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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


8 agosto 2005

Cosa si intende per licenziamento ingiustificato? Sull'articolo 18 (prima parte)

  • Cosa si intende per licenziamento ingiustificato?
  • In merito all'Articolo 18 e alla polemica Bertinotti-Cofferati riguardo referendum di qualche tempo, che fra le altre cose consiglio di approfondire con l'ottima analisi fatta da Giovanni Floris nel libro "Una cosa di (centro) sinistra" (Mondadori), ecco un ottimo brano per capire meglio "cosa si intende per licenziamente ingiustificato", cioè quello che il PRC e i sindacati (pur con il singhiozzo) volevano estendere anche alle aziende più piccole, con meno di 15 dipendenti...

    "L’art. 2119 c.c. disciplina sia il licenziamento sia le dimissioni senza preavviso per giusta causa, facendo riferimento al verificarsi di "una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto".

    L’art. 3, legge 15 luglio 1966, n. 604 fornisce, invece, la definizione del licenziamento con preavviso per giustificato motivo, riferendolo o a "un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali" (il cd. giustificato motivo soggettivo), ovvero a "ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa" (il cd. giustificato motivo oggettivo).

    Quindi: si definisce licenziamento ingiustificato il licenziamento privo di una motivazione reale collegata esclusivamente allo svolgimento del rapporto di lavoro (es.: lite con passaggio a vie di fatto in azienda, danneggiamento doloso di attrezzature e materiali, furto, minacce a superiore, mancanza di lavoro, ecc.). Sono pertanto escluse tutte le motivazioni di valutazione soggettiva riguardante il lavoratore (es.: fede politica o religiosa, etnia, sesso, opinioni personali, iscrizione al sindacato, adesioni a scioperi, ecc.)

    Come viene sanzionato il licenziamento ingiustificato?

    Il licenziamento "privo di giusta causa o giustificato motivo" (cioè ingiustificato) viene oggi sanzionato diversamente a seconda delle dimensioni occupazionali del datore di lavoro:

    Datori di lavoro con più di 15 dipendenti nell'unità produttiva (o più di 5 dipendenti se impresa agricola)

    Datori di lavoro con più di 15 dipendenti nel territorio comunale (o più di 5 se impresa agricola) a prescindere dal numero dei dipendenti nelle singole unità produttive

    Datori di lavoro con più di 60 dipendenti in ambito nazionale a prescindere al numero dei dipendenti nelle singole unità produttive

    Oggi è previsto che se il Giudice del Lavoro riconosce l'illegittimità del licenziamento, con sentenza ordina all'imprenditore:
    di reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro
    di risarcirlo corrispondendogli tutte le retribuzioni dal giorno del licenziamento sino al giorno della effettiva reintegrazione al lavoro, compreso il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali (in ogni caso il risarcimento non potrà essere inferiore a 5 mensilità di retribuzione)


    Inoltre, fermo restando il diritto al risarcimento del danno sopra indicato (tutte le retribuzioni dovute dal momento del licenziamento al reintegro al lavoro, e comunque un minimo di 5 mensilità), il lavoratore ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, una indennità pari a 15 mensilità di retribuzione globale di fatto (quindi compresa la 13ma, 14ma, TFR).

     °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Per i dipendenti di datori di lavoro che nelle singole unità produttive, o nel totale di più unità dello stesso comune, non raggiungano i 16 addetti (oppure i 6, se impresa agricola) e che abbiano, nel totale delle unità produttive suddivise in più comuni, più di 15 dipendenti e meno di 60 in totale, è' il datore di lavoro che può scegliere fra la riassunzione del lavoratore o la corresponsione di un risarcimento del danno

                                                                   °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Per i datori di lavoro con meno di 16 dipendenti il risarcimento economico a loro carico può variare da 2,5 a 6 mensilità di retribuzione globale di fatto

    Per i datori di lavoro che abbiano più di 15 dipendenti la misura del risarcimento è rapportata all'anzianità del lavoratore in azienda, ed è la seguente:

    Fino a 10 anni da 2.5 a 6 mensilità di retribuzione
    Da 10 a 20 anni da 2,5 a 10 mensilità di retribuzione
    Oltre 20 anni da 2,5 a 14 mensilità di retribuzione
    "

    materiale tratto da www.cgiltoscana.it


    manifesto PRC per il referendum Art.18





    permalink | inviato da il 8/8/2005 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    8 agosto 2005

    Ho messo quattro sì al referendum e ne vado fiero

    Ne ho messi quattro. Quattro sì grandi...come un bambino sano. Grandi come una famiglia felice. Grandi come quei bimbi che nasceranno malati e che magari vivranno al massimo per qualche mese.
    Ho messo quattro croci sulla parola SI nelle schede referendarie di giugno. E sono passati due mesi o quasi. E' andata male. Ma dovevo farlo. Dovevo metterli. Per tutte le menzogne che i sostenitori dell'astensione hanno propinato.
    La cosa che fa rabbia sapete qual'è? E' che ogni volta che Bertinotti o Pannella o Capezzone si lamentavano per le ingerenze della Chiesa in questioni di etica-politica, dagli esponenti di Margherita e Udc (soprattutto) si levava un grido: non create nuove crociate, volete forse debellare la Chiesa Cattolica? Appena parla Ruini o Ratzinger eccovi qua a sparare contro la Chiesa...
    Io li ho visti i loro opuscoletti. Quelli del comitato Scienza e Vita. Quelli che hanno paragonato la deriva che (a loro avviso) ci sarebbe stata in caso di raggiungimento dell'abrogazione: ci hanno paragonati ad Hitler.
    Adesso, io nella mia vita ne ho sentiti di tutti i colori, di paragoni diciamo "storici": mi chiamavano, scherzosamente o anche come scherno Che, Stalin, oppure Mao oppure anche Marx. Ma io "Hitler" non lo ricevo facilmente.
    Cioè, noi ci permettiamo di dire che vogliamo uno stato laico e che la Chiesa non può minacciare la sensibilità della gente e ci accusano di "anticlericalismo feroce e viscido", e loro ci paragonano a Hitler? Mi pare che l'insulto non rientri nelle virtù "cattoliche" per eccellenza.
    Il guaio è che la gente ci ha anche creduto. Hanno riempito quei maledetti opuscoletti di idiozie incredibili: tipo "per evitare abusi quali utero in affitto". Ignorando, e intendo nascondendo il fatto che fra le sedici parti della legge che non sarebbero stati in ogni modo modificati, avevamo anche quelal che proibisce l'affitto dell'utero.
    Nessuno alla fine ha saputo che già di per sè il referendum era incompleto, che non è stato possibile presentare tutte le proposte di chi voleva i SI: come la possibilità di accedere alle tecniche alle coppie single, gay.
    Quella che era l'accusa più grave, cioè "scegliere i tratti somatici del bimbo" era pura fantasia. Anche perchè nessun essere umano al mondo può essere d'accordo. E infatti anche quelle parti stanno fra quelle che il referendum non avrebbe in alcun modo attaccato o modificato.
    Ma sì sa, la coerenza e la lealtà non è mai prerogativa di certe persone.
    Ho messo quattro sì anche per la speranza di quelle persone la cui vita poteva dipendere dall'esisto di quel voto. L'ho messo perchè solo il Costa Rica ha la legislazione più restrittiva della nostra in fatto di fecondazione.
    L'ho messo perchè mentre la Spagna, paese anch'esso dalla tradizione cattolicissima, approva con Zapatero delle norme che rendono finalmente civile e giusta la vita civile, in Italia si continua a fare passi indietro. E' l'omofobico fascismo, l'oscurante Chiesa, il viscidume berlusconiano a fare tutto ciò.
    Avessero puntato sul NO avrei anche capito.
    Ma con questi modi, con quelle bugie nei manifesti e "santini" di medici e ricercatori, mi duole dirlo ma "Laico" non permette più di definire questo paese. Se l'avesse mai fatto, dato il regime democristiano che per cinquantanni l'ha retto.
    E lo dico anche a due mesi di distanza, fa ancora male, la ferita alla dignità delle persone e alla laicità dello Stato: non faccio come certe persone, intendo i "riformisti", che dopo aver fatto una battaglia e averla persa si nascondono sull'argomento, quasi provino vergogna.

