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"Aspettatevi delle mie decisioni forti, questa cosa avrà delle conseguenze", aveva minacciato al telefono a la Russa e Matteoli un Fini che gli intimi descrivevano come "nero, inferocito" e deciso ad azzerare tutti gli incarichi: "Comunque martedì ci sarà l'ufficio di presidenza e saranno c.... vostri. Saprete allora le mie decisioni".

I tre non provano neanche a smentire, anzi, fanno subito un pubblico "mea culpa" con una lettera di scuse, "Caro Gianfranco - iniziava la missiva - inutile dirti quanto ci dispiaccia". La Russa fa di più, richiama Fini, prova a spiegare che il senso delle sue parole era diverso, che la sua preoccupazione era per "l'amico" che vedeva "affaticato". Tutto inutile. "Fini era uscito dall'Assemblea nazionale come un "primus inter pares" - commentava un esponente di Destra protagonista, la corrente di La Russa e Gasparri - ora si servirà di -questo pretesto per passarci sopra con i cingoli".

la Repubblica.it - 18-07-05




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17 luglio 2005

Terrorismo, meno leggi speciali più democrazia - byGiuliano Pisapia - Liberazione

Come non inorridire di fronte all’ennesimo atto terroristico che ha fatto strage di tanti innocenti? Come non confrontarsi con chiunque creda nelle regole democratiche, nella ricerca degli strumenti - legislativi, investigativi, organizzativi - necessari per impedire che fatti analoghi si ripetano? Queste sono solo alcune delle domande che rimbalzano in questi giorni nelle menti di tutti noi: domande alle quali dobbiamo essere capaci di dare risposte non emotive ma neppure ideologiche; che sappiano essere implacabili nella lotta al terrorismo e inflessibili nel combattere le cause che alimentano il terrorismo; che tengano conto della realtà e della drammaticità del momento ma anche del totale fallimento delle leggi speciali introdotte, dopo l’11 settembre, sia in Italia che all’estero.
Ebbene, basta leggere le varie proposte provenienti in questi giorni dal governo, e dalla sua maggioranza, per comprendere che, ancora una volta, si cerca di utilizzare la doverosa lotta al terrorismo per tentare di restringere ulteriormente gli spazi di libertà e le garanzie costituzionali la cui finalità è quella di tutelare le minoranze e, quanto meno, limitare la repressione del movimento antagonista e dell’opposizione sociale.
Non a caso, dopo le dichiarazioni, spesso schizofreniche e talvolta deliranti, di alcuni ministri, sembra che le proposte del governo, che il ministro del’Interno dovrebbe illustrare oggi in Parlamento, consisterebbero: nella possibilità di intercettazioni preventive nei confronti di chiunque sia solo sospettato (non si comprende sulla base di quali elementi) di collegamenti con associazioni terroristiche; nel fermo di polizia per 24 ore, senza alcun controllo giurisdizionale o possibilità di assistenza legale; nelle espulsioni immediate per motivi di ordine pubblico nei confronti degli extracomunitari, anche regolari; nella possibilità di colloqui investigativi senza l’autorizzazione del giudice e, infine, in sconti di pena, od altre misure premiali (es. permessi di soggiorno), per chi fornisce informazioni ritenute dagli inquirenti utili alle indagini.
Se si considera che la gran parte di queste norme già da tempo fanno parte del nostro ordinamento, diventa fin troppo facile ricordare come, praticamente isolati in Parlamento, ricordavamo come mai il restringimento e la limitazione delle garanzie si siano mostrati efficaci per combattere la criminalità terroristica.
Il fermo di polizia, infatti, era già stato introdotto nel 1978; le intercettazioni preventive per “acquisire elementi di prova in ordine ai reati di terrorismo”, sono state rese legittime con un decreto legge fin dal 2001. Lo stesso provvedimento, dal significativo titolo “disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale”, ha reso possibili le operazioni sotto copertura, anche con l’uso di (non meglio specificati) “ausiliari” ai quali è garantita la non punibilità in caso di condotte illecite (già allora, forse, qualcuno pensava ai sequestri illegali da parte degli Usa?). Le espulsioni di extracomunitari per motivi di ordine pubblico, da parte del ministro degli Interni, sono previste nella legge sull’immigrazione e i colloqui investigativi sono prassi quotidiana.
