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Anche l'Onu dichiara l'Iraq "occupato": Silvio, figuraccia stratosferica! - da l'Unità

La pretesa del governo italiano di giustificare la presenza dei militari a Nassiriya con compiti «umanitari» rappresenta una grave truffa ai danni dell’opinione pubblica nazionale. Le risoluzioni dell’Onu smentiscono in modo chiaro e netto le parole pronunciate da Berlusconi contro Prodi. Per ammissione del ministro della Difesa i soldati schierati in Iraq svolgono «compiti di ordine pubblico e polizia militare» ed operano agli ordini dei britannici che, nel mese di marzo 2003, hanno invaso l’Iraq occupando le regioni meridionali. Pur non essendo un «paese belligerante» ed avendo escluso la partecipazione ad «azioni di guerra» l’Italia si è schierata, ancor prima della fine ufficiale della guerra (1°maggio 2003) con la Coalizione anglo-americana. Le risoluzioni approvate dall’Onu a partire dal 28 marzo 2003 confermano che le Nazioni Unite non hanno mai autorizzato l’intervento militare, nè l’occupazione. L’Onu, pur sostenendo con tempo e con sempre maggiore impegno, la ricostruzione del paese non abbandona mai la prospettiva di «un pieno ristabilimento della sovranità irachena» e, soprattutto della «fine dell’occupazione».

Il 28 marzo del 2003 (l’attacco anglo-americano è iniziato da pochi giorni) il consiglio di sicurezza (risoluzione 1472) stabilisce che «la Potenza occupante ha il dovere di fornire alla popolazione civile viveri e medicinali e deve far pervenire derrate alimentari, medicinali ed altri beni quando le risorse del territorio occupato siano insufficienti». Mentre in Iraq le truppe anglo-americane sferrano l’attacco, l’Italia ha già deciso di intervenire a fianco della Coalizione, ma, fin dall’intervento alla Camera del 16 aprile 2003, l’allora ministro degli Esteri Frattini cerca di presentare l’imminente invio dei soldati con scopi «emergenziali ed umanitari per salvaguardare, mentre si definisce il quadro internazionale, le condizioni della popolazione civile». La cronaca degli avvenimenti, come è noto a tutti gli italiani, dimostrerà che gli italiani vengono in realtà mandati in un contesto di guerra. Anche il titolare della Difesa, Martino, pur sostenendo a sua volta la tesi della missione umanitaria, è costretto (14 maggio 2003) ad indicare, tra i compiti affidati al contingente militare, la «creazione ed il mantenimento di un ambiente sicuro» ed il «concorso all’ordine pubblico e alla polizia militare». La prova più evidente del coinvolgimento del governo di Roma nella strategia delle forze occupanti è rappresentato dalla subordinazione del nostro contingente al comando britannico nella «Divisione Sud», che ha sede a Bassora.

Sempre in quei giorni della primavera 2003, Bush e Blair si rivolgono all’Onu per ottenere la legittimazione della guerra che (a torto) ritengono conclusa. Il 22 maggio del 2003 il consiglio di sicurezza approva la risoluzione 1483 che «prende nota» della lettera inviata da Londra e Washington (l’8 maggio) riconoscendo «poteri, responsabilità e obblighi specifici «delle Potenze occupanti» che - dice l’Onu - debbono agire sotto comando unificato «in virtù del diritto internazionale applicabile». In quei giorni sono già in corso i preparativi della spedizione italiana, e nel mese di giugno, i nostri soldati sono già schierati a Nassiriya.

Nell’autunno di quell’anno (16 ottobre) il consiglio di sicurezza approva la risoluzione 1511 che, nelle prime righe, auspica che gli iracheni assumano «rapidamente» il governo del loro paese. Il «consiglio di governo» nominato dall’amministratore Usa, Paul Bremer viene accettato dall’Onu, ma solo nella previsione che «venga nominato un governo internazionalmente riconosciuto». Anche la successiva risoluzione, la 1546 dell’8 giugno 2004, da un lato constata che si «è aperta una nuova fase della transizione» con il previsto passaggio dei poteri (30-6-2004), ma, alla seconda riga, ricorda che l’Onu «attende con impazienza la fine dell’occupazione». La risoluzione 1546, con le molte ambiguità che contiene (dovute alle mediazioni rese necessarie per strappare il sì di Francia e Germania) resta in vigore anche dopo le elezioni del 30 gennaio e il 22 maggio scorso è stata citata da Kofi Annan nel corso della conferenza sull’Iraq che si è svolta a Bruxelles.

Toni Fontana - 31-08-05 - l'Unità

Pubblicato il 1/8/2005 alle 9.1 nella rubrica News and Opinions.

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