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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


30 luglio 2005

Dio è morto

(F. Guccini)



Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già
dentro le notti che dal vino son bagnate
dentro le stanze da pastiglie trasformate
dentro le nuvole di fumo
nel mondo fatto di città
essendo contro ed ingoiare
la nostra stanca civiltà.
È un Dio che è morto
ai bordi delle strade, Dio è morto
nelle auto prese a rate, Dio è morto
nei miti dell'estate, Dio è morto.

M'han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità
le fedi fatti di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato
la dignità fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto.
È un Dio che è morto
nei campi di sterminio, Dio è morto
coi miti della razza, Dio è morto
con gli odi di partito, Dio è morto.

Io penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni
e poi risorge.
In ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto!




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30 luglio 2005

Il Partito Comunista Inglese non stà nè con Osama nè con Blair

In pochi, in Italia, sannò addirittura dell'esistenza di un partito comunista brittanico. La loro forza elettorale non è neanche in sogno paragonabile a quelle di PCF (France) o PRC o Pdci (Italia), ma è interessante leggere, ottimamente riportate nel loro sito ufficiale, le conclusioni di ogni importante riunione o attività del Partito Comunista Britannico (Communist Party of Britain) E le conclusioni che il portavoce Martin Levy ha pronunciato per gli attentati di Lodra dimostrano il coraggio di un Diliberto-Bertinotti come fossero una persona sola: "ci dissociamo assolutamente dalla violenza degli attenati. Dalla loro crudeltà. Tuttavia, è evidente che c'è una stretta connessione fra le bombe alla metro di Londra e la imperialistica guerra della Gran Bretagna".
E concludendo, alla luce del CC del partito, con una condanna sia per l'integralismo religioso (fondamentalismo è, lo ricordo, il contrario di relativismo, e quindi anche il contrario di laicità) sia per l'imperialismo), dicendo che si nutrono each other, ci lasciano con la volontà, aldilà degli orientamenti politici di ognuno di noi, di soddisfare la curiosità di guardare, anche d'ora in poi, il sito e la stampa di questo partito comunista occidentale, nella patria di Churchill e della Tatcher.

 

lo stemma del Partito




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30 luglio 2005

Metal Metector a Firenze: parliamo di politica o di "fantaguerra"?

Interessante lancio delle agenzie d'informazione. In linea di massima, un'ora fa. E' stato deciso, da parte delle autorità competenti, di installare e mettere in funzione dei metal detector ai musei della galleria dell'accademia e di palazzo pitti.
Il tutto, ovviamente, per "prevenire" il terrorismo. Firenze, come forse accade sin dai tempi dei greci, è governata da una giunta di sinistra, o centrosinistra che dir si voglia (di fronte ai problemi della vita con 16-18 partiti politici con cui avere a che fare evitiamo almeno le discussione sul trattino sì/no).
La cosa non dovrebbe turbare più di tanto nessun essere umano. Chi non ha intenzione di farsi saltare in aria, entrerà nei musei in questione giusto due giri d'orologio in ritardo. Chi invece ha intenzione di farlo, sarà giustamente fermato.
Ovviamente, esiste un ma. Il ma sapete qual'è? E' il fatto che la libertà non la porteranno via a noi italiani, che siamo sempre così amanti/odianti i nostri concittadini. Il problema sarà per gli islamici con regolare permesso di soggiorno o comunque con una onestà volontà e anima.

Nella metro di Milano assisti ogni giorno a scene realmente drammatiche. Stranamente, certe
"signore", anche se hanno sudato un Pò intero e sono stanche manco avessero fatto la Liegi-Baston-Liegi, accanto al ragazzo islamico non si siedono quasi mai.
E' con queste signore che bisognerebbe lavorare. Per sconfiggere la xenofobia, fenomeno ancora più spregevole e disgraziato del "puro razzismo".

E nel frattempo, chiudere i Centri (lager) creati grazie/per colpa della Bossi-Fini. Dove gli immigrati che arrivano in Italia, magari scappando da una bomba che li insegue o con i crampi per la fame, vengono trattati come bestie. Bestie venute da lontano, per giunta.
Ricordiamoci, noi tutti italiani, che anche noi siamo esseri umani come loro e che, allorchè si recavano spesso e volentieri nelle Americhe per scappare dalla fame, i nostri nonni non venivano presi a bastonate, insulti o rinchiusi in dei lager.
Ci sarebbe davvero bisogno di una bella bacchetta magica per risolvere TUTTI i problemi del paese. Ma nel frattempo, in attesa del miracolo o simile, abbandoniamo definitivamente "la clava" leghista e aiutiamo, dando lavoro o semplicemente non guardandoli storto, quelli che vengono da noi solo per sopravvivere e non hanno nulla a che fare con Osama, Al Zarkawi. E neanche con Tony e George W.




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30 luglio 2005

Petruccioli "indicato" per la poltrona della RAI, ma davvero?

