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Camilleri "comunista coerente" - by Edoardo Montolli - da News

«Mi vanto di poche cose, una di queste è di aver firmato in tempi non sospetti il manifesto di Bobbio in cui si invitava a non votare Berlusconi. Anche se detesto dire “ve l’avevo detto”: le Cassandre sono una rottura di palle infinita». Se ne sta davanti al suo Pc, nel paesino di Bagnolo di Santa Fiora, tra i boschi del Monte Amiata. Legge Sjöwall e Wahlöo, una coppia di giallisti svedesi dei primi anni Sessanta. E aspetta il regalo che l’editore tedesco Klaus Wagenbach gli farà a settembre per gli 80 anni: una raccolta dei suoi scritti politici, disponibili, purtroppo e curiosamente, solo in Germania. Attende e fuma, lasciando a metà i mozziconi, novanta sigarette al giorno.
Visto che non potremo gustarci il suo libello, Andrea Camilleri, il più apprezzato scrittore italiano del dopoguerra, delinea la sua personale, e tragica, visione della politica italiana. «Quando parlavo di regime, Paolo Mieli e Pigi Battista se la prendevano con me. Ora però stanno facendo una legge per sottrarre la procura antimafia a Giancarlo Caselli, la cui colpa è quella di aver combattuto le Br e la mafia. Un uomo che invece io considero il più grande risarcimento alla Sicilia per l’Unità d’Italia. E che cos’è dunque un regime se non uno Stato che fa leggi ad personam? Leggi come le cosiddette salva- Previti e le altre, tutte ad hoc». 
D’accordo, ma regime non è una parola un po’ forte?
«I regimi si evolvono. Oggi ti tagliano le comunicazioni e sei finito. Si ricorda l’editto in Bulgaria su Biagi e Santoro? È stato puntualmente eseguito. Se non fosse stato eseguito, potevano dire Camilleri delira. Invece ha resistito a tutto. Questo è un regime che definirei strisciante, grazie al fatto che gli italiani hanno memoria labile». 
Cioè?
«Berlusconi aveva detto che nel momento in cui si fosse parlato di Rai sarebbe uscito dal Consiglio dei ministri. Ora è lì a decidere chi deve guidarla».
Perché tanto astio verso questo governo?
«Faccio una premessa. Sono un comunista coerente, ma mi hanno persuaso a calci nella schiena della bontà della democrazia. Bene, ci credo: ma tu non mi puoi cambiare le regole da un momento all’altro. Va bene un governo di destra, ma questo non è un governo di destra. Se Fini fosse presidente del Consiglio, avrei meno disagio, perché adopera il mio vocabolario. Invece Berlusconi usa un vocabolario che ha solo lui e ha parole variabili, cioè che possono essere facilmente fraintese. Come dice lui? “Sono stato frainteso”».
Dove sbaglia allora la sinistra?
«Nel vocabolario, appunto. Si comporta come se avesse davanti Fini, invece c’è un marziano, uno che usa un’altra lingua. E allora invoco le piazze, i girotondi, mica le armi. La piazza è democrazia di pensiero. La sinistra potrebbe almeno incidere in maniera extraparlamentare. Un nuovo Aventino, ad esempio. Allora, col fascismo, fu un errore, ma oggi no. Perché non avviene quotidianamente? Sono sempre assenti…».
Quale può essere la figura vincente di questa sinistra?
«Prodi, l’unico che possa mettere insieme da Bertinotti a Rutelli. Io sono assolutamente, come si dice, che poi hanno cambiato il nome, ulivista? Ma politicamente per la sinistra ci vorrebbe un’alluvione di Firenze ogni quindici giorni: se non c’è niente da costruire non si muove». 
E poi c’è la Chiesa, con cui non ha un bel rapporto.
«Non sono credente, ma ho rispetto per chi crede. Però la Chiesa è diversa, come ho scritto ne La bolla di componenda: in Sicilia c’era un documento ufficiale in cui si compravano preventivamente le indulgenze, per omicidi, tradimenti, reati di ogni genere. È quanto di più immorale si possa immaginare. La Chiesa ci tiene a sovranità limitata: lo si è visto anche al referendum. Potevano dire: andate e votate no. Invece dice: astenetevi. E la gente non va alle urne». 
Ma oggi a impedire di governare in tranquillità più che la Chiesa c’è l’emergenza islamica.
«L’unica soluzione è che il mondo si metta al tavolo e finalmente metta d’accordo Israele e Palestina, eliminando così le radici del terrorismo. Invece siamo andati in Iraq e abbiamo aperto un vaso di Pandora».

Edoardo Montolli - fine luglio 05 - News Settimanale

Pubblicato il 30/7/2005 alle 11.57 nella rubrica Lo sapevate?.

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