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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


16 agosto 2005

La Chiesa battezza i neonati: ma è legale?

Il codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce questa assurda norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori»!

Qualora si verificasse, i genitori dello sfortunato bambino potrebbero denunciare il battezzante per violazione dell’art. 30 della Costituzione.

Ricordiamo che tale articolo stabilisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli». Attenzione, però: «istruire» non significa affatto «imporre». Insegnare ai propri figli la verità della religione cattolica non deve quindi avere come automatica conseguenza l’adesione vita natural durante alla Chiesa cattolica, così come insegnare ai propri figli il gioco degli scacchi non deve comportare l’iscrizione vita natural durante al club degli scacchi.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha inoltre stabilito che l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: difficile, a nostro avviso, rintracciare tale volontà in un bambino di pochi giorni. Infine, secondo la legge 675/96, l’appartenenza religiosa è considerata un dato sensibile, esattamente come l’appartenenza sindacale e politica, la vita sessuale e alla salute dell’individuo. Non si capisce pertanto perché, se la legge impedisce ai genitori di iscrivere i propri figli ad un sindacato, ad un partito, ad un’associazione gay, non debba conseguentemente impedire l’adesione ad una organizzazione religiosa.

da www.uaar.it

Per la laicità dello Stato
Un'attenta analisi che noi vi mostriamo ha quindi rivelato che i sospetti di tanti erano fondati: come possibile che si "battezzi" un bambino a pochi mesi (a volte giorni) dalla sua nascita? E la coscienza, la volontà? Il fatto coincide credo con un'altra caratteristica del nostro Stato (purtroppo poco) laico: l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Mi si risponderà che quello è facoltativo. Meno male.
Invece, tante volte ci sentiamo rispondere, da certa gente cattolica quando si discorre a proposito di laicità, frasi tipo "sai perchè voglio che si continui a mettere il crocifisso nelle aule scolastiche? Perchè se vado in Arabia è già così, e se mi lamento contro l'Islam mi ammazzano". Verrebbe voglia di rispondere ma sei obbligato tu a sbagliare, dato che sbagliano gli altri?
E' per questo che la sinistra, o chiunque voglia la laicità dello stato, difende spesso nelle nostre vicende l'Islam: perchè laico non vuol dire ateo. Laico vuol dire poter fare la propria scelta di vita coerente e sincera: con coscienza. E invece la questione del battesimo è la più grave: non si parte super partes, ma si impone in un certo (evidente) qual modo un credo religioso. Come se un bambino venisse iscritto, a soli due mesi dalla propria nascita, ad un partito politico. Uguale.




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16 agosto 2005

Lettera sulla Chiesa: la sua speculazione a Colonia

Caro direttore, riapre a Colonia la fiera cattolica delle indulgenze di un tempo. Ratzinger spera di continuare indisturbato ad instillare metodicamente il senso della colpa nei giovani in maniera da poter poi perdonare mediante riti secolari. Elargire indulgenze significa assolvere i peccati. Questi, dunque, devono esserci e se non ci sono bisogna inventarseli. Le ragazze ed i ragazzi devono sentirsi oppressi dai propri presunti peccati altrimenti a lui (al pontefice) tocca cambiare mestiere. L'istituzione dell'indulgenza, inoltre, non aiuta a crescere perché deresponsabiliza, dando l'illusione che gli errori eventuali si possano cancellare per magia, saltando a pie' pari l'analisi delle cause del comportamento dannoso. Si è veramente maturi, cioè salvi, quando si impara ad analizzare sé stessi. La Chiesa ha bisogno che si commettano peccati perché, senza i peccati da perdonare con le indulgenze, non ha più ragione di esistere: non ha più mercato, non ha più potere sulla piazza.

Antonio de Angelis
prete sposato
Sanremo Poggio (Im)

da Liberazione di oggi

Pubblichiamo questa interessnte lettera, dalla pagina della posta del quotidiano Liberazione. Non c'è bisogno d'aggiungere altro. Si rifletta su queste parole, pronunciate da uno che certo ateo non può definirsi: questo blog si chiama iosonolaico, avevamo il dovere di farvi sapere un punto di vista così toccante, laico.


il capo della Chiesa (foto financial times deutchland)




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16 agosto 2005

Bertinotti: compito nostro è sconfiggere i capitalisti "scalatori"

Fausto Bertinotti è il segretario di Rifondazione comunista. E questo giornale è l'organo del suo partito. Che tutti i giorni, segue, commenta, discute la "politica". Ma l'intervista non parte da qui. Perché Bertinotti, al telefono, in vacanza, esordisce con una battuta, personale forse più che politica, che rivela il suo stato d'animo. «E' tutto così deprimente. Di più: demoralizzante. Che viene voglia di non parlarne». Voglia di non parlare delle intercettazioni, dello scandalo della pubblicazione di quelle intercettazioni. Voglia di non parlare del fatto che le ultime rivelazioni tirano in ballo anche alcuni leader del centro-sinistra. Fassino, Rutelli, Marrazzo.

Allora, non si può commentare?
Io ho una difficoltà più degli altri.


Quale?
Vedi, in questi momenti vivo una contraddizione impressionante. Perché da un lato vorrei restare coerente con i discorsi fatti in questi giorni. Insomma, io credo che le intercettazioni vadano usate con molta cautela da parte dei giudici. Ed è brutto, assai brutto quando quelle intercettazioni vengono rese pubbliche. Per questo continuo a pensare che un partito come il nostro - lo credo di tutta la politica ma intanto parliamo di noi - non debba farsi coinvolgere in questo gioco.


Stavolta forse però non si può tacere del tutto, non è così?
In qualche modo sì.


Cos'è che ti ha colpito di più delle ultime rivelazioni del Corriere?
Lo smacco della politica. Sì, la cosa che ti salta subito agli occhi è che la politica è sotto schiaffo. Non sa quel che dovrebbe sapere, non agisce e via via si fa privare della sua capacità decisionale. E' demoralizzante.


Parli di politica. Ma la novità è che "sotto schiaffo" ora sembrano esserci anche partiti alleati di Rifondazione.
Calma. Credo che sia importante innanzitutto non perdere mai di vista la gerarchia degli avvenimenti. Passami un neologismo: non dobbiamo mai perdere di vista la gerarchia dei "coinvolgimenti".


Ci sono scalate e scalate, insomma?
Sì, la penso esattamente così. Perché mi pare evidente che c'è un punto che merita di essere indagato sopra gli altri. Riguarda il coinvolgimento del presidente del consiglio nell'assalto alla Rcs, ad uno dei più grandi e autorevoli quotidiani italiani.


