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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


12 agosto 2005

Una madre, il figlio ucciso dalla guerra: Bush, spiegami la sua morte

Bush non ha ancora voluto incontrare personalmente la donna, suscitando non poche polemiche da parte della stampa americana. Ieri ha espresso tutta la sua simpatia per Cindy Sheehan ma ha anche ribadito la sua intenzione di non lasciare l'Iraq, "sarebbe un segnale terribile per il nemico" ha detto.

Oggi il corteo presidenziale è passato davanti all'accampamento di Camp Casey. Il presidente si stava recando da un amico in un ranch vicino per partecipare a un barbecue che servirà a raccogliere un paio di milioni di dollari per il partito repubblicano. Bush ha potuto vedere i manifestanti. Hanno alzato cartelli con la scritta "L'Iraq è il Vietnam arabo", o "Riportali a casa,ora!". Altri mostravano i nomi dei soldati morti in Iraq.
Ma la l'auto del presidente è passata oltre, senza rallentare.

da www.repubblica.it




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12 agosto 2005

Una madre, il figlio ucciso dalla guerra: Bush, spiegami la sua morte (1-parte)

CRAWFORD (TEXAS) - Da giorni fa la posta a George W.Bush davanti al suo ranch a Crawford, in Texas. Cindy Sheehan, 48 anni, pretende di incontrare il presidente degli Stati Uniti: vuole che sia lui in persona a spiegarle perché suo figlio è morto in Iraq.

Casey Sheehan, specialista dell'esercito, è caduto a 24 anni, il 4 aprile del 2004, a Sadr City. E in molti stanno raggiungendo la madre Cindy nelle sua tenda a Camp Casey, sulla strada che porta al ranch dove il presidente trascorre le sue vacanze. Nella zona c'è un vero e proprio accampamento di simpatizzanti e sostenitori della madre del soldato morto. Hanno anche innalzato un cimitero di croci bianche che simboleggiano i caduti in Iraq.

Mamma Cindy, di Vacaville in California, all'inizio è rimasta sorpresa da tanta solidarietà: "Prima che mio figlio fosse ucciso, pensavo che una persona da sola non potesse fare la differenza", ha raccontato ai giornalisti che la vanno a trovare sotto la tenda che da sabato è la sua casa. "Ma una persona che è circondata e sostenuta da milioni di persone può essere ascoltata".

Anche il popolo di internet si sta attivando per sostenere la causa di Cindy. Un sito, www.meetwithcindy.org apre con un messaggio per Bush: "signor presidente, lei deve una spiegazione a questa donna" e invita la gente a raggiungere Camp Casey o a sostenere la battaglia di Cindy scrivendo ai media.

di Carla Etzo - da www.repubblica.it (1-continua)




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12 agosto 2005

Mai più razzismo

Testo della Legge Mancino (25/6/93, n. 205)

 
Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Articolo 1

(Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi)


1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione dell'articolo 4 della convenzione, è punito:

A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

B) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.


2. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o
Dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 Ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

A) obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter;

B) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un'ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

C) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché‚ divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

D) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell'attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).

1-quater. L'attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell'espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

1-quinquies. Possono costituire oggetto dell'attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter.

1-sexies. L'attività può essere svolta nell'ambito e a favore di struture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.



Articolo 2

(Disposizioni di prevenzione)


1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. È vietato l'accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno.

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto, nonché‚ di persone sottoposte a misure di prevenzione perché‚ ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all'articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di nonluogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'articolo 178 del codice penale o dell'articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.



Articolo 3

(Circostanza aggravante)


1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.



Articolo 4

(Modifiche a disposizioni vigenti)


1. Il secondo comma dell'articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente:

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.



Articolo 5

(Perquisizioni e sequestri)


1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l'autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell'immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l'autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.


2. È sempre disposto il sequestro dell'immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. È sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché‚ degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell'immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l'immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.


3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui alltarticolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell'immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. È sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.



Articolo 6

(Disposizioni processuali)


1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d'ufficio.


2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all'arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.

2-bis. All'articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654.


3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.


4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654.


5. Per i reati indicati all'articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall'articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.



Articolo 7

(Sospensione cautelativa e scioglimento)


1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell'articolo 5, comma 1, il Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell'organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.



Articolo 8

(Disposizioni finali)


1. Il settimo comma dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell'articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.



AMATO - MANCINO - CONSO

Visto, il Guardasigilli: CONSO

da http://xenu.com-it.net




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12 agosto 2005

Il Maccartismo e i 4 milioni di partiti italiani

Nella rubrica "lo sapevate?" del blog, è leggibile la storia a due puntate del "maccartismo", fenomeno storico americano degli anni cinquanta, con l'aiuto di uno dei migliori siti web che s'occupino di storia: www.cronologia.it.
Sempre nella stessa rubrica, abbiamo iniziato il viaggio attraverso i vari e a volte sconosciuti partiti politici italiani.
Tutto questo su "Lo sapevate?"

www.iosonolaico.it




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11 agosto 2005

Avanguardia: fascisti no-global? Ossimoro strisciante ma sorridente

Sono per caso capitato nel sito di una organizzazione militante di estrema destra (si definiscono nazionalpopolari). Il mensile di approfondimento militante appunto è famoso, un nome noto a tutti: avanguardia. Tuttavia, ho letto un editoriale del direttore del mensile, tratto dal numero di settembre 2001, dove diceva che la protesta dei no-global contro l'assise mondialista è legittima.
E inoltre scopriamo che
La Comunità Politica di Avanguardia nel documento politico stilato in organica sinergia con le altre tre realtà politico-militanti che si riconoscono nel Coordinamento Antimondialista [cfr. pp. 8-9] ha definito eticamente e culturalmente il percorso politico-rivoluzionario che ritiene essenziale intraprendere per l'abbattimento ed il definitivo superamento dell'istituzione capitalistica. (da www.avanguardia.tv)
Questa è la prova che il disagio giovanile, il non voler accettare questo tipo di globalizzazione strisciante e che non lascia respirare, insieme alla ferma condanna ed estrema unzione ad un capitalismo davvero sfinito, non accuma solo i giovani della sinistra italiana. Tuttavia, questi "nazionalpopolari" sono fascistissimi, basti vedere il loro simbolo, la croce celtica più chiara e vispa che io abbia mai visto su un sito "non storico".
E le loro idee contro la legge Mancino (che francamente anche io non ritengo pienamente giusta), che sarebbe dettata solamente dalle esigenza degli ebrei italiani, mi lasciano perplesso: a loro avviso, il fascismo portò solo un "presunto antisemitismo".
Mentre tutti sappiamo che la persecuzione in Italia della comunità ebraica non era affatto "presunta" ma "netta". Francamente non credo che al Duce interessasse qualcosa degli ebrei. Anzi credo che lui fosse l'unica persona di cui si curasse e fidasse (prendo spunto dal saggio di Smith). Ma la leggerezza con cui lui e il Re firmarono le leggi raziali, fanno ancora ribrezzo oggi stesso.


Constato tuttavia che i fascisti di oggi, questi nazionalpopolare di Avanguardia, pur rimanendo a sostenere un revisionismo storico pazzesco e spesso ingiustificato, condannano in pieno il governo Berlusconi, punzecchiano sovente Alleanza Nazionale, e si pongono su questioni di analisi anti-globalizzazione e anti-costituzione europea.
Il peccato, bisogna dirlo, è che questa istanze sono dettate solo in parte da una ottima lettura della realtà mondiale. Più che altro credo in una loro xenofobia del ventunesimo secolo.




