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Abu Mazen: «Inizia una nuova era»

«Andatevene in pace dalla nostra terra e tornate a farci visita come turisti e ospiti»: così il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha salutato i coloni israeliani in partenza da Gaza poiché la loro presenza in quest’area è illegale dalla mezzanotte del 15 agosto. «L'occupazione (israeliana, ndr) - ha continuato - finisce con un ritardo di 38 anni. Già nel 1967 avremmo dovuto trovare una soluzione. Però meglio tardi che mai. Oggi io vi dico: uscite dai nostri corpi perché con l' occupazione non è possibile vivere in pace». «Oggi - ha detto Abu Mazen - ci distacchiamo ma non ci separiamo. Siamo destinati a vivere sulla stessa terra come vicini, perciò dobbiamo collaborare e rispettarci a vicenda: è questa la base per l'inizio di una nuova epoca, migliore e più felice».

Il presidente palestinese ha poi avuto espressioni di apprezzamento nei confronti del premier israeliano Ariel Sharon. «Sinceramente - ha detto - io apprezzo gli sforzi di Sharon per realizzare il suo piano malgrado le resistenze nel suo partito e nella piazza israeliana. Se Sharon vuole che si imbocchi la strada per la pace io gli chiedo di fare in modo che questo passo (il ritiro, ndr.) non sia l'ultimo, ma che continui in Cisgiordania».

La gioia si propaga di casa in casa a Gaza. Tutti i palestinesi vogliono fare festa. In migliaia stanno festeggiando l'inizio delle operazioni di sgombero. Cortei si sono mossi tra Khan Yunis e Rafah, le due città palestinesi a ridosso del blocco di insediamenti ebraici di Gush Katif. Gruppetti di manifestanti si sono anche avvicinati alla colonia di Neve Dekalim ma sono stati fermati prima dai colpi esplosi in aria dai soldati israeliani e poi dall'intervento della polizia palestinese che ha schierato oltre 7 mila uomini vicino agli insediamenti ebraici per impedire scontri e violenze che potrebbero bloccare il ritiro di Israele.

«Doloroso ma necessario». Sharon spiega il ritiro in tv

In un discorso televisivo alla nazione il premier israeliano Ariel Sharon ha giustificato lunedì sera il ritiro da Gaza affermando che è doloroso ma vitale per lo stato di Israele e ha lanciato un appello ai palestinesi perché rispondano con «una mano tesa per la pace». Sharon ha detto di capire il dolore e «l'angoscia» dei coloni, costretti a lasciare le loro case, ma ha affermato che non è possibile per Israele «restare per sempre nella striscia di Gaza».

Rivolgendosi ai palestinesi ha affermato che su essi ora ricade «l' onere della prova» della loro buona volontà. «Essi - ha detto - devono combattere le organizzazioni terroristiche e dimostrare la loro volontà di pace per potersi sedere con noi al tavolo dei negoziati». «Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi: una mano offerta per la pace, o il fuoco del terrorismo». «A una mano che offre la pace - ha continuato Sharon - risponderemo con un ramoscello d'olivo. Ma se scelgono il fuoco, risponderemo con il fuoco, più severamente che mai». Rivolto ai cittadini israeliani Sharon ha concluso affermando che «oggi ci avviamo su una nuova strada che ha non pochi rischi ma offre raggi di speranza».

L'intervento del premier a reti unificate ha concluso una giornata di forte tensione nelle colonie dove i settler hanno cercato di impedire ai soldati di distribuire le lettere di espulsione. Ci sono stati anche sporadici incidenti fra i militari e le centinaia di giovani infiltrati nelle ultime settimane nelle colonie di Gaza. Ma sono ancora molti gli oppositori che vogliono abbracciare la causa dei coloni. Circa 500 dimostranti sono stati infatti arrestati dalle forze dell'ordine mentre tentavano di entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Kissufim.

dall'Unità - 17 agosto 05

Pubblicato il 17/8/2005 alle 9.52 nella rubrica News and Opinions.

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