    (foto da www.falkunara.com)




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    8 agosto 2005

    Feltri: non solo berlusconiano, ma anche monarchico

    I monarchici oggi non finiscono con Alleanza Monarchica. Ecco che vi mostriamo altre rarità, decisamente impegnati in questo compito: riaffermare l'ideale monarchico in Italia, guardare verso l'alto o altre filosofate del genere.
    Pensate che, ufficialmente anche se non lo sa nessuno, "Libero" è il loro giornale ufficiale. Uhm, penserete, ce ne saranno tanti di giornali con quel nome. E invece è proprio quello. Quello diretto da Vittorio Feltri, e nella pubblicità in TV al momento del lancio, anni fa, della testata, si diceva "esce Libero, il nuovo quotidiano di Vittorio Feltri", mica il giornale dei monarchici. Già il sito, monarchici.org, è poco di frequente aggiornato. Ma almeno così Libero sembra indipendente.
    La politica che il Movimento Monarchico Italiano vuole la pubblichiamo con una semplice citazione dalla loro home page:

    "Il Movimento Monarchico Italiano è un movimento politico-istituzionale libero, indipendente, democratico con un gruppo parlamentare trasversale, attivo sui grandi temi della riforma dello Stato.

    M.M.I. è un movimento impegnato nella salvaguardia della Nazione Italiana, di ogni sua realtà, anche fuori dal territorio dello Stato, nella Nuova Europa.M.M.I vuole l'abolizione della tredicesima disposizione transitoria della Costituzione italiana che costringe i discendenti maschi di Casa Savoia ad un assurdo ed "antieuropeo" esilio.M.M.I. vuole l'indipendenza e la neutralità del vertice dello Stato.M.M.I. vuole la democrazia del cittadino con un sistema elettorale moderno, uninominale, in cui anche la scelta dei candidati nell'ambito di ciascun schieramento venga fatta dagli elettori mediante elezioni primarie.M.M.I. vuole uno sviluppo equilibrato nord-sud, contro ogni separatismo.M.M.I. vuole promuovere la cultura di un nuovo "senso dello Stato".M.M.I. non proviene dall'alto, ma guarda in alto, vivendo l'ideale monarchico come impegno civile, politico culturale per il progresso della Nazione.M.M.I., quale testimonianza della sua indipendenza di giudizio, ricorre all'autofinanziamento".

    Dunque un gruppo trasversale. Ma fantasma, oserei dire. Notiamo, ma spulciando il sito, che Feltri effettivamente si occupa di monarchia o questioni simili, tanto da "prestare" il suo giornale. Leggiamo che: si svolge a Roma, sotto la presidenza di Vittorio Feltri, la presentazione del Manifesto politico dei monarchici per il 2001.


    Continuo a dire che non capirò mai come una persona possa defininirsi monarchica, cioè permettere che certe persone, una persona in particolare per l'epoca in corso, debbano avere il diritto di essere la carica più alta dello stato, solamente perchè facenti parte di una famiglia particolare. L'unico merito, insomma, di un Re sarebbe appunto (anche se alcuni re possono essere ottimi, resta la questione) essere nato da quella donna, sposata con quell'uomo, Re o Principe che sia. La meritocrazia napoleonica allora dove va a finire? E il rappresentare con orgoglio la propria nazione e vedere riflesso nel proprio Capo di Stato l'Italia intera?
    Quale merito ad esser nati da una famiglia piuttosto che da un'altra!
    Io non sono patriota, ma sicuramente penso che il paese non meriterebbe mai una monarchia, visto anche il ruolo di "non-garanzia" che il Re mostrò lasciano strada libera e aprendo le porte del potere al Duce Benito Mussolini.
    Valli a capire sti monarchici. Se mai ce ne fossero dubbi, dopo aver sentito di Feltri in questo movimento, capiamo che "la monarchia è di destra" e che "non un solo voto di sinistra andò alla casa Savoia in quel lontano 2 giugno 1946.




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    8 agosto 2005

    Esistono ancora dei monarchici italiani oggi, dopo 59 anni..alla frutta

    Qualcuno mi disse: ci rivuole una bella Monarchia in Italia per risolvere i problemi.
    Inutile negare che risi non poco. Questo dialogo avveniva un anno fa, ed ora, nel viaggio attraverso il web alla scoperta dei vari e più sconosciuti partiti, analizziamo e presentiamo chi davvero ci crede a quella frase in corsivo qua sopra.
    Dopo il fallimento al referendum istituzionale del 1946, il PDI (Partito democratico italiano) confluì nel PLI (liberale), che fra l'altro era uno dei pochi partiti ad aver dato indicazione di voto verso la monarchia in quell'occasione. Al posto del vecchio PDI sorse allora il Partito Nazionale Monarchico.
    Come possiamo leggere nel sito di Alleanza Monarchica, il partito attuale proclamatosi erede di tali formazioni, "il P.N.M. partecipò a tutte le elezioni amministrative e politiche, ottenendo anche clamorosi successi. Nel 1952 conquistò Napoli ed altri 5 capoluoghi di provincia. Nel 1957 arrivò alla massima espansione, conquistando 56 seggi parlamentari".
    Ma il partito, pieno zeppo di fascisti o nostalgici del regime, si posizionò definitivamente a destra, ma non solo una destra elitaria e, diciamo, nobile, ma missina entrando a far parte e confluendo nel Movimento Sociale Italiano. Tuttavia, "una parte consistente del partito rifiutò questa operazione giudicandola compromettente per la causa monarchica, e costituì l'Alleanza Monarchica (A.M.) per continuare a lottare per la Monarchia in piena indipendenza".
    L'attuale AM (Alleanza Monarchica), fondata dopo tale scissione e giunta allo stato attuale delle cose per mezzo di una fusione con altri gruppi pro-monarchia, ha un forte e antico giornale di partito, "Italia reale", e ha sedi in tutta italia. Aprendo il sito ufficiale, è immediato l'arrivo della Marcia Reale nelle nostre casse audio, e gli interventi degli esponenti e giornalisti e intellettuali monarchici leggibili ci fanno capire che il partito non vuole stare nè a  destra nè a sinistra. Il bello è che loro credono ancora alla possibilità di un ritorno dei Savoia, seguono gli eredi al trono ora in vita, pubblicano reportages e dossier storici sui vecchi Re d'Italia, commentano la politica italiana in chiave federalista con l'indispensabile ripristino di una monarchia costituzionale per meglio difendere e rappresentare l'unità della patria e della nazione.
    Italia Reale
    il giornale di partito di Alleanza Monarchica