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11 agosto 2005

La grande purga anticomunista degli USA (2-continua)

Ecco la seconda parte del nostro speciale sul "maccartismo", la corsa alla caccia del comunista in USA negli anni 50. Come direbbe Manzoni, "Dalli al comunista!", il fenomeno colpì anche il mondo artistico e di holliwood. Ottima la redazione del sito www.cronologia.it dal quale traiamo anche la seconda parte del contributo. Per poi abbozzare un'analisi nostra e vista con gli occhi italiani del giorno d'oggi.

Di fatto, il maccartismo della prima metà degli anni '50 è preparato da due precedenti passaggi risalenti al 1947, durante il mandato del presidente democratico Harry Truman. La formulazione della cosiddetta 'dottrina Truman' per il contenimento (containment) del comunismo e dell'espansione sovietica in tutto il mondo, e una inchiesta per verificare i trascorsi politici degli impiegati del governo federale.
Se con la politica del 'contenimento' gli Stati Uniti decidono di assumere su di sé la responsabilità della tutela dell'ordine democratico nel mondo, accantonando definitivamente ogni tentazione isolazionista, con l'inchiesta sulla 'fedeltà' dei propri funzionari fanno propri i metodi adottati dal nemico.
Di fronte al pericolo comunista la democrazia americana sceglie di restringere pian piano gli spazi di libertà di cui era sempre andata fiera. La paura, unita alla consapevolezza della propria forza - politica, militare, economica - daranno vita a quel clima di arroganza e di intimidazione politica che sfocerà tra il 1950 e il 1954 nel
maccartismo.


Come l'Urss è perennemente ossessionata dall'idea del complotto contro il suo capo (l'ultimo, in ordine di tempo, è il cosiddetto complotto dei medici ebrei contro Stalin), così gli Usa di Truman vivono la paranoia della congiura contro la democrazia. Del resto, illustrando la sua 'dottrina' durante un famoso discorso radiofonico nel marzo del 1947, Truman non aveva lasciato adito a dubbi: la scelta tra bene e male doveva essere categorica. Dopo aver denunciato la gravità della situazione internazionale, il presidente americano aveva infatti spostato il confronto dal piano politico a un più vasto confronto di civiltà. Era giunto il momento, disse, in cui "ogni nazione deve scegliere tra modi di vita alternativi", uno fondato sulla "sulla volontà della maggioranza e su istituzioni democratiche", l'altro basato "sul volere di una minoranza imposto a forza dalla minoranza" e caratterizzato da "terrore e oppressione".


Non che i timori americani non avessero un loro fondamento: la conquista del potere dei partiti comunisti in Ungheria e in Cecoslovacchia, così come la difficile situazione in Grecia, dimostravano la straordinaria capacità di organizzazione dei partiti comunisti europei e la loro abilità nell'impossessarsi, partendo da posizioni di minoranza e con abili colpi di mano, dei vertici del potere. Ma in Europa tutto ciò era potuto avvenire perché alle spalle c'era l'Urss e, soprattutto, perché a Yalta le potenze occidentali si erano formalmente impegnate a riconoscere a Stalin una generica influenza sui Paesi occupati dall'Armata rossa. Pensare di esportare un colpo di stato simile a quello di Praga nel 1948 a Washington era un puro delirio. Tuttavia, negli Stati Uniti si cominciò a sovrastimare la forza di una quinta colonna comunista. I pochi comunisti americani, fino ad allora semplicemente sospettati, soprattutto in ambienti repubblicani, di essere potenziali spie dell'Urss, diventarono col passare del tempo dei veri e propri nemici pubblici.

"Secondo una logica del genere, che negli Stati Uniti è aggravata dal massiccio conformismo d'opinione - spiega ancora Furet -, l'accusa rimbalza da loro su tutti coloro i quali un giorno o l'altro, dagli anni Trenta in poi, li hanno seguiti, ascoltati o incontrati. L'inquisizione e la denuncia attraversano l'America come se fossero un esercizio di virtù".

Una apposita Commissione sulle attività antiamericane (HUAC) iniziò quindi a lavorare a pieno regime. Formalmente istituita dal Congresso degli Stati Uniti nel 1938, negli anni della seconda guerra mondiale la Commissione aveva operato soprattutto in funzione antinazista e antigiapponese. Nell'immediato dopoguerra le sue attenzioni si indirizzarono invece sulla cosiddetta infiltrazione e influenza dei comunisti nelle istituzioni statali. Ma è a partire dal 1947 che la Commissione (di cui faceva parte anche un giovane Richard Nixon) cominciò a operare con maggior zelo, contribuendo a creare nel Paese un pesante clima di isteria e sospetto che finì per colpire, non tanto e non solo i comunisti (che per altro, come abbiamo visto, costituivano una sparuta minoranza), quanto molte personalità (soprattutto intellettuali) genericamente progressiste.

La conseguenza è che tra il 1948 e il 1949 si svolgono alcuni spettacolari processi contro la dirigenza del Partito comunista americano, contro presunte spie dell'Urss e contro alcuni funzionari del Dipartimento di Stato accusati di aver nascosto la loro appartenenza al partito.
Questa primitiva 'caccia alle streghe' non risparmiò nemmeno Hollywood e il mondo dello spettacolo. Anzi, si accanì in modo particolare contro attori, registi e sceneggiatori. Per vedersi imprimere il marchio di 'comunista' era sufficiente aver diretto film di impegno civile e su tematiche sociali o averne scritto la sceneggiatura, ma a volte bastava molto meno, come l'amicizia o la frequentazione di persone sospette.
Hollywood aveva conosciuto fin dagli anni '30 una intensa politicizzazione. Erano nati sindacati di attori, registi e sceneggiatori, spesso in lotta per la libertà creativa e le rivendicazioni salariali. Tra il 1940 e il 1946 si erano avute astensioni dal lavoro di maestranze e di personale che avevano provocato la reazione dei produttori, i quali avevano accusato gli scioperanti di simpatie marxiste.
La Commissione sulle attività antiamericane aveva colto al balzo l'occasione, iniziando la sua caccia agli 'infiltrati' già nel 1940.

Ma il filone hollywoodiano delle inchieste ebbe il suo periodo di gloria nel 1947 e poi tra il 1951 e il 1952. In quegli anni il cinema americano fu investito da un'ondata di paranoia inquisitoria che stroncò il filone di realismo sociale da poco inaugurato e che portò all'imprigionamento di alcuni personaggi del mondo della celluloide e al licenziamento e all'emarginazione di tantissimi altri.
Di fronte alla Commissione, allora guidata dal repubblicano John Parnell Thomas, sfilarono sceneggiatori come Dalton Trumbo (in seguito sceneggiatore di Spartacus) e registi del calibro di Edward Dmytryk (L'ammutinamento del Caine). La domanda alla quale erano chiamati a rispondere era lapidaria: "Siete mai stati membri del partito comunista?". Una delle risposte più famose fu pronunciata da un imbarazzato Gary Cooper: "Non ho mai letto Marx e non conosco le basi del comunismo, ma penso sarebbe una buona idea se il Congresso decidesse di bandirlo dagli Stati Uniti".
Sette sceneggiatori, due registi e un produttore, passati alla storia come 'I Dieci di Hollywood', rifiutarono di rispondere e furono condannati a un anno di prigione. Centinaia di altri furono iscritti a una Lista nera che, di fatto, impedì loro di lavorare negli anni immediatamente successivi.

Ed è in questo quadro politico che compare sulla scena Joseph McCarthy. Personaggio esuberante, eccessivo nel suo anticomunismo come nella vita (era un buon bevitore, un appassionato di corse di cavalli e un accanito giocatore di poker), negli Stati Uniti ancora oggi ci si divide sulla sua figura. Secondo molti fu un demagogo che sottopose a indagini intimidatorie persone innocenti. Secondo altri, invece, ha aperto gli occhi all'America sul reale pericolo marxista.

