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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


News and Opinions


30 luglio 2005

Petruccioli "indicato" per la poltrona della RAI, ma davvero?

"Claudio Petruccioli e' stato indicato dall'assemblea totalitaria della Rai come presidente". E' quanto recita la nota dell'ANSA, l'agenzia dell'informazione in tempo (forse o quasi) reale. Dunque, il deputato dei Democratici di sinistra sarà, presumibilmente, il presidente. Come direbbe Giovanni Floris (il consiglio è di leggere il suo libro, "una cosa di sinistra", parecchio buono, un po' troppo soft), Alè.
Salvo poi che ci fermiamo a pensare a perchè, realmente, solo oggi è arrivato questo momento. Prodi che dice di non voler "prodizzare" la RAI. Berlusconi che teme che la stessa venga "sberlusconizzata". Il che va bene a tutti, nel centro sinistra. Era arrivato anche il momento dei vari nomi e discorsi per far slittare la scelta definitiva. Bene ha fatto il blog di qualche istante fa a dire "oggi no...etc"  riprendendo Gaber.
In un paese nel quale le forze politiche, con la guerra pseudo-reazionaria in corso, decine e decine di guerre civili nel mondo, l'imbargo contro Cuba e l'escalation del fenomeno (sgonfio) Ricucci che minacciano la vita civile. pensano alle poltrone Rai, ben fa Giorgio Bocca a definirsi da un ventennio l'"antitaliano" per eccellenza.
Ma vedremo. L'adesione di Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani promette qualcosa di positivo. Ottima l'esperienza dimostrata da Sandro Curzi, ex direttore de l'Unità ai tempi del PCI. Nel frattempo Sansonetti, un altro che ha fatto il passaggio dal giornale ex PC a quello di RC, aveva preso il posto di Curzi alla direzione di Liberazione.
Petruccioli, fra l'altro, era stato direttore de l'Unità, del periodo tardo berlingueriano. In tempi in cui le acque della TV sono agitatissime, speriamo sia la parola fine. Anche se, con la sfiducia e la sindrome da scettici-Bocca che ci attanaglia, "se non vedo non credo".
Ci vorrebbe Giorgio Gaber. E magari una bella borsa di pazienza.




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23 luglio 2005

Controllo su mail e saliva: se la "guerra al terrorismo" invade le anime, che ne pensano gli intellettuali dei giornali?

