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Bologna, per ricordare quella ignobile strage

«Abbiamo ottenuto una verità giudiziaria importante grazie ad una magistratura che non si è fatta deviare, ma adesso c'è bisogno del quadro complessivo e di conoscere i mandanti. il completamento della verità serve per chiudere il cerchio. Ne ha bisogno Bologna e il paese». È il passaggio centrale dell'intervento che il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, ha fatto in una gremitissima aula del consiglio comunale aprendo la giornata di commemorazione nel 25° anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti per la bomba nella sala d'aspetto della stazione. Il sindaco poi, sempre in un passaggio del suo intervento, riferendosi agli esecutori materiali della strage, si è detto contrario ad «incomprensibili atti di tolleranza verso chi non si è nemmeno pentito».

Il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, stringe la mano al segretario dei ds Piero Fassino e lo accoglie nel corteo che sfila in via Indipendenza. Fassino stringe la mano ad alcuni dei familiari delle vittime, poi si congeda e tra gli applausi della gente raggiunge (e abbraccia) il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, nello spezzone di corteo che ospita amministratori e politici subito dietro i familiari. Per i ds è presente anche il capogruppo alla camera, Luciano Violante. La folla accoglie con applausi anche la presenza in corteo di Romano Prodi, al fianco di Violante.

Vicino a Fassino e a Cofferati, il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, il presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti, l'ex sindaco di Bologna Renato Zangheri, il senatore diessino Walter Vitali e altri esponenti politici. In corteo anche il leader dell'Unione Romano Prodi, che alla partenza ha salutato Luciano Violante, anche lui presente a Bologna. Numerosissimi i familiari delle vittime in occasione del 25mo anniversario della strage, tutti con al petto una gerbera bianca in segno di lutto: quest'anno ne sono stati annunciati oltre 150, di cui diversi provenienti dall'estero.

«Oggi voglio far prevalere solo il ricordo». È questa la sintesi di Romano Prodi, leader dell'Unione, affronta con questo spirito l’anniversario. «Oggi voglio far prevalere - ha detto il leader dell'Unione arrivando a Palazzo d'Accursio, sede dell'Amministrazione comunale, dalla sua abitazione di via Gerusalemme - il ricordo di tutti questi ragazzi. Sono morti dei giovani che stavano andando in vacanza. Il dato che tutta la città si ritrovi così numerosa dopo 25 anni vuol dire senza odio, senza tensioni, senza causare divisioni, ma proprio con il grande senso di un paese che riesce a far fronte anche alle emergenze più gravi». «Mi ricordo - ha aggiunto Prodi - che stavo lavorando dove passavano le Croci verdi, le sirene per i soccorsi, ricordo l' angoscia di quella mattina, la paura che tutto il paese cedesse. E poi invece questa forza della democrazia che sa ricordare, ma è anche capace di non odiare».

Il segreto di Stato «deve essere limitato e funzionale all'interesse comune, ma sempre limitato», dice Prodi, toccando uno dei temi delicati legati alla manifestazione di oggi: l’abolizione del segreto di Stato, che, però, riguarda «in genere la nostra legislazione, non solo il problema della strage di Bologna». Dunque, afferma prodi, questo argomento «non dobbiamo tirarlo fuori nelle occasioni singole e frammentate», perché è invece «un problema da affrontare in modo serio, generale, organico». E nell'ottica di uno «Stato più trasparente, sempre e comunque in cui - conclude Prodi - il segreto di Stato deve essere limitato e funzionale all’interesse comune, ma sempre limitato».

Anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto partecipare, inviando al signor Paolo Bolognesi, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage, il seguente messaggio: «A un quarto di secolo dall'infausto 2 agosto 1980, giorno in cui fu perpetrato il criminale attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, lo sgomento e lo sdegno per tanta inaudita ferocia rimangono vivi nella coscienza civile degli italiani, così come rimane viva la solidarietà per i familiari delle vittime innocenti. La città di Bologna fu allora e rimane nel presente, per la Nazione tutta, un esempio mirabile di coraggio nel trarre dall'immenso dolore per la ferita subita la determinazione di rappresentare un presidio a difesa della democrazia repubblicana, così gravemente aggredita con la nefanda strage che oggi ricordiamo. In questa giornata sono particolarmente vicino ai familiari delle vittime e alla città di Bologna, con il sentimento della mia affettuosa solidarietà».

da l'Unità

Pubblicato il 2/8/2005 alle 23.31 nella rubrica Antifascimo.

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