Certo, una novità esiste: la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, o avere altri vantaggi di carattere penale, per chi fornisce informazioni su persone asseritamente coinvolte in associazioni terroristiche. Se si considera, però, che tutto ciò avverrebbe senza alcun controllo da parte di un giudice autonomo e indipendente, sono facilmente intuibili i rischi di abusi, di indicazioni false, di vendette personali e, quindi, di errori giudiziari.
Del resto come è possibile ignorare, a dimostrazione dell’inefficacia di simili misure, che proprio in Gran Bretagna, dilaniata nei giorni scorsi dalla lucida follia terroristica, è da tempo in vigore una legge (*prevention of terrorism act*) per cui la polizia, in presenza di un “ragionevole sospetto”, può arrestare chiunque sia sospettato di terrorismo e trattenerlo per un periodo di tempo indeterminato? E che dire degli Stati Uniti dove, come ha denunciato Amnesty International, dopo l’11 settembre, sono state arrestate, sulla base di meri sospetti, oltre 90.000 persone risultate del tutto estranee a gruppi terroristici? E, per ritornare al nostro Paese, non si può dimenticare che il fermo di polizia, con i conseguenti abusi dolosi o colposi, non ha portato all’arresto di un solo terrorista.
Potrei proseguire, ma credo che sia difficilmente contestabile il fatto che a nulla serve, ed anzi finisce con l’essere controproducente, nella lotta al terrorismo, lo scardinamento delle regole democratiche o anche solo la limitazione, che da temporanea diventa nel nostro Paese sempre definitiva, dei diritti e delle garanzie. Non è restringendo gli spazi di libertà, faticosamente conquistati, che si isolano i criminali e i loro fiancheggiatori. Altro sono le iniziative che si dovrebbero prendere.
Quelle tese, ad esempio, a un maggiore controllo del territorio, in un rapporto di collaborazione con i cittadini e, in particolare, con le comunità straniere, utilizzando anche i numerosi (oltre 5.000) appartenenti alle forze dell’ordine che oggi sono costretti ad occuparsi di pratiche burocratiche o di notifiche giudiziarie. Non è più procrastinabile, inoltre, l’unificazione (o quantomeno un reale coordinamento) delle diverse forze dell’ordine che oggi, troppo spesso, indagano sugli stessi fatti e finiscono con l’intralciarsi a vicenda. E’ sempre più urgente quella modifica dei servizi segreti, di cui si parla ormai da troppo tempo: l’attività di intelligence è fondamentale per la prevenzione degli attentati terroristici, ma è necessario che siano anche rafforzati i controlli democratici per evitare quelle deviazioni che in passato hanno contribuito all’impunità degli autori delle stragi che hanno insanguinato le nostre città. E, infine, un rafforzamento del coordinamento delle indagini giudiziarie sulle associazioni terroristiche, oggi lasciato alla capacità e alla professionalità di singoli magistrati, ma che sarebbe utile affidare a un autonomo organismo, quale la Procura Nazionale Antiterrorismo.
Da parte nostra siamo pronti a confrontarci con qualsiasi proposta, purché seria e non demagogica, ma non possiamo neppure ipotizzare il benché minimo cedimento sulle garanzie e sui diritti individuali. Chiunque creda nello stato di diritto, e proprio per questo è un nemico irriducibile del terrorismo, non può farsi travolgere dall’idea che si possa sconfiggere il terrorismo senza eliminarne le cause, ma trasformando i “diversi” in “sospetti” e questi in colpevoli anticipati, creando così un clima di angoscia e di paura che è uno degli obiettivi di quel terrorismo che si vuole combattere.

Giuliano Pisapia - da Liberazione - 12-07-05




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16 luglio 2005

"Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so"

 “Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: «mamma deceduta. Funerali domani. Distinti saluti».