"Claudio Petruccioli e' stato indicato dall'assemblea totalitaria della Rai come presidente". E' quanto recita la nota dell'ANSA, l'agenzia dell'informazione in tempo (forse o quasi) reale. Dunque, il deputato dei Democratici di sinistra sarà, presumibilmente, il presidente. Come direbbe Giovanni Floris (il consiglio è di leggere il suo libro, "una cosa di sinistra", parecchio buono, un po' troppo soft), Alè.
Salvo poi che ci fermiamo a pensare a perchè, realmente, solo oggi è arrivato questo momento. Prodi che dice di non voler "prodizzare" la RAI. Berlusconi che teme che la stessa venga "sberlusconizzata". Il che va bene a tutti, nel centro sinistra. Era arrivato anche il momento dei vari nomi e discorsi per far slittare la scelta definitiva. Bene ha fatto il blog di qualche istante fa a dire "oggi no...etc"  riprendendo Gaber.
In un paese nel quale le forze politiche, con la guerra pseudo-reazionaria in corso, decine e decine di guerre civili nel mondo, l'imbargo contro Cuba e l'escalation del fenomeno (sgonfio) Ricucci che minacciano la vita civile. pensano alle poltrone Rai, ben fa Giorgio Bocca a definirsi da un ventennio l'"antitaliano" per eccellenza.
Ma vedremo. L'adesione di Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani promette qualcosa di positivo. Ottima l'esperienza dimostrata da Sandro Curzi, ex direttore de l'Unità ai tempi del PCI. Nel frattempo Sansonetti, un altro che ha fatto il passaggio dal giornale ex PC a quello di RC, aveva preso il posto di Curzi alla direzione di Liberazione.
Petruccioli, fra l'altro, era stato direttore de l'Unità, del periodo tardo berlingueriano. In tempi in cui le acque della TV sono agitatissime, speriamo sia la parola fine. Anche se, con la sfiducia e la sindrome da scettici-Bocca che ci attanaglia, "se non vedo non credo".
Ci vorrebbe Giorgio Gaber. E magari una bella borsa di pazienza.




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30 luglio 2005

Al Qaida vuole attaccare in mare? ci chiudiamo in casa?

Mi domando come sia possibile. Oddio, il titolo non è poi così misterioso. E' solo che, non tutti ma tanti, giornali, o riviste o agenzie o telegiornali (e radio) certe volte ci propinano delle news che non sono affatto new. Cioè nuove. La parola stessa è "nuova".
Se lo chiedeva
Bocca qualche settimana fa sul Venerdi', quando l'ex partigiano ebbe l'occasione, giusta, per manifestare il suo stupore. Per la guerra è infuriato e indignato più che stupito. Ciò che non s'attendeva è che lo "scoop" o presunto tale di RaiNews24 sul "perchè uil governo ha scelto Nassirya", avesse destato tanto stupore. Tutti lo sanno, insomma, che il petrolio è la matrice di tutto. Da una parte e dall'altra.
E insomma. La notizia di oggi ci porta a "scoprire" (scoprire?) che anche il mare è a rischio. A quanto dice
l'Ansa (questa notizia non è nemmeno fra quelle scritte in grande nell'Home Page), "tra gli obiettivi di Al Qaida ci sono attentati suicidi contro navi o imbarcazioni in porti sportivi o commerciali".
Attenzione che novità. Stiamo attenti. Viviamo in un mondo che ormai, quando non c'è la folla al mare o dal tabaccaio, sta sempre con la paura dentro il corpo. Anche dentro l'anima. Ho preso la metro di Milano parecchio spesso ultimamente e devo ammettere, Londra e Madrid ma anche Bagdad suggestionano, che ogni volta che mi chiudevo in quella "lunga cosa" che fa un chiasso assordante avevo paura. Paura della vita. Paura di un attentato terroristico. O di un guasto e conseguente incidente "mortale".
A questo punto, il consiglio ai non superstiziosi/religiosi, è quello di vivere come davvero si fa di solito, senza affanni, e non cercare mai di fare gli eroi. Perchè come diceva
De Andrè: "ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore!".




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30 luglio 2005

Strategia dell'allarme - by Antonio Padellaro - l'Unità

Lungi da noi il sospetto che i ripetuti annunci del governo sul possibile imminente attentato terroristico in Italia servano a mettere la mani avanti; un modo per poter dire, poi: vi avevamo avvertiti. No, il ministro Pisanu è persona troppo seria per giocare con le paure dei suoi concittadini, e se comunica al Paese che sull’attentato ci sono «circostanze e indizi convergenti», per poi proclamare lo stato d’allarme «intenso e prolungato», lo fa, sicuramente, affinché il Paese sappia a quale rischio è sottoposto. Il fatto è che Pisanu, dopo gli attentati di Londra lo aveva già spiegato che il terrorismo «batte alle nostre porte». Concetto poi confermato dal Sismi («attentato probabile») e ribadito da Berlusconi («attentato incombente»). Va bene, adesso lo sappiamo tutti qual è il problema, e lo abbiamo compreso a tal punto che già notizie (false) sull’acqua avvelenata tengono in apprensione un’intera capitale. Si tratta ora di capire il motivo di questa insistenza nel volerci tenere in un allarme costante, profondo, esistenziale. Ci dica il governo cosa pretende realmente da noi. Che ci barrichiamo in casa? Che ci nascondiamo in lontani anfratti rupestri? Che giriamo armati pronti a fare fuoco su tutto ciò che non abbia il nostro stesso stile di vita? Siamo pronti a tutto, tranne che a sopportare l’ultima barzelletta rilasciata dall’ineffabile premier: state per saltare in aria ma non angosciatevi troppo.




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30 luglio 2005

Guerra bugiarda e sbagliata - by Andrea Monti - da News

Il direttore del settimanale News, il cui nome completo è News Settimanale (che chiaramente prende spunto dal celebro Newsweek), nella rubrica "a due" con la maglie, si scontra con il parere un poco contrastante ed enigmatico della forte collega e, pur temendo di diventare "bertinottian-etc., esprime un giusto parere verso la risoluzione dell'intrigo-conflitto iracheno e mondiale.
Ecco il testo dell'articolo, pubblicato su News di questa settimana e disponibile anche sul sito ufficiale della testata. Che costa, ad ogni modo, solo un euro!