E cosa rivelerebbe? Voglia di espandere ancora il suo dominio sui media?
Forse anche qualcosa di più. Per farla breve: credo che sia ragionevole pensare che Berlusconi già sconfitto politicamente e destinato alla sconfitta elettorale, pensi ad un suo riposizionamento, ad un riposizionamento forte, nell'economia. Suo, del suo gruppo ma anche al centro di un nuovo blocco sociale.

da Liberazione - 16-08-05




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16 agosto 2005

Fascismo, orrore: stampa legata

Il fascismo fu antidemocrazia, orrore oppure è solo colpa degli storici di parte (pare la pensino così in tanti, fra cui l'attuale classe dirigente missina e non) che la dipingono diversa e molto peggiore di quanto fosse? Porsi questa domanda è davvero inutile, dato che la risposta, quella più scontata, coincide con la corretta: fu non solo orrore, ma vergogna.
I disastri, a livello di sconvolgimento della società, sono ben noti a tutti. Qualcuno, in una conversazione recente sull'argomento, ribattè che "le piazze, quando parlava il Duce erano piene, dunque alla gente andava bene così".
Ho risposto che c'è bisogno, per un'analisi storica, di puntare molto anche sull'antiquaria, analizzare una società, realtà: l'Italia viveva in maniera ignorante, con altissime percentuali di demagogia questa poteva benissimo essere soggiogata. E' quello che fece il regime fascista. Poi, laddova questo non bastasse, comunisti, popolari, liberali e altri erano trattati di un bene mai visto: venivano loro offerte anche delle porzioni (anche larghe) di olio di ricino. Per non parlare delle leggi raziali.
Concludo citando "i volti del consenso", libro allegato all'Unità un anno fa, trattando questo di quello che è il nostro dovere: l'informare.
"il sostrato antisemita può essere circolante nelle università (nelle quali il regime aveva ormai dettato legge, ndr) può essere valutato come la cartina di tornasole dell'essenza intimamente razzista di un regime che aveva strutturalmente bisogno della lotta contro i diversi per garantire la sua sopravvivenza".
Insomma, l'invasione nei confronti di libertà, cultura, nella fattispecie vita, da parte di un regime fascista (termine sorto proprio per merito(colpa) di Mussolini e trapiantato all'estero) che era un mix fra nazionalismo, nazionalsocialismo, razzismo: per meglio dire, una sete di potere. Prima le armi, poi le menti. Prima il potere, poi le libertà.
Non diverse furono la Russia di Stalin, la Germania di Hitler, il Portogallo di Salazaar, la Spagna di Franco: lo speciale di Liberazione su Stalin intitolato "mai più" fa capire che è sempre meglio, quando il passato di una sigla o ideologia è imbarazzante, una stretta di mano e una forte parola di scuse.

Testi consigliati sull'argomento:
Marcia su Roma e dintorni - Emilio Lussu
I volti del consenso - de l'Unità, disponibile nello store del giornale diessino
Dal fascismo alla democrazia - Norberto Bobbio
A proposito di Mussolini - Dennis M. Smith (da noi recensito su Antifascismo)
Storia dell'Italia moderna - Giampiero Carocci
L'Italia in camicia nera (Storia d'Italia) - Indro Montanelli
Il secolo breve - Eric Hobsbawn




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16 agosto 2005

Luigi Pintor: il fondatore del manifesto, nell'harem dei migliori giornalisti di sempre

ROMA - E' morto oggi, nella sua casa di Roma, Luigi Pintor. Era nato a Roma il 18 settembre 1925, soffriva di un male incurabile del quale si era accorto un mese fa. Pintor, intellettuale eternamente critico con la "sua" sinistra, giornalista, fondatore e animatore del "manifesto", era stato anche deputato, aveva 78 anni. Fino all'ultimo lo ha assistito la moglie Isabella.

Pintor sfuggì alla condanna a morte durante la guerra di Liberazione, entrò nel Comitato centrale del Pci, fu condirettore de 'L'Unità. Poi, deputato dal 1968 al 1972.

Nel 1969 fu radiato dal Pci insieme al gruppo dei 'dissidenti' e fondò 'Il manifesto'. La sua storia si può definire quella di un comunista 'politicamente scorretto', prendendo in prestito il titolo del suo ultimo libro che racconta, criticandoli, gli anni del governo dell'Ulivo, dal 1996 al 2001.

Nato a Roma il 18 settembre 1925 da Giuseppe e da Adelaide Dore, Luigi Pintor trascorse la sua fanciullezza a Cagliari. Tornato a Roma, si avvicinò al movimento antifascista clandestino. Era il fratello minore dell'intellettuale antifascista Giaime Pintor, nato nel 1919, e che morì il 1 dicembre 1943 a causa dello scoppio di una mina nel tentativo di passare il fronte, lungo il Garigliano, davanti a Castelnuovo al Volturno.

Pintor partecipò alla guerra di liberazione nelle fila dei Gap. Arrestato dalla famigerata banda Koch, sfuggì alla condanna a morte. Poi venero gli anni del dopoguerra e del Pci. Pintor fu un dirigente di primo piano del partito e nel partito combatté una lunga serie di battaglie sempre da sinistra, su posizioni "ingraiane".

Fino al 1969, quando la sua critica, per il "centralismo democratico" del Pci di allora, divenne troppo pesante da sostenere.

Nel comitato centrale del Pci del 5 giugno del 1965, si registrò un fatto clamoroso al momento del voto: quattro componenti, tra cui Luigi Pintor, votarono contro la relazione che a nome della segreteria era stata svolta da Paolo Bufalini. La lotta tra la destra e la sinistra del partito si fece più aspra, mentre si manifestò per la prima volta in modo esplicito il dissenso.

Passarono quattro anni e Pintor fu di nuovo protagonista di una battaglia storica all'interno del Pci per la manifestazione e la libertà di dissenso nella vita del partito. L'8 febbraio 1969, in occasione del XII congresso del Pci a Bologna, Pintor, il più noto tra i delegati della sinistra, affiancato da Rossana Rossanda, Aldo Natoli e Massimo Caprara, pronunciò un vivace intervento in contrasto con la maggioranza del partito. Era l'inizio di una insanabile divergenza.

Fu Alessandro Natta in una storica riunione del Comitato centrale (25 novembre 1969) a chiedere e ottenere la radiazione dal Pci del gruppo del Manifesto. Con Pintor vennero cacciati dal Pci anche Aldo Natoli, Rossana Rossanda, Lucio Magri e Massimo Caprara. Li seguirono Valentino Parlato e Luciana Castellina. L'accusa? L'aver "cristallizzato" il dissenso in un piccolo movimento organizzato che aveva "osato" darsi anche un periodico: "Il manifesto", appunto. Un'accusa che oggi suona quasi ridicola ma che, allora, traumatizzò e divise larghi strati del Pci. Poi, il "manifesto" come partito durò relativamente poco. Nel 1987, dopo molte battaglie, rientrò di fatto nella sinistra indipendente. Come giornale, "Il manifesto" (per la prima volta in edicola il 28 aprile 1971) vive e combatte anche oggi la sua battaglia di "coscienza critica" della sinistra italiana. Pintor ne è stato il primo direttore e lo ha condotto in diverse altre occasioni alternandosi con altri membri del collettivo redazionale.

