Blog: http://iosonolaico.ilcannocchiale.it

Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia, lo dicono gli stranieri

La credibilità di Silvio Berlusconi all'estero è stata mediamente assai bassa in questi quattro anni di governo. La vicenda di Bankitalia con il suo corredo di intercettazioni telefoniche screditanti per il governatore Antonio Fazio le sta dando un ulteriore colpo. Berlusconi non fa nulla, è l'accusa, mentre la principale istituzione italiana è nel fango e il sistema finanziario del paese è considerato inaffidabile. Ad attaccare Berlusconi non sono giornali «comunisti» ma le voci più importanti della comunità internazionale degli affari: l'Economist, il Financial Times e ieri anche il Wall Street Journal, che nel passato aveva sempre difeso il Cavaliere. Un segnale preciso per Palazzo Chigi: il cuore del sistema liberista non tollera più chi dall'interno non rispetta le regole e dunque presta il fianco al nemico.

«Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia?», si legge sul WSJ, paragonando il presidente del consiglio a Nerone, « il governo italiano non ha afferrato la serietà della situazione. Berlusconi dovrebbe fortemente perorare i cambiamenti nella Banca d'Italia. Gli investitori hanno bisogno di sapere che qualcosa cambierà». Ricordando il declassamento dell'Italia da parte di Standard&Poor's, il giornale americano sottolinea come «questo scandalo ha esposto una delle più importanti istituzioni d'Italia al ridicolo e ha minato la fiducia nel sistema finanziario italiano». Ma che fa invece Berlusconi? «Sembra essere molto più preoccupato per l'uso delle intercettazioni nelle indagini sulle banche di quello che tali indagini hanno in realtà scoperto».

Accusa che ritroviamo identica in un editoriale di ieri del Financial Times: invece di pensare a Fazio e Bankitalia, il nostro premier - scrive il giornale della City - propone una legge contro le intercettazioni, «ultimo round nel prolungato scontro di boxe di Berlusconi con la giustizia italiana», con misure che «minacciano non soltanto la giustizia ma la libertà di stampa».

Se a queste pesanti critiche si affiancano le accuse dell'Economist - che vede soltanto in Carlo Azeglio Ciampi una «speranza» affinché Fazio vada via - Berlusconi esce a pezzi da questa vicenda. O anzi non ne esce, perché le manovre speculative sulla Rcs e sul Corriere della Sera, finanziate anche attraverso le vicende dell'Antoveneta e dell'Unipol e dunque sotto la supervisione di Bankitalia, restano attaccate al presidente del consiglio nonostante le sue smentite.

Con la stampa straniera, Berlusconi del resto ha sempre patito. Quando nella primavera del 2001 vinse le elezioni, il quotidiano spagnolo El Mundo (controllato da Rcs, e ora è misteriosa battaglia su chi controllerà il controllore) pubblicava un pezzo dal titolo più feroce di qualsiasi editoriale: «Nel nuovo parlamento italiano siederanno 23 membri condannati e 11 indagati/ Fanno parte tutti del gruppo di Berlusconi, tranne uno dell'Ulivo», seguito da foto di Marcello Dell'Utri e di Cesare Previti. Business week, il settimanale economico americano, altro insospettabile, salutava così l'arrivo di Berlusconi al governo: «Può sognare di rifare l'Italia del 21esimo secolo, ma per farlo ha bisogno di visione e di leadership morale». Che per BW evidentemente non aveva.

da "Il Manifesto" - 13-08-05

Pubblicato il 14/8/2005 alle 19.58 nella rubrica News and Opinions.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web