Dio solo sa se esistono guerre assolutamente giuste, ma sono sicuro che ce ne sono due sicuramente sbagliate: quelle che si perdono e quelle che nascono nell’imbroglio dell’opinione pubblica e nella conveniente demonizzazione dell’avversario. Dopo gli attentati di Londra e Sharm, con l’aria che tira in Iraq, una domanda semplice ruzzola nella testa della gente anche se i media evitano di rivolgerla a chi di dovere. Che facciamo, l’accendiamo? Ci provo, a costo di passare per bertinottian- saddamita-cripto comunista-ulivista-smidollato-m’arrendo non sparate - e quant’altro si inventerà la mia compagna di Yin-Yang. Anche perché, più della risposta e della distribuzione di colpe, sono interessanti le conseguenze per il nostro domani. Dunque, è vero o non è vero che l’offensiva della “coalizione dei volonterosi”, stolida già dal nome, contro Saddam Hussein ha scatenato un inenarrabile disastro portando il focolaio del terrore vicino alle nostre frontiere e facilitando l’infezione delle comunità islamiche di mezza Europa? Pur con il rispetto dovuto alle opinioni di analisti come Andrea Nativi e Carlo Jean, i fatti e i numeri mi fanno sospettare che la guerra sia stata, più che un delitto, un tragico errore. In Iraq muoiono una cinquantina di persone al giorno. Il conto delle vittime e le invenzioni sulle armi di distruzione mettono in difficoltà Bush. Il terrorismo segna un’incredibile escalation, Osama e i suoi circolano liberi mentre ci ritroviamo con un suo clone, Zarkawi, nel giardino di casa. E ognuno sembra contare i giorni che mancano alla seconda punizione all’Italia dopo Nassirya. Saddam era un dittatore orrendo di cui si conosceva un solo pregio: il conclamato laicismo di tradizione baathista, radicalmente avverso all’integralismo religioso. Un po’di cinica concretezza avrebbe consigliato di procedere diversamente: dei teo-con di Washington non mi spaventa la fede, bensì l’ingenuità.

 

La vicenda che ci tormenta dall’11 settembre 2001 si complica disperatamente. E resta lì come un immane gomitolo di filo spinato, difficile da tagliare, impossibile da districare. Ora, per quanto ci possa convenire, fare le valigie e andarsene è impossibile. Occorre elaborare una exit strategy che non sia un sinonimo di ritirata e che non sia gestita interamente dagli Usa. Difficile pensare che l’Europa, un’incerta congerie di interessi che da molti anni affida al gendarme americano le guerre che non vuole più combattere, si riveli decisiva. O che l’Italia di Berlusconi possa svolgere un ruolo rilevante. Come in ogni guerra d’attrito, sarà l’usura delle armi a imporre una soluzione che faccia tornare in gioco i sunniti esclusi dal potere. E a consentire all’Occidente di concentrare finalmente le enormi risorse sino ad oggi bruciate tra le sabbie irakene sui veri strumenti della guerra al terrorismo: intelligence, sicurezza, strategie di stabilizzazione e destabilizzazione, azioni politiche e militari mirate. È il paradosso di una guerra che la maggioranza del Paese ha avversato ma che, piaccia o no al centrosinistra, va conclusa con risolutezza. Dopo però non veniteci più a parlare di scontro di civiltà, di democrazia esportabile, di guerra giusta. Basta scorrere News per capire che è ora di discutere con saggezza di cose serie.

