Blog: http://iosonolaico.ilcannocchiale.it

Bertinotti: non farò il ministro, cita Mao e Nenni e "tutti"

Colloquio con Fausto Bertinotti di Marco Damilano

In caso di vittoria del centro-sinistra alle elezioni proporrà l'introduzione di nuovi ministeri. Con grande fantasia e con una pioggia di maiuscole: il ministero dei Beni Comuni, il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia, il ministero della Cultura nuova versione. Per sé, però, non chiede nulla: il candidato alle primarie Fausto Bertinotti ha già fatto sapere che non vuole fare il ministro. A meno che il segretario di Rifondazione non esca in trionfo dalla competizione con Prodi alle primarie. Lui ci crede: «Sono sicuro: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni». E rivela che tra i politici statunitensi del passato c'è un personaggio cui vorrebbe ispirarsi: il leader dei neri americani Malcolm X.
È un gioco o corre davvero per vincere?
«L'unica oscillazione che mi consento è tra il correre per vincere o il fare come se corressi per vincere».
Puntare al primo posto è una novità assoluta per lei...
«Scherza? A pochi è capitato di vincere così tanto come è successo a me. La mia generazione ha vinto quasi tutto. L'abbattimento dei manicomi, la liberazione delle donne, la partecipazione ai grandi fatti del mondo, vedere l'ultimo americano che lasciava Saigon. Per un tempo lunghissimo abbiamo toccato il cielo».
Qual è stata la vittoria più bella?
«La costruzione di un soggetto politicamente mai visto: il sindacato dei consigli. Il contropotere dei lavoratori».
Però ha un ottimo rapporto con le sconfitte. È sempre il primo a commentarle.
«L'abitudine alle vittorie consente di considerare le sconfitte come un evento assolutamente normale. È il lascito di Mao: ci sono certe sconfitte da cui puoi imparare più della vittoria. L'importante è non essere sopraffatti dalla sconfitta».
Fassino ha raccontato che nel 1975, quando il Pci conquistò il Comune di Torino, lei era molto preoccupato: «Questa vittoria ci darà un sacco di problemi», gli disse.
«E non avevo ragione, forse? Anche oggi ne sono convinto: se vincessimo solo abbattendo Berlusconi non ricaveremmo che problemi».
A chi chiederà il voto alle primarie?
«A tutti e a tutte. A partire dai soggetti resistenti. La grande mappa dei portatori di domande critiche. Ho cominciato la mia campagna nella libreria romana Amore e Psiche con lo psicanalista Massimo Fagioli. E poi ho visto un gruppo di associazioni gay, lesbiche e trans: è stato un incontro intensissimo e commovente».
I suoi sostenitori lasciano messaggi di questo tipo sul suo sito: voglio i film stranieri in lingua originale, voglio fidanzarmi con Francesca, voglio Fausto premier... Più che un programma, è il libro dei sogni.
«Ho scelto questa parola chiave della campagna, “voglio”, perché è il rovesciamento della propensione a passivizzare l'individuo. È un voglio collettivo e individuale. L'immaginazione al potere, quella cosa lì. La fantasia che anima i conflitti con la capacità di spiazzare l'avversario, come negli ultimi anni hanno fatto i disubbidienti».
In realtà sono stati loro a spiazzare lei. L'hanno accusata di utilizzare il logo di una multinazionale per i suoi foglietti gialli…
«Non è vero, sono io che ho spiazzato la multinazionale. Ho preso il loro marchio e l'ho usato per una ribellione, non per fare l'elenco della spesa, ma dei desideri. L'uso degli strumenti dell'avversario è fondamentale».
Però tra lei e i no global non c'è più il feeling di una volta…
«Uno dei nostri maggiori elementi di innovazione è la fine della pretesa del partito-guida, di esercitare l'egemonia del partito sui movimenti. L'importante è essere con i movimenti, non chiedere a loro di appoggiare le tue battaglie».
Cosa pensa della paura che gli infiltrati del centro-destra votino Bertinotti per far perdere la sinistra?
«Penso che la possano avere solo gli stupidi. È una cosa demenziale».
Però più voti prende Bertinotti più problemi avrà Prodi...
«È un'analisi che respingo alla radice. Non si può continuare a ragionare con lo schema della competizione al centro. Io dico: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni».
Ne è sicuro?
«Guardi cosa è successo in Francia: se si fosse votato in Parlamento il Trattato costituzionale europeo avrebbe preso il 90 per cento dei sì. Il voto popolare l'ha bocciato e in quel voto la sinistra è stata egemone. C'è un fatto nuovo in Europa: tutti i governi perdono, i popoli sono passati all'opposizione. C'è un conflitto inedito, che non contrappone più destra e sinistra. Il basso contro l'alto. Il popolo contro l'élite. Dobbiamo aggiornare le nostre categorie, altrimenti siamo incapaci di capire cosa sta succedendo».
E allora perché si è alleato con Prodi?