    Da notare anche che la vecchia denominazione era "Alleanza Nazionale Monarchica". Se è vero che molte cose sui nomi sono casualità, è pur notabile che la parola "nazionale" al posto di "italiano" (che è il classico aggettivo da partito, ndr) è tipica del regime. Già si chiamò Partito Nazionale Fascista quello che prese il potere negli anni venti, Destra Nazionale era il sottonome dell'MSI e ancora oggi nel nome di AN, "nazionale" è sinonimo di missino.
    Pur dicendo di voler stare nè a destra nè a sinistra, i monarchici del 2005 esprimono e mostrano, giacchè era prevedibile, idee abbastanza destroidi, quasi reazionarie. Nel loro programma fare il massimo per il ripristino della democrazia entra in collisione con l'articolo 139 della Costituzione : la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione. E allora essi lanciano un sondaggio nell'Home Page chiedendo ai lettori (ovviamente in maggioranza favorevoli ai Savoia) che rispondono che tale articolo andrebbe abolito. Pur non avendo tanti sostenitori, il partito specie al Sud presenta una forte disposizione di sedi e uomini. Infatti al referendum, se si fosse votato solo nel Mezzogiorno, Re Umberto sarebbe rimasto dov'era. Anche e soprattutto nelle Isole la Monarchia aveva stravinto. Metà dei voti democristiani erano monarchici, anche de De Gasperi, reggendo le redini del Governo provvisorio, ovviamente vedeva meglio la Repubblica.
    Fatto sta che per fortuna vinse la forma istituzionale attuale, ma è ovvio che il partito in questione, la cui poltrona di segretario è occupata dal dottor Franco Ceccarelli, ha in mente di continuare la sua opera politica e il suo progetto per la monarchia. Anche e soprattutto ora che i Savoia sono di nuovo a casa.
    Benvenuto su Alleanza Monarchica
    Non credo che la gente dia molto ascolto ad una formazione così poco in vista e seguita. Saranno bastati quasi sessantanni di repubblica per farci capire che quella scelta fu giusta?
    Anche perchè il Re aveva spalancato, come d'altronde fece il papa, le porte a Mussolini, e dunque condivideva con i gerarchi grandi responsabilità per il male che il fascismo fece al paese...
    (simbolo di AM)




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    8 agosto 2005

    Emergenza Uranio Impoverito: due anni fa moriva il soldato D'Angelo con l'indifferenza di Stato e Ministero

    Ricorre oggi il secondo anniversario della morte del maresciallo sminatore in servizio con l'Esercito Italiano Sergio D'Angelo.

    La morte, a quarantanni, per colpa dell'uranio impoverito. D'Angelo compare nella lista delle vittime per tale problema redatta dal Ministero della Difesa. Non è il primo ad aver patito tale sofferenza e morte, e non sarà l'ultimo. L'occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta appunto l'otto agosto 2003, ci invita a riflettere, parlarne, scriverne. Perchè, soprattutto, in pochi ne parlano. Qualche settimana fa un'inchiesta del Gds fu ghiacciante: in Sardegna, fra l'altro, il livello di protesta e guardia per la questione dovrebbe essere ancora più alto, dato che tutti i sardi ricordano la vicenda di Valery Melis, ragazzo morto per l'uranio impoverito, completamente abbandonato dallo stato italiano, privato dei soldi e delle cure necessarie per fare i giusti e forse utili (non lo sapremo mai) tentativi per trovare la salvezza. Come leggiamo nel web failacosagiusta, il soldato Melis morì a causa di un micidiale linfoma di Hodgkin causato dall'inalazione di polveri del famigerato uranio impoverito. Agghiacciante leggere quanto riporta un altro sito, peacereporter, sulla vicenda del soldato Melis. Nella news  del 24-10-04 subito dopo la sua morte, scopriamo che "solo grazie a una colletta di solidarietà i genitori di Valery hanno potuto pagare il trapianto di midollo di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma non bastava. In Italia non ci sono le strutture adatte per curare la sua malattia: doveva andare negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Ma questo sarebbe costato molto. La famiglia Melis ha allora insistito perché i vertici militari riconoscessero a loro figlio lo stato di servizio, così da poter pagare le spese. Niente".
     La manifestazione a Cagliari per il soldato Melis, mentre chi di potere o non c'era o dormiva (foto da www.pieroruzzante.it)


    Stessa storia per Sergio D'Angelo, citato dall'articolo di Falco Accame, un ex ufficiale e attualmente presidente dall'ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti), il quale inoltre aggiunge:
    Non credo che i militari italiani abbiano ricevuto e ricevano tuttora l'assistenza dovuta e in particolare che essi siano stati sottoposti a rigorosi controlli non solo prima, e dopo la missione, ma anche negli anni successivi (perché gli effetti del DU si verificherebbero dopo 10-20 anni). La quasi totalità dei militari colpiti da patologie gravissime si è dovuta curare a proprie spese perché non è stata riconosciuta loro la causa di servizio. Alcuni genitori di questi soldati hanno speso delle somme anche superiori ai cento milioni per curare i loro figli e nei casi più drammatici di morte si sono addossate le spese dei funerali. Ricordo che il ministro della difesa pro tempore On. Mattarella negò che l'uranio era stato impiegato in Bosnia e che di conseguenza non potevano attribuirsi cause di servizio per contaminazione da uranio ai reduci dalla Bosnia.
    Un problema molto grosso, le cui vittime purtroppo sono più di quante si possa pensare. Ma lo stato e i media si ricorda solo delle vittime di Nassirya. Per carità, anche loro da rimpiangere e rispettare, morte ingiustamente e troppo giovane per lasciare questo mondo. Ma vittime "strumentalizzate" dalla destra per ricoprire di gloria e sangue italiano la missione Antica Babilonia in Iraq: solo chi muori ammazzato dai terroristi è un morto apprezzato. Chi invece ci lascia le penne per negligenza di chi fabbrica, fornisce proiettili, e pure di chi questi proiettili li compra, non è degno non solo di alcun bagno mediatico, ma neanche di qualche lira e assistenza dallo stato.
    Forse, pensiamoci bene, per nascondere i difetti e le colpe di qualcuno. Il che, da italiani quali sono, ed essendo italiani i soldati Melis e D'Angelo e tante altre vittime dell'UI, dovrebbe indignarci.




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    8 agosto 2005

    I fascisti di Alternativa Sociale con 'a nipote...