Andrea Monti - fine Luglio 05 - da News Settimanale




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30 luglio 2005

Camilleri "comunista coerente" - by Edoardo Montolli - da News

«Mi vanto di poche cose, una di queste è di aver firmato in tempi non sospetti il manifesto di Bobbio in cui si invitava a non votare Berlusconi. Anche se detesto dire “ve l’avevo detto”: le Cassandre sono una rottura di palle infinita». Se ne sta davanti al suo Pc, nel paesino di Bagnolo di Santa Fiora, tra i boschi del Monte Amiata. Legge Sjöwall e Wahlöo, una coppia di giallisti svedesi dei primi anni Sessanta. E aspetta il regalo che l’editore tedesco Klaus Wagenbach gli farà a settembre per gli 80 anni: una raccolta dei suoi scritti politici, disponibili, purtroppo e curiosamente, solo in Germania. Attende e fuma, lasciando a metà i mozziconi, novanta sigarette al giorno.
Visto che non potremo gustarci il suo libello, Andrea Camilleri, il più apprezzato scrittore italiano del dopoguerra, delinea la sua personale, e tragica, visione della politica italiana. «Quando parlavo di regime, Paolo Mieli e Pigi Battista se la prendevano con me. Ora però stanno facendo una legge per sottrarre la procura antimafia a Giancarlo Caselli, la cui colpa è quella di aver combattuto le Br e la mafia. Un uomo che invece io considero il più grande risarcimento alla Sicilia per l’Unità d’Italia. E che cos’è dunque un regime se non uno Stato che fa leggi ad personam? Leggi come le cosiddette salva- Previti e le altre, tutte ad hoc». 
D’accordo, ma regime non è una parola un po’ forte?
«I regimi si evolvono. Oggi ti tagliano le comunicazioni e sei finito. Si ricorda l’editto in Bulgaria su Biagi e Santoro? È stato puntualmente eseguito. Se non fosse stato eseguito, potevano dire Camilleri delira. Invece ha resistito a tutto. Questo è un regime che definirei strisciante, grazie al fatto che gli italiani hanno memoria labile». 
Cioè?
«Berlusconi aveva detto che nel momento in cui si fosse parlato di Rai sarebbe uscito dal Consiglio dei ministri. Ora è lì a decidere chi deve guidarla».
Perché tanto astio verso questo governo?
«Faccio una premessa. Sono un comunista coerente, ma mi hanno persuaso a calci nella schiena della bontà della democrazia. Bene, ci credo: ma tu non mi puoi cambiare le regole da un momento all’altro. Va bene un governo di destra, ma questo non è un governo di destra. Se Fini fosse presidente del Consiglio, avrei meno disagio, perché adopera il mio vocabolario. Invece Berlusconi usa un vocabolario che ha solo lui e ha parole variabili, cioè che possono essere facilmente fraintese. Come dice lui? “Sono stato frainteso”».
Dove sbaglia allora la sinistra?
«Nel vocabolario, appunto. Si comporta come se avesse davanti Fini, invece c’è un marziano, uno che usa un’altra lingua. E allora invoco le piazze, i girotondi, mica le armi. La piazza è democrazia di pensiero. La sinistra potrebbe almeno incidere in maniera extraparlamentare. Un nuovo Aventino, ad esempio. Allora, col fascismo, fu un errore, ma oggi no. Perché non avviene quotidianamente? Sono sempre assenti…».
Quale può essere la figura vincente di questa sinistra?
«Prodi, l’unico che possa mettere insieme da Bertinotti a Rutelli. Io sono assolutamente, come si dice, che poi hanno cambiato il nome, ulivista? Ma politicamente per la sinistra ci vorrebbe un’alluvione di Firenze ogni quindici giorni: se non c’è niente da costruire non si muove». 
E poi c’è la Chiesa, con cui non ha un bel rapporto.
«Non sono credente, ma ho rispetto per chi crede. Però la Chiesa è diversa, come ho scritto ne La bolla di componenda: in Sicilia c’era un documento ufficiale in cui si compravano preventivamente le indulgenze, per omicidi, tradimenti, reati di ogni genere. È quanto di più immorale si possa immaginare. La Chiesa ci tiene a sovranità limitata: lo si è visto anche al referendum. Potevano dire: andate e votate no. Invece dice: astenetevi. E la gente non va alle urne». 
Ma oggi a impedire di governare in tranquillità più che la Chiesa c’è l’emergenza islamica.
«L’unica soluzione è che il mondo si metta al tavolo e finalmente metta d’accordo Israele e Palestina, eliminando così le radici del terrorismo. Invece siamo andati in Iraq e abbiamo aperto un vaso di Pandora».

Edoardo Montolli - fine luglio 05 - News Settimanale




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23 luglio 2005

Bombe in Egitto - da Ansa.it

IL CAIRO - Nel peggiore attentato in dieci anni in Egitto, autobombe e bombe rivendicate dalla rete terroristica di al Qaida hanno ucciso almeno 90 persone la notte scorsa nella citta' balneare di Sharm el Sheikh, sul Mar Rosso. Fra i morti otto stranieri, incluso un giovane italiano: Sebastiano Conti, aveva 34 anni e veniva da Acicastello in provincia di Catania.

Almeno 200 sono i feriti, dieci gli italiani tutti in modo lieve. Altri versano in condizioni gravissime e il bilancio delle vittime si aggrava di ora in ora. I turisti si aggirano con stupore tra i detriti delle vetrine infrante nelle vie di Naama bay, nel centro della nuova Sharm. Un negoziante siede all'ingresso della bottega, gli occhi lucidi: ''Ci vogliono distruggere, vogliono toglierci l'unica risorsa di vita''. Sharm, la meta privilegiata di milioni di turisti - centinaia di migliaia gli italiani - si e' trasformata la scorsa notte: poco dopo l'una, tre violentissime esplosioni hanno svegliato i villeggianti, terrorizzato i bambini, che sono scesi per strada, urlando, nel buio senza elettricita', nell'odore di bruciato, nel fumo nero, fra feriti e cadaveri.

Un'autobomba e' esplosa all'ingresso della vecchia cittadina, nel suk, a quell'ora frequentato per lo piu' da egiziani. La violenza della deflagrazione ha lanciato il motore dell'auto carbonizzato e pezzi di carrozzeria contorta a decine di metri di distanza, tutti i vetri degli edifici circostanti sono andati in frantumi. Contemporaneamente un kamikaze lanciava a tutta velocita' un'altra auto imbottita di esplosivo contro l'ingresso dell'albergo Ghazala Gardens - proprio quello dove nel novembre scorso era alloggiato il centro stampa per la conferenza sulla pace in Iraq - distruggendone la facciata. Un'altra esplosione, provocata da una bomba nascosta in una borsa, ha distrutto diverse vetrine. Le deflagrazioni si sono sentite fino a dieci chilometri di distanza, riferiscono testimoni.

FAMIGLIA CONTI CHIUSA IN CASA NEL DOLORE
La famiglia di Sebastiano Conti, l'unica vittima italiana dell'attentato a Sharm, abita sulla strada provinciale alla periferia di Aci Trezza, frazione di Aci Castello. L'abitazione, una palazzina a due piani, è presidiata dalle forze dell'ordine che non fanno avvicinare i giornalisti. I familiari sono rimasti chiusi fino ad ora nel loro dolore e non hanno voluto parlare con i giornalisti. In casa si troverebbe il padre di Sebastiano, Giuseppe, pescatore in pensione, la moglie, Maria Valastro, casalinga, e l'altra figlia Giusi. La famiglia di Daniela Maiorana, moglie di Sebastiano, abita invece in un edificio a due piani dall'altra parte del paese, sempre sulla Provinciale. In una delle due abitazioni si troverebbero anche i due figli di Sebastiano e Daniela Conti: Giuseppe, 18 mesi, che porta il nome del nonno paterno, e Maria, tre anni, che ha lo stesso nome della nonna materna.