Pur non essendo uno scrittore di professione, Luigi Pintor ha sempre coltivato uno stile pungente anche negli articoli giornalistici, talvolta raffinato, e non di rado arricchito di letterarietà. E proprio nell'ultimo decennio la scrittura ha preso quasi il sopravvento nella sua attività, pubblicando diversi libri, tutti per la casa editrice Bollati Boringhieri, fondata dall'amico Giulio Bollati.

Nel 1991 ha dato alle stampe 'Servabo' in cui, utilizzando una parola di derivazione latina con il significato di conservare, ha rievocato 50 anni di vita. Nel 1998 ha pubblicato un 'romanzo' dal titolo 'La Signora Kirchgessner'; sono poi seguiti nel 2001 'Il Nespolo' e nel 2002 'Politicamente Scorretto', in cui ha riproposto cronache del quinquennio 1996-2001.

Proprio in questi giorni è uscito il suo ultimo libro: "I luoghi del delitto" in cui Pintor, nascondendosi letterariamente dietro la maschera di un archivista, affronta il tema della morte che, forse, sentiva ormai vicina. Negli ultimi anni, purtroppo, il giornalista era venuto più volte a contatto con la lacerazione della fine: soprattutto con la morte prematura di entrambi i suoi figli.

da repubblica del 17 maggio 2003




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16 agosto 2005

400 visite, iniziative del blog iosonolaico: alla ricerca della notizia perduta

In occasione del raggiungimento delle 400 visite al blog, è il caso di parlare un po' delle prossime iniziative di iosonolaico.
Nella sezione Diario, come in ogni blog de Il Cannocchiale, è possibile scorrere tutte le news. Le quali news si suddividono poi nella varie rubriche:
Corsivo, appuntamento che s'è chiamato così in ricordo di Indro Montanelli, possiamo definirlo la linea editoriale del blog. E' qua infatti che potrete leggere gli editoriali principali: come se fosse la "spalla" di un giornale quotidiano.
In News & Opinions, è facile trovare e scorrere appunto le notizie e le opinioni. Spesso tratte da fonti più che qualificate, come quotidiani o riviste, cartacee e online. Prossimamente aggiornamenti sulla vicenda Bankitalia e la questione morale. A tal proposito, ricordo la pubblicazione già avvenuta di un editoriale di Sartori sul Corriere della Sera, da noi pubblicata e citata il 13 agosto. Continueremo inoltre, sperando che susciti interesse, la ricerca online sulle vicende della guerra in Congo. Una situazione d'emergenza.
La sezione Culture and History, cultura e storia, s'occupa di ricostruire, attraverso nostri articoli o ricerche storiche effettuate da autorevoli esponenti e ricercatori, il patrimonio culturale e sociale della storia. La materia per eccellenza. Oggetto anche di pubblicazione di "opere d'arte", quali sicuramente le poesie sono considerabili. Ad esempio, i versi di Raffaele Ibba (tratti da un sito che li aveva pubblicati) sulla strage di Madrid.
Per la rubrica Lo sapevate? la descrizione è chiara oramai: sede di pubblicazione di notizie tratte dalla rete o da testi importanti, su fatti della storia che forse in troppi ignoriamo. E' anche il punto giusto dove cercare quelle notizie che nei giornali o non vengono citate o occupano una misera coppia di righe nell'ultima pagine: ma che noi consideriamo importanti, e cerchiamo di proporvi. Continuerà adesso la serie di articoli di analisi della realtà partitica italiana, della quale abbiamo già analizzato i due movimenti monarchici e due realtà neofascite: ammettete che Feltri direttore dell'organo ufficiale dei monarchici non lo immaginavate?

Le altre rubriche, Repertorio (trattati, leggi, testi e articoli "vecchi" ma attuali), Montanelli (tributo al più grande giornalista italiano di sempre), Antifascismo, Primarie e Laicità sono dalla descrizione scontata ma speriamo diventino più seguite che fino ad ora...

A quattrocento visite ricevute, s'è ritenuto opportuno fare un bilancio di questa esperienza di "bloggeraggio" e informazione: a destra del blog, sulla spalla delle foto e citazioni, trovate sempre aggiornate le ultime novità di www.blog-news.net, il portale della notizia via blog. Portale del quale prossimamente, anche iosonolaico farà parte. Ricordiamo infine l'ottima iniziativa di bloggers per le primarie (anche questo link nella zona a destra dell'home page). Per qualsiasi critica, suggerimento, consiglio e semplicemente per un saluto, commenti:  dejan7bodiroga@email.it.
Buona navigazione,
iosonolaico




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16 agosto 2005

Congo: la pace è ancora lontana

Ancora notizie poco incoraggianti sul fronte di quella che è stata definita la "Guerra mondiale africana" per il controllo dei giacimenti di diamanti, oro e coltan nella Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire).
Dopo che, nel 2002, sono stati firmati gli accordi per cercare di disarmare i ribelli continuano le violenze.

Su Warnews leggo la notizia:

Quattro soldati congolesi sono stati uccisi e almeno dieci rapiti dalle milizie hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) e dai loro alleati Mai Mai nella regione orientale del Nord Kivu. L'attacco è stato condotto mercoledì scorso, ma reso noto dalle Nazioni Unite solo in queste ore.

L'agenzia Reuters riferisce di un assalto condotto contro un accampamento situato a 50 km da Goma. I 45 soldati dell'esercito congolese presenti nel campo sono stati colti di sorpresa.

Dopo l'incursione i ribelli, che hanno deciso di portare con sè dieci ostaggi, hanno fatto perdere le loro tracce fuggendo nella fitta vegetazione del Parco Nazionale di Virunga.

