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Guerra bugiarda e sbagliata - by Andrea Monti - da News

Il direttore del settimanale News, il cui nome completo è News Settimanale (che chiaramente prende spunto dal celebro Newsweek), nella rubrica "a due" con la maglie, si scontra con il parere un poco contrastante ed enigmatico della forte collega e, pur temendo di diventare "bertinottian-etc., esprime un giusto parere verso la risoluzione dell'intrigo-conflitto iracheno e mondiale.
Ecco il testo dell'articolo, pubblicato su News di questa settimana e disponibile anche sul sito ufficiale della testata. Che costa, ad ogni modo, solo un euro!

Dio solo sa se esistono guerre assolutamente giuste, ma sono sicuro che ce ne sono due sicuramente sbagliate: quelle che si perdono e quelle che nascono nell’imbroglio dell’opinione pubblica e nella conveniente demonizzazione dell’avversario. Dopo gli attentati di Londra e Sharm, con l’aria che tira in Iraq, una domanda semplice ruzzola nella testa della gente anche se i media evitano di rivolgerla a chi di dovere. Che facciamo, l’accendiamo? Ci provo, a costo di passare per bertinottian- saddamita-cripto comunista-ulivista-smidollato-m’arrendo non sparate - e quant’altro si inventerà la mia compagna di Yin-Yang. Anche perché, più della risposta e della distribuzione di colpe, sono interessanti le conseguenze per il nostro domani. Dunque, è vero o non è vero che l’offensiva della “coalizione dei volonterosi”, stolida già dal nome, contro Saddam Hussein ha scatenato un inenarrabile disastro portando il focolaio del terrore vicino alle nostre frontiere e facilitando l’infezione delle comunità islamiche di mezza Europa? Pur con il rispetto dovuto alle opinioni di analisti come Andrea Nativi e Carlo Jean, i fatti e i numeri mi fanno sospettare che la guerra sia stata, più che un delitto, un tragico errore. In Iraq muoiono una cinquantina di persone al giorno. Il conto delle vittime e le invenzioni sulle armi di distruzione mettono in difficoltà Bush. Il terrorismo segna un’incredibile escalation, Osama e i suoi circolano liberi mentre ci ritroviamo con un suo clone, Zarkawi, nel giardino di casa. E ognuno sembra contare i giorni che mancano alla seconda punizione all’Italia dopo Nassirya. Saddam era un dittatore orrendo di cui si conosceva un solo pregio: il conclamato laicismo di tradizione baathista, radicalmente avverso all’integralismo religioso. Un po’di cinica concretezza avrebbe consigliato di procedere diversamente: dei teo-con di Washington non mi spaventa la fede, bensì l’ingenuità.

 

La vicenda che ci tormenta dall’11 settembre 2001 si complica disperatamente. E resta lì come un immane gomitolo di filo spinato, difficile da tagliare, impossibile da districare. Ora, per quanto ci possa convenire, fare le valigie e andarsene è impossibile. Occorre elaborare una exit strategy che non sia un sinonimo di ritirata e che non sia gestita interamente dagli Usa. Difficile pensare che l’Europa, un’incerta congerie di interessi che da molti anni affida al gendarme americano le guerre che non vuole più combattere, si riveli decisiva. O che l’Italia di Berlusconi possa svolgere un ruolo rilevante. Come in ogni guerra d’attrito, sarà l’usura delle armi a imporre una soluzione che faccia tornare in gioco i sunniti esclusi dal potere. E a consentire all’Occidente di concentrare finalmente le enormi risorse sino ad oggi bruciate tra le sabbie irakene sui veri strumenti della guerra al terrorismo: intelligence, sicurezza, strategie di stabilizzazione e destabilizzazione, azioni politiche e militari mirate. È il paradosso di una guerra che la maggioranza del Paese ha avversato ma che, piaccia o no al centrosinistra, va conclusa con risolutezza. Dopo però non veniteci più a parlare di scontro di civiltà, di democrazia esportabile, di guerra giusta. Basta scorrere News per capire che è ora di discutere con saggezza di cose serie.

Andrea Monti - fine Luglio 05 - da News Settimanale

Pubblicato il 30/7/2005 alle 12.4 nella rubrica Diario.

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