FAMIGLIA MAIORANA, DI DANIELA NESSUNA NOTIZIA
"Di Daniela non abbiamo ancora nessuna notizia, così come di Giovanni Conti e Rita Privitera": lo ha detto telefonicamente all'Ansa uno familiari di Daniela Maiorana, moglie di Sebastiano Conti, la vittima italiana dell'attentato a Sharm. "Siamo in contatto telefonico con la Farnesina - ha aggiunto il familiare, che non ha voluto dire il suo nome - abbiamo anche chiamato in Egitto, ma le linee sono intasate". Il portavoce della famiglia Maiorana ha pregato i giornalisti di non insistere con le loro richieste di informazioni: "Cercate di comprendere il nostro stato d'animo - ha aggiunto - fino a quando non avremo notizie certe non intendiamo parlare".

Il prezzo piu' alto di questi attentati - che sono stati rivendicati dallo stesso gruppo che uccise 34 persone lo scorso 7 ottobre nella vicina Taba, incluse due italiane - e' stato pagato dagli egiziani.

Fra i feriti ci sono italiani, britannici, francesi, spagnoli, olandesi, sauditi, qatarioti, kuwaitiani e di altre nazionalita' non ancora indicate.

Il ministro dell'Interno Habib Adly ha detto che e' difficile indicare connessioni con gruppi islamici, ma ci sono probabilmente dei legami con gli attentati di Taba. Le automobili utilizzate erano appena entrate nel paese, ha riferito il ministero.

L'attentato, il giorno dell'anniversario della rivoluzione degli ufficiali liberi guidati da Nasser del 23 luglio 1952, che rovescio' la monarchia, e quello in cui Hosni Mubarak avrebbe dovuto annunciare la sua candidatura alle elezioni presidenziali per il quinto mandato, ha pesanti indubbi risvolti politici. L'Egitto, da decine di anni amico degli Stati Uniti, il primo paese a far la pace con Israele, sta anche cercando di rafforzare il suo ruolo regionale e internazionale con una presa di posizione decisa sull'Iraq, piu' di qualsiasi altro paese arabo.

Gli attacchi, i peggiori dopo quelli di Luxor circa dieci anni fa, sono destinati a danneggiare una delle risorse maggiori dell'economia egiziana, il turismo che crea 650.000 lavori l'anno. Molti gruppi turistici hanno cancellato i voli dall'Italia, altri stanno anticipando il rientro. ''Dovevamo stare due settimane, ma parto subito, domani se posso, la bambina non dorme piu' e' terrorizzata'', dice Dioum Ousmane, cittadino italiano originario del Senegal, sfuggito per miracolo all'attentato. ''Ero uscito per uno spettacolo, sono tornato ed era tutto distrutto''.

Agenzia dell'ANSA - 23-07-05 - da ansa.it




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23 luglio 2005

Il sacrificio delle email, una rinuncia triste - by Severgnini dal Corriere

Decennale malinconico, forse inevitabile. Nel 1995 nascevano Amazon.com e Netscape, l’email muoveva i suoi primi passi in Italia. Nel 2005 la scelta di controllare almeno in parte queste cose.
L'approvazione del «piano Pisanu », con le nuove regole sulle email, segna la fine di un'epoca. Dieci anni fa, nell'infanzia un po' anarchica di Internet, le persone che in Italia usavano la posta elettronica erano 250 mila,meno dei tifosi del Bologna; oggi siamo 25 milioni, e fra di noi — non è probabile: è certo—c'è qualcuno che utilizza questo ottimo strumento con pessime intenzioni.
Una delle tragiche ironie dell'attacco terrorista è questa, infatti: gli invasati nemici della modernità utilizzano gli strumenti della modernità per tentare di distruggerla. Internet— 928 milioni di utenti nel mondo, erano 16 milioni alla fine del 1995—è diventato il luogo del reclutamento, delle istruzioni, delle comunicazioni e delle rivendicazioni. Allo stesso modo, i terroristi usano la nostra libertà—di religione, di spostamenti, di opinione—per distruggerla. Se ci pensate è una strategia diabolica: non far nulla significa concedere campo libero; fare troppo vuol dire regalargli la vittoria che cercano.
L'unica soluzione, a questo punto, diventa: fare qualcosa, farlo in fretta e farlo bene. Accettare controlli, a patto che siano sensati e limitati (nella portata, nel tempo). La nostra privacy, infatti, è importante; ma la nostra vita lo è di più. D'accordo, è banale: ma ogni tanto dobbiamo pur dircele, queste cose.
L'articolo 6 del «piano di sicurezza » approvato ieri, oltretutto, non rappresenta un'eccessiva intrusione nella nostra riservatezza. Come ha spiegato il ministro Pisanu, «non si punta al contenuto delle informazioni, bensì al traffico». L'espressione è un po' criptica,ma significa questo: i dati relativi al traffico telematico non verranno cancellati fino al 31 dicembre 2007; ma per leggere i contenuti delle email—lo ha spiegato nei giorni scorsi anche il ministro Stanca— ci sarà bisogno dell'autorizzazione del magistrato come per le intercettazioni telefoniche.
Che dire? Erano sbagliate le proteste di chi strillava contro le telecamere di sicurezza nelle strade; sarebbero inopportune — e, infatti, se ne sentono poche—le rimostranze contro la nuova legge che impone di conservare il traffico email, registrare i frequentatori degli Internet point e abolire l'anonimato delle schede telefoniche. Se questo servisse a render più difficile la vita ai fanatici, e più sicura la nostra, ben venga.
Ma «garantismo» non è una parolaccia, e i garantisti non sono cattive persone. A loro — a tutti noi — resta un ruolo importante: verificare che la mole di dati raccolta venga effettivamente utilizzata; e impedire che qualcuno s'infili nei varchi aperti dentro la privacy. In altre parole: che un magistrato possa controllare la nostra posta elettronica, l'accettiamo; che strane organizzazioni e discutibili personaggi facciano lo stesso, invece, non ci piace.