Di SuperPixie
(del 14/08/2005 @
16:18:47


Congo, la pace è ancora lontana

Cartina delle suddivisioni regionali nella Repubblica del Congo.
le regioni del Congo (wikipedia)




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16 agosto 2005

La ragione democristiana

Recentemente l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, s'è pronunciato in questo modo sulla DC: "stava bene in un quel periodo storico". E' la prova questa, che dopo la caduta del Muro di Berlino la Democrazia Cristiana ha davvero cessato di esistere, perchè non c'era più ancora ragione.
Infatti, dedicato a coloro che dopo il referendum credono ancora ad una "resurrezione del vecchio grande centro cattolico", dobbiamo chiarire qualche cosetta: per cinquantanni, gli eredi di De Gasperi hanno vinto le elezioni (da soli, o sfruttando l'appoggio dei pentalleati) in funzione anticomunista. Basta sfogliare il "Popolo" dell'epoca, il giornale della DC, dove troviamo un anticomunismo viscerale. Tuttavia, tale tendenza poteva essere compresa in quell'epoca, oggi no.
Dunque, la tradizione "cristiana conservatrice" italiana che i neocon (alla Pera insomma) cercano di fare attuale, non ha mai attechito più di tanto nella nostra società. Vedi l'esito dei referendum su divorzio e aborto: pur non "mollando" la Democrazia Cristiana a livello di potere politico e consenso, gli italiani l'hanno spesso tradita, andarso verso quei diritti che si chiamano "laicità e libertà morale": peccato che, probabilmente, il direttore del Foglio Ferrara non ascoltasse l'intervista all'ex Capo dello Stato.
Per la cronaca, insieme alla mancanza di concretezza dell'anticomunismo democristiana, pensiamo a Tangentopoli, e il conto torna. Dedicato ai restauratori della Democrazia Cristiana, piccola o grande che sia.



(foto da www.uniss.it)





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14 agosto 2005

La maggioranza blinda Taormina: ora chi è politico potrà imbrogliare

Ottimo intervento dell'onorevole Fanfani contro la possibilità che, pur essendo una vicenda extrapolitica a "invocare" la necessità di difendere, con l'insindacabilità parlamentare, l'avvocato Taormina. Infatti, appare davvero difficile, se si ha un minimo di decenza, accettare che un avvocato, che pur essendo stato eletto in quanto politico, possa "usare" il suo seggio in Parlamento come "scudo" per poter raggirare la deontologia professionale: infatti, se passasse questa possiblità, avremo due categorie di avvocati: quelli immuni, e quelli normali.
Giusto che certi non debbano per forza seguire le regole e i limiti della professione? Ripeto, è una questione di decenza. Ma la maggioranza, durante il dibattito e gli aspri commenti del centrosinistra, sonnecchia: pronta, scommettiamo?, a far passare l'ennesima decisione a colpi di maggioranza?
E' ovvio, con i problemi che ha il paese, si perdono ore per il destino professionale dell'avvocato Taormina. Sinonimo della eleganza che questa maggioranza dimostra.
 Questione morale?


l'avvocato Taormina




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14 agosto 2005

Il dibattito dentro Rifondazione: primarie sì, primarie no (2a parte)

Tante volte, vedi vicenda della Costituzione Europea in Francia, un partito ha visto varie correnti al suo interno lottare su posizioni diverse ma comunemente importanti: impariamo, anche perchè votare quel partito vuole inevitabilmente dire avere più possibilità di cambiare la società.
E perchè non farlo in maggioranza? All'interno di un gruppo di partito che hanno (chi più chi meno) tutti lo stesso scopo: far dimenticare Berlusconi. Più volte il leader comunista s'è espresso su questo punto: non bisogna cambiare l'Italia, fra un anno, solamente in maniera anti-berlusconiana. Ma bisogna, aggiungo io, farlo pensando ad un programma di sinistra.
E solamente facendo entrare Rifondazione all'interno del governo post-Cdl si riuscirà ad essere un po' più zapateristi e meno blairiani. Il rischio è di accompagnare l'Italia ad un bivio: destra o sinistra. Ad oggi, senza Rifondazione, potrebbe ancora scegliere la prima opzione. Perchè rischiare?
Perchè non provare a cambiare questa alleanza, a spostare le linee di percorso verso il lato "alternativo" della politica? Si tratta di sconfiggere questo luogo comune: perchè Rifondazione entra benissimo nelle maggioranze locali, amministrative (regionali, provinciali, comunali) e nessuno (o pochi) storce il naso, mentre se si propone la cosa a livello nazionale, casca il mondo?
Basta guardare l'esempio della Sardegna, del governatore Renato Soru: chi avrebbe mai detto che un ex imprenditore avrebbe fatto una politica di sinistra? Con il PRC a "vigilare" sui lavori della maggioranza in Consiglio, sono state fatte delle scelte. Che, politicamente, giudicate voi se di sinistra o destra: la lotta contro il governo, per scacciare dall'Isola le servitù militari, le basi americane. La scelta di difendere l'ambiente con la legge salva coste...
E' questo, forse ho scritto troppo sugo in una pentola non gigantesca, che bisogna analizzare: come possibile astenersi, quando si ha la possibilità di lottare più concretamente per i propri ideali, sogni? Una buona percentuale per Bertinotti alle Primarie: spingere più a sinistra il programma dell'Unione.




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14 agosto 2005

Il dibattito dentro Rifondazione: primarie sì, primarie no (1a parte)

Il dibattito interno a Rifondazione Comunista crea un effetto: urge informare, discutere, parlarne. Trovare dei compromessi, per quanto riguarda il senso di queste primarie e della candidatura del segretario Bertinotti. Esiste infatti, e non so se la cosa sia nota o meno ai più, una parte del partito che non solo non vede di buon occhio l'alleanza con l'Unione, ma addirittura ha intenzione di astenersi alle primarie. Per protesta, contro la scelta di entrare nella prossima (eventuale) maggioranza di governo di centro-sinistra. Sul fatto che discutere di "trattino-non trattino" nel nome "centrosinistra" non serva a nulla, molti in Rifondazione concordano. Il trattino c'è, vallo a dire a Mastella che è di "sinistra". A parte quello, mollare ora Prodi vorrebbe davvero dire consegnare l'Italia nuovamente in mano a Berlusconi. Per altri cinque anni.
E credo che pure su questo si basi la riflessione di Bertinotti, che pure ha dimostrato (vedi caduta del governo Prodi) di saper farsi sentire, di non essere (anche se suona male) un "alleato passivo". Quale invece, e dispiace, sembra rivelarsi il Partito dei Comunisti Italiani, data la loro totale mancanza di disaccordo o comunque di tentativi di creare dibattito all'interno dell'alleanza.
Questo è il momento nel quale un partito è chiamato a dimostrare la propria serietà: ci si sforza tanto, all'interno della sinistra e di RC, a spiegare e cercare di dimostrare che il gruppo erede del PC togliattiano e poi bertinottiano è quello di cui Bertinotti è segretario, e poi non si dimostra, non dico maturità, neanche un briciolo di sforzo, di attività, di fatti in nome del partito.
(1-continua)




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14 agosto 2005

Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia, lo dicono gli stranieri

La credibilità di Silvio Berlusconi all'estero è stata mediamente assai bassa in questi quattro anni di governo. La vicenda di Bankitalia con il suo corredo di intercettazioni telefoniche screditanti per il governatore Antonio Fazio le sta dando un ulteriore colpo. Berlusconi non fa nulla, è l'accusa, mentre la principale istituzione italiana è nel fango e il sistema finanziario del paese è considerato inaffidabile. Ad attaccare Berlusconi non sono giornali «comunisti» ma le voci più importanti della comunità internazionale degli affari: l'Economist, il Financial Times e ieri anche il Wall Street Journal, che nel passato aveva sempre difeso il Cavaliere. Un segnale preciso per Palazzo Chigi: il cuore del sistema liberista non tollera più chi dall'interno non rispetta le regole e dunque presta il fianco al nemico.

«Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia?», si legge sul WSJ, paragonando il presidente del consiglio a Nerone, « il governo italiano non ha afferrato la serietà della situazione. Berlusconi dovrebbe fortemente perorare i cambiamenti nella Banca d'Italia. Gli investitori hanno bisogno di sapere che qualcosa cambierà». Ricordando il declassamento dell'Italia da parte di Standard&Poor's, il giornale americano sottolinea come «questo scandalo ha esposto una delle più importanti istituzioni d'Italia al ridicolo e ha minato la fiducia nel sistema finanziario italiano». Ma che fa invece Berlusconi? «Sembra essere molto più preoccupato per l'uso delle intercettazioni nelle indagini sulle banche di quello che tali indagini hanno in realtà scoperto».

Accusa che ritroviamo identica in un editoriale di ieri del Financial Times: invece di pensare a Fazio e Bankitalia, il nostro premier - scrive il giornale della City - propone una legge contro le intercettazioni, «ultimo round nel prolungato scontro di boxe di Berlusconi con la giustizia italiana», con misure che «minacciano non soltanto la giustizia ma la libertà di stampa».

Se a queste pesanti critiche si affiancano le accuse dell'Economist - che vede soltanto in Carlo Azeglio Ciampi una «speranza» affinché Fazio vada via - Berlusconi esce a pezzi da questa vicenda. O anzi non ne esce, perché le manovre speculative sulla Rcs e sul Corriere della Sera, finanziate anche attraverso le vicende dell'Antoveneta e dell'Unipol e dunque sotto la supervisione di Bankitalia, restano attaccate al presidente del consiglio nonostante le sue smentite.

Con la stampa straniera, Berlusconi del resto ha sempre patito. Quando nella primavera del 2001 vinse le elezioni, il quotidiano spagnolo El Mundo (controllato da Rcs, e ora è misteriosa battaglia su chi controllerà il controllore) pubblicava un pezzo dal titolo più feroce di qualsiasi editoriale: «Nel nuovo parlamento italiano siederanno 23 membri condannati e 11 indagati/ Fanno parte tutti del gruppo di Berlusconi, tranne uno dell'Ulivo», seguito da foto di Marcello Dell'Utri e di Cesare Previti. Business week, il settimanale economico americano, altro insospettabile, salutava così l'arrivo di Berlusconi al governo: «Può sognare di rifare l'Italia del 21esimo secolo, ma per farlo ha bisogno di visione e di leadership morale». Che per BW evidentemente non aveva.

da "Il Manifesto" - 13-08-05




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14 agosto 2005

Bertinotti: non farò il ministro, cita Mao e Nenni e "tutti"