    Da destra, ecco Alternativa Sociale, il cui dominio che Google segnala è stranamente "scaduto", e che dunque permette di essere letta e visitata attraverso il sito nel nostro link. Il programma "manifesto" di AS (la parola manifesto è strana per la destra..) è leggibile, anche se credo che francamente senza quel cognome Alessandra Mussolini non sarebbe a capo d'un partito. Partito che, ricordate?, fece uno scatafascio in occasione delle ultime elezioni regionali, soprattutto con il caso dello Storacegate laziale, il caso delle intromissioni illegali all'anagrafe da parte di presunti uomini dell'attuale ministro della sanità. Un partito che cerca di fare politica a livello parlamentare, senza senatori o deputati, nuovo, presente in Europa e (lo spera 'a nipote) dal prossimo anno al Parlamento. Le idee sono un po' antiquate e troppo conservatrici, come in occasione dell'ultimo referendum: tuttavia bisogna prendere atto che la rete di Forza Nuova (che appoggia AS) è più forte di quella di Azione Giovani (giovani di AN) nella loro incomprensibile e a tratti banale lotta a destra. Fascisti veri contro fascisti rinnegati? Sono tutti fascisti. Storace stesso, un decennio fa in un'intervista che è facilmente citata in vari libri, si definisce "storicamente fascista", la Mussolini criticò e anche pesantemente la Rai per la fiction "Edda", giudicata di parte e troppo cattiva nei confronti del nonno. La stessa leader (una delle poche donne che copre questa carica nei partiti, bisogna riconoscerlo) ha voluto dare ai propri figli anche il suo cognome: scelte personali, nulla da dire.
    Dunque, un orgoglio di famiglia, anche se in un mondo dove, ci auguriamo, spazio per l'antidemocrazia fascista c'è ne è poco, non credo tale partito durerà più di tanto. A meno che Fini non scelga la deriva verso il centro, e gli "affezionati patriottici di AN" (un fascimo travestito da nazionalismo cattolico) scelgano la Mussolini. Anche se, dopo gli screzi degli ultimi anni e gli sgarri fattisi a vicenda, ci sembra dura questa ipotesi. S'era di nuovo parlato di appoggio alla Cdl, ma tutto s'arenò. E finchè Alternativa Sociale resta fuori dal centrodestra berlusconiano, oltre a dare un colpo al fianco destro dell'avversario, fa una più bella figura rispetto a Mister Farnesina e camerati. Pur restando, in fin dei conti, fascista quando l'Italia ha imparato la lezione, il 25 aprile insegna.
    Per la cronaca, avevo visto in città un militante di FN e quindi di AS andare in giro con una giacca miliare recante, sulle spalle, in bella evidenza svastica e fascio: ahinoi, qualcuno che deve ancora studiare la storia c'è. E pensare che era il venticinque di aprile,,,
     Come senz'altro noterete dal loro logo, questa coalizione di post/neo o ancora fascisti è l'unione di quattro simboli diversi, il che ci dà un ulteriore idea di come sia "unita" la nostra politica e di quanti razza di partiti e simboli, da qualunque lato della geografia amministrativa si guardi la cosa, affollano le nostre schede elettorali e il web italiano.




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    8 agosto 2005

    Record planetario di partiti in Italia: viva la varietà e la corsa alle poltrone? (1 continua)

    Ho sempre scritto e battagliato per una drastica riduzione del numero di partiti nel nostro paese. La maggioranza è già abbastanza eterogenea oggi, date anche le "distanze" di posizioni fra Lega e Udc, figuriamoci che all'opposizione ci sono dagli 8 ai 9 partiti, a comporre una coalizione che deve davvero lavorare per trovare una unità dalla quale, per governare se le elezioni saranno vinte, non si potrà prescindere. Compiamo, per chi non lo sapesse, dunque un breve viaggio, attraverso la rete internet, alla ricerca di QUANTI partiti reali esistano in Italia, sono davvero più di quanti ci fanno vedere in TV, il che è raccapricciante e pazzesco. Vogliamo, insomma, fondare il "Partito dei Bloggers Italiani"? Non sarebbe affatto uno scandalo, di questi tempi. E come diceva qualcuno, l'"unione fa la forza", ma se sono un ducento a camminare per la stessa via, ci si potrebbe davvero schiacciare i piedi a vicenda.
    Premetto, fra le altre cose, che sarà impossibile trovare TUTTI i partiti esistenti in Italia, ma una segnalazione di buona parte di essi, stiate tranquilli, stupirà parecchi lettori.

    Breve rassegna dei partito politici impegnati in vita parlamentare. Quelli più noti insomma. Poi vedremo lo sconfinato mondo di "non o anti-parlamentari"... prossimamente!




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    8 agosto 2005

    La vignetta di Staino su Berlusconi

    La strepitosa vignetta di Sergio Staino su l'Unità di oggi. La sua storia artistica è molto legata al giornale diretto oggi da Padellaro, ieri da Colombo, nel recente passato da Macaluso e Veltroni: ogni mattina la prima pagina del giornale dei DS ci accompagna con le sue vignette che, a mio avviso, valgono già l'euro che l'edicolante ci chiede per averlo.




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    8 agosto 2005

    La sinistra ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco

    Per la serie facciamoci/gli male, ecco l'ultima trovata del Premier in una intervista concessa a Repubblica. Come direbbe Marco Travaglio, il Cavalier Crescina colpisce ancora: mi auguro che il giornalista che l'ha intervistato abbia riso di gusto, perchè questa frase, che l'Unità riporta nella consueta striscia rossa in prima, può essere solo due cose: una barzelletta, e qui non ci stupiamo, data la passione "burlesca e spiritosa" del "buonumore" di chi ci governa, o una idiozia.

    E tutti risero. «Io e il governo che presiedo siamo oggetto di critiche e polemiche - sia nei Tg Rai che in quelli delle Tv private - più di ogni altro governo che ci ha preceduto. Questo è indubitabile. Al contrario nessuno tra i politici nostri oppositori ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco».

    Se stupirci per la seconda possibilità fra le due che elenchiamo, decidetelo voi, perchè io ho già una mia idea. Potrebbe farsi chiamare Berlusconik, il supereroe che da Arcoropoli illumina le nostre case e i nostri occhi con perle di saggezza e sincerità da capogiro.




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    8 agosto 2005

    Tutti i sogni non innocenti

    I sogni apparentemente innocente innocenti si rivelano essere l'opposto quando si prende la cura di interpretarli. Si potrebbe dire che sono lupi in veste d'agnelli.

    Sigmud Freud, Aforismi e pensieri

    M'è tornata in mente in questi giorni, e la trovo ancora pazzesca.


    (foto alsergrund.net)




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    6 agosto 2005

    Giusto poter divorziare: mai più menzogne in famiglia

    UN PO’ DI STORIA

    La separazione era già in uso nell’antichità presso i greci e i romani, nonché nei primi secoli della cristianità: il Codice di Giustiniano ancora consentiva il divorzio.

    Solo in seguito il cattolicesimo imperante impose l’indissolubilità del matrimonio: la riforma protestante, nelle regioni in cui si impose, ripristinò la possibilità del suo scioglimento, mentre per quanto riguarda quella parte di Europa rimasta sotto l’influenza del Vaticano si dovette attendere fino a tempi relativamente recenti. In Italia, fino al 1970.

    L’assurdità di costringere a vivere insieme persone che non hanno più nulla da dirsi ha richiesto oltre un millennio per essere dichiarata tale.