Inizia così un libro che, dopo averlo letto varie volte, mi sembra sempre più profondo. Una mia insegnante di liceo, qualche anno fa, ci portò a teatro ad assistere proprio alla messa in scena di una sceneggiatura basata su questa splendida opera. Non avevo ancora letto il libro. E m’è parso subito strepitoso. Qualche colpo di scena che mancava, al momento giusto, qua e là. Mi procurai subito il libro, nascosto fra la pila di classici che vorrei leggere ma che finisco sempre per scartare, e lo inizia. Attratto forse dalla sua mole ridotta che dal fascino degli autori francesi. E non ho potuto più smettere di leggerlo. Lo sfogliavo un po’ all’ora di matematica e all’ora di filosofia, quando la situazione lo permetteva. Speravo che i viaggi in treno durassero più del solito, per arrivare a fine capitolo. Odio interrompere i capitoli. E dopo pochi giorni, contando che stavo andando a scuola, ne ho bevuto l’ultimo sorso. In una paranoia che solo un gran libro ti sa dare. L’opera teatrale, dai buoni attori, mi aveva accattivato non poco. Il libro mi ha conquistato. Tanto che l’ho inserito, come direbbe Franco Casalini, nel “mio harem”. In cui tengo solo i volumi preferito. Giusto un paio di Montanelli e due Brizzi. Ma Camus, che riesce a far vivere in un unico viaggio su carta stampata tutta l’epopea di dubbi e perplessità e anche (perché no?) bassezze di un uomo che, dall’amore non amore per Maria al falso affetto per l’amico che poi lo rovinerà, prova le emozioni che in tanti provano e in pochi raccontano. O manca loro la possibilità. O il coraggio.

Ricorda, per certi versi, le Lettere dal Carcere gramsciane, anche se il personaggio non è affatto prodigo di raccomandazioni e consigli per il prossimo. Anzi, se ne strafrega del prossimo. E credo che sia la più realistica messa a nudo dell’uomo al momento della crisi che si ricordi.

“Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

L’uomo che pensa. L’uomo che passa le giornate a fissare le pareti. A desiderare il sole. A desiderare, un giorno, anche l’esecuzione della condanna a morte.

 

Albert Camus

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16 luglio 2005

Il governo immobile e suddito della Lega

Credo proprio che all'estero la vedranno di cattivo occhio questa situazione. Ma non sono affatto preoccupato per le opinioni del falso socialista Blair o del socialdemocratico Schroeder. Temo invece che le barzellette sugli italiani crescano ancora. E non poco.
Esiste, all'estero, qualcosa chiamata Lega Nord? Non credo, o comunque è difficile che si comporti come questa Lega Nord. Fazzoletti verdi che sventolano a Strasburgo? Castrazione chimica? Moschee chiuse?
E meno male che era la Russia comunista che toglieva la libertà al popolo ed era troppo intransigente. Il dentista Calderoli (Berlusconi i miracoli li fa: ha preso uno così e l'ha fatto dentista), sempre occupante l'inutle (dannoso?) Ministero per le Riforme dice che l'Italia è "uno stato di diritto" e poi invece attacca le donne che abortiscono e i musulmani che vivono.
I musulmani non sono tutti terroristici, ma sarebbe troppo da stupidi non accorgersi che dietro al "fascismo celtico" e all'antislamismo leghista si nascoste la clericalità pura, e la sempre maggiore offesa all'ideale dello stato laico, come lo intendevano Berlinguer e La Malfa. Mentre Ratzinger scomunica il piccolo Harry Potter (l'ex cardinale preferisce che i bambini non leggano come accadeva sempre qualche anno fa, piuttosto che saperli presi dalle avventure del maghetto: sarà mica comunista sto Potter?), Rutelli, un tempo radicali e con la scritta "LAICO" anche nei calzini, frequenta una messa esclusiva piuttosto intima e "devota". Rimane solamente Silvio che ci delizia con il suo ottimismo, perchè "nella classe del figlio tutti i ragazzi hanno almeno due telefonini: non credo sia in una scuola di Bari Vecchia il figlio del Premier..), e gli sciacalli di AN che divorano Fini. E la Sinistra? In bilico fra discorso serio e teatrino. Fra ritiro delle truppe e litigi su Listine e Primarie. Addio stato laico. Addio politica vera. Addio ideologia. Addio mondo comprensibile.




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16 luglio 2005

Laicità?

