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Gay, Prodi apre: «Sì alle unioni di fatto» - dal Corriere

ROMA - Romano Prodi è contrario al riconoscimento dei matrimoni tra gay e a qualsiasi legge che attribuisca i termini «famiglia» e «figli» a rapporti tra persone dello stesso sesso. E’ però favorevole a una normativa che garantisca sostegno e assistenza alle coppie di fatto, anche omosessuali. Non è quindi il modello-Zapatero il termine di riferimento che il leader dell’Unione intende adottare in questo campo qualora vincesse le prossime Politiche: «Sin dall’ottobre scorso, quando ero ancora presidente Ue, dissi al premier spagnolo che non ero d’accordo...».
Le soluzioni, a cui pensa Prodi e sulle quali ritiene di avere l’appoggio dell’intero centrosinistra, oscillano tra il cosiddetto «Pacs», Patto civile di solidarietà, che prevede la tutela delle coppie di fatto in campo fiscale, sanitario e in materia di successione, e il modello francese, sostanzialmente analogo: «Ritengo che un governo - ha detto ieri il Professore, rispondendo alle domande della stampa estera e riscuotendo consensi dalle ds Melandri, Turco e Pollastrini - debba disciplinare i problemi giuridici e civili di chi sceglie di vivere stabilmente in forme diverse dal matrimonio». Accusato da una parte del centrodestra di «dare un colpo di grazia alla famiglia in contrasto con il magistero della Chiesa» (Pedrizzi di An) e di «compiacere la sinistra» (Giro di FI), Prodi ha poi affrontato il rapporto con le gerarchie ecclesiastiche, reso scivoloso dal referendum sulla fecondazione, che lo ha visto optare per il voto.
Il Professore ha indicato nell’ex statista dc Alcide De Gasperi la sua fonte d’ispirazione, si è definito «cattolico e laico», rimarcando, da un lato, l’adesione «ai miei principi senza mai strumentalizzare la Chiesa», dall’altro, «autonomia e coerenza senza mai rinunciare ai miei doveri di politico». Le presunte interferenze del Vaticano? Laconico: «Vi invito a leggere il recente discorso di Ciampi, un esempio di grande equilibrio». Poi altri temi. Prodi ha accusato di «antieuropeismo e di assenza» il governo Berlusconi.
Ha proposto un comitato di saggi presieduto da Helmut Kohl per rilanciare il processo europeo. Ha annunciato che la riforma sulla giustizia, la Bossi-Fini («Normativa di pura repressione») e tutte le leggi «ad personam» saranno modificate o cancellate in caso di vittoria elettorale. Ha attribuito alle primarie di ottobre («Una fatica terribile») il compito di definire «una leadership che duri 5 anni di governo». Liquidando infine con una battuta i pesanti giudizi dei colonnelli di An su Fini: «Al bar e alla toilette non si deve mai parlare a voce alta...».

Francesco Alberti - 21-07-05 - dal Corriere della Sera

Pubblicato il 21/7/2005 alle 22.58 nella rubrica News and Opinions.

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