    L’INTRODUZIONE DEL DIVORZIO IN ITALIA

    L’art. 34 del Concordato del 1929 («Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che é a base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili...») dava alla Chiesa Cattolica un ampio potere in materia matrimoniale. Ragion per cui, quando l’Assemblea Costituente decise di inserire i Patti Lateranensi nella Costituzione, all’art. 7, ci furono legittime perplessità da parte laica: questa inclusione non avrebbe leso la potestà dello Stato di legiferare, eventualmente, sul divorzio?

    A dissipare i dubbi furono gli stessi cattolici: pretendendo che, nella Costituzione, il matrimonio fosse dichiarato indissolubile. Un emendamento del deputato Grilli (PSDI), con soli tre voti di maggioranza, respinse questa richiesta, aprendo un varco che sarebbe tornato utile qualche decennio dopo.

    L’introduzione del divorzio nell’ordinamento giudiziario italiano dovette aspettare infatti il 1970: grazie alla tenace battaglia dell’onorevole Loris Fortuna (PSI), a cui in seguito si aggiunse l’onorevole Antonio Baslini (PLI), e con il determinante supporto della LID (Lega per l’Istituzione del Divorzio), il cui segretario era Marco Pannella.

    La legge 898 (c.d. Fortuna-Baslini) fu approvata in via definitiva dalla Camera il primo dicembre 1970, con 319 voti favorevoli e 286 contrari: curiosamente, nel testo la parola «divorzio» non compare mai, sostituita dal più neutro «scioglimento del matrimonio».

    Contro questa legge il Vaticano impose un referendum, convinto di stravincerlo. Il 12 e 13 maggio 1974 33 milioni di italiani dovettero recarsi alle urne, e diedero alle gerarchie cattoliche un sonoro schiaffo: quasi il 60 per cento della popolazione votò contro l’abrogazione della legge (in testa la Val d’Aosta col 75,1%, in coda il Molise con il 40%).

    Successivamente, la normativa fu modificata, ampliata e migliorata dalle leggi 436/1978 e 74/1987. In particolare, con quest’ultima si snellirono i tempi e si diede al giudice la facoltà di pronunciare la sentenza di divorzio separatamente dalla discussione sulle condizioni accessorie (assegni, figli, etc).

    da www.uaar.it




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    6 agosto 2005

    Ma che vuol dire "socialismo liberale"?

    Ascolto Radio Radicale molto spesso, quando lavoro al computer o sono in auto. Lo faccio perchè spesso e volentieri trovo dei temi interessanti, insieme ad un'ottima rassegna stampa mattiniera. Poco fa, nell'ascoltare uno dei non rari "monologhi" degli ospiti della radio pannelliana, è stato sottolineato che, fra le varie etichette che avrà l'Unità Socialista (unione o federazione fra SDI, Nuovo PSI e Radicali), la radice riformista sarà accompagnata da quella "liberale".
    Già il Leader Maximo D'Alema, con qualche mossa e uscita, ci aveva dato un esempio di "liberalismo di sinistra" che francamento in pochi, soprattutto chi conosce il suo passato nei comunisti, avevano capito.
    Enrico Boselli, è vero, è un allievo di Craxi. O comunque è cresciuto in quella scuola.
    La cultura socialista europea occidentale (dagli anni della guerra fredda), s'è sempre permessa di "prendere" dalle politiche
    liberali. Il New Labour bairiano ne è la prova. Tuttavia, essa l'ha sempre fatto con un briciolo di discrezione. Invece, il leader dello SDI, in un discorso relativo all'alleanza con il partito di Pannella e Capezzone, parla appunto di matrice liberale che ha sempre contraddistinto, messi al centro dalla pressione dei due partiti di massa, i vecchi PSI e Partito Radicale. Dunque non sarà come avevo pensato, un passo dei craxiani (demichelisiani suona troppo male, scusate) verso sinistra, riformista o no che sia. Ma sarà un passo di Boselli, la cui ottima vena politica s'era potuta notare negli ultimi anni, in particolare riguardo alla legge-biagi, verso destra. Come minimo verso il centro. Il tutto, ovviamente, all'interno dell'Unione, ma non nell'Ulivo. Chi ci capisce qualcosa è bravo.
    Abbiamo in generale capito che, fra una conferenza e un articolo nelle varie edizioni de l'Avanti!, i socialisti si contraddicono: ricordo che dal palco di Cagliari, durante la campagna elettorale per le provinciali, Enrico Boselli avesse criticato duramente la Legge Biagi. Che ledeva i lavoratori e i loro diritti. Tale legge è il più limpido esempio di legge liberale. E Boselli, definendosi, fra le mille sigle e aggettivi, liberale, ci fa storcere il naso. Il prossimo passo? Smettere, nei comizi e nelle riunioni, di introdurre le relazioni con il saluto "cari compagni.." potrebbe essere la mossa giusta.
    Ma non basterebbe, semplicemente, chiamarsi "socialisti"? Almeno
    la difesa dello stato laico dovrebbe essere una prerogativa che mette in comune Pannella, De Michelis e Boselli, e "socialista" è praticamente un sinonimo di Laico.

    Enrico Boselli (foto Rainews24)




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    6 agosto 2005

    Signor Feltri, chieda scusa lei

    Mettiamo insieme tre notizie di ieri e ragioniamoci un attimo. La prima è la dichiarazione di Blair in risposta alle minacce del "numero 2" di Al Qaeda. Aveva detto Al Zawahiri: «Porteremo ancora distruzione in Gran Bretagna». Blair gli ha risposto ponendosi sul suo stesso piano, cioè sul piano dell'illegalità e della rinuncia ai principi. Ha detto: «Modificheremo la legge sui diritti umani». Il che vuol dire che la lotta al terrorismo mette in mora le idee fondamentali della nostra civiltà e rende la politica, e l'arte del governo, atti discrezionali, subalterni alle convenienze del momento e non alle regole generali del diritto e della convivenza umana. I diritti universali non sono più il fondamento "sacro" della nostra organizzazione civile, ma diventano una variabile dipendente dalle norme sull'ordine pubblico. Un affare di polizia.

    In particolare Balir ha annunciato che la sua idea di consentire alcune violazioni dei diritti umani riguarda soprattutto la politica dell'immigrazione. Non avevamo molti dubbi. La riduzione della libertà non danneggerà, o danneggerà in forma minore, i bianchi e gli europei ma colpirà soprattutto gli extracomunitari poveri e i neri.

    A questo problema, e cioè alla ribadita necessità di impedire che troppi neri entrino nei confini della "felicità europea", è legata la seconda notizia. Al largo della Sicilia è scomparsa una nave con centinaia di migranti (clandestini) e probabilmente il mare ha inghiottito di nuovo molti di loro, o tutti. Era successo anche giovedì. E' il mare il principale esecutore delle norme anti-immigrati dei governi occidentali. L'alleanza tra leggi repressive, traghettatori-profittatori, e potenza delle onde è una realtà chiara a tutti. Più le leggi si fanno feroci più duro diventa fare il clandestino, e allora si è costretti a pagare di più gli scafisti e a correre rischi maggiori. Fino alla morte. La salda coalizione tra leggi, scafisti e mari va oltre le intenzioni di Blair. E tutto questo afferma un principio: esistono al mondo varie categorie di uomini, ed è impensabile che tutte abbiano gli stessi diritti. I diritti di chi detiene la ricchezza e le armi (gli europei, gli americani, i giapponesi) non possono essere uguali ai diritti di chi è affamato e cerca un po' di risorse vitali in terre non sue. Nessuno nega la possibilità che sia dato da mangiare anche ai poveri, purché non ci si venga a dire che il diritto di mangiare dei poveri - insolventi - debba essere uguale a quello dei ricchi che pagano di tasca loro ogni etto di cibo che mangiano, e ogni servizio, e ogni diritto, e ogni lusso. Giusto? Questo modo di ragionare si chiama realpolitik. Prevede che gli ideali tengano conto della realtà, i principi si adattino alle cose reali.