I ragazzi di oggi, quelli che visitano ogni giorno un negozio di attrezzature sportive specializzato o ascoltano solo la musica che va alla grande sui network musicali, pensano di essere il massimo della vita. Di essere, seriamente, "ragazzi giusti", veramente "diciottenni". Io mi ritendo un "ragazzo oggi", non per essere più maturo, ma perchè so che prima o poi questa giovinezza svanirà. Arriverà il momento in cui mammina non mi terrà più la minestra in caldo, e dovrò allora sopportare tutto il peso che una certa professione porta. E i ragazzi in questione non potranno più noleggiare solamente film dell'orrore o leggere solamente le notizie sportive su Televideo.
Voglio occuparmi di politica, di cose serie, ma ovviamente con un piglio giovanile. Perchè non credo di essere l'unico ad essermi accorto che la classe dirigente invecchia sempre più e noi giovani capiamo, seguiamo o leggiamo sempre gli affari di palazzo. Ad ogni livello.
Credo che leggere sia il miglior modo per seguire la politica. I talk show, a parte poche e rare eccezioni, non affascinano nessuno. Sembrano più, vedi Punto e a Capo, una versione politica di "Al Posto Tuo".
Dunque, ne parlerò, con chi è interessato, perchè ci sono tante questioni di cui discorrere, vedi la guerra dell'occidente contro gli iracheni, vedi il terrorismo, vedi l'assolutismo. Vedi l'amnesia che il mondo ricco nutre verso i conflitti in Cecenia o altri di cui parlano solo le ultime pagine dei giornali.
Voglio diventare, un giorno, giornalista.
E spero di poter condividere la politica con più persone possibile. Perchè non credo di essere il solo a volere lo stato laico.




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iosonolaico
ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


30 luglio 2005

Metal Metector a Firenze: parliamo di politica o di "fantaguerra"?

Interessante lancio delle agenzie d'informazione. In linea di massima, un'ora fa. E' stato deciso, da parte delle autorità competenti, di installare e mettere in funzione dei metal detector ai musei della galleria dell'accademia e di palazzo pitti.
Il tutto, ovviamente, per "prevenire" il terrorismo. Firenze, come forse accade sin dai tempi dei greci, è governata da una giunta di sinistra, o centrosinistra che dir si voglia (di fronte ai problemi della vita con 16-18 partiti politici con cui avere a che fare evitiamo almeno le discussione sul trattino sì/no).
La cosa non dovrebbe turbare più di tanto nessun essere umano. Chi non ha intenzione di farsi saltare in aria, entrerà nei musei in questione giusto due giri d'orologio in ritardo. Chi invece ha intenzione di farlo, sarà giustamente fermato.
Ovviamente, esiste un ma. Il ma sapete qual'è? E' il fatto che la libertà non la porteranno via a noi italiani, che siamo sempre così amanti/odianti i nostri concittadini. Il problema sarà per gli islamici con regolare permesso di soggiorno o comunque con una onestà volontà e anima.

Nella metro di Milano assisti ogni giorno a scene realmente drammatiche. Stranamente, certe
"signore", anche se hanno sudato un Pò intero e sono stanche manco avessero fatto la Liegi-Baston-Liegi, accanto al ragazzo islamico non si siedono quasi mai.
E' con queste signore che bisognerebbe lavorare. Per sconfiggere la xenofobia, fenomeno ancora più spregevole e disgraziato del "puro razzismo".

E nel frattempo, chiudere i Centri (lager) creati grazie/per colpa della Bossi-Fini. Dove gli immigrati che arrivano in Italia, magari scappando da una bomba che li insegue o con i crampi per la fame, vengono trattati come bestie. Bestie venute da lontano, per giunta.
Ricordiamoci, noi tutti italiani, che anche noi siamo esseri umani come loro e che, allorchè si recavano spesso e volentieri nelle Americhe per scappare dalla fame, i nostri nonni non venivano presi a bastonate, insulti o rinchiusi in dei lager.
Ci sarebbe davvero bisogno di una bella bacchetta magica per risolvere TUTTI i problemi del paese. Ma nel frattempo, in attesa del miracolo o simile, abbandoniamo definitivamente "la clava" leghista e aiutiamo, dando lavoro o semplicemente non guardandoli storto, quelli che vengono da noi solo per sopravvivere e non hanno nulla a che fare con Osama, Al Zarkawi. E neanche con Tony e George W.