Beppe Severgnini - 23-07-05 - dal Corriere della Sera




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23 luglio 2005

Controllo su mail e saliva: se la "guerra al terrorismo" invade le anime, che ne pensano gli intellettuali dei giornali?

Dopo dieci anni, in cui gli utenti italiani ad utilizzarlo sono passato da 250 mila a 25 milioni, il servizio delle email sarà, parzialmente o quasi totalmente (voi guardate il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?) controllato, per ragioni di sicurezza.
La stampa si spacca. Ovviamente, i giornali filogovernativi non battono ciglio, anzi plaudendo il signor Pisanu, che francamente sta dando prova, da buon democristiano (uno dei loro pochi pregi), di saper stare composto durante le emergenze. Il Secolo, il giornale di AN, titola a tutta prima pagina "oggi il pacchetto sicurezza. Fini: ma non attacchiamo l'Islam, faremmo il gioco di Osama". La Lega, ahilei, ha improvvisamente (lo abbiamo appreso anche noi adesso) scoperto che i suoi alleati, dopo averle concesso lo sfascio della costituzione, il federalismo e la castelliana giustizia, non sono più così disposti a giocarsi la reputazione. Se ne è loro rimasta qualcuna. Passando a sinistra, l'Unità (organodei DS) muove critiche, seppur con timidezza, la polizia che ha sparato al sospetto terrorista, che poi non aveva nulla di pericoloso addoss. "La polizia non può sparare su ogni sospetto", tuonano gli islamici di Londra, mentre nel suo editoriale, il direttore Antonio Padellaro scrive con impressionante calma (forse troppa) ma con chiarezza (parecchia) che la sicurezza non sta nè a destra nè a sinistra, e si augura, per il bene del paese, che il governo, dopo tanti disastri, si comporti come il suo ruolo vorrebbe e che non ci siano abusi nei confronti di nessuno (non fare di tutte le erbe un fascio insomma). Sarà dovere quindi della sinistra, "se nella loro applicazione possano restringere o ledere o mettere in discussione quei diritti fondamentali universalmente riconosciuti che distinguono i sistemi democratici da tutto il resto" rifiutare questi provvedimenti, o perlomeno non condividerli. Di tutt'altro avviso, invece, sul corriere Beppe Severgnini, allievo di Montanelli che fa la spola fra il Corriere Magazine e Sky News 24, con qualche capatina sul giornale quotidiano più prestigioso d'Italia: La nostra privacy è importante; ma la nostra vita lo è di più. D'accordo, è banale: ma ogni tanto dobbiamo pur dircele, queste cose.
Scontata la preoccupazione di Manifesto e Liberazione (giornale di RC) , da sempre contro guerra, terrorismo e violazioni alla libertà o privacy della gente, mentre il tutto il resto della stampa ci sono pareri diversi e tutti giustificati, all'interno degli editoriali.
Non ci soffermiamo più a lungo sull'analisi dei perchè e per come, dato che cliccando sui link a lato si potranno leggere argomenti di personaggi ben più illustri del sottoscritto (e anche più letti, come appunto Padellaro o Severgnini), ma crediamo opportuno dire una cosa.
E' vero, ammettiamo, che dall'11 settembre in poi, avendo alzato di botto e con frenesia e paranoia il livello di allarme, gli States non hanno più subito attacchi sul proprio territorio. Ma ne hanno subito uno che ha fatto piangere ogni persono di buon senso in questo pianeta.
E' vera anche un'altra cosa. Ben più pesante ed edificante ed importante: dal ritiro delle truppe, la Spagna non ha certo dormito sonni tranquilli, ma non sono nè esposti nè minacciati come noi. Quindi, ben vengano i controlli e gli allarmi tesi per il nostro bene, ma pensiamo che ci sia una via, forse per la destra politicamente rischiosa, ma decisamente sensata, molto più semplice ed efficace: ritira le truppe e, niente controlli su email o salive analizzate, il tuo paese rischierà un bel po' meno.




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22 luglio 2005

Nell'Italia dei mille partiti, i comunisti dovrebbero unire le loro forze

Ma perché unire in un unico partito comunista i due principali già esistenti in Italia? Cercheremo di spiegare perché, anche se non ne parla nessuno neanche fra i diretti interessati, questa sarebbe la scelta più logia e astuta e politica possibile.

Andiamo ad analizzare il nostro “arco costituzionale”. Ieri, trovavamo come partiti principali quelli del Pentapartito: Democrazia Cristiana, Partito Liberale, Repubblicano, Socialdemocratico e Socialista. All’opposizione, il Partito Comunista. Quello Radicale (pur con qualche flirt con i cinque della compagnia). Fuori dall’arco costituzionale, in quanto unici a non aver votato nei lontani anni quaranta per la nostra Magna Carta, ma comunque abbastanza in Parlamento, i missini, o postfascisti dell’MSI. Gli uomini guida di questi partiti? Uomini come Fanfani, Moro, De Mita. Craxi, Saragat, Pertini. La Malfa. Giorgio Almirante. Enrico Berlinguer…

In confronto alla media europea, questi partiti erano già troppi. A pensarci bene, tuttavia, ad oggi ne vediamo parecchi di più. I democristiani, dopo la caduta del muro e quindi quando l’anticomunismo non pagava più, si sono divisi in mille tronconi. Archiviata la dolorosa e pazza esperienza di CCD, CDU  e Popolari, s’è arrivati all’attuale situazione. Nel centrodestra, l’UDC di Follini e Casini. Dall’altra parte, ma sempre vicini al centro, UDEUR e Margherita. Per non parlare poi della nuova DC, dell’altra Nuova DC (quella di Pomicino) e del nuovo gruppo popolare-cattolico di Segni, che non si collocano in alcuna coalizione. I socialisti? Ovviamente, sulla carta (Forza Italia è piena di ex craxiani), divisi in due. A destra, il Nuovo PSI, a sinistra lo SDI di Boselli. Ora parlano di Unità Socialista a sinistra. Riformisti che a volte ritornano. Fantasmi che comunque, unendosi, si mostrano più furbi degli attuali democristiani e comunisti.

