali ad hoc e un super procuratore che si occupi dei casi.
L'approvazione della legge, tanto osteggiata dalla destra cattolica, dalla Conferenza episcopale spagnola e dal Partito popolare (Pp), è stata salutata e sostenuta da un'oceanica manifestazione di piazza a Madrid, il 2 luglio, di circa un milione di persone; molte le delegazioni di altri paesi europei accorsi nella capitale per l'annuale Gay pride che cadeva proprio due giorni dopo il sì della Camera spagnola. Un enorme corteo che si è protratto per tutta la notte con concerti e spettacoli, con oltre venti carri allegorici. Una forte risposta ai virulenti e inaccettabili attacchi dei prelati e della destra spagnola e ai velenosi strali lanciati dal Vaticano. Una vittoria per i sostenitori che ha un'altra valenza storica: la Spagna è il 4° paese, dopo Olanda, Belgio e, da pochi giorni, il Canada ad avere una legislazione avanzata che riconosce gli stessi diritti civili alle coppie gay come alle eterosessuali in fatto di pensioni, eredità, adozioni, ma è il primo paese a maggioranza cattolica.
Zapatero l'ha presentata come una legge che "è un passo avanti sulla strada della libertà e della tolleranza". Sicuramente si contrappone a quell'oscurantismo religioso e alla repressione poliziesca in vigore in Spagna che per una legge del 1979 permetteva arresti, violenze, persecuzioni e terapie "riabilitative" agli omossessuali o presunti tali.
La destra cattolica sonoramente sconfitta, non rinuncia a dare battaglia. Dopo la manifestazione organizzata dagli oppositori alla legge, del 18 giugno scorso, il "Foro espanol de la familia" sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare "in difesa della famiglia e dell'infanzia" per ripristinare gli articoli del Codice civile modificati dalla nuova legge.
Il Pp che aveva sfilato in piazza insieme ai vescovi più conservatori e al movimento delle famiglie cattoliche, al momento del voto decisivo, al suo interno si è creata una frattura: vi era un'ala più favorevole al voto per i matrimoni gay ma non sulle adozioni. Infine è valso il richiamo alla disciplina di partito del portavoce parlamentare Edoardo Zaplana per votare contro. Il presidente del Pp Rajoy, vicino ad Aznar, ha minacciato di ricorrere alla Corte costituzionale.
Non si è fatta attendere la reazione rabbiosa del Vaticano; tramite l'"Osservatore romano", suo organo ufficiale, ha bollato la legge del governo spagnolo come "nuovi e violenti attacchi alla famiglia", "avvilente sconfitta dell'umanità". Una legge che va sicuramente in controtendenza rispetto al diktat arrogante e perentorio di papa Ratzinger sui valori cristiani della famiglia e della vita e alla pesante ingerenza della chiesa cattolica negli affari di Stato. Una separazione necessaria, ha ribadito la portavoce del Felgt (Federazione spagnola di lesbiche, gay, transessuali) mentre un cartello delle molte comunità dei cristiani di base presenti alla manifestazione sottolineava "Cristo non discrimina, la gerarchia sì", per riaffermare come cattolici la loro libertà di pensiero.
da PMLI - 13-07-05

Pubblicato il 19/8/2005 alle 11.30 nella rubrica Laicità.

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