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30 luglio 2005

Strategia dell'allarme - by Antonio Padellaro - l'Unità

Lungi da noi il sospetto che i ripetuti annunci del governo sul possibile imminente attentato terroristico in Italia servano a mettere la mani avanti; un modo per poter dire, poi: vi avevamo avvertiti. No, il ministro Pisanu è persona troppo seria per giocare con le paure dei suoi concittadini, e se comunica al Paese che sull’attentato ci sono «circostanze e indizi convergenti», per poi proclamare lo stato d’allarme «intenso e prolungato», lo fa, sicuramente, affinché il Paese sappia a quale rischio è sottoposto. Il fatto è che Pisanu, dopo gli attentati di Londra lo aveva già spiegato che il terrorismo «batte alle nostre porte». Concetto poi confermato dal Sismi («attentato probabile») e ribadito da Berlusconi («attentato incombente»). Va bene, adesso lo sappiamo tutti qual è il problema, e lo abbiamo compreso a tal punto che già notizie (false) sull’acqua avvelenata tengono in apprensione un’intera capitale. Si tratta ora di capire il motivo di questa insistenza nel volerci tenere in un allarme costante, profondo, esistenziale. Ci dica il governo cosa pretende realmente da noi. Che ci barrichiamo in casa? Che ci nascondiamo in lontani anfratti rupestri? Che giriamo armati pronti a fare fuoco su tutto ciò che non abbia il nostro stesso stile di vita? Siamo pronti a tutto, tranne che a sopportare l’ultima barzelletta rilasciata dall’ineffabile premier: state per saltare in aria ma non angosciatevi troppo.




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30 luglio 2005

Guerra bugiarda e sbagliata - by Andrea Monti - da News

Il direttore del settimanale News, il cui nome completo è News Settimanale (che chiaramente prende spunto dal celebro Newsweek), nella rubrica "a due" con la maglie, si scontra con il parere un poco contrastante ed enigmatico della forte collega e, pur temendo di diventare "bertinottian-etc., esprime un giusto parere verso la risoluzione dell'intrigo-conflitto iracheno e mondiale.
Ecco il testo dell'articolo, pubblicato su News di questa settimana e disponibile anche sul sito ufficiale della testata. Che costa, ad ogni modo, solo un euro!

Dio solo sa se esistono guerre assolutamente giuste, ma sono sicuro che ce ne sono due sicuramente sbagliate: quelle che si perdono e quelle che nascono nell’imbroglio dell’opinione pubblica e nella conveniente demonizzazione dell’avversario. Dopo gli attentati di Londra e Sharm, con l’aria che tira in Iraq, una domanda semplice ruzzola nella testa della gente anche se i media evitano di rivolgerla a chi di dovere. Che facciamo, l’accendiamo? Ci provo, a costo di passare per bertinottian- saddamita-cripto comunista-ulivista-smidollato-m’arrendo non sparate - e quant’altro si inventerà la mia compagna di Yin-Yang. Anche perché, più della risposta e della distribuzione di colpe, sono interessanti le conseguenze per il nostro domani. Dunque, è vero o non è vero che l’offensiva della “coalizione dei volonterosi”, stolida già dal nome, contro Saddam Hussein ha scatenato un inenarrabile disastro portando il focolaio del terrore vicino alle nostre frontiere e facilitando l’infezione delle comunità islamiche di mezza Europa? Pur con il rispetto dovuto alle opinioni di analisti come Andrea Nativi e Carlo Jean, i fatti e i numeri mi fanno sospettare che la guerra sia stata, più che un delitto, un tragico errore. In Iraq muoiono una cinquantina di persone al giorno. Il conto delle vittime e le invenzioni sulle armi di distruzione mettono in difficoltà Bush. Il terrorismo segna un’incredibile escalation, Osama e i suoi circolano liberi mentre ci ritroviamo con un suo clone, Zarkawi, nel giardino di casa. E ognuno sembra contare i giorni che mancano alla seconda punizione all’Italia dopo Nassirya. Saddam era un dittatore orrendo di cui si conosceva un solo pregio: il conclamato laicismo di tradizione baathista, radicalmente avverso all’integralismo religioso. Un po’di cinica concretezza avrebbe consigliato di procedere diversamente: dei teo-con di Washington non mi spaventa la fede, bensì l’ingenuità.

