Blog: http://iosonolaico.ilcannocchiale.it

Nell'Italia dei mille partiti, i comunisti dovrebbero unire le loro forze

Ma perché unire in un unico partito comunista i due principali già esistenti in Italia? Cercheremo di spiegare perché, anche se non ne parla nessuno neanche fra i diretti interessati, questa sarebbe la scelta più logia e astuta e politica possibile.

Andiamo ad analizzare il nostro “arco costituzionale”. Ieri, trovavamo come partiti principali quelli del Pentapartito: Democrazia Cristiana, Partito Liberale, Repubblicano, Socialdemocratico e Socialista. All’opposizione, il Partito Comunista. Quello Radicale (pur con qualche flirt con i cinque della compagnia). Fuori dall’arco costituzionale, in quanto unici a non aver votato nei lontani anni quaranta per la nostra Magna Carta, ma comunque abbastanza in Parlamento, i missini, o postfascisti dell’MSI. Gli uomini guida di questi partiti? Uomini come Fanfani, Moro, De Mita. Craxi, Saragat, Pertini. La Malfa. Giorgio Almirante. Enrico Berlinguer…

In confronto alla media europea, questi partiti erano già troppi. A pensarci bene, tuttavia, ad oggi ne vediamo parecchi di più. I democristiani, dopo la caduta del muro e quindi quando l’anticomunismo non pagava più, si sono divisi in mille tronconi. Archiviata la dolorosa e pazza esperienza di CCD, CDU  e Popolari, s’è arrivati all’attuale situazione. Nel centrodestra, l’UDC di Follini e Casini. Dall’altra parte, ma sempre vicini al centro, UDEUR e Margherita. Per non parlare poi della nuova DC, dell’altra Nuova DC (quella di Pomicino) e del nuovo gruppo popolare-cattolico di Segni, che non si collocano in alcuna coalizione. I socialisti? Ovviamente, sulla carta (Forza Italia è piena di ex craxiani), divisi in due. A destra, il Nuovo PSI, a sinistra lo SDI di Boselli. Ora parlano di Unità Socialista a sinistra. Riformisti che a volte ritornano. Fantasmi che comunque, unendosi, si mostrano più furbi degli attuali democristiani e comunisti.

I repubblicani? Idem. Divisi in due. Il partito repubblicano a destra, i repubblicani europei a sinistra. I liberali? Ufficialmente FI è un partito di liberali, ma con forti presenze cattoliche. Esiste ovviamente anche oggi un partito liberale.

I missini? Confluiti in Alleanza Nazionale e poi al governo. Ma in questo caso, si sono staccati i vari movimenti Fiamma di Pino Rauti e quello (Alternativa Sociale) di Alessandra Mussolini. Mentre decenni prima il partito monarchico era confluito nel Movimento Sociale Italiano, ora è stato rifondato. Esiste anche un Nuovo MSI.

Adesso, finalmente, vediamo i comunisti. Questi, dopo la caduta del muro e la “cosa” di Occhetto, si convertirono alla socialdemocrazia, passando da PCI a PDS. Dopodiché Cossutta non fu d’accordo e s’arrivò alla nascita, più a sinistra, di Rifondazione. Ancora dopo la scissione dello stesso Cossutta verso il suo ultimo parto: il Partito dei Comunisti italiani.

Il lettore avrà capito che, se prima i partiti erano già tanti e ora sono moltissimi, la cosa è puramente italiana. Non proprio normale. E se i socialisti creano l’unità socialista, perché non fare “l’unità comunista”?

Almeno per essere più credibili e forti, influenzare con le proprie scelte, quelle che il cuore dice essere giuste, una coalizione di centrosinistra. Perché urge distinguersi in questo mare di poltrone e partiti. E’ la questione morale di Berlinguer, crediamo, a volerlo.

Fausto e Oliviero non sarebbe ora di tornare assieme?

Pubblicato il 22/7/2005 alle 0.45 nella rubrica News and Opinions.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web