I repubblicani? Idem. Divisi in due. Il partito repubblicano a destra, i repubblicani europei a sinistra. I liberali? Ufficialmente FI è un partito di liberali, ma con forti presenze cattoliche. Esiste ovviamente anche oggi un partito liberale.

I missini? Confluiti in Alleanza Nazionale e poi al governo. Ma in questo caso, si sono staccati i vari movimenti Fiamma di Pino Rauti e quello (Alternativa Sociale) di Alessandra Mussolini. Mentre decenni prima il partito monarchico era confluito nel Movimento Sociale Italiano, ora è stato rifondato. Esiste anche un Nuovo MSI.

Adesso, finalmente, vediamo i comunisti. Questi, dopo la caduta del muro e la “cosa” di Occhetto, si convertirono alla socialdemocrazia, passando da PCI a PDS. Dopodiché Cossutta non fu d’accordo e s’arrivò alla nascita, più a sinistra, di Rifondazione. Ancora dopo la scissione dello stesso Cossutta verso il suo ultimo parto: il Partito dei Comunisti italiani.

Il lettore avrà capito che, se prima i partiti erano già tanti e ora sono moltissimi, la cosa è puramente italiana. Non proprio normale. E se i socialisti creano l’unità socialista, perché non fare “l’unità comunista”?

Almeno per essere più credibili e forti, influenzare con le proprie scelte, quelle che il cuore dice essere giuste, una coalizione di centrosinistra. Perché urge distinguersi in questo mare di poltrone e partiti. E’ la questione morale di Berlinguer, crediamo, a volerlo.

Fausto e Oliviero non sarebbe ora di tornare assieme?




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22 luglio 2005

Si unisce in un partito vero ed unico la sinistra tedesca: Italia che ne diresti?

Grossa svolta nel panorama politico tedesco. A leggere questa frase, così alla leggera, chisenefrega penserete. Ma è una svolta, quella applicata nella Germania Unificata, che può indurre a riflessione, ci si augura, tutta la sinistra, diciamo, radicale italiana. Per intenderci, già chiamare PRC e PDCI “sinistra radicale” non m’è mai piaciuto. Ma sarà utile per ragionare, sull’importanza che può avere, anche in Italia, questo fatto verificatosi nel cuore dell’Europa. I due partiti di sinistra non socialdemocratica, dunque i comunisti o post (in un paese che ha due anime, una che ha vissuto un regime comunista a partito unico e l’altra, l’opposto, dove essere comunista era fuori legge, i prefissi non contano in politica), si sono uniti, per mettere insieme la loro forza elettorale, il loro seguito di massa, i movimenti che dall’ovest all’est portano avanti il progetto di sinistra. Lo hanno fatto per punzecchiare, screditare e staccare definitivamente a sinistra l’SPD, il partito del premier (per molto o poco ancora? Vedremo a settembre), e perché è francamente paradossale vivere in un paese con due partiti comunisti, post o neo che siano. Dunque, l’affare s’è completato, con l’approvazione quasi unanime (76.6%) al congresso della PDS: Wasg e PDS si uniscono per formare il Die Linkspartei (Partito della Sinistra).

Le due compagini, va detto, non hanno proprio la stessa storia alle spalle. La PDS (tutt’altra cosa rispetto ai nostri Ds) nasce nel 1990 dalle ceneri della Sed, il partito unico che guidò per decenni la DDR. Ovviamente il partito comunista. Partendo dagli errori del passato, mai rinnegando la propria ideologia e il proprio concetto della politica, la formazione, ovviamente all’inizio quasi ostracizzata dal panorama tedesco unificato, vanta ancora, nella Germania Orientale, un consenso pari al 30%. Non male. Dato che in Romania, anch’essa che viene da decenni di regime “rosso”, il Partito Comunista è ancora oggi primo partito alle elezioni (dal 24ore channel). Il consenso cala, prevedibilmente, nella parte ovest dello stato, dove fra l’altro è in crescita il Cdu (i democristiani tedeschi, ndr), mentre ristagnano i socialdemocratici. Il Wasg (Alleanza per il lavoro e la Giustizia sociale), fondato tre mesi or sono da fuoriusciti socialdemocratici che ormai vedevano andare il partito sempre più verso destra ed essere di sinistra solo in teoria (insomma dei Folena di Germania, vedi il suo passaggio da Ds a Rc), ha votato anch’esso per l’unione con i comunisti. Tutti d’accordo. Accordo facile, lavoro duro. Questo arriva adesso. E’ il momento della discussione, di arrotondare gli spigoli e i muri (quello di Berlino lascia ancora qualche ricordo spiacevole) che dividono ancora queste due realtà politiche. Ma tutto andrà per il verso giusto, anche perché questa sarà «un’occasione unica per la sinistra tedesca». Parola di Gysi, leader della Pds. I sondaggi danno entusiasmo ai dirigenti e militanti del nuovo partito della sinistra tedesca.