 

La vicenda che ci tormenta dall’11 settembre 2001 si complica disperatamente. E resta lì come un immane gomitolo di filo spinato, difficile da tagliare, impossibile da districare. Ora, per quanto ci possa convenire, fare le valigie e andarsene è impossibile. Occorre elaborare una exit strategy che non sia un sinonimo di ritirata e che non sia gestita interamente dagli Usa. Difficile pensare che l’Europa, un’incerta congerie di interessi che da molti anni affida al gendarme americano le guerre che non vuole più combattere, si riveli decisiva. O che l’Italia di Berlusconi possa svolgere un ruolo rilevante. Come in ogni guerra d’attrito, sarà l’usura delle armi a imporre una soluzione che faccia tornare in gioco i sunniti esclusi dal potere. E a consentire all’Occidente di concentrare finalmente le enormi risorse sino ad oggi bruciate tra le sabbie irakene sui veri strumenti della guerra al terrorismo: intelligence, sicurezza, strategie di stabilizzazione e destabilizzazione, azioni politiche e militari mirate. È il paradosso di una guerra che la maggioranza del Paese ha avversato ma che, piaccia o no al centrosinistra, va conclusa con risolutezza. Dopo però non veniteci più a parlare di scontro di civiltà, di democrazia esportabile, di guerra giusta. Basta scorrere News per capire che è ora di discutere con saggezza di cose serie.

Andrea Monti - fine Luglio 05 - da News Settimanale




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23 luglio 2005

Bombe in Egitto - da Ansa.it

IL CAIRO - Nel peggiore attentato in dieci anni in Egitto, autobombe e bombe rivendicate dalla rete terroristica di al Qaida hanno ucciso almeno 90 persone la notte scorsa nella citta' balneare di Sharm el Sheikh, sul Mar Rosso. Fra i morti otto stranieri, incluso un giovane italiano: Sebastiano Conti, aveva 34 anni e veniva da Acicastello in provincia di Catania.

Almeno 200 sono i feriti, dieci gli italiani tutti in modo lieve. Altri versano in condizioni gravissime e il bilancio delle vittime si aggrava di ora in ora. I turisti si aggirano con stupore tra i detriti delle vetrine infrante nelle vie di Naama bay, nel centro della nuova Sharm. Un negoziante siede all'ingresso della bottega, gli occhi lucidi: ''Ci vogliono distruggere, vogliono toglierci l'unica risorsa di vita''. Sharm, la meta privilegiata di milioni di turisti - centinaia di migliaia gli italiani - si e' trasformata la scorsa notte: poco dopo l'una, tre violentissime esplosioni hanno svegliato i villeggianti, terrorizzato i bambini, che sono scesi per strada, urlando, nel buio senza elettricita', nell'odore di bruciato, nel fumo nero, fra feriti e cadaveri.

Un'autobomba e' esplosa all'ingresso della vecchia cittadina, nel suk, a quell'ora frequentato per lo piu' da egiziani. La violenza della deflagrazione ha lanciato il motore dell'auto carbonizzato e pezzi di carrozzeria contorta a decine di metri di distanza, tutti i vetri degli edifici circostanti sono andati in frantumi. Contemporaneamente un kamikaze lanciava a tutta velocita' un'altra auto imbottita di esplosivo contro l'ingresso dell'albergo Ghazala Gardens - proprio quello dove nel novembre scorso era alloggiato il centro stampa per la conferenza sulla pace in Iraq - distruggendone la facciata. Un'altra esplosione, provocata da una bomba nascosta in una borsa, ha distrutto diverse vetrine. Le deflagrazioni si sono sentite fino a dieci chilometri di distanza, riferiscono testimoni.