Nato nel 1908 ad Appleton, nel Wisconsin, da genitori cattolici, dopo la laurea in legge e aver prestato servizio militare sul fronte del Pacifico, nel 1944 aveva imboccato la carriera politica mettendosi in lizza per la poltrona senatoriale del Wisconsin. Sconfitto, nonostante la profusione di denaro speso nella campagna elettorale, riuscì nell'impresa due anni più tardi. Ma fino al 1949 la sua azione fu piuttosto anonima, caratterizzata quasi esclusivamente dalla gestione di rapporti con diverse lobby politico-economiche. Per dare sfogo alla sua ambizione e al suo spirito sanguigno era necessaria una nuova causa: la lotta contro il comunismo.
Del resto, non era difficile manipolare la passione popolare alimentandola con l'escalation del comunismo nel mondo: nel 1948 il blocco di Berlino, nel 1949 la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese e lo scoppio della prima atomica russa, nel 1950 l'attacco della Corea del Nord, contro quella del Sud e il conseguente intervento americano.

La crociata ebbe inizio ufficialmente nel febbraio del 1950 quando McCarthy denunciò la presenza di 205 simpatizzanti comunisti (cifra poi ridimensionata da lui stesso a 81) all'interno del Dipartimento di Stato. Il nome del senatore che svelava l'esistenza di una 'quinta colonna' di pericolosi bolscevichi nelle istituzioni americane conquistò le prime pagina di tutti i giornali. Si tornò a indagare anche a Hollywood. Registi e attori come John Huston, Humphrey Bogart (pedinato dall'FBI) e Katrin Hepburn espressero il loro dissenso nei confronti di questa offensiva illiberale. Charlie Chaplin preferì trasferirsi in Europa. Elia Kazan ed Edward Dmytryk, nel frattempo uscito dal carcere, sfuggirono a probabili incriminazioni accusando ex-amici e colleghi. Ronald Reagan e John Wayne, invece, collaborarono per vera convinzione. Cecil De Mille pretese il giuramento di fedeltà anticomunista da tutti i membri del sindacato dei registi, scontrandosi con l'opposizione di Joseph Mankiewicz e di John Ford.

Intanto, la vittoria repubblicana alle elezioni presidenziali e congressuali del 1952 portò McCarthy ad occupare la presidenza del potente Senate Committee on Government Operations, nonché del Permanent Subcommittee on Investigations, il che gli consentì di dar vita per tutto il 1953 a una serie di inchieste a sensazione sul comportamento di dipendenti di enti pubblici. Il popolo americano era diviso sui suoi metodi, anche se la maggior parte di esso sembrava approvarli. Un sondaggio del gennaio del 1954 diede un 50% di favorevoli all'azione svolta dal senatore del Wisconsin e un 29% di contrari. Tra i repubblicani la percentuale era del 62 contro 19, tra i democratici del 39 contro un 38%.
In gran parte filomaccartista era la Chiesa cattolica, le comunità irlandesi, italiane e tedesche, insieme ad ampi strati delle classi meno abbienti. Carta stampata e televisioni presero a contendersi le dichiarazioni di McCarthy. Molti cittadini gli inviavano denaro per continuare la 'costosa' la battaglia anticomunista (pare tuttavia che la maggior parte dei quattrini entrassero sul suo conto personale senza da lì uscirne più).

Sul piano squisitamente politico il maccartismo rappresentò, oltre a una rivincita della destra americana, anche lo spostamento verso destra dei democratici. La stessa ala sinistra del partito democratico rifiutò di accettare nelle sue file tutti coloro che avessero precedenti comunisti e non fece quasi nulla per venire in aiuto delle vittime del maccartismo. Come ha osservato Giuseppe Mammarella, "[il maccartismo] rappresentò una prima occasione di aggregazione per le forze conservatrici, disperse durante il ventennio roosveltiano, ma anche un motivo di divisione per i liberals e più in generale per l'opinione pubblica americana… Pro McCarthy e suo collaboratore fu anche uno degli ultimi vessilliferi del liberalismo americano negli anni sessanta, Bob Kennedy… e lo stesso John Kennedy alternerà espressioni di adesione con prese di distanza."

Nel frattempo, la Commissione sulle attività antiamericane continuava a lavorare a pieno ritmo. Alle maggiori università del paese fu chiesto un controllo sui principali libri di testo in uso. McCarthy, sfruttando la psicosi collettiva della sovversione, del complotto e l'isterismo dell'opinione pubblica, riuscì così ad organizzare una gigantesca 'caccia alle streghe'. In quattro anni la posizione di più di tre milioni di impiegati e funzionari di ogni livello del governo federale fu esaminata da apposite commissioni. Duemila persone si dimisero dal servizio, circa duecento furono allontanate perché la loro lealtà alle istituzioni americane lasciava adito a dubbi. Anche il fisico della bomba atomica Robert Oppenheimer e il generale Marshall furono coinvolti nella spirale di accuse. L'accanimento di McCarthy non conobbe limiti, al punto da generare sospetti anche sulla figura del neo eletto presidente Dwight Eisenhower, repubblicano come lui.

Ma a partire dai primi mesi del 1954 il potere del giustiziere anticomunista sugli ambienti politici americani, e in particolare sui repubblicani, diminuisce considerevolmente. Nel maggio di quell'anno fece in tempo ad accusare davanti a venti milioni di telespettatori gli alti gradi dell'esercito di compromissione con il comunismo. Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione sfilarono più di trenta testimoni. Per il presidente Eisenhower la misura era colma. Contrattaccò sbandierando i favoritismi chiesti dal senatore per evitare il servizio militare ad alcuni suoi collaboratori e denunciando la totale assenza di prove concrete sulla presunta infiltrazione comunista nel Dipartimento di Stato o nell'esercito.

E in effetti, dalle inchieste di McCarthy non scaturì mai alcuna condanna formale (in anni recenti, tuttavia, l'apertura degli archivi della CIA e del KGB ha dimostrato l'esistenza di alcuni fenomeni di spionaggio in ambienti governativi). Ma per un curioso scherzo del destino, in cui qualcuno potrebbe intravvedere una sorta di pena del contrappasso, l'unica vera sentenza fu espressa proprio nei suoi confronti.
Nel dicembre del 1954, infatti, il Senato americano, a maggioranza democratica, decise di censurare gli atteggiamenti aggressivi del senatore del Wisconsin e di condannarlo per "condotta contraria alle tradizioni del Senato". In 165 anni era la terza volta che una parte del Congresso degli Stati Uniti sanzionava un suo membro.
Perso il seggio e, quel che più conta per un personaggio del genere, compromesso l'onore politico, Joseph McCarthy non riuscì più a riprendersi.
Si diede all'alcol e venne ricoverato più volte in ospedale. Morì il 2 maggio 1957 a Bethesda.

di Alessandro Frigerio - da www.cronologia.it

L'autore, sul sito cronologia consiglia anche di buttare l'occhio sulla bibliografia che gli ha permesso di riassumere e redare il lavoro sul maccartismo. Ecco le principali fonti di dati e ispirazione:
Rapporto sul macartismo, di G. Macera, Guanda, 1955
* Caccia alle streghe a Hollywood, di M. Guidorizzo, Cierse, 2001
* L'America a destra: politica e cultura negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale a oggi, di G. Mammarella, Ponte alle Grazie, 1995
* Gli Stati Uniti nel secoloXX: tra leadership e guerra fredda, di O. Barè, Marzorati, 1987

Grazia a www.cronologia.it




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11 agosto 2005

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)"
Antoine De Saint-Exupery - Il Piccolo Principe




Semplicemente, il più gran libro per bambini di sempre. E forse è il più utile fra i tanti che un adulto può avere a disposizione. Questo libro mi fa sognare, di piombare improvvisamente in un'altra realtà. E mi ha reso in grado di capire che l'espressione "i bambini sono la voce della verità, a causa della loro tenera ingenuità" non è un luogo comune. Mi sono fatto un grande esame di conoscenza, come mente, corpo: come uomo.
Consiglio a tutti di leggerlo, soprattutto ai grandi. Spero di aver reso un piccolo ma degno contributo alla causa di un libro che De Saint-Exupery scrisse con cuore e pugno da bambino.