Colloquio con Fausto Bertinotti di Marco Damilano

In caso di vittoria del centro-sinistra alle elezioni proporrà l'introduzione di nuovi ministeri. Con grande fantasia e con una pioggia di maiuscole: il ministero dei Beni Comuni, il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia, il ministero della Cultura nuova versione. Per sé, però, non chiede nulla: il candidato alle primarie Fausto Bertinotti ha già fatto sapere che non vuole fare il ministro. A meno che il segretario di Rifondazione non esca in trionfo dalla competizione con Prodi alle primarie. Lui ci crede: «Sono sicuro: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni». E rivela che tra i politici statunitensi del passato c'è un personaggio cui vorrebbe ispirarsi: il leader dei neri americani Malcolm X.
È un gioco o corre davvero per vincere?
«L'unica oscillazione che mi consento è tra il correre per vincere o il fare come se corressi per vincere».
Puntare al primo posto è una novità assoluta per lei...
«Scherza? A pochi è capitato di vincere così tanto come è successo a me. La mia generazione ha vinto quasi tutto. L'abbattimento dei manicomi, la liberazione delle donne, la partecipazione ai grandi fatti del mondo, vedere l'ultimo americano che lasciava Saigon. Per un tempo lunghissimo abbiamo toccato il cielo».
Qual è stata la vittoria più bella?
«La costruzione di un soggetto politicamente mai visto: il sindacato dei consigli. Il contropotere dei lavoratori».
Però ha un ottimo rapporto con le sconfitte. È sempre il primo a commentarle.
«L'abitudine alle vittorie consente di considerare le sconfitte come un evento assolutamente normale. È il lascito di Mao: ci sono certe sconfitte da cui puoi imparare più della vittoria. L'importante è non essere sopraffatti dalla sconfitta».
Fassino ha raccontato che nel 1975, quando il Pci conquistò il Comune di Torino, lei era molto preoccupato: «Questa vittoria ci darà un sacco di problemi», gli disse.
«E non avevo ragione, forse? Anche oggi ne sono convinto: se vincessimo solo abbattendo Berlusconi non ricaveremmo che problemi».
A chi chiederà il voto alle primarie?
«A tutti e a tutte. A partire dai soggetti resistenti. La grande mappa dei portatori di domande critiche. Ho cominciato la mia campagna nella libreria romana Amore e Psiche con lo psicanalista Massimo Fagioli. E poi ho visto un gruppo di associazioni gay, lesbiche e trans: è stato un incontro intensissimo e commovente».
I suoi sostenitori lasciano messaggi di questo tipo sul suo sito: voglio i film stranieri in lingua originale, voglio fidanzarmi con Francesca, voglio Fausto premier... Più che un programma, è il libro dei sogni.
«Ho scelto questa parola chiave della campagna, “voglio”, perché è il rovesciamento della propensione a passivizzare l'individuo. È un voglio collettivo e individuale. L'immaginazione al potere, quella cosa lì. La fantasia che anima i conflitti con la capacità di spiazzare l'avversario, come negli ultimi anni hanno fatto i disubbidienti».
In realtà sono stati loro a spiazzare lei. L'hanno accusata di utilizzare il logo di una multinazionale per i suoi foglietti gialli…
«Non è vero, sono io che ho spiazzato la multinazionale. Ho preso il loro marchio e l'ho usato per una ribellione, non per fare l'elenco della spesa, ma dei desideri. L'uso degli strumenti dell'avversario è fondamentale».
Però tra lei e i no global non c'è più il feeling di una volta…
«Uno dei nostri maggiori elementi di innovazione è la fine della pretesa del partito-guida, di esercitare l'egemonia del partito sui movimenti. L'importante è essere con i movimenti, non chiedere a loro di appoggiare le tue battaglie».
Cosa pensa della paura che gli infiltrati del centro-destra votino Bertinotti per far perdere la sinistra?
«Penso che la possano avere solo gli stupidi. È una cosa demenziale».
Però più voti prende Bertinotti più problemi avrà Prodi...
«È un'analisi che respingo alla radice. Non si può continuare a ragionare con lo schema della competizione al centro. Io dico: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni».
Ne è sicuro?
«Guardi cosa è successo in Francia: se si fosse votato in Parlamento il Trattato costituzionale europeo avrebbe preso il 90 per cento dei sì. Il voto popolare l'ha bocciato e in quel voto la sinistra è stata egemone. C'è un fatto nuovo in Europa: tutti i governi perdono, i popoli sono passati all'opposizione. C'è un conflitto inedito, che non contrappone più destra e sinistra. Il basso contro l'alto. Il popolo contro l'élite. Dobbiamo aggiornare le nostre categorie, altrimenti siamo incapaci di capire cosa sta succedendo».
E allora perché si è alleato con Prodi?
«Credo che sarebbe meglio per l'Unione avere come candidato premier un uomo o una donna di sinistra. Per garantire discontinuità non solo con il ciclo berlusconiano, ma anche con gli anni Novanta. Per essere chiari: io preferisco Bertinotti, ma va benissimo anche Prodi. La mia candidatura non è oppositiva, ma competitiva».
In questi giorni lei sta picchiando duro sui Ds. Sul caso Unipol c'è stata perfino una dichiarazione congiunta con Mastella...
«Nella crisi del capitalismo e del governo Berlusconi i fenomeni corruttori emergono in tutta la loro evidenza. Non emergono nuovi protagonisti di sviluppo. Da noi i soggetti del mercato si selezionano per cannibalismo: tu mangi me, io mangio te. L'errore di una parte della sinistra è stato non vedere il carattere degenerativo di questo cannibalismo. Con formula irriverente direi che si è pensato che nella crisi tutto ciò che si muoveva fosse buono».
È la nuova questione morale?
«Sì, ma è un problema politico. Vedo molti giudizi estetici sui nuovi arrivati: ma non è una questione di eleganza, anche quelli che sono eleganti non hanno portato sviluppo. Non siamo al derby aristocratici contro parvenu. Ai Ds manca l'analisi di classe sul perché questi fenomeni sono regressivi. Manca la bussola. Anche per questo dico: pubblico, programmazione, progetto».
Altro che Ricucci. L'Opa dell'estate è quella di Bertinotti sui voti dei Ds.
«Chi sente il desiderio di una più netta domanda di cambiamento trova in me un interlocutore privilegiato. In molti nel centro-sinistra dicono che la malattia sociale più grave è la precarietà e che dovremo porre questo tema come primo punto. Io però aggiungo: abrogare la legge 30 sul mercato del lavoro, la Bossi-Fini, la legge Moratti. Una parte importante dell'elettorato Ds converge su queste posizioni. E poi ci sono settori del sindacato, la sinistra Ds. Un'area vasta cui possiamo dare voce. È un progetto che va oltre le primarie».
Il Polo arcobaleno di cui parlano i Verdi?
«Siamo interessati a costruire una sinistra radicale sul modello dei movimenti europei di sinistra e di massa. Ma chi propone liste comuni sbaglia, come è stato nel caso della Federazione dell'Ulivo».
Quanto pensa di prendere alle primarie?
«Il 51 per cento. Sono impedito a fare una previsione più bassa».
Se vincesse lei, che ruolo darebbe a Prodi nella sua squadra?
«Ascolterei con la massima attenzione le sue proposte».
Lei ha annunciato che non entrerà al governo. Perché questo rifiuto? Un cattivo rapporto con il potere?
«È una mia scelta di vita. Non considero la collocazione al governo come il punto più alto della gerarchia politica. Sopra il governo c'è la responsabilità di dirigere un partito o un sindacato. È un'opzione personale, però. Ci saranno uomini e donne di Rifondazione nel governo».
Non le interessa dare un'occhiata alla mitica stanza dei bottoni?
«Ma neppure Pietro Nenni era così ingenuo e babbione da pensare che al governo ci fosse il potere. In una lettera a un amico scriveva che nel governo non c'è il potere, si può al massimo condizionare il potere altrui. Il governo non è il luogo privilegiato del cambiamento. Non è l'alfa e l'omega della politica. Le cose si cambiano nella società».
Qual è il ministero più importante?
«Ogni governo dovrebbe ripensare la propria struttura in base ai suoi obiettivi. Penso al ministero della Cultura. Fin qui è stato concepito come un'eccezione, dovrebbe essere un fattore di crescita civile. E poi mi piacerebbe che ci fossero nuovi ministeri».
Ha già qualche idea?
«Il ministero dei Beni Comuni, per esempio. Costruire uno spazio pubblico in cui l'accesso all'acqua sia garantito a tutti gratuitamente. Sarebbe poi ragionevole introdurre il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia».
Su quale modello. I piani quinquennali? Le partecipazioni statali?
«Cose che non esistono più. Parlo di una cosa molto più seria: dobbiamo decidere una politica pubblica che difenda o costruisca colossi nazionali. E poi mettere in campo un progetto per il Sud, un progetto per il pieno impiego...».
Nei primi cento giorni di governo: farebbe prima le unioni gay o i salari più alti?
«Respingo la domanda. Non è contraddittorio difendere i salari, eliminare i lager dei centri di accoglienza e fare i Pacs».
Le primarie sono un'invenzione degli Usa. C'è un leader americano cui si ispira?
«Malcolm X. E come suggestione, il sindacalismo militante americano, il film “Million Dollar Baby”. Ma non si possono confondere le culture con la politica. La politica europea resta molto più ricca di quella americana».

da "L'Espresso" - 12-08-05


Bertinotti al congresso PRC (foto www.petra-pau.de)




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14 agosto 2005

Grande potenza o grande democrazia? Blair è di sinistra o no?

Grande potenza o grande democrazia?

Lettera aperta agli iscritti (e a tutti gli utenti), da parte del blogger  "diariodibordo".
Condivisibili le considerazioni finali:"
Oggi abbiamo veramente poco da ridere".