E’ una svolta epocale in un paese in cui essere comunista, dal 1989, non è mai stato facile. Come ci spiega Liberazione di martedì, un recente sondaggio pubblicato dal giornale “Berliner Morgenpost”, dà la formazione di Lafontaine (leader del Wasg) e Gysi al 12% alle prossime politiche. Sarebbe così la terza forza del paese dopo SPD e CDU. Sempre più compatti e forti nella sinistra in un paese in crisi.

L’Italia pure è in crisi. Ci sono due, grandi o piccoli comunque formati da abili militanti e dirigenti, partiti comunisti anche da noi. Dove tra l’altro non c’è mai stato nessun regime che l’anticomunismo viscerale possa rinfacciare. Quale il motivo della scissione qualche anno fa? Era il 1998, e fiducia-non fiducia ad un governo che portò Cossutta e Diliberto a uscire da Rifondazione (che il primo dei due aveva addirittura fondato) e fondare il Partito dei Comunisti Italiani. Quanti anni, secoli appaiono, sono passati? Parecchi, e sarebbe il caso di seguire l’esempio tedesco.

Oliviero, Fausto, non sarebbe ora di tornare insieme? Senza farlo, sareste anche poco furbi.




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21 luglio 2005

Gay, Prodi apre: «Sì alle unioni di fatto» - dal Corriere

ROMA - Romano Prodi è contrario al riconoscimento dei matrimoni tra gay e a qualsiasi legge che attribuisca i termini «famiglia» e «figli» a rapporti tra persone dello stesso sesso. E’ però favorevole a una normativa che garantisca sostegno e assistenza alle coppie di fatto, anche omosessuali. Non è quindi il modello-Zapatero il termine di riferimento che il leader dell’Unione intende adottare in questo campo qualora vincesse le prossime Politiche: «Sin dall’ottobre scorso, quando ero ancora presidente Ue, dissi al premier spagnolo che non ero d’accordo...».
Le soluzioni, a cui pensa Prodi e sulle quali ritiene di avere l’appoggio dell’intero centrosinistra, oscillano tra il cosiddetto «Pacs», Patto civile di solidarietà, che prevede la tutela delle coppie di fatto in campo fiscale, sanitario e in materia di successione, e il modello francese, sostanzialmente analogo: «Ritengo che un governo - ha detto ieri il Professore, rispondendo alle domande della stampa estera e riscuotendo consensi dalle ds Melandri, Turco e Pollastrini - debba disciplinare i problemi giuridici e civili di chi sceglie di vivere stabilmente in forme diverse dal matrimonio». Accusato da una parte del centrodestra di «dare un colpo di grazia alla famiglia in contrasto con il magistero della Chiesa» (Pedrizzi di An) e di «compiacere la sinistra» (Giro di FI), Prodi ha poi affrontato il rapporto con le gerarchie ecclesiastiche, reso scivoloso dal referendum sulla fecondazione, che lo ha visto optare per il voto.
Il Professore ha indicato nell’ex statista dc Alcide De Gasperi la sua fonte d’ispirazione, si è definito «cattolico e laico», rimarcando, da un lato, l’adesione «ai miei principi senza mai strumentalizzare la Chiesa», dall’altro, «autonomia e coerenza senza mai rinunciare ai miei doveri di politico». Le presunte interferenze del Vaticano? Laconico: «Vi invito a leggere il recente discorso di Ciampi, un esempio di grande equilibrio». Poi altri temi. Prodi ha accusato di «antieuropeismo e di assenza» il governo Berlusconi.
Ha proposto un comitato di saggi presieduto da Helmut Kohl per rilanciare il processo europeo. Ha annunciato che la riforma sulla giustizia, la Bossi-Fini («Normativa di pura repressione») e tutte le leggi «ad personam» saranno modificate o cancellate in caso di vittoria elettorale. Ha attribuito alle primarie di ottobre («Una fatica terribile») il compito di definire «una leadership che duri 5 anni di governo». Liquidando infine con una battuta i pesanti giudizi dei colonnelli di An su Fini: «Al bar e alla toilette non si deve mai parlare a voce alta...».

Francesco Alberti - 21-07-05 - dal Corriere della Sera




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21 luglio 2005

Mai nessuno come Montanelli oggi

Strepitoso. Potreste, anzi molto spesso capita, trovarvici in disaccordo. Ma è inevitabile riconoscere la classe che, a leggere e sentire i suoi racconti di inviato di guerra o le sue avventure (anche più pericolose) da direttore di giornale, anzi "del Giornale", traspare in tutta evidenza. Cade in questo periodo il quarto anniversario della morte di Indro Montanelli, e in pochi sembrano volerlo, o poterlo (a causa della "scomodità" di un personaggio così all'interno dell'attuale situazione politica) ricordare a sufficienza. Per quei tre o quattro gatti che leggono questo blog, lo faremo sia con pezzi di repertorio e archivio montanelliano, articoli, stralci o recensioni di libri, le opinione degli altri giornalisti o politici su un personaggio che, antinazista, anticomunista o antiberlusconiano che fosse, con la sua mitica macchina da scrivere lasciava, sui fogli, ricordi indelebili e classe immensa. Ciao Indro, adesso starai scrivendo, da lassù, un editoriale su dei fatti che, da lontano, appaiono stupidi e tremendamente italiani ma che tu, da italiano che ha vissuto quasi un secolo, hai potuto e saputo documentare con immenso stile e coraggio.

Riportiamo qua un suo Controcorrente, davvero rapido, corsivo appunto, ed efficace: il suo essere pungente è in questi anni imitato da tanti giornalisti di tante testate. Ma uno dei primi che, con la classe e l'irriverenza, lanciava queste frecce a chiunque, secondo