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11 agosto 2005

Quello che i liberisti americani osano dire

Gli americani della S&P, che si occupano di essere il termometro dei governi dei vari paesi, e pubblicano periodicamente delle note e giudizi sullo stato di un'economia nazionale e sul tipo di politica che un governo affronta, ha recentemente messo in chiaro il fallimento del governo Berlusconi. Eppure, quando l'uomo di/da/padrone di Arcora aveva vinto le elezioni, i rappresentanti politici e produttivi dello sfrenato capitalismo a stelle e strisce, da buoni liberisti qualunque, ci avevano informato che l'Italia sarebbe presto stata una terra di pascià.
Ora, è come se il tifoso di una squadra, ma spettatore nettamente di parte, dicesse che la squadra "
ha fallito e fatto schifo". Ti fa pensare. Se il termometro che ha riconosciuto la febbre è quello dei "cugini" della Cdl, fa ancora più impressione. Tuttavia gli americani in questione hanno sollevato un altro problema: che neanche con la vittoria eventuale dell'Unione alle prossime politiche si avrà un miglioramento. Parafrasando i loro messaggi cifrati, la presenza di forze di ispirazione ambientalista o comunista all'interno della coalizione renderebbe inefficace qualsiasi tentativo di risanamento dell'economia. Sono ora necessari due commenti su questo dilemma:
1 - ma c'era bisogno di tanto scalpore per dire che in cinque anni l'Italia (mai stata una paperopoli) con questa destra è ferma, bloccata e tossicamente danneggiata? Si mettano in coda, i signori della Standard and Poor's: sono i milionesimi a dirlo. Ormai lo sanno anche i nostri neonati. Anche quelli che nascono in case forzitaliote. Capirai.
2 - e chi dice che la decisione di
Prodi (o di chi comunque vincerà le Primarie) debba essere dettata da qualche americano con voglia di favorire un sistema, quello del capitalismo liberista, che fa acqua da tutte le parti (il no alla costituzione europea a Parigi e Amsterdam ne è la prova)? Bene fa il direttore Sansonetti (Liberazione di oggi) a ripetere per l'ennesima volta che il termometro cui rivolgersi quando governerà l'Unione sarà la gente, il suo portafoglio, il riuscire o meno ad arrivare a fine mese, i sindacati che difendono i diritti dei lavoratori. E lo stesso direttore, altrettando legittimamente, ammette che bisogna pure collaborare con i privati.
Ma ci uniamo a lui, al sindacalista Cremaschi e anche al timido diessino
Bersani: dev'essere la politica a dettare le scelte economiche e produttive, sociali. Il taglio al sociale che consiglia S&P non fa per l'Italia, dove invece abbiamo una delle più profonde e radicate evasioni fiscali della terra.
3 -
la Margherita che vuol fare? Vuole stare al centro, a destra o a sinistra? I Dl fatti hanno detto che "effettivamente" gli americani potrebbero aver ragione, data la presenza dei comunisti per la coalizione.
Come tutti sanno, il tribunale che deciderà chi è buono e chi è cattivo (scusate i termini) saranno i giornali, la gente, la scuola. Tutto insomma. Che poi diventa storia.
L'invito ai leader dell'Unione è prendere per buone le critiche al governo in corso, che non è neanche di destra, o vera destra: è un mix fra ex democristiani con processi alle spalle, stallieri di Arcore etc. Ma che non vengano a cercare il programma liberista perchè: ha fallito, e i tagli alla spesa sociale sono deleteri. Molto meglio puntare su altri governi. E per dirla alla Sansonetti (mi ripeto): lasciamo alla politica il suo primato.




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11 agosto 2005

Quello che i fascisti fecero a Emilio Lussu...

Il teatro della scena, fu la piazza della Parrocchia, tra la casa del Cavalier Giovanni Agostino Piga e la sede del circolo culturale, in quel periodo sede dei fascisti.
Emilio Lussu, era un deputato dell'opposizione
, eletto nelle elezioni del 1921 in un contesto politico caratterizzato dall'ascesa al fascismo. Più volte si attentò alla sua  vita. Era la vigilia di Natale del 1922, quando i fascisti seppero del suo rientro ad Armungia (il suo Paese natale). Sbarcato a Olbia e diretto a Cagliari, fu avvertito da un amico sul fatto che le camicie nere lo attendevano nella stazione del capoluogo. Fu così che deviò a Senorbì. Nel paese la notizia arrivò ai fascisti e convinti com'erano a dargli una lezione, avevano preparato un litro d'olio di ricino.
Il racconto prosegue dalle sue stesse parole, così come riportate sul libro "Marcia su Roma e dintorni"…
(…) Senorbì è un piccolo centro agricolo, gli abitanti prevalentemente contadini erano stati fin da allora avversi al fascismo…   Il mio amico era l'esponente dell'opposizione. Egli era stato mio compagno all'università e alla guerra. Eravamo legati da una grande amicizia reciproca. (…) Seppi subito che nel paese vi era molto fermento perché in quei giorni si era costituita una regolare organizzazione fascista con elementi venuti da Cagliari e con parenti di alcuni agrari locali. Mente parlavo entrano due suoi fratelli, (…) uno disse che i fascisti avevano intercettato il mio telegramma, che sapevano quindi della mia presenza e che cominciavano ad adunarsi nella piazza principale con intenzioni ostili. (…) All'improvviso due colpi furono battuti al grande portone della casa. Un familiare aprì. Apparve un fascista, armato di pistola e pugnale che con espressione di commando disse:"5 minuti di tempo, o ci consegnate il deputato o noi attacchiamo la casa". "bandito" gli rispose il padrone di casa e il portone fu rinchiuso. Nella piazza intanto si era radunata in buon numero di camerati, provenienti anche da paesi vicini, (…) all'interno della casa ci si preparava al combattimento radunando tutte le armi disponibili, non molte in verità e facendo appello al coraggio, questo grandissimo. La folla della piazza si dirige verso la casa che viene totalmente accerchiata di armati. Urla di morte venivano lanciati, (…) i cinque minuti dell'ultimatum erano abbondantemente passati, (…) ma io non potevo sopportare che una famiglia rimanesse in permanente stato d'assedio. Io avevo in tasca la pistola. Senza che i miei amici avessero il tempo di opporsi mi slanciai verso il portone. Lo aprii e mi trovai in mezzo ai fascisti. (…) Chiesi cosa volessero; il capo di quei fascisti era un ex ufficiale che aveva prestato servizio nella mia compagnia; era diventato fascista da poco. "E' lei che comanda la banda?" chiesi. Mi rispose imbarazzato dicendomi che era necessario che mi recassi al club vicino dove ero atteso. Egli mi precedette e passammo tra due file di fascisti e di curiosi accorsi. (…) Vi giungemmo in pochi minuti; l'ufficiale mi lasciò solo e io cominciai una conversazione coi più vicini. Erano questi contadini del paese. "Che cosa volete?" domandai. "Vogliamo Nizza e Savoia e la Dalmazia, la vittoria è stata una truffa" mi rispose un giovanotto. "E prendetevele dunque" risposi, "io non ve lo impedisco".(…) Ma l'ufficiale e di ritorno e mi pregò di seguirlo nel salone dove mi attendeva il notaio del paese che mi presentò in un foglio di carta bollata una formula in cui  sconfessavo il mio  passato politico e riconoscevo nel fascismo il solo partito capace di salvare l'Italia. Avrei dovuto firmarlo. "Questo è un documento che non mi riguarda" dissi all'ufficiale. "Non vuole firmare" gridò lui rivolto ai suoi. "A noi" risposero loro levando in alto manganelli e pistole. (…) Due mi appoggiarono le canne delle pistole sul petto. Io ero armato, ma che serve un'arma in queste circostanze?… fu questo il momento in cui i fascisti tentarono di fargli ingerire l'olio di ricino.
Qui termina il racconto di Lussu ma è possibile completare la storia grazie ai ricordi di altre persone presenti.
Egli ebbe allora un gesto geniale che gli permise di fuggire. "Poiché è un assassinio quello che volete commettere" disse "ecco la mia pistola di guerra, risparmiatevi la spesa della cartuccia". "Chi di voi ha meno scrupoli, spari" e posò la pistola sul tavolino davanti a sé. Nessuno però si mosse; avevano previsto solo l'umiliazione dell'olio di ricino, e non la sua morte. "Ebbene" disse "allora lasciatemi uscire" . I fascisti più vicini si scostarono e mentre si apprestava ad uscire un gridòù: "a morte!!" Fu a questo punto che arrivò la salvezza. Sopraggiunse  infatti un'auto dalla quale scese un giovane ( il rappresentante dei mutilati di guerra sardi), che capita subito la situazione andò incontro a Lussu e all'ufficiale stringendoli in un caloroso abbraccio, poi parlò della guerra e della vittoria. Sempre parlando,  prese Lussu per un braccio e lo accompagnò sull'auto; nessuno pensò a trattenerlo, montarono sulla macchina e fuggirono via.