Dopo dieci anni, in cui gli utenti italiani ad utilizzarlo sono passato da 250 mila a 25 milioni, il servizio delle email sarà, parzialmente o quasi totalmente (voi guardate il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?) controllato, per ragioni di sicurezza.
La stampa si spacca. Ovviamente, i giornali filogovernativi non battono ciglio, anzi plaudendo il signor Pisanu, che francamente sta dando prova, da buon democristiano (uno dei loro pochi pregi), di saper stare composto durante le emergenze. Il Secolo, il giornale di AN, titola a tutta prima pagina "oggi il pacchetto sicurezza. Fini: ma non attacchiamo l'Islam, faremmo il gioco di Osama". La Lega, ahilei, ha improvvisamente (lo abbiamo appreso anche noi adesso) scoperto che i suoi alleati, dopo averle concesso lo sfascio della costituzione, il federalismo e la castelliana giustizia, non sono più così disposti a giocarsi la reputazione. Se ne è loro rimasta qualcuna. Passando a sinistra, l'Unità (organodei DS) muove critiche, seppur con timidezza, la polizia che ha sparato al sospetto terrorista, che poi non aveva nulla di pericoloso addoss. "La polizia non può sparare su ogni sospetto", tuonano gli islamici di Londra, mentre nel suo editoriale, il direttore Antonio Padellaro scrive con impressionante calma (forse troppa) ma con chiarezza (parecchia) che la sicurezza non sta nè a destra nè a sinistra, e si augura, per il bene del paese, che il governo, dopo tanti disastri, si comporti come il suo ruolo vorrebbe e che non ci siano abusi nei confronti di nessuno (non fare di tutte le erbe un fascio insomma). Sarà dovere quindi della sinistra, "se nella loro applicazione possano restringere o ledere o mettere in discussione quei diritti fondamentali universalmente riconosciuti che distinguono i sistemi democratici da tutto il resto" rifiutare questi provvedimenti, o perlomeno non condividerli. Di tutt'altro avviso, invece, sul corriere Beppe Severgnini, allievo di Montanelli che fa la spola fra il Corriere Magazine e Sky News 24, con qualche capatina sul giornale quotidiano più prestigioso d'Italia: La nostra privacy è importante; ma la nostra vita lo è di più. D'accordo, è banale: ma ogni tanto dobbiamo pur dircele, queste cose.
Scontata la preoccupazione di Manifesto e Liberazione (giornale di RC) , da sempre contro guerra, terrorismo e violazioni alla libertà o privacy della gente, mentre il tutto il resto della stampa ci sono pareri diversi e tutti giustificati, all'interno degli editoriali.
Non ci soffermiamo più a lungo sull'analisi dei perchè e per come, dato che cliccando sui link a lato si potranno leggere argomenti di personaggi ben più illustri del sottoscritto (e anche più letti, come appunto Padellaro o Severgnini), ma crediamo opportuno dire una cosa.
E' vero, ammettiamo, che dall'11 settembre in poi, avendo alzato di botto e con frenesia e paranoia il livello di allarme, gli States non hanno più subito attacchi sul proprio territorio. Ma ne hanno subito uno che ha fatto piangere ogni persono di buon senso in questo pianeta.
E' vera anche un'altra cosa. Ben più pesante ed edificante ed importante: dal ritiro delle truppe, la Spagna non ha certo dormito sonni tranquilli, ma non sono nè esposti nè minacciati come noi. Quindi, ben vengano i controlli e gli allarmi tesi per il nostro bene, ma pensiamo che ci sia una via, forse per la destra politicamente rischiosa, ma decisamente sensata, molto più semplice ed efficace: ritira le truppe e, niente controlli su email o salive analizzate, il tuo paese rischierà un bel po' meno.




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22 luglio 2005

Nell'Italia dei mille partiti, i comunisti dovrebbero unire le loro forze

Ma perché unire in un unico partito comunista i due principali già esistenti in Italia? Cercheremo di spiegare perché, anche se non ne parla nessuno neanche fra i diretti interessati, questa sarebbe la scelta più logia e astuta e politica possibile.

Andiamo ad analizzare il nostro “arco costituzionale”. Ieri, trovavamo come partiti principali quelli del Pentapartito: Democrazia Cristiana, Partito Liberale, Repubblicano, Socialdemocratico e Socialista. All’opposizione, il Partito Comunista. Quello Radicale (pur con qualche flirt con i cinque della compagnia). Fuori dall’arco costituzionale, in quanto unici a non aver votato nei lontani anni quaranta per la nostra Magna Carta, ma comunque abbastanza in Parlamento, i missini, o postfascisti dell’MSI. Gli uomini guida di questi partiti? Uomini come Fanfani, Moro, De Mita. Craxi, Saragat, Pertini. La Malfa. Giorgio Almirante. Enrico Berlinguer…

In confronto alla media europea, questi partiti erano già troppi. A pensarci bene, tuttavia, ad oggi ne vediamo parecchi di più. I democristiani, dopo la caduta del muro e quindi quando l’anticomunismo non pagava più, si sono divisi in mille tronconi. Archiviata la dolorosa e pazza esperienza di CCD, CDU  e Popolari, s’è arrivati all’attuale situazione. Nel centrodestra, l’UDC di Follini e Casini. Dall’altra parte, ma sempre vicini al centro, UDEUR e Margherita. Per non parlare poi della nuova DC, dell’altra Nuova DC (quella di Pomicino) e del nuovo gruppo popolare-cattolico di Segni, che non si collocano in alcuna coalizione. I socialisti? Ovviamente, sulla carta (Forza Italia è piena di ex craxiani), divisi in due. A destra, il Nuovo PSI, a sinistra lo SDI di Boselli. Ora parlano di Unità Socialista a sinistra. Riformisti che a volte ritornano. Fantasmi che comunque, unendosi, si mostrano più furbi degli attuali democristiani e comunisti.

