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Strategia dell'allarme - by Antonio Padellaro - l'Unità

Lungi da noi il sospetto che i ripetuti annunci del governo sul possibile imminente attentato terroristico in Italia servano a mettere la mani avanti; un modo per poter dire, poi: vi avevamo avvertiti. No, il ministro Pisanu è persona troppo seria per giocare con le paure dei suoi concittadini, e se comunica al Paese che sull’attentato ci sono «circostanze e indizi convergenti», per poi proclamare lo stato d’allarme «intenso e prolungato», lo fa, sicuramente, affinché il Paese sappia a quale rischio è sottoposto. Il fatto è che Pisanu, dopo gli attentati di Londra lo aveva già spiegato che il terrorismo «batte alle nostre porte». Concetto poi confermato dal Sismi («attentato probabile») e ribadito da Berlusconi («attentato incombente»). Va bene, adesso lo sappiamo tutti qual è il problema, e lo abbiamo compreso a tal punto che già notizie (false) sull’acqua avvelenata tengono in apprensione un’intera capitale. Si tratta ora di capire il motivo di questa insistenza nel volerci tenere in un allarme costante, profondo, esistenziale. Ci dica il governo cosa pretende realmente da noi. Che ci barrichiamo in casa? Che ci nascondiamo in lontani anfratti rupestri? Che giriamo armati pronti a fare fuoco su tutto ciò che non abbia il nostro stesso stile di vita? Siamo pronti a tutto, tranne che a sopportare l’ultima barzelletta rilasciata dall’ineffabile premier: state per saltare in aria ma non angosciatevi troppo.

Pubblicato il 30/7/2005 alle 12.12 nella rubrica Diario.

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