da http://web.tiscali.it/Senorbi2000/page17.html




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11 agosto 2005

La grande purga anticomunista degli USA (1-continua)

La grande purga anticomunista degli USA degli anni 50. Così potrebbe essere riassunta la storia del fenomeno che appunto in quegli anni esplose e raggiunse livelli di paranoia negli Stati Uniti d'America. A tal proposito, al fine di avere a disposizione una sicuramente ben documentata fonte, pubblichiamo il brano in proposito tratto dal sito cronologia (il cui link è fra l'altro nell'elenco alla destra del blog).

Maccartismo è termine dell'uso politico statunitense, e sta a indicare un atteggiamento di anticomunismo assoluto che si concreta in una visione politica manichea e in una vera e propria persecuzione di uomini e istituzioni dichiarati antiamericani in quanto 'comunisti'. Storicamente rappresenta il culmine della Guerra Fredda nella politica interna degli Stati Uniti e coincide con gli anni 1950-54 in cui si consuma la parabola del senatore repubblicano del Wisconsin Joseph McCarthy (1907-57). È il momento di più esasperato anticomunismo del secondo dopoguerra, che dà luogo a una serie di 'purghe' politiche a ogni livello e in ogni campo - ma soprattutto in quello intellettuale -, in un clima da caccia alle streghe più intenso della sia pur durissima lotta al comunismo di altri periodi".

Così recitano i manuali di storia
a proposito di uno dei periodi più bui della storia americana dello scorso secolo.

La storia del maccartismo coincide però anche con lo spazio di tempo immediatamente successivo alla vittoria della rivoluzione cinese e allo scoppio della prima atomica sovietica, si combina con l'apice del consenso all'idea comunista dopo la vittoria sul nazifascismo e si sovrappone agli stessi anni della guerra di Corea. Per capire la deriva antiliberale maccartista occorre tenere a mente questi dati di fatto, sui quali andò ad innestarsi la storia recente del comunismo americano e la percezione di una sua presenza occulta nella società.

Negli Stati Uniti, patria di una concezione molto forte di libertà e di libera impresa, il comunismo non aveva mai avuto una tradizione radicata. Una maggiore presa ideologica si era avuta a partire dagli anni Trenta ma, più che nei termini di un sistema dottrinario rigorosamente marxista, come manifestazione di un liberalismo democratico e genericamente radicale.

La Depressione prima e il New Deal roosveltiano (1933-1938) subito dopo, avevano posto le basi per una concezione interventista dello stato nelle questioni economiche: lo stato doveva partecipare alla vita sociale introducendo correttivi strutturali nel sistema economico finanziario, al fine di rompere le grandi concentrazioni monopolistiche e per riequilibrare la distribuzione della ricchezza. Pesanti interventi statali in opere pubbliche, crescente influenza del movimenti sindacali e una politica a tutela di disoccupati, giovani e meno abbienti erano gli ingredienti e i correttivi del New Deal.
Fu sulla scia di questi grandi temi che anche negli Usa si sviluppò un partito di ispirazione comunista - composto da poche decine di migliaia di membri - che fece breccia quasi esclusivamente negli ambienti sindacali e tra gruppi di intellettuali newyorkesi.

Con lo scoppio della guerra e il patto tedesco-sovietico, il Partito comunista americano si appiattì, come tutti i partiti fratelli, sulle posizioni di attesa del Comintern, stemperando il proprio antifascismo nel nome dell'alleanza tra Hitler e Stalin.

Solo con l'attacco nazista all'Urss, nel giugno del 1941, passò a sostenere fermamente l'intervento in guerra degli Stati Uniti, chiedendo a gran voce l'apertura di un secondo fronte in Europa. Negli anni della guerra, i repubblicani rimprovereranno spesso ai democratici la stretta alleanza con i sindacalisti e con i 'rossi', considerati alla stregua di un'ala sinistra del partito di Roosvelt.
Terminato il conflitto, mentre in Europa occidentale (in Italia e Francia soprattutto) il comunismo si presenta ormai come un'organizzazione di massa, perfettamente ramificata e in grado di competere per la conquista del governo nelle prime elezioni libere, il comunismo americano continua ad essere sostanzialmente un movimento d'èlite, cementato dall'antifascismo, da un generico libertarismo radicale e dal mito allora allo zenit del comunismo sovietico. I suoi membri, comunque, non superavano numericamente la soglia dei cinquantamila.

Ma il repentino scoppio della guerra fredda, tra il 1946 e il 1947, si rivela un disastro per il piccolo partito di ispirazione marxista. I consensi calano rapidamente. Mentre in Europa un generico sentimento filosovietico continuerà a sopravvivere fino alla fine del decennio successivo, negli Stati Uniti la guerra fredda comporta un totale e imponente ribaltamento antisovietico dell'opinione pubblica, che nel giro di poco tempo porterà a una di quelle crisi di intolleranza e di sospetto così tipiche del populismo americano.

L'equiparazione tra Hitler e Stalin, che tra gli americani aveva già preso piede negli anni Trenta tornò d'attualità. Finita la parentesi della lotta antinazista l'Urss riprese ad incarnare nell'immaginario collettivo l'impero del male. La progressiva rottura tra Usa e Urss segnò anche la rottura tra il comunismo americano e la sinistra democratica, con la quale i rapporti fino ad allora erano stati molto stretti. Una rottura che si consumò a livello internazionale anche tra partiti 'fratelli': Stalin, tramite il partito comunista francese, pronuncerà una condanna senza appello nei confronti dei comunisti americani, colpevoli di eccessiva accondiscendenza verso il roosveltismo e di scarsa capacità di impostare una efficace lotta di classe.

Tuttavia, nonostante le difficoltà e gli scarsi consensi elettorali (nel corso delle presidenziali del 1948 il candidato della sinistra progressista e comunista, Henry Wallace, già vicepresidente degli Stati Uniti all'epoca di Roosvelt, raccoglie poco più di un milione di voti), l'influenza del comunismo americano a livello di opinione pubblica sembra aumentare. Ma più che di un dato di fatto oggettivo, si tratta di una psicosi generata dall'assai più consistente crescita del fenomeno comunista nell'Europa libera e in quella ormai soggiogata all'ex alleato sovietico. Tanto basta a far sì che il pericolo comunista appaia sulla scena come il nuovo nemico dopo il nazifascismo, nel nome però di una stessa minaccia alla democrazia e a tutta la nazione americana.