AI BLOGGER PER LE PRIMARIE


Carissimi
a proposito di primarie che ne dite di fare le primarie per decidere se Blair è ancora nella sinistra?
nel merito davvero del problema, chiediamolo a Prodi, Bertinotti, Pecoraro, Mastella ecc. ecc.
Ma davvero vogliamo essere una grande potenza o l'art. 11 della costituzione va dichiarato e difeso?
oggi abbiamo davvero poco da ridere.

dai bloggers per le primarie




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14 agosto 2005

La vignetta di Staino: la questione morale e l'"aggressione ai Ds"


(da www.unita.it)

Come di consueto, proponiamo ai lettori la vignetta di Sergio Staino, dalla prima pagine dell'Unità di oggi...
L'argomento è scottante, Fassino (D'Alema) potrebbe/ro essersi scottati le mani, e la questione morale ormai non si sa più cosa sia. Che urge un serio riesame di coscienza e/o propositi nella sinistra, nell'Unione, è persino ovvio, e l'umorismo del disegnatore migliore d'Italia è un bel passo per iniziare. Direttamente "from the Left Democrats' Journal"




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14 agosto 2005

Che avevi quel giorno a Madrid: poesia

Che avevi quel giorno
a Madrid?
Magari avevi una veste bianca
o rosa o celeste
o tinta forse coi colori di Spagna
brucianti infiammati
dalla bellezza di monti ed altipiani,
che serbano anche il senno
del sangue
di tori nelle arene
e di quello sparso in altre arene
da popoli schiacciati
dai nostri inumani avi
in nome della nostra inumana
proteiforme
limpieza de sangre.

Cosa avevi quel giorno a Madrid?
Probabilmente un gioco
o avevi un libro di poesie
d’amore
o proprio un giornale di cosucce e fatterelli
di quelli fatti apposta
per far migrare l’animo nostro,
appesantito dall’usura
dell’universale vendersi alla fatica,
verso il sorriso vago
di un’innocente chiacchiera.

Ma in verità
in verità davvero
che cosa avevi
quel giorno a Madrid?
Avevi
una speranza di vita
sottile e insicura
come le speranze umane,
una veloce speranza di vita
abbacinata d’improvviso
da quello stravolto frastuono
di assassini,
che non hai udito.

Cosa hai detto quel giorno a Madrid
che noi abbiamo ascoltato
sussurrato forte
più forte
dell’urlio di sirene
più forte
dello sporco fiato di bombe?
soltanto qualche parola
riscattata
da un mercato di Bagdad
da un villaggio d’Indocina
da una capanna di jungla in Amazzonia
da un grattacielo a New York
da un aereo
in volo di morte
sopra il Giappone,
qualche breve parola soltanto
’no
more
Hiroshime’.

Poesia di Raffaele Ibba - da
comunità italiana




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14 agosto 2005

Sassi dal cavalcavia, cervelli in retrovia

E' stata la solita bravata, ci diranno.
E' stato qualche folle, di ribadiranno.
E' stata una disgrazia, ci ricorderanno.
E il solito credente
Dio se l'è voluto portare con sè
Per colpa di qualche deficente
Una donna senza marito accanto a sè
Sassi dal cavalcavia
Cervelli in retrovia


                               (anonimo)




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13 agosto 2005

Primarie: l'infamia di Di Pietro, dall'alto del suo microscopico partito

In un recente numero de "l'Espresso", abbiamo avuto occasione di leggere una strana (eufemisticamente parlando) intervista ad Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. La questione morale la rappresenta lui, avrebbe detto. Questione morale su cui, se l'ex magistrato ben ricorda, Berlinguer aveva per primo (o fra i primi) insistito. Ritorneremo su questo parallelo. L'autore dell'intervista, partendo a razzo, bombarda il leader di uno dei più piccoli partiti del nostro bipolarismo: cosa pensa di ... ? cosa ne dice di ... ?
Quando arriva, e qua Di Pietro conferma quando andava dicendo in  Tv, a chiedere di Bertinotti, ecco l'apoteosi:
"(Bertinotti) È il politico che meglio interpreta il suo progetto: rifondare lo Stato con il comunismo. Un modello vecchio, superato, che resiste solo a Cuba e nel Vietnam del Nord. Ingabbiato in un programma di sinistra occidentale è utile, se Bertinotti resta un signornò ci trasforma tutti in un cartello elettorale".
Pensiamoci un momento. Nel 2001 Rutelli (come fedelmente riporta il libro di Giovanni Floris) dice "di Rifondazione non so proprio che farmene", e accusano Bertinotti di aver preferito i propri uomini in parlamento rispetto a salvare l'Italia dall'uomo di Arcore. Poi per secoli si è continuato a ripetere che fare una coalizione con RC è impossibile. Ora, quando il leader comunista stesso ha perso venti (dico venti) voti percentuali all'ultimo congresso del partito, proprio per creare l'alleanza con Prodi, Di Pietro dice così?
Che faccia tosta, lui che alle europee aveva fatto un'alleanza con l'ultimo segratario, non certo dei liberali, ma del Partito Comunista (Occhetto).
Quello che tengo, ultima cosa ma non l'ultima, a ricordare inoltre, è che Berlinguer aveva in comune con Bertinotti non solo la prima sillaba del cognome, ma anche una questione, quella morale: vedi, innanzitutto, il radicamento all'interno di PC e (ora) PRC del movimento femminista, come del resto la questione sulla laicità (mentre Antonino caro ha lasciato "libertà di coscienza ai propri elettori per il referendum). E la lotta all'evasione fiscale? E' dai tempi del governo Prodi che il partito che fu di Cossutta insiste su questo punto.
Ok avere posizioni diverse, discutere, anche per fare delle primarie una cosa seria: ma il rispetto non si toglie a nessuno. E l'infamia pronunciata da Di Pietro in tale intervista è davvero grossa: verrebbe voglia di chiedergli: ma tu sei di destra o di sinistra?
Prendiamo infine quanto dice su Mastella:
"Mastella rappresenta la Dc di un tempo, nel bene e nel male. È il punto di riferimento della politica professionista, di chi sta da una parte e pure dall'altra. Sul piano ideologico siamo uguali, lui però è un moderato accomodante, io sono un moderato radicale".
E le frasi di Mastella (quasi, pressochè) a favore della guerra? E il fatto che la DC era quello stesso partito che Di Pietro (giustamente, e lo ringraziamo di cuore) aveva messo il luce come corrotto e marcio?
Vedi anche il commento del leader dell'Idv sui Verdi:
"I Verdi sono essenziali per il centro-sinistra, sono un'anima. A menadito, però, direi che Pecoraro ultimamente punta tutto su una sinistra massimalista, a sinistra di Castro. Bloccare le infrastrutture, bloccare l'energia significa sognare un Eden che può piacere solo ad Adamo e Eva"
Non viene in mente che forse i Verdi (che in Germania stanno con i Socialdemocratici) stanno con la sinistra radicale perchè nell'area "moderata" l'ambientalismo è ormai un opzional?



Una intervista, quella al segretario dell'Italia dei Valori, che lascia l'amaro in bocca. E che fa capire quanto sia "morale" il rispetto che costui porta verso gli alleati.
E pensare che si proclama "il portabandiera della questione morale". Andiamo bene. Se la morale la trasporta e custodisce un partito così piccolo, e così irriguardoso verso gli alleati, bisognerà davvero farne una grossa scorta e metterla nella stiva dell'Unione. Per le emergenze.