I repubblicani? Idem. Divisi in due. Il partito repubblicano a destra, i repubblicani europei a sinistra. I liberali? Ufficialmente FI è un partito di liberali, ma con forti presenze cattoliche. Esiste ovviamente anche oggi un partito liberale.

I missini? Confluiti in Alleanza Nazionale e poi al governo. Ma in questo caso, si sono staccati i vari movimenti Fiamma di Pino Rauti e quello (Alternativa Sociale) di Alessandra Mussolini. Mentre decenni prima il partito monarchico era confluito nel Movimento Sociale Italiano, ora è stato rifondato. Esiste anche un Nuovo MSI.

Adesso, finalmente, vediamo i comunisti. Questi, dopo la caduta del muro e la “cosa” di Occhetto, si convertirono alla socialdemocrazia, passando da PCI a PDS. Dopodiché Cossutta non fu d’accordo e s’arrivò alla nascita, più a sinistra, di Rifondazione. Ancora dopo la scissione dello stesso Cossutta verso il suo ultimo parto: il Partito dei Comunisti italiani.

Il lettore avrà capito che, se prima i partiti erano già tanti e ora sono moltissimi, la cosa è puramente italiana. Non proprio normale. E se i socialisti creano l’unità socialista, perché non fare “l’unità comunista”?

Almeno per essere più credibili e forti, influenzare con le proprie scelte, quelle che il cuore dice essere giuste, una coalizione di centrosinistra. Perché urge distinguersi in questo mare di poltrone e partiti. E’ la questione morale di Berlinguer, crediamo, a volerlo.

Fausto e Oliviero non sarebbe ora di tornare assieme?




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22 luglio 2005

Si unisce in un partito vero ed unico la sinistra tedesca: Italia che ne diresti?

Grossa svolta nel panorama politico tedesco. A leggere questa frase, così alla leggera, chisenefrega penserete. Ma è una svolta, quella applicata nella Germania Unificata, che può indurre a riflessione, ci si augura, tutta la sinistra, diciamo, radicale italiana. Per intenderci, già chiamare PRC e PDCI “sinistra radicale” non m’è mai piaciuto. Ma sarà utile per ragionare, sull’importanza che può avere, anche in Italia, questo fatto verificatosi nel cuore dell’Europa. I due partiti di sinistra non socialdemocratica, dunque i comunisti o post (in un paese che ha due anime, una che ha vissuto un regime comunista a partito unico e l’altra, l’opposto, dove essere comunista era fuori legge, i prefissi non contano in politica), si sono uniti, per mettere insieme la loro forza elettorale, il loro seguito di massa, i movimenti che dall’ovest all’est portano avanti il progetto di sinistra. Lo hanno fatto per punzecchiare, screditare e staccare definitivamente a sinistra l’SPD, il partito del premier (per molto o poco ancora? Vedremo a settembre), e perché è francamente paradossale vivere in un paese con due partiti comunisti, post o neo che siano. Dunque, l’affare s’è completato, con l’approvazione quasi unanime (76.6%) al congresso della PDS: Wasg e PDS si uniscono per formare il Die Linkspartei (Partito della Sinistra).

Le due compagini, va detto, non hanno proprio la stessa storia alle spalle. La PDS (tutt’altra cosa rispetto ai nostri Ds) nasce nel 1990 dalle ceneri della Sed, il partito unico che guidò per decenni la DDR. Ovviamente il partito comunista. Partendo dagli errori del passato, mai rinnegando la propria ideologia e il proprio concetto della politica, la formazione, ovviamente all’inizio quasi ostracizzata dal panorama tedesco unificato, vanta ancora, nella Germania Orientale, un consenso pari al 30%. Non male. Dato che in Romania, anch’essa che viene da decenni di regime “rosso”, il Partito Comunista è ancora oggi primo partito alle elezioni (dal 24ore channel). Il consenso cala, prevedibilmente, nella parte ovest dello stato, dove fra l’altro è in crescita il Cdu (i democristiani tedeschi, ndr), mentre ristagnano i socialdemocratici. Il Wasg (Alleanza per il lavoro e la Giustizia sociale), fondato tre mesi or sono da fuoriusciti socialdemocratici che ormai vedevano andare il partito sempre più verso destra ed essere di sinistra solo in teoria (insomma dei Folena di Germania, vedi il suo passaggio da Ds a Rc), ha votato anch’esso per l’unione con i comunisti. Tutti d’accordo. Accordo facile, lavoro duro. Questo arriva adesso. E’ il momento della discussione, di arrotondare gli spigoli e i muri (quello di Berlino lascia ancora qualche ricordo spiacevole) che dividono ancora queste due realtà politiche. Ma tutto andrà per il verso giusto, anche perché questa sarà «un’occasione unica per la sinistra tedesca». Parola di Gysi, leader della Pds. I sondaggi danno entusiasmo ai dirigenti e militanti del nuovo partito della sinistra tedesca.