Bandiera Usa, elezioni americane
Come ha scritto François Furet: "Il 'fascismo rosso',
per riprendere un'espressione dell'epoca, sovrappone alla mostruosità rivelata dal nazismo sconfitto una presenza che quest'ultimo non aveva avuto. Ha al suo interno, ancora più del nazismo, persino una 'quinta colonna', pubblica e insieme clandestina. Troppo debole per dar vita a una vera politica, il minuscolo Partito comunista americano è tuttavia abbastanza forte per diventare oggetto di una 'caccia ai rossi'".

di Alessandro Frigerio

da www.cronologia.it
(1a parte, continua...)






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9 agosto 2005

Storace e l'Unità

Venerdì pomeriggio, nel corso di una concitata conferenza stampa Francesco Storace, governatore del Lazio ha detto: 1) Che quanto ha dichiarato Mario Limentani all'«Unità» su un episodio avvenuto nel'41 («Il padre di Storace mi portò nella casa del Fascio e mi picchiò...») non corrisponde al vero poichè nel '41 il padre di Storace aveva 12 anni. 2) Che in conseguenza di ciò il direttore dell'«Unità» deve dimettersi. 3) Che quindi egli, Storace, rischia la vita per colpa dell'«Unità».

Sul primo punto Storace ha diritto alle nostre scuse. Abbiamo ascoltato Mario Limentani, membro della comunità israelitica romana, detenuto nei campi di sterminio, la famiglia decimata dai nazisti, dopo che ieri mattina aveva protestato per la presenza del governatore del Lazio alle Fosse Ardeatine. Quando gli abbiamo chiesto le ragioni di questo suo atteggiamento, Limentani ha raccontato quel lontano episodio di violenza facendo il nome del padre di Storace, circostanza che poi si è rivelata infondata.

Sul secondo punto (dimissioni del direttore dell'«Unità») non tocca a Storace decidere. Però, se Storace vuole, possiamo metterci d'accordo. Il direttore dell'«Unità» è pronto a dimettersi subito se altrettanto farà il governatore del Lazio, dopo che la società Laziomatica, società al 100 per 100 controllata dalla Regione Lazio, è stata colta con le mani nel sacco nella banca dati del Campidoglio, reato per cui viene indagata dalla Procura di Roma.

Sul terzo punto («rischio la vita per colpa dell'«Unità») auguriamo naturalmente lunga vita a Storace. Tuttavia, anche se ci rendiamo conto di quanto sia difficile la sua campagna elettorale gli consigliamo di non esagerare perché è quella sua brutta frase che può rappresentare di per sé un incitamento alla violenza. Come violente e volgari sono state le parole usate dal governatore contro la nostra giornalista Luana Benini, autrice dell'intervista.

In ogni caso, poichè può essere che la tensione elettorale abbia portato la polemica un po' troppo sopra le righe invitiamo tutti a raffreddare la temperatura. Noi per la nostra parte ci impegniamo a farlo.

Antonio Padellaro - da l'Unità del 25 marzo 05




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9 agosto 2005

I giudici sono matti



Guardate questa vignetta di Staino!




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9 agosto 2005

Il barista m’ha chiesto un euro per il Corriere della Sera!

Io ero già pronto, con i soldi in cambio, a disfarmi di tutte quelle monete di piccolo taglio. Arrivavo giusto ai soliti novanta centesimi. Pensavo, che affare: novanta centesimi, venti in meno del Manifesto, dieci in meno di Unità, Giornale, Foglio, Libero, Unione Sarda…alla pari di Repubblica, Stampa e Messaggero.

Sottolineo anche che il quotidiano diretto da Mieli è l’unico, dei quattro “grandi fratelli” a non portare l’articolo davanti al proprio nome. E invece la testata più gloriosa d’Italia, alza il prezzo. Sarà anche l’unica “signore” della nostra stampa ad uscire a cifra tonda. Forse ci fa pagare il costo del restyling a colori che recentemente s’è avuto. Tutto il giornale, anche le pagine interne, sono a colori. Colorate, con prevalenza del blu, anche le tabelle e bordature nella quali sono inseriti gli articoli.

In un angolino della prima di domenica, trovi appunto:

 

Da oggi il prezzo del «Corriere della Sera», come quello di altri quotidiani, passa a 1 euro (euro 1,30 il giovedì con «Corriere della Sera magazine» e il sabato con «Io donna»). Un ritocco di 10 centesimi che avviene dopo tre anni e mezzo di prezzo invariato. Ringraziamo i lettori per il piccolo sacrificio che da oggi chiediamo”.

 

Francamente, a dir la verità, quotidianamente un euro di differenza non farà andare sul lastrico né me né tanti altri utenti. Ma a pensarci bene, per una persona che ogni giorno legge gli articoli di uomini con Stella, Franchi e Della Loggia (per citarne solo alcuni), fino a sabato mattina la spesa s’arrestava sul prezzo di 6,90 euro (dato l’obbligo di prendere anche l’inserto). Con il nuovo prezzo imposto dall’editore Rcs, ecco che si va a spendere ben 7,60 euro a settimana. In poche parole spendi di meno a comprare giornalmente l’Unità. Decisamente meno per Repubblica, Stampa e Messaggero.

Settanta centesimi di differenza a settimana, il costo di un caffè la mattina nella maggior parte dei bar. Questa è la modernità, bellezza mia.

Magari è solo l’inflazione. O magari il Corriere passa effettivamente un brutto momento, fra scalate e discese di azionisti, fra caos e coinvolgimenti finanziari, con Gazzetta che pure va benissimo nel mercato, il numero di copie di tiratura resta stabile: c’era bisogno di quell’aumento? Ma sì, magari pensano gli edicolanti, magari è più comodo così: l’euro. Monetina, cifra tonda, sempre in tasca e senza resto. Senza neanche resto in cambio per chi paga.

Chiaro, ma ricordiamoci che l’euro non è mille lire. Ottimo l’esempio, infatti, di News Settimanale che esce ogni settimana, solitamente il venerdì, proprio a quel prezzo. Mentre l’Espresso, settimanale anch’esso ma con esperienza da vendere e fama altrettanto valida, va a costare € 2,80. Una differenza così abissale che nemmeno la bravura dei vari Bocca e Scalfari può giustificare.

Prima un giornale costava in media 1500 lire. Il Corriere dello Sport Stadio addirittura 1400. Ora, al cambio, 1 € ne vale quasi 2000. Di questo passo, tanto vale leggere i giornali solo in rete: ok, anche io lo faccio, ma almeno uno - due al giorno voglio scegliere di comprarli. Chissà, allora, ad agosto del prossimo anno quanto costerà una copia del quotidiano di via Solferino. .

 

Qualcosa è cambiato, direbbe un regista americano. E’ l’inflazione baby. E’ la crisi. E’ la recessione berlusconiana.

 

CORRIERE DELLA SERA

Editore: RCS

Fondato nel 1876

Direttore: Paolo Mieli

Tiratura del 06-08-05: 838.00 copie (ridotta al polo di Roma per agitazione sindacale)

Prezzo: 1 € (giovedì e sabato € 1,30)

Migliori firme:

  • Ernesto Galli della Loggia
  • Gian Antonio Stella
  • Paolo Franchi
  • Beppe Severgnini
  • Angelo Panebianco
  • Enzo Biagi
  • Barbara Palombelli
  • Francesco Verderame


Il direttore del Corriere Mieli




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9 agosto 2005

Chi cerca il regime mediatico lo trova

E’ vero che il regime c’è ma non si vede, come dice Furio Colombo su l’Unità di domenica, o che “non ho mai parlato di regime”, come sostiene invece il segretario Bertinotti? Resta il fatto che se uno pensa che ci sia il regime, lo dice. Ma se ci fosse realmente, non potrebbe dirlo.

