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Se il marketing cattolico fa milioni

Apprendiamo subito, appena scorriamo le news a prima vista dei portali di informazione telematica, che il Papa prosegue la sua vacanza in montagna. In attesa che i telegiornali ne parlino con assoluta e perfetta devozione, apprendiamo anche che l'annullo postale che celebra le sue prime vacanze valdostane sta andando a ruba. E lo stesso ricordo, se mai vi interresasse, è acquistabile presso il municipio di Introd. Ma mi domando, ci si rende conto che questo è un commercio più che capitalista? Che ci sono grandi e piccole aziende che ci speculano? Che c'è soprattutto una quasi consuetudine, da parte dei più e della massa non-laica, ad acquistare ogni tipo di oggetto, manco fosse un culto pagano in cui la materialità era più che centrale come tema. Passino anche i ritagli di giornale per la morte del suo predecessore, ma i suoi annulli postali. Proprio di recente ho anche avuto modo di notare delle borracce degne di nota: la forma era quelle di una statuina della Madonna, cupole di vetro con l'ometto-papale innevato. Se il consumismo cattolico fa così tanti soldi, la fede dev'essere solamente due cose, oggi: o superstizione, o fortuna (quando si tratta di vera e forte fede) o rarità.

Pubblicato il 16/7/2005 alle 16.53 nella rubrica Corsivo.

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