FAMIGLIA CONTI CHIUSA IN CASA NEL DOLORE
La famiglia di Sebastiano Conti, l'unica vittima italiana dell'attentato a Sharm, abita sulla strada provinciale alla periferia di Aci Trezza, frazione di Aci Castello. L'abitazione, una palazzina a due piani, è presidiata dalle forze dell'ordine che non fanno avvicinare i giornalisti. I familiari sono rimasti chiusi fino ad ora nel loro dolore e non hanno voluto parlare con i giornalisti. In casa si troverebbe il padre di Sebastiano, Giuseppe, pescatore in pensione, la moglie, Maria Valastro, casalinga, e l'altra figlia Giusi. La famiglia di Daniela Maiorana, moglie di Sebastiano, abita invece in un edificio a due piani dall'altra parte del paese, sempre sulla Provinciale. In una delle due abitazioni si troverebbero anche i due figli di Sebastiano e Daniela Conti: Giuseppe, 18 mesi, che porta il nome del nonno paterno, e Maria, tre anni, che ha lo stesso nome della nonna materna.

FAMIGLIA MAIORANA, DI DANIELA NESSUNA NOTIZIA
"Di Daniela non abbiamo ancora nessuna notizia, così come di Giovanni Conti e Rita Privitera": lo ha detto telefonicamente all'Ansa uno familiari di Daniela Maiorana, moglie di Sebastiano Conti, la vittima italiana dell'attentato a Sharm. "Siamo in contatto telefonico con la Farnesina - ha aggiunto il familiare, che non ha voluto dire il suo nome - abbiamo anche chiamato in Egitto, ma le linee sono intasate". Il portavoce della famiglia Maiorana ha pregato i giornalisti di non insistere con le loro richieste di informazioni: "Cercate di comprendere il nostro stato d'animo - ha aggiunto - fino a quando non avremo notizie certe non intendiamo parlare".

Il prezzo piu' alto di questi attentati - che sono stati rivendicati dallo stesso gruppo che uccise 34 persone lo scorso 7 ottobre nella vicina Taba, incluse due italiane - e' stato pagato dagli egiziani.

Fra i feriti ci sono italiani, britannici, francesi, spagnoli, olandesi, sauditi, qatarioti, kuwaitiani e di altre nazionalita' non ancora indicate.

Il ministro dell'Interno Habib Adly ha detto che e' difficile indicare connessioni con gruppi islamici, ma ci sono probabilmente dei legami con gli attentati di Taba. Le automobili utilizzate erano appena entrate nel paese, ha riferito il ministero.

L'attentato, il giorno dell'anniversario della rivoluzione degli ufficiali liberi guidati da Nasser del 23 luglio 1952, che rovescio' la monarchia, e quello in cui Hosni Mubarak avrebbe dovuto annunciare la sua candidatura alle elezioni presidenziali per il quinto mandato, ha pesanti indubbi risvolti politici. L'Egitto, da decine di anni amico degli Stati Uniti, il primo paese a far la pace con Israele, sta anche cercando di rafforzare il suo ruolo regionale e internazionale con una presa di posizione decisa sull'Iraq, piu' di qualsiasi altro paese arabo.

Gli attacchi, i peggiori dopo quelli di Luxor circa dieci anni fa, sono destinati a danneggiare una delle risorse maggiori dell'economia egiziana, il turismo che crea 650.000 lavori l'anno. Molti gruppi turistici hanno cancellato i voli dall'Italia, altri stanno anticipando il rientro. ''Dovevamo stare due settimane, ma parto subito, domani se posso, la bambina non dorme piu' e' terrorizzata'', dice Dioum Ousmane, cittadino italiano originario del Senegal, sfuggito per miracolo all'attentato. ''Ero uscito per uno spettacolo, sono tornato ed era tutto distrutto''.