Perché ci sarebbero subito le guardie alla porta di casa pronto a sequestrarlo. Ma questo non è un regime totalitario, ma uno moderno, che esige e trova un controllo pressoché totale degli organi di stampa (e non) televisivi. E ci ritroviamo con le solite persone a continuare a piangere la scomparsa dal video di Biagi e Santoro, e nessuno si ricorda di Massimo Fini, ottimo artista che la Rai offuscò, pur essendo già pronto il suo filmato, per ragioni mai specificate. O almeno non totalmente. Poi si venne a scoprire che tale Fini (non Gianfranco, ndr) è ebreo. E qualcuno ha pensato male.

E si disse, da parte della destra: ma come antisemitismo! Era per altri motivi, il fatto che sia ebreo è solo una coincidenza.

Ma non ricordate più quando Mimun (attuale illuminato a luci spente direttore del Tg1) dirigeva il Tg2 e Montanelli lo criticò con una vignetta? Era il 1994 e tutti là a dare all’Indro nazionale del “fascista”, “razzista antisemita”. Proprio strano sto diavolo di paese.

E mentre a Silvio non pare vero che i magistrati abbiano potuto usare delle intercettazioni (e se ne è accorto solo quando s’è scoperto il suo nome dentro questi intrighi?), se la prende anche con i giornali. Con qualche giornale. Mettiamo in corsivo e in maiuscolo questa ultima frase e scopriamo chi per primo ha fatto quelle intercettazioni. Appunto, Il Giornale. Strani casi della vita vero?

Se Silvio intende, in buona fede, evitare che le intercettazioni siano pubblicate, violando il segreto istruttorio dei magistrati e dunque ostacolandone le indagine, ben venga questa improvvisa doccia fredda con l’acqua della sua sapienza.

Ma se lo stesso Silvio intende , in meno buona fede, colpire ancora una volta i magistrati “rossi” e “sporchi comunisti” colpevoli ancora una volta di aver tirato fuori il suo nome dalle intercettazioni, venga un po’ meno bene.

Bisogna saper distinguere i due casi. E se i magistrati sono stati indeboliti dalla riforma assurda approvata a Camera e Senato a colpi di maggioranza, siamo davvero alla frutta.

 

Dopo questi fatti, e dopo che Silvio nega ancora una volta che qualcuno è stato trattato male perché di sinistra in Rai come nel resto della TV, abbiamo di fronte la scena del bambino sporco di cioccolata in tutto il viso che nega alla madre di aver mangiato quel barattolo di nutella che prima c’era e ora sul tavolo esiste ancora. Carissimi di sempre: il Regime mediatico è fine ma c’è. Leggete i libri di Marco Travaglio per rendervene conto.

 

Ne scoprirete della belle.


Furio Colombo, editorialista de l'Unità




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9 agosto 2005

L'Italia sta morendo

L'Italia ha il conto in rosso.
Ovvero, sta colando a picco, economicamente. Ed evidentemente sempre più a livello internazionale. Come immagine. Non sono patriota, ma se l'immagine dell'Italia è così ridicola, mi preoccupo, perchè vuol proprio dire che il Cavaliere ci ha fatti passare dalla padella alla brace. Non che con il governo Amato si fosse stati da pascià, ma sicuramente nessuno avrebbe immaginato per il paese una deriva così: e con l'Italia che lacrima e sgorga sangue, Berlusconi sceglie di continuare la sua tradizione di governo: non si dimette, non ha nessuna dignità, e non s'interrompe nel farsi le leggi ad personam, vedi salva-previti, vedi la riforma castelliana della Giustiza.
Pubblichiamo un articolo tratto dalle news del sito de l'Unità: un ritratto del paese davvero imbarazzante, ma che ci deve far pensare.

L’ultima mazzata alla credibilità del nostro sistema arriva dall’agenzia di rating Standard and Poor's, che ha rivisto da “stabili” a “negative” le prospettive della valutazione dell'Italia. Significa che se si continua così nel giro di 18 mesi, senza una strategia di abbassamento del debito, una riduzione del rating è inevitabile. Le cause: debito pubblico alle stelle, governo troppo ottimista sul risanamento, instabilità politica. Siniscalco: «colpa della politica». Le previsioni «riguardano il futuro», quasi presagisca un imminente cambio di governo.


la vignetta di Staino su l'Unità di oggi




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9 agosto 2005

Cosi si può negare il regime mediatico

Anche oggi ascolto Radio Radicale. Mamma mia credo che stavolta mi arrenderò. Lucia Annunziata, epurata o comunque emarginata dalla Rai ai suoi tempi, già di recente aveva detto che in fondo questo non è "regime e bisogna guardare queste valutazioni nel lungo periodo"...

Più lungo di quattro anni, vorrei chiederle. Già se la prese parecchio con lei l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo, nell'editoriale domenicale, al solito lunghissimo, ma davvero forte e sincero. Duro contro una sua "amica e collega" che non può voltar le spalle proprio ora, a coloro che denunciano il regime. Già il fatto che Liguori, Rossella e altri avessero fatto parte delle file comuniste e socialiste e poi si siano convertiti al Berlusconismo, deve far riflettere. Un film e un libro si chiamano "l'odore dei soldi", e questo potrebbe bastare a capire come mai l'intellettualità italiana pian piano segua e si appoggi a questa strampalata destra. Per fortuna i giornali di sinistra sono i più letti, menti come Biagi e Colombo ancora oggi, a più di settanta/ottantanni, ci attirano e si fanno leggere, apprezzare.

L'idea di regime la chiarisce Giorgio Bocca, a mio avviso il più grande giornalista vivente (dopo la morte di Indro), all'inizio del suo ultimo libro, l'Italia l'è malada. Vi sfido a leggerlo e dirmi, dopo le sue esposizioni e lamentele, e prove dell'esistenza di un regime mediatico, che Furio Colombo si sia sbagliato. Impossibile. Davvero, Bruno Vespa, Giorgio Masotti e sicuramente taccio perchè avrei bisogno di venti blog per continuare l'elenco: cali d'ascolto, vedi i confronti con i tempi di Biagi e Santoro, ma va bene così. Perchè poi Mediaset, sia grazie ai cali di qualità e le censure in Rai sia grazie alla legge Gasparri (che Feltri stesso disse essere "filomediaset") sta guadagnando alla grande. Sta guadagnando tutto,di gran lunga.

E cosa ci combina Lucia Annunziata, ricordo anch'ella vittima del regime due anni orsono? Scrive su La Stampa (ma confidiamo sulla saggezza del nuovo direttore Anselmi) che in fondo la parola regime è esagerata. L'ha detto anche Bertinotti: e qua il segretario del PRC sbaglia di grosso!

Il regime c'è eccome. Basta guardare la TV! E la Annunziata, mi riallaccio alla trasmissione di Radio Radicale (la presentazione di un libro di Andrea Romano), va a dire davanti ad una platea forse un po' troppo annoiata (visti i tempi lenti della cosa, parla anche Amato!) che in Inghilterra "non è cosa da tutti i giorni sentir palare male di Blair dai media inglesi". Come? Come come come?

Forse ho capito male, perchè io l'Indipendent l'ho letto più volte, e addirittura una volta titolò: "un governo (quello di Blair, ndr) alla bugia: sei ragioni inequivocabili per le quali questa guerra è illegale". E viene a dire che in GB nessuno parla male del Prime Minister?

Chissà dove vive, anche Amato sta dicendo varie idiozie, ma va bene così...tanto a parte gli ascoltatori di Radio Radicale, nessuno li starà ascoltando...




