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Che avevi quel giorno a Madrid: poesia

Che avevi quel giorno
a Madrid?
Magari avevi una veste bianca
o rosa o celeste
o tinta forse coi colori di Spagna
brucianti infiammati
dalla bellezza di monti ed altipiani,
che serbano anche il senno
del sangue
di tori nelle arene
e di quello sparso in altre arene
da popoli schiacciati
dai nostri inumani avi
in nome della nostra inumana
proteiforme
limpieza de sangre.

Cosa avevi quel giorno a Madrid?
Probabilmente un gioco
o avevi un libro di poesie
d’amore
o proprio un giornale di cosucce e fatterelli
di quelli fatti apposta
per far migrare l’animo nostro,
appesantito dall’usura
dell’universale vendersi alla fatica,
verso il sorriso vago
di un’innocente chiacchiera.

Ma in verità
in verità davvero
che cosa avevi
quel giorno a Madrid?
Avevi
una speranza di vita
sottile e insicura
come le speranze umane,
una veloce speranza di vita
abbacinata d’improvviso
da quello stravolto frastuono
di assassini,
che non hai udito.

Cosa hai detto quel giorno a Madrid
che noi abbiamo ascoltato
sussurrato forte
più forte
dell’urlio di sirene
più forte
dello sporco fiato di bombe?
soltanto qualche parola
riscattata
da un mercato di Bagdad
da un villaggio d’Indocina
da una capanna di jungla in Amazzonia
da un grattacielo a New York
da un aereo
in volo di morte
sopra il Giappone,
qualche breve parola soltanto
’no
more
Hiroshime’.

Poesia di Raffaele Ibba - da
comunità italiana

Pubblicato il 14/8/2005 alle 11.14 nella rubrica Culture and History.

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