E’ una svolta epocale in un paese in cui essere comunista, dal 1989, non è mai stato facile. Come ci spiega Liberazione di martedì, un recente sondaggio pubblicato dal giornale “Berliner Morgenpost”, dà la formazione di Lafontaine (leader del Wasg) e Gysi al 12% alle prossime politiche. Sarebbe così la terza forza del paese dopo SPD e CDU. Sempre più compatti e forti nella sinistra in un paese in crisi.

L’Italia pure è in crisi. Ci sono due, grandi o piccoli comunque formati da abili militanti e dirigenti, partiti comunisti anche da noi. Dove tra l’altro non c’è mai stato nessun regime che l’anticomunismo viscerale possa rinfacciare. Quale il motivo della scissione qualche anno fa? Era il 1998, e fiducia-non fiducia ad un governo che portò Cossutta e Diliberto a uscire da Rifondazione (che il primo dei due aveva addirittura fondato) e fondare il Partito dei Comunisti Italiani. Quanti anni, secoli appaiono, sono passati? Parecchi, e sarebbe il caso di seguire l’esempio tedesco.

Oliviero, Fausto, non sarebbe ora di tornare insieme? Senza farlo, sareste anche poco furbi.




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21 luglio 2005

Gay, Prodi apre: «Sì alle unioni di fatto» - dal Corriere

ROMA - Romano Prodi è contrario al riconoscimento dei matrimoni tra gay e a qualsiasi legge che attribuisca i termini «famiglia» e «figli» a rapporti tra persone dello stesso sesso. E’ però favorevole a una normativa che garantisca sostegno e assistenza alle coppie di fatto, anche omosessuali. Non è quindi il modello-Zapatero il termine di riferimento che il leader dell’Unione intende adottare in questo campo qualora vincesse le prossime Politiche: «Sin dall’ottobre scorso, quando ero ancora presidente Ue, dissi al premier spagnolo che non ero d’accordo...».
Le soluzioni, a cui pensa Prodi e sulle quali ritiene di avere l’appoggio dell’intero centrosinistra, oscillano tra il cosiddetto «Pacs», Patto civile di solidarietà, che prevede la tutela delle coppie di fatto in campo fiscale, sanitario e in materia di successione, e il modello francese, sostanzialmente analogo: «Ritengo che un governo - ha detto ieri il Professore, rispondendo alle domande della stampa estera e riscuotendo consensi dalle ds Melandri, Turco e Pollastrini - debba disciplinare i problemi giuridici e civili di chi sceglie di vivere stabilmente in forme diverse dal matrimonio». Accusato da una parte del centrodestra di «dare un colpo di grazia alla famiglia in contrasto con il magistero della Chiesa» (Pedrizzi di An) e di «compiacere la sinistra» (Giro di FI), Prodi ha poi affrontato il rapporto con le gerarchie ecclesiastiche, reso scivoloso dal referendum sulla fecondazione, che lo ha visto optare per il voto.
Il Professore ha indicato nell’ex statista dc Alcide De Gasperi la sua fonte d’ispirazione, si è definito «cattolico e laico», rimarcando, da un lato, l’adesione «ai miei principi senza mai strumentalizzare la Chiesa», dall’altro, «autonomia e coerenza senza mai rinunciare ai miei doveri di politico». Le presunte interferenze del Vaticano? Laconico: «Vi invito a leggere il recente discorso di Ciampi, un esempio di grande equilibrio». Poi altri temi. Prodi ha accusato di «antieuropeismo e di assenza» il governo Berlusconi.
Ha proposto un comitato di saggi presieduto da Helmut Kohl per rilanciare il processo europeo. Ha annunciato che la riforma sulla giustizia, la Bossi-Fini («Normativa di pura repressione») e tutte le leggi «ad personam» saranno modificate o cancellate in caso di vittoria elettorale. Ha attribuito alle primarie di ottobre («Una fatica terribile») il compito di definire «una leadership che duri 5 anni di governo». Liquidando infine con una battuta i pesanti giudizi dei colonnelli di An su Fini: «Al bar e alla toilette non si deve mai parlare a voce alta...».