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8 agosto 2005

Muore l'inglese che lasciò la poltrona in protesta per la guerra d'Iraq

E' deceduto ieri, a seguito di un collasso, l'ex ministro degli Esteri del Governo britannico, Robin Cook. E' stato colto da un malore mentre stava camminando con la moglie Gaynor sul monte Ben Stack, nella Scozia nordoccidentale. 59 anni, è stato ministro degli Esteri dal 1997 e 2001 e poi Leader of the House of Commons, fino al 2003, anno in cui lasciò il governo per protesta contro la decisione di Blair di partecipare alla guerra in Iraq.

Il suo successore al ministero degli Esteri, Jack Straw, ha definito Cook "il più grande parlamentare della sua generazione". Anche il primo ministro britannico Tony Blair lo ha elogiato come un peso massimo della politica, nonostante i loro scontri sulla decisione di appoggiare gli Stati Uniti in Iraq.
La notizia della morte di Cook "è stata ricevuta con immensa tristezza, non solo in Gran Bretagna ma in molte parti del mondo", ha detto Blair. E ancora: "Robin Cook è stato un uomo dal talento straordinario, incisivo nel dibattito e di incredibile capacità".

"Rimpiangeremo il suo impegno e la sua generosità - ha invece dichiarato il segretario della Quercia Piero Fassino - nei Ds c'è dolore e rimpianto per la perdita di un amico, di un compagno generoso, di un uomo di governo autorevole".

dalle news dei Democratici di Sinistra

Pubblico questo articoletto dal sito del partito retto da Fassino e D'Alema, un po' mieloso nei confronti di Blair, ma elogiante la protesta contro la guerra d'Iraq di questo che, morto poco fa, resta un personaggio di buono spessore politico.




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8 agosto 2005

Le fantasie burlesche che la destra ispira

Avvertenza: questo articolo è frutto della fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti reali è però puramente voluto.
Oggetto: primarie del centrodestra, un mese dopo quelle tenute dall’ Unione.
Protagonisti: Gianni Letta ( Forza Italia );Gianfranco Fini (Alleanza nazionale); Pierferdinando Casini( Udc ); Umberto Bossi ( Lega nord ).
Uno:piazza del Duomo, Milano.
Gianni Letta conclude la campagna elettorale nella più importante piazza del nord Italia, nella città simbolo dei mercati e della operosità italiana. Il sottosegretario Letta è accompagnato dal premier Berlusconi, che confida di voler correre per la carica di presidente della Repubblica.
Letta rivendica i risultati del governo di centrodestra e afferma di voler continuare sulla stessa falsariga.
Il tono del comizio è sobrio. Nessuna promessa particolare, ma affidabilità e concretezza.
Due:piazza del Plebiscito, Napoli.
Gianfranco Fini è in arrivo da Catania. A Napoli la piazza è piena. Il vicepremier attacca la sinistra e rilancia: solo una destra moderna e liberale può dare nuovo smalto all’ Italia.
Fini conferma l’ amicizia con gli Stati Uniti e dice: andremo via dall’ Iraq quando quel paese sarà veramente pacificato. E conclude:ringrazio Berlusconi ma è ora di cambiare registro e io ho tutte le carte in regola per fare il salto di qualità.
Tre: piazza del Popolo, Roma.
Per il comizio conclusivo Casini ha scelto una piazza importante della capitale. Molti vecchi democristiani si affacciano durante il discorso del presidente della Camera. Casini spiega che la società italiana ha bisogno di profondi valori cattolici per governare la modernità e promette un patto con imprese e sindacati. Siamo noi il vero cambiamento, urla.
Quattro:Varese, una piazza qualsiasi.
Umberto Bossi è debilitato dalla lunga malattia ma il comizio attira migliaia di supporter in camicia verde. Bossi tuona contro la società multirazziale: non vogliamo arabi in mezzo alle palle!
Il leader leghista attacca Roma e il Palazzo: ci hanno impedito in ogni modo di governare, ma noi teniamo duro. Al termine Bossi è stremato ma dice : sarò io la sorpresa nelle primarie della Cdl, prenderò anche molti voti da destra.
Fantapolitica? Chissà. Queste sarebbero primarie serie, avvincenti. Degne di un paese moderno che fa del confronto il sale della propria politica.
Invece il centrodestra italiano osserva le mini-primarie dell’ Unione. Certo: non scenderanno in campo Rutelli, D’Alema o Veltroni ma sono pur sempre una novità.
Casini e compagni lasciano che il dibattito galleggi sui giornali.
Le piazze restano vuote.

Bruno Murgia - dal Giornale di Sardegna (grazie al blog www.brunomurgia.it)


(immagine da sardinews)




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8 agosto 2005

250 letture nel blog

Sono contento di aver già avuto 250 letture sul blog. Spero che la cosa non voglia dire 250 lettori. Perchè sì sarebbe bello se già un quarto di migliaio di persone mi avessero letto, ma se la matematica non è un'opinione, la cosa vorrebbe dire che ognuno l'ha letto solo una volta. E magari di sfuggita.
Spero di non essere sembrato troppo fazioso, nei miei articoli. E' solo che ovviamente, essere super-partes è impossibile. Ma si prova a fare il meglio che si può. Leggendo e scorrendo gli altri blogs ne trovo alcuni ben più avanti di me in fatto di qualità e visite, ma sono contento così: spero che il blog piaccia, e che le prossime mi scritture siano lette.
Per arrivare il prima possibile alle trecento visite. Adoro i numeri tondi.
Per qualsiasi consiglio, suggerimento, anche critica (sono quelle più utili alla fine),
dejan7bodiroga@email.it oppure lasciate un commento ai pezzi.
In particolare mi ha fatto e fa piacere la discussione con certi utenti sulla laicità, francamente il tema che più mi duole presentare e cui maggiormente tengo: altrimenti non avrei chiamato il blog
iosonolaico: e ricordiamoci di dire viva la laicità, anche quando è così nascosta in Italia.

IO SONO LAICO




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8 agosto 2005

Il disegno di una bambina di undici scampata alla morte nell'aereo maledetto

La bambina, appena undici anni, non potrà più guardare negli occhi la madre. E di sicuro, quando sarà più grande, non sarà il padre a portarla in giro a fare pratica prima di prendere la patente. Maria Grazia non avrà più la possibilità di fare alcuna cosa con i suoi genitori. Questi sono morti nella caduta/ammaraggio del volo che ormai tutta Italia conosce. Diretto a Tunisi, doveva fare uno scalo all'aeroporto di Cagliari-Elmas. Invece, l'ammaraggio. La manovra più dura e difficile. Tecnicamente e fisicamente. Ma soprattutto, emotivamente. Gente che strilla, cuori che battono, bambini che piangono. Sicuramente anche Maria Grazia piangeva. Poi sono morti i genitori.
Ora tutto l'accaduto è sotto inchiesta, e anche il pilota lo è. Ma la dozzina di super esperti che i vari quotidiani hanno contattato e intervistato in questo post-disastro, hanno confermato che se 23 persone sono salve è merito suo. Per il coraggio e la freddezza. Se ne sono morte altre sedici, il pilota ha dovuto scegliere l'estrema razio. Un prezzo molto alto da pagare. Questo è il disegno di Maria Grazia, che non ha avuto il coraggio di parlare, ma che solo con il suo disegno, riproposto a colori sul sito del
Corriere, ha saputo comunicare il suo dolore, il suo pianto, la sua solitudine. La cosa non deve intenerire, o almeno non solo. Deve invece farci pensare a quanto seriamente la vita sia un bene momentaneo è prezioso. E quanto negligenza e guerra rovinino tutto. Non voglio nè dire che sia la guerra ad aver ucciso i genitori della bambina: ma è sicuramente la stessa sensazione, il sentirsi soffocare, sola come un cane abbandonato, che ha provato, prova e proverà il figlio piccolo o la bambina figli di tutte le vittime civili del conflitto irakeno.

il disegno di Maria Grazia, dal sito del Corriere della Sera




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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