    Se l'idea non vi è del tutto chiara, o se non trovate le parole per esprimerla, vi aiuta il giornale Libero ( è il terzo fatto sul quale proponiamo di ragionare). Il quale ieri, in prima pagina, ha titolato su cinque colonne in testata, con caratteri grandi e maiuscoli, in questo modo: "Il manifesto sbaglia negro". Cosa è successo? pare che il manifesto il giorno prima avesse pubblicato la foto di un ragazzo nero di pelle, scambiandolo per un immigrato, mentre Libero ha scoperto che invece è un cittadino italiano, è ricco, e pare che sia anche un simpatizzante di Berlusconi. Non ci sembra un errore molto grave, francamente. Il manifesto, con molta gentilezza e un eccesso di scrupolo professionale, ha chiesto scusa all'interessato, e questo va a merito dei nostri colleghi e dimostra la loro la serietà.

    Ora però il problema è questo: con quella parola scritta grande e in caratteri maiuscoli - "negro" - cosa voleva dirci Libero? Esattamente quello che altri non osano dichiarare: che il mondo è diviso in due, ci sono i bianchi e i negri e neri, e la storia ha detto che i negri non sono all'altezza dei bianchi e la loro identità è quella di schiavi o ex schiavi, e che è impossibile una organizzazione funzionante del mondo globalizzato che preveda per i negri gli stessi diritti dei bianchi.

    Vi fa un po' schifo questo ragionamento? Non avete torto. Per fortuna fa schifo a molta altra gente. Del resto nell'America di Bush, che piace molto a quelli di Libero, se qualche giornale si permettesse di usare la parola nigger o negroes su un gironale (fosse anche un tabloid reazionario) succederebbe il finimondo, i giornalisti scenderebbero in sciopero, i giornalai boicotterebbero la vendita, ci sarebbero problemi legali, cause processi, azioni della polizia e quel giornale - volgare e incauto - cadrebbe sommerso dalla vergogna. La parola negro, in italiano, è la traduzione esatta - lessicale e politica- di "nigger" o di "negroes".

    Però, cerchiamo di essere ottimisti. Magari è stato un errore. Magari chi ha fatto il titolo è un ignorantello che non conosce la storia infamante di questa parola (legata al più orrendo razzismo e a tanti delitti). Sarebbe bello se domani il direttore di Libero, giornalista di razza, prendesse la penna e - come hanno fatto al manifesto, ma con assai maggiori motivazioni - chiedesse scusa alle persone di origine africana. Meriterebbe di essere applaudito.


    Pietro Sansonetti - da Liberazione




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    5 agosto 2005

    I nastri di Marilyn Monroe...

    Rilanciano tesi delitto.
    Contengono dialoghi sesso e progetti
     (ANSA)-WASHINGTON,5 AGO-Spuntano nastri di Marilyn Monroe che contengono i dialoghi con lo psichiatra su sesso, progetti, delusioni e rilanciano la tesi del delitto. Si scopre cosi' dell'attrice l'attrazione per Clark Gable, una notte di sesso con Joan Crawford, le difficolta' a rompere con Robert Kennedy, i progetti di interpretare Shakespeare, le ragione del fallimento dei matrimoni con Joe Di Maggio e Arthur Miller. Ma nei nastri, poco prima della morte della diva non sembra esserci traccia di pulsioni suicide.

     da www.ansa.it




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    5 agosto 2005

    Viva Indro Montanelli

    Nato a Fucecchio (Firenze), il 22 aprile 1909, Indro Montanelli si laureò in Legge e Scienze Politiche all’Università di Firenze. Iniziò come corrispondente freelance per Paris Soir e per l’United Press. Inizialmente favorevole a Mussolini, combattè nella campagna italiana in Abissinia. Nel 1937 però, a causa di alcuni articoli sgraditi al regime, fu espulso dall’ordine dei giornalisti e costretto all’esilio.

    Ritornò in Italia nel 1939 e cominciò a lavorare per il Corriere della Sera. Durante la seconda guerra mondiale tenne corrispondenze dalla Finlandia, dalla Norvegia, dall’Albania e dalla Grecia. Ma nel 1943 fu arrestato dai nazisti e condannato a morte per un articolo sul Duce. Sfuggì alla morte rifugiandosi in Svizzera.

    Una volta finita la guerra Montanelli riprese a lavorare per il Corriere della Sera, diventando una delle firme più prestigiose e seguite del giornalismo italiano. Nel 1973 fondò una nuova testata: Il Giornale. Nel 1977 fu ferito dai brigatisti delle BR ma, in tempi relativamente brevi, fece ritorno al suo lavoro.

    Lasciò Il Giornale in seguito a profonde divergenze col proprietario, Silvio Berlusconi, e fondò un nuovo giornale: La Voce (1994), che durò però solo un anno per problemi finanziari.
    Tornò infine al Corriere della Sera, curando, fino ai suoi ultimi giorni, la rubrica “La Stanza di Montanelli”, in cui commentava le lettere che riceveva dai lettori.

    Ha scritto oltre 60 libri, soprattutto di storia, ricevendo moltissimi premi, anche internazionali. È morto a Milano il 22 luglio 2001.

    Montanelli, Biagi e Ciampi

    da www.polistampa.it 




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    5 agosto 2005

    Abbonatevi al GDS, è gratis

    Il Giornale di Sardegna, oltre che essere il terzo giornale quotidiano sardo per apparizione cronologica, è quello che molto spesso si trova, all'aeroporto o nei tabacchini, in "copia omaggio". Tuttavia, il progetto è davvero buono. Devo fare i complimenti perchè, in meno di un anno, i direttori Cipriani-Melis mi hanno conquistato. Con editoriali pungenti, critiche (quando ci vogliono) sia alla destra che alla sinistra, e un'ottima scelta di ospiti, anche "interregionali" per la pagina-intervista quotidiana. Il tutto, nelle edicole sarde, a mezzo euro. Nei punti "free", ovviamente gratis. In rete gratis. Ma c'è di più. Io personalmente ho già sottoscritto l'abbonamento, anch'esso GRATUITO, all'edizione in PDF quotidiana, identica a quella stampata. Insomma, vi mandano un quotidiano ben scritto, che parla sia di affari sardi che di vicende di fuori, dove personaggi come Beppe Grillo e Gigi Riva hanno spesso avuto occasione di scrivere editoriali, e pare poco?
    Il mio consiglio è di sottoscrivere l'abbonamento gratuito a questo giornale che, dalla piccola Sardegna, riesce a scaldare molti cuori (mi rivolgo soprattutto ai sardi emigrati). Il sito è www.gds.sm




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    5 agosto 2005

    Milanesi: dov'è il toro portafortuna nella Galleria?