(foto da centomovimenti.com)




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13 agosto 2005

Sulla questione morale

Sappiamo da Machiavelli in poi che la politica è diversa dalla morale. Secoli dopo si è stabilito che anche l’economia è diversa dalla morale. Ma la distinzione tra etica, politica ed economia distingue tra sfere di azione, tra campi di attività. In concreto, e a monte di queste differenziazioni, esiste la singola persona umana che non è trina ma soltanto una, e che può variamente essere una persona morale, amorale o immorale.
E quando si dibatte la «questione morale» è di questo che si dibatte, è da qui che si deve partire. Le persone morali sono tali in tutto: anche in politica e anche in economia. Le persone amorali non promuovono il bene ma nemmeno si dedicano al male, anche perché sono fermate, nel malfare, da freni interiorizzati. Invece le persone immorali ridono dei cretini che credono nei valori e non sono fermate da nulla (o soltanto dal pericolo di finire in prigione). Per i primi non è vero che il fine giustifica i mezzi. Per i secondi il fine può giustificare qualche mezzo scorretto, ma non tutti. Per le persone immorali il fine di fare soldi o di conquistare potere giustifica qualsiasi mezzo: non c’è scrupolo, non c’è «coscienza » che li fermi.

Mio padre era un industriale il cui stabilimento venne distrutto dal passaggio della guerra nel 1944.
Lui si incaponì nel tentativo di ricostruirlo per non lasciare i suoi operai — circa 400, che conosceva uno per uno — sul lastrico. Quel tentativo non poteva riuscire e difatti fallì. È che mio padre era una persona perbene, e io lo rispetto per questo. Ma è di tutta evidenza che per i vari Ricucci, Gnutti e Fiorani mio padre era soltanto un fesso. E ai loro occhi lo sono sicuramente anche io, visto che anche io cerco di essere una persona perbene.
Tanto le persone perbene quanto le persone «permale » esistono sempre e ovunque. Ma la crisi dell’etica che contraddistingue il nostro tempo ne ha modificato le distribuzioni. I perbene diminuiscono, i «permali» crescono. Inoltre i perbene restano a terra, i «permali» salgono e comandano. Infine sta sempre più dilagando un intreccio perverso tra economia e politica.
E la questione morale è la denunzia di questo andazzo.

Ma perché scoppia ora? E perché la questione morale è più grave in Italia che altrove? Scoppia ora, rispondo, perché tardi è meglio che mai; e scoppia ora perché i neo-pescecani di assalto del capitalismo speculativo sono finalmente stati scoperchiati. Finora i vari Ricucci, Fiorani e Gnutti l’avevano fatta franca; ma ora sono indagati per insider trading, aggiottaggio, falso in bilancio, falso in prospetto, abuso di ufficio, e altro ancora. Aggiungi l’aggravante che su tutto questo andazzo aleggia l’ombra lunga e sempre sospetta di Berlusconi.

Il cattivo esempio e il contagio vengono da lui. Come scrive Ilvo Diamanti su Repubblica, con il berlusconismo non c’è più «scandalo che riesca a scandalizzare», ed «è dilagato un profondo disincanto. La convinzione che tutto è lecito. Basta non farsi scoprire. L’evasione fiscale... il ricorso alle relazioni informali e amicali. In ogni campo, in ogni occasione. Il senso cinico ha avvolto e logorato il senso civico». Il che ci lascia con «un Paese soffocato dal sottobosco, con la città cinica retta dalla tribù dei più furbi».
Non si potrebbe dire meglio. Il nostro è ormai un Paese sporco, molto sporco.

Sono un moralista? Sì, ma non perché faccio confusione tra etica e politica; lo sono in quanto sostengo che deve esistere una moralità politica e, alla stessa stregua, una moralità economica; e che in tutti i settori della vita associata devono esistere regole che le persone perbene rispettano. Appunto, le persone perbene.



di Giovanni Sartori - dal Corriere della Sera - 13-08-05




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13 agosto 2005

L'Italia a picco, e Berlusconi sorride

Abbiamo visto, e non stranamente: i sorrisi arcoriani di fronte alla mini-crescita del Pil, vengono presi a schiaffi di fronte al dato del debito pubblico, e soprattutto quello dell'inflazione. E dire che il "basso aumento del costo della vita" doveva essere uno dei punti forti di questo governo...
La situazione, dai media nostrani, viene presentata tuttavia solo dal punto di vista del Pil. Dopo questa minuscola (e sospetta) crescita del dato, ecco editorialisti e opinionisti (stampati/televisivi) i interrogarsi, da destra o sinistra, sulla verità di questo dato. Viene invece presentato quello dell'inflazione, a 24 ore di distanza, e se ne accorgono in pochi. E la sinistra fa poco per dare la spallata decisiva all'uomo che "s'è fatto da solo". Berlusconi dico.
Succede un po' la stessa cosa che successe dopo i ballottaggi alle amministrative di maggio, ricordate? La Cdl, sconfitta nel nord-Sardegna (tant'è che l'Unità titolò "(Berlusconi)non vince neance in Costa Smeralda) e in altre zone fondamentali. Essa invece a Catania, ed ecco che parte la "riscossa del centro-destra". Con l'Unione che, dopo la scorpacciata delle regionali, si complica la vita da sola: "Catania sarà decisiva".
Come decisiva? Hai vinto in 13 regioni un mese fa, e reputi e mostri una città (con tutto il rispetto per Catania) "decisiva"? Allora sei proprio uno che si da la zappa sui piedi. Poco furbo.
Frattanto, a Catania hanno vinto loro. Ma l'informazione "ventenniale" che si vive sotto questa maggioranza ha dato il massimo in occasione della vittoria destroide a Bolzano: ai ballottaggi, per soli sette (dico sette!) voti. E la destra, tutta riunitasi nel capoluogo di provincia del nord, ad esultare per la rincorsa. Ma come? La sinistra (centro) ha vinto 13 regioni e parecchie provincie, e l'informazione per due vittoria piccole-così della destra parla di "riscossa"?
Il bello è che dopo pochissimo, la maggioranza di Bolzano è caduta, perchè semplicemente, dato il triste e ambiguo gioco del ballottaggio, non era davvero maggioranza. Mitico proprio. Ma la stampa ne ha parlato? Dico della caduta di questo governo provinciale, amministrativo?
Ovviamente no. E mi chiedete ancora se esista o meno il regime mediatico?
E' impossibile negarlo, e il silenzio della TV di fronte alla sconfessione (seppur da prendere con le molle, importante) che S&P ha fatto di Berlusconi e soci, alla crescita dell'inflazione e al fallimento dei governi di centro-destra, ne è la prova più evidente.




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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