Francesco Alberti - 21-07-05 - dal Corriere della Sera




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16 luglio 2005

Come possiamo farci governare da costui, Italia svegliati

A margine di un incontro con i giornalisti prima di lasciare Roma, il nostro/vostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha parlato di tutte quante (o almeno quelle che i media ci mostrano) le questione che vengono tirate in ballo, da più parti e fronti, negli ultimi tempi. Egli ha rassicurato la popolazione che l'Italia non è in pericolo, almeno per adesso, e che comunque la sicurezza non è mai, che tu sia o meno in una certa situazione, del 100%. Mentre Tony Blair, su Sky, riferiva con il Partito Laburista e il popolo inglese e il mondo, sulla situazione di crisi ed emergenza, il signor Berlusconi puntava invece anche e soprattutto sugli argomenti meno gettonati all'estero ma (a lui) più comodi in Italia: par condicio in primis.
Nonostante il fatto che la RAI sia in crisi anche a causa della faziosità e dello share piuttosto scadente dei programmi politici della prima/seconda rete, vuole insistere. Lo vuole fare "prima delle elezioni politiche". Chissà perchè, poi. Forse ce lo spiegherà qualche documento che i nostri figli troveranno nei (speriamo) ormai in disuso uffici di Forza Italia, fra cinquantanni. Oppure, con un semplice ragionamento, ci si arriva. Il popolo deve pensarci. Avrà capito infatti che questo "prima delle politiche" vuole garantire all'uomo di Arcore, all'unto dal Signore, che esiste il serio pericolo di perdere le elezioni e quindi il megafono e gli altoparlandi delle nostre televisioni in chiaro. E allora? "Questa 'impar condicio' spero diventi la possibilità di comunicare ai cittadini - ha aggiunto - i programmi elettorali secondo le proprie disponibilità che sono quelle messe a disposizione sulla base del numero di voti ottenuti" (ANSA). Come far crollare il sistema della Seconda Repubblica, che al sottoscritto poco piace ma che ha meno difetti della prima. Lui ci vuole/deve (per sè) riuscire. E per farlo vuole togliere ai piccoli partiti il diritto di parlare. "Siamo in una situazione non solo di recupero, ma che ci dà la certezza di una vittoria finale" alle elezioni del 2006. Lo ha affermato Silvio Berlusconi citando alcuni sondaggi che " ci danno in parità o, nel peggiore dei casi, due o tre punti al massimo sotto il centrosinistra".Ne ha per tutti. "Di ciò dobbiamo ringraziare l'opposizione - non si calma -  e le sue divisioni". E vissero tutti felici e contenti.
Come faccia ad essere così sicuro della vittoria lo sa solo lui. Forse non si ricorda che il paese è a secco anche se i genitori dei compagni dei figli hanno auto di lusso e che alle regionali solo pochi mesi fa il centrodestra lo ha strapazzato 12 dico 12 regioni a 2, con tanto di vittoria guidata dal comunista Vendola nella Puglia del ragazzo prodigio Fitto. E forse la sua mente non collega ancora alle divisioni che la Lega e quella parte un 10% razionale della Cdl stanno mettendo in evidenza. Non passa giorno in cui lui non debba condannare i gesti squadristi dei Lumbard e che la coalizione si divida fra pro/contro Euro, pro/contro abolizione della libera circolazione in Europa, e mi fermo per non dover finire domenica notte. E con questo, dovrà anche spiegare se è furbo da parte sua dare i meriti di una (presunta) risalita dei moderati (AN?Lega?FI?) alla non concretezza degli avversari. Ah caro Silvio, a parte il doppiopetto la stoffa del politico non ti sta affatto bene.




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
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"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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