    Mi è stato raccontato, da chiunque sia stato a Milano che io conosco, che fra i vari disegni e raffigurazioni sul pavimento della "Galleria Vittorio Emanuele" è ammirabile un "toro", sulle cui "palle" (scusate il termine), è consigliabile fare vari giri, e la tradizione dice che questo porterà fortuna, se espresso un desiderio.
    La mia ricostruzione è parecchio strana, perchè non ci ho capito molto. Fatto sta che a Milano questo disegno non l'ho mica trovato. Voi ne sapete qualcosa? Mi è venuta la curiosità, e forse sono anche stato "poco attento", fra i tanti passanti che coprivano il pavimento, a cercare questo tradizionale amuleto scritto. (ero abituato alle fontane).




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    5 agosto 2005

    Conoscete la Sinistra Europea?

    Mi sono permesso di inviare una email all'indirizzo della European Left, per indenterci la "Sinistra Europea". Il raggrupamento, lista e partito che raccoglie e mette assieme i partiti di sinistra "alternativa" al Parlamento di Strasburgo. Ho deciso di scrivere loro perchè, come i pochi che mi leggono avranno sicuramente capito, mi ero già documentato sul Partito Comunista del Regno Unito, il cui programma avevo apprezzato e la cui denuncia nei confronti della "distruzione della democrazia" avevo ritenuto potesse dar spunto a Fausto Bertinotti per le primarie. Ho inoltre fatto una ricerca, appurandomi del fatto che il CPUK non aderisce alla European Left. Perchè, dato che invece ne fanno parte attiva i partiti di "sinistra" antagonista di Italia, Spagna, Francia (solo per citarne alcuni)? Detto fatto, invio la mail all'indirizzo che ho trovato nel sito del raggruppamento a Strasburgo. Dopo quattro giorni, ecco la risposta, che pubblico per intero:
    "Dear Matteo,

    Thanks for your e-mail to the european left party.
    At the moment I can just tell you, that the communist party of United
    Kingdom is not a member or observer party of the european left party.
    In addition, they never ask to become one of the statuses.

    But I will inform you, if the communist of UK will join our party.

    Best wishes

    Dominic Heilig

    Office of the EL
    Brussels"


    Il testo in inglese è scorrevole e abbastanza intuibile. Ad ogni modo, è chiaro che la risposat di Mr Heiling è la seguente: posso solo dirLe che il Partito Comunista del Regno Unito non fa parte della Sinistra Europea, nè ci risulta che abbia chiesto l'adesione esso stesso. Inoltre, l'Office della SE mi "avviserà nel caso in cui dovesse avvenire l'adesione". Ovviamente, chi scrive non ha potuto/voluto dare troppe spiegazioni in merito, e il mio prossimo compito sarà quello di mandare la stessa missiva agli stessi comunisti d'oltremanica, per saperne di più.
    Pur essendo la loro forza voti parecchio esigua, il loro programma, del quale io avevo già parlato ( Britain needs a left-programme, 02-08-05), appare davvero pungente e giustamente critico verso le politiche liberiste e neo-laburiste. Critica nella quale sicuramente l'area radicale dell'Unione si riconosce. Per la cronaca, nemmeno i Comunisti Italiani aderisce alla European Left, ma questo è un altro discorso. Il mio umile e modesto consiglio è, per chi capisce almeno l'inglese basilare, di visitare il sito del partito, e magari commentare questa news, per vedere se sono solo io a vedere una possibile novità politica o sono solamente ingenuo.
    Ecco l'indirizzo:
    http://www.communist-party.org.uk/

    Buona navigazione, e fatemi sapere!




    permalink | inviato da il 5/8/2005 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    4 agosto 2005

    Un israeliano ha ucciso QUATTRO arabi in un pullman

    TEL AVIV - La polizia israeliana ha decretato stasera lo stato di massima allerta in Galilea in seguito a un attentato terroristico compiuto da un estremista ebreo, un militare di leva, in un autobus di linea all'interno della citta' araba di Shefaram.

    In un commento a caldo il ministro israeliano per la sicurezza interna Gideon Ezra ha definito l' uccisione di quattro passeggeri arabi di un autobus a Shefaram da parte di un estremista ebreo in uniforme ''un atto di terrorismo a tutti gli effetti''.

    Il militare - Eden Zuberi, 19 anni - ha aperto il fuoco all' improvviso contro il conducente dell'autobus n.165, partito poco prima da Haifa, e lo ha ucciso a sangue freddo. Ha proseguito a sparare, uccidendo anche due donne e una quarta persona ferendo una decina di passeggeri.

    Per circa due ore l'autobus e' stato circondato da una folla in tumulto. Quando la polizia e' riuscita a disperderla, ha constatato che anche l'assalitore era rimasto ucciso, probabilmente sopraffatto e linciato dai passeggeri.

    ''Sono venuto a uccidere arabi, voglio impedire il ritiro da Gaza'' ha annunciato il soldato prima di aprire il fuoco sui passeggeri inorriditi, secondo quanto ha appreso il sindaco di Shefaram, Rossan Yassin.

    Il grave attentato e' giunto mentre gran parte della polizia israeliana era schierata nel Neghev per confrontare migliaia di coloni che anche oggi cercano di forzare i cordoni di sicurezza per irrompere nella striscia di Gaza. La Galilea, di conseguenza, era rimasta relativamente sguarnita.

    Non appena appreso dell'attentato il capo della polizia Moshe Karadi ha ordinato che unita' di elite fossero inviate al piu' presto, con elicotteri, verso Shefaram, dove domani si svolgeranno i funerali delle vittime. Anche le forze armate israeliane sono state poste in stato di allerta in Galilea nel timore di estese manifestazioni di protesta della popolazione araba.

    Nel timore di disordini misure particolari di sicurezza sono state predisposte per domani anche a Gerusalemme, in particolar modo nella zona della Spianata delle Moschee.

    Dure accuse al governo israeliano sono state lanciate da alcuni dirigenti politici arabi. ''Il governo e' solito sobillare contro la popolazione araba... questo e' il risultato'', ha esclamato il leader del partito comunista Mohammed Barake, che e' originario di Shefaram. Analoghe accuse sono state lanciate da altri esponenti politici arabi alla Knesset secondo cui e' giunto il momento di usare ''il pugno di ferro'' contro la destra eversiva israeliana. Un dirigente del movimento dei coloni, Benzi Lieberman, ha subito condannato l'attentato, affermando che ''si e' trattato di un gesto di follia''.

    UN EMULO DI GOLDSTEIN - Di Zuberi si e' appreso che viveva nella citta' di Rishon le-Zion, alla periferia di Tel Aviv. In passato e' stato notato nella colonia ebraica di Tapuach (Cisgiordania), nota roccaforte della destra eversiva israeliana: ma a quanto pare non ci ha mai vissuto.

    La televisione commerciale ha riferito che il nome di Zuberi figurava nelle liste degli zeloti estremisti simpatizzanti del gruppo Kach redatte dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano. Il giovane, secondo la emittente, si era messo in luce alcune settimane fa quando aveva disertato per non dover prendere parte attiva al ritiro da Gaza. Da allora aveva fatto perdere le proprie tracce.