«Credo che sarebbe meglio per l'Unione avere come candidato premier un uomo o una donna di sinistra. Per garantire discontinuità non solo con il ciclo berlusconiano, ma anche con gli anni Novanta. Per essere chiari: io preferisco Bertinotti, ma va benissimo anche Prodi. La mia candidatura non è oppositiva, ma competitiva».
In questi giorni lei sta picchiando duro sui Ds. Sul caso Unipol c'è stata perfino una dichiarazione congiunta con Mastella...
«Nella crisi del capitalismo e del governo Berlusconi i fenomeni corruttori emergono in tutta la loro evidenza. Non emergono nuovi protagonisti di sviluppo. Da noi i soggetti del mercato si selezionano per cannibalismo: tu mangi me, io mangio te. L'errore di una parte della sinistra è stato non vedere il carattere degenerativo di questo cannibalismo. Con formula irriverente direi che si è pensato che nella crisi tutto ciò che si muoveva fosse buono».
È la nuova questione morale?
«Sì, ma è un problema politico. Vedo molti giudizi estetici sui nuovi arrivati: ma non è una questione di eleganza, anche quelli che sono eleganti non hanno portato sviluppo. Non siamo al derby aristocratici contro parvenu. Ai Ds manca l'analisi di classe sul perché questi fenomeni sono regressivi. Manca la bussola. Anche per questo dico: pubblico, programmazione, progetto».
Altro che Ricucci. L'Opa dell'estate è quella di Bertinotti sui voti dei Ds.
«Chi sente il desiderio di una più netta domanda di cambiamento trova in me un interlocutore privilegiato. In molti nel centro-sinistra dicono che la malattia sociale più grave è la precarietà e che dovremo porre questo tema come primo punto. Io però aggiungo: abrogare la legge 30 sul mercato del lavoro, la Bossi-Fini, la legge Moratti. Una parte importante dell'elettorato Ds converge su queste posizioni. E poi ci sono settori del sindacato, la sinistra Ds. Un'area vasta cui possiamo dare voce. È un progetto che va oltre le primarie».
Il Polo arcobaleno di cui parlano i Verdi?
«Siamo interessati a costruire una sinistra radicale sul modello dei movimenti europei di sinistra e di massa. Ma chi propone liste comuni sbaglia, come è stato nel caso della Federazione dell'Ulivo».
Quanto pensa di prendere alle primarie?
«Il 51 per cento. Sono impedito a fare una previsione più bassa».
Se vincesse lei, che ruolo darebbe a Prodi nella sua squadra?
«Ascolterei con la massima attenzione le sue proposte».
Lei ha annunciato che non entrerà al governo. Perché questo rifiuto? Un cattivo rapporto con il potere?
«È una mia scelta di vita. Non considero la collocazione al governo come il punto più alto della gerarchia politica. Sopra il governo c'è la responsabilità di dirigere un partito o un sindacato. È un'opzione personale, però. Ci saranno uomini e donne di Rifondazione nel governo».
Non le interessa dare un'occhiata alla mitica stanza dei bottoni?
«Ma neppure Pietro Nenni era così ingenuo e babbione da pensare che al governo ci fosse il potere. In una lettera a un amico scriveva che nel governo non c'è il potere, si può al massimo condizionare il potere altrui. Il governo non è il luogo privilegiato del cambiamento. Non è l'alfa e l'omega della politica. Le cose si cambiano nella società».
Qual è il ministero più importante?
«Ogni governo dovrebbe ripensare la propria struttura in base ai suoi obiettivi. Penso al ministero della Cultura. Fin qui è stato concepito come un'eccezione, dovrebbe essere un fattore di crescita civile. E poi mi piacerebbe che ci fossero nuovi ministeri».
Ha già qualche idea?
«Il ministero dei Beni Comuni, per esempio. Costruire uno spazio pubblico in cui l'accesso all'acqua sia garantito a tutti gratuitamente. Sarebbe poi ragionevole introdurre il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia».
Su quale modello. I piani quinquennali? Le partecipazioni statali?
«Cose che non esistono più. Parlo di una cosa molto più seria: dobbiamo decidere una politica pubblica che difenda o costruisca colossi nazionali. E poi mettere in campo un progetto per il Sud, un progetto per il pieno impiego...».
Nei primi cento giorni di governo: farebbe prima le unioni gay o i salari più alti?
«Respingo la domanda. Non è contraddittorio difendere i salari, eliminare i lager dei centri di accoglienza e fare i Pacs».
Le primarie sono un'invenzione degli Usa. C'è un leader americano cui si ispira?
«Malcolm X. E come suggestione, il sindacalismo militante americano, il film “Million Dollar Baby”. Ma non si possono confondere le culture con la politica. La politica europea resta molto più ricca di quella americana».

da "L'Espresso" - 12-08-05


Bertinotti al congresso PRC (foto www.petra-pau.de)

Pubblicato il 14/8/2005 alle 19.49 nella rubrica Primarie.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web