Agenzia dell'ANSA - 23-07-05 - da ansa.it




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23 luglio 2005

Il sacrificio delle email, una rinuncia triste - by Severgnini dal Corriere

Decennale malinconico, forse inevitabile. Nel 1995 nascevano Amazon.com e Netscape, l’email muoveva i suoi primi passi in Italia. Nel 2005 la scelta di controllare almeno in parte queste cose.
L'approvazione del «piano Pisanu », con le nuove regole sulle email, segna la fine di un'epoca. Dieci anni fa, nell'infanzia un po' anarchica di Internet, le persone che in Italia usavano la posta elettronica erano 250 mila,meno dei tifosi del Bologna; oggi siamo 25 milioni, e fra di noi — non è probabile: è certo—c'è qualcuno che utilizza questo ottimo strumento con pessime intenzioni.
Una delle tragiche ironie dell'attacco terrorista è questa, infatti: gli invasati nemici della modernità utilizzano gli strumenti della modernità per tentare di distruggerla. Internet— 928 milioni di utenti nel mondo, erano 16 milioni alla fine del 1995—è diventato il luogo del reclutamento, delle istruzioni, delle comunicazioni e delle rivendicazioni. Allo stesso modo, i terroristi usano la nostra libertà—di religione, di spostamenti, di opinione—per distruggerla. Se ci pensate è una strategia diabolica: non far nulla significa concedere campo libero; fare troppo vuol dire regalargli la vittoria che cercano.
L'unica soluzione, a questo punto, diventa: fare qualcosa, farlo in fretta e farlo bene. Accettare controlli, a patto che siano sensati e limitati (nella portata, nel tempo). La nostra privacy, infatti, è importante; ma la nostra vita lo è di più. D'accordo, è banale: ma ogni tanto dobbiamo pur dircele, queste cose.
L'articolo 6 del «piano di sicurezza » approvato ieri, oltretutto, non rappresenta un'eccessiva intrusione nella nostra riservatezza. Come ha spiegato il ministro Pisanu, «non si punta al contenuto delle informazioni, bensì al traffico». L'espressione è un po' criptica,ma significa questo: i dati relativi al traffico telematico non verranno cancellati fino al 31 dicembre 2007; ma per leggere i contenuti delle email—lo ha spiegato nei giorni scorsi anche il ministro Stanca— ci sarà bisogno dell'autorizzazione del magistrato come per le intercettazioni telefoniche.
Che dire? Erano sbagliate le proteste di chi strillava contro le telecamere di sicurezza nelle strade; sarebbero inopportune — e, infatti, se ne sentono poche—le rimostranze contro la nuova legge che impone di conservare il traffico email, registrare i frequentatori degli Internet point e abolire l'anonimato delle schede telefoniche. Se questo servisse a render più difficile la vita ai fanatici, e più sicura la nostra, ben venga.
Ma «garantismo» non è una parolaccia, e i garantisti non sono cattive persone. A loro — a tutti noi — resta un ruolo importante: verificare che la mole di dati raccolta venga effettivamente utilizzata; e impedire che qualcuno s'infili nei varchi aperti dentro la privacy. In altre parole: che un magistrato possa controllare la nostra posta elettronica, l'accettiamo; che strane organizzazioni e discutibili personaggi facciano lo stesso, invece, non ci piace.

Beppe Severgnini - 23-07-05 - dal Corriere della Sera




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18 luglio 2005

Resa dei conti in An - E meno male che è la sinistra divisa - da Repubblica.it

ROMA - Revocati gli incarichi fiduciari in An. La decisione di Fini a tre giorni dalla "chiacchierata del caffè" tra Matteoli, La Russa e Gasparri (con conseguente ira e minacce del leader ai suoi colonnelli), suona tanto come una resa dei conti.

"Il presidente del partito, Gianfranco Fini - recita asettico il gelido comunicato di via della Scrofa - ha revocato gli incarichi fiduciari, ai vicepresidenti, ai componenti dell'ufficio di presidenza e ai coordinatori regionali. Ha nominato il signor Marco Martinelli responsabile del dipartimento organizzazione e ha convocato la direzione nazionale del partito per il 28 luglio con all'odg: partecipazione di Alleanza Nazionale alla costituente del centrodestra; legge elettorale". La nota di An è intitolata "determinazioni del presidente".

Dunque le acque nel partito non sembrano essersi calmate, come invece aveva annunciato il portavoce del vicepremier dopo la lettera di scuse dei tre "cospiratori", sorpresi al bar da uno stagista del quotidiano Il Tempo a esprimere giudizi al vetriolo sul loro leader con frasi tipo: "Non possiamo permetterci una campagna elettorale con lui alla guida", e poi considerazioni negative sullo stato di salute del ministro degli Esteri, "è malato: non lo vedete che è dimagrito, gli tremano le mani", e ancora "non possiamo fargli fare la trattativa sul partito unico".

Una conversazione tanto più imbarazzante considerando che, dicono dal quotidiano romano, quello che è stato riportato nell'articolo è solo la parte mondata da frasi ben più pesanti, compresi riferimenti al ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo.

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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
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"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
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"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
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"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
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Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

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Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

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Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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