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"Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so"

 “Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: «mamma deceduta. Funerali domani. Distinti saluti».

Inizia così un libro che, dopo averlo letto varie volte, mi sembra sempre più profondo. Una mia insegnante di liceo, qualche anno fa, ci portò a teatro ad assistere proprio alla messa in scena di una sceneggiatura basata su questa splendida opera. Non avevo ancora letto il libro. E m’è parso subito strepitoso. Qualche colpo di scena che mancava, al momento giusto, qua e là. Mi procurai subito il libro, nascosto fra la pila di classici che vorrei leggere ma che finisco sempre per scartare, e lo inizia. Attratto forse dalla sua mole ridotta che dal fascino degli autori francesi. E non ho potuto più smettere di leggerlo. Lo sfogliavo un po’ all’ora di matematica e all’ora di filosofia, quando la situazione lo permetteva. Speravo che i viaggi in treno durassero più del solito, per arrivare a fine capitolo. Odio interrompere i capitoli. E dopo pochi giorni, contando che stavo andando a scuola, ne ho bevuto l’ultimo sorso. In una paranoia che solo un gran libro ti sa dare. L’opera teatrale, dai buoni attori, mi aveva accattivato non poco. Il libro mi ha conquistato. Tanto che l’ho inserito, come direbbe Franco Casalini, nel “mio harem”. In cui tengo solo i volumi preferito. Giusto un paio di Montanelli e due Brizzi. Ma Camus, che riesce a far vivere in un unico viaggio su carta stampata tutta l’epopea di dubbi e perplessità e anche (perché no?) bassezze di un uomo che, dall’amore non amore per Maria al falso affetto per l’amico che poi lo rovinerà, prova le emozioni che in tanti provano e in pochi raccontano. O manca loro la possibilità. O il coraggio.

Ricorda, per certi versi, le Lettere dal Carcere gramsciane, anche se il personaggio non è affatto prodigo di raccomandazioni e consigli per il prossimo. Anzi, se ne strafrega del prossimo. E credo che sia la più realistica messa a nudo dell’uomo al momento della crisi che si ricordi.

“Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

L’uomo che pensa. L’uomo che passa le giornate a fissare le pareti. A desiderare il sole. A desiderare, un giorno, anche l’esecuzione della condanna a morte.

 

Albert Camus

“Lo Straniero”

L’ étranger

Bompiani – I grandi tascabili

€ 7,00

Pubblicato il 16/7/2005 alle 20.14 nella rubrica Diario.

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