    Il suo gesto, secondo alcuni analisti, ricorda l'attentato compiuto 11 anni fa a Hebron (Cisgiordania) da un altro militante del Kach, Baruch Goldstein, che uccise una trentina di palestinesi nella Tomba dei Patriarchi prima di restare ucciso a sua volta. Secondo le prime informazioni, Zuberi non aveva complici.

    Estremisti come lui sono non pochi, avvertono i servizi di sicurezza israeliani. Quando agiscono da soli, e' quasi impossibile impedire attentati del genere. Oggi alcuni parlamentari di sinistra hanno chiesto che contro costoro vengano spiccati arresti amministrativi.

    da Ansa




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    4 agosto 2005

    Serie A di basket!

    Serie A, il via il 9 ottobre
    La stagione si aprirà con il Trofeo Tim il primo ottobre, da mercoledì 17 maggio cominceranno i playoff. Alla 1ª giornata Milano-Virtus Bologna
    Jasmin Repesa, tecnico della Fortitudo. Omega
    BOLOGNA, 4 agosto 2005 - La Lega Basket di Serie A ha diramato le date e il calendario della stagione 2005-2006. Si aprirà con il Trofeo Tim, in programma a Milano il primo ottobre. Nello stesso giorno della presentazione del campionato, è in programma un triangolare di lusso tra i padroni di casa dell'Armani Jeans Milano, i campioni d'Italia della Climamio Bologna e la Virtus Roma. Il campionato di Serie A comincerà il 9 ottobre con la stagione regolare che si chiuderà il 14 maggio. Quindi il via ai playoff, a partire da mercoledì 17. Di seguito la prima giornata di serie A:
    1ª Giornata. Andata 9/10 (ritorno 29/1/06):
    Climamio Bologna-Vertical Vision Cantù
    Armani Jeans Milano-Virtus Bologna
    Lottomatica Roma-Bipop-Carire R.Emilia
    Navigo.it Teramo-Carpisa Napoli
    Air Avellino-Varese
    Snaidero Udine-Roseto
    Angelico Biella-Livorno
    Capo d'Orlando-Montepaschi Siena
    Reggio Calabria-Benetton Treviso.




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    E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
    Corrado Lampe

    "Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
    Dan Brown - Angeli e Demoni





    "E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
    Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


    LAICITA'


    "Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
    Luis Sepulveda -
    La frontiera scomparsa



    "Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
    Enrico Brizzi -
    Jack Frusciante è uscito dal gruppo

       luis sepulveda

    Sto leggendo
    "Uno nessuno centomila" di Pirandello

    "Sostiene Pereira"
    - di Antonio Tabucchi

    the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


    davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




       Eccomi a Buckingham Palace

    "Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
    Indro Montanelli
    -
    La Stanza - Corriere della Sera

    Corriere.it

    IO SONO LAICO


    LAICITA'

     LUI ERA LAICO


    Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


    Nella Germania Est, la sinistra primo partito

    Post Elezioni regionali 2005

    Guardian Unlimited


    Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
    Giorgio Gaber


    Contro tutte le guerre

    - peace flag source internet

    Eskimo (Francesco Guccini)
    Questa domenica in Settembre
    non sarebbe pesata cosi'
    l'estate finiva piu' nature
    vent'anni fa o giu' di li'
    Con l'incoscienza dentro al basso ventre
    e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
    la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
    quella che chiaman la maturita'
    Ma tu non sei cambiata di molto
    anche se adesso e' al vento quello che
    io per vederlo ci ho impiegato tanto
    filosofando pure sui perche'
    Ma tu non sei cambiata di tanto
    e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
    potrai capire i miei vent'anni allora
    e quasi cento adesso capirai
    Portavo allora un eskimo innocente
    dettato solo dalla poverta'
    non era la rivolta permanente
    diciamo che non c'era e tanto fa
    Portavo una coscienza immacolata
    che tu tendevi a uccidere pero'
    inutilmente ti ci sei provata
    con foto di famiglia o paleto'
    E quanto son cambiato da allora
    e l'eskimo che conoscevi tu
    lo porta addosso mio fratello ancora
    e tu lo porteresti e non puoi piu'
    Bisogna saper scegliere il tempo
    non arrivarci per contrarieta'
    tu giri adesso con le tette al vento
    io ci giravo gia' vent'anni fa
    Ricordi fu con te a Santa Lucia
    al portico dei Servi per Natale
    credevo che Bologna fosse mia
    ballammo insieme all'anno o a Carnevale
    Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
    che non ne fece un dramma o non lo so
    ma con i miei maglioni ero a disagio
    e mi pesava quel tuo paleto'
    Ma avevo la rivolta fra le dita
    dei soldi in tasca niente e tu lo sai
    e mi pagavi il cinema stupita
    e non ti era toccato farlo mai
    Perche' mi amavi non l'ho mai capito
    cosi' diverso da quei tuoi cliche
    perche' fra i tanti, bella,
    che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
    Infatti i fiori della prima volta
    non c'erano gia' piu' nel sessantotto
    scoppiava finalmente la rivolta
    oppure in qualche modo mi ero rotto
    Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
    Dio era morto, a monte, ma pero'
    contro il sistema anch'io mi ribellavo
    cioe', sognando Dylan e i provo
    E Gianni ritornato da Londra
    a lungo ci parlo' dell'LSD
    tenne una quasi conferenza colta
    sul suo viaggio di nozze stile freak
    E noi non l'avevamo mai fatto
    e noi che non l'avremmo fatto mai
    quell'erba ci creseva tutt'attorno
    per noi crescevan solo i nostri guai
    Forse ci consolava far l'amore
    ma precari in quel senso si era gia'
    un buco da un amico, un letto a ore
    su cui passava tutta la citta'
    L'amore fatto alla boia d'un Giuda
    e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
    vederti o non vederti tutta nuda
    era un fatto di clima e non di voglia
    E adesso che potremmo anche farlo
    e adesso che problemi non ne ho
    che nostalgia per quelli contro un muro
    o dentro a un cine o li' dove si puo'
    E adesso che sappiamo quasi tutto
    e adesso che problemi non ne hai
    che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
    scordando la moquette stile e l'Hi Fi
    Diciamolo per dire, ma davvero
    si ride per non piangere perche'
    se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
    che compassione che ho per me e per te
    Eppure a volte non mi spiacerebbe
    essere quelli di quei tempi la'
    sara' per aver quindic'anni in meno
    o avere tutto per possibilita'
    Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
    perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
    a vent'anni si e' stupidi davvero
    quante balle si ha in testa a quell'eta'
    Oppure allora si era solo noi
    non c'entra o meno questa gioventu'
    di discussioni, caroselli, eroi
    quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
    E questa domenica in Settembre
    se ne sta lentamente per finire
    come le tante via distrattamente
    a cercare di fare o di capire
    Forse lo stan pensando anche gli amici
    gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
    giocando a dire che si era piu' felici
    pensando a chi si e' perso o no a quei patti
    Ed io che ho sempre un eskimo addosso
    uguale a quello che ricorderai
    io come sempre, faccio quel che posso
    domani poi ci pensero' se mai
    Ed io ti cantero' questa canzone
    uguale a tante che gia' ti cantai
    ignorala come hai ignorato le altre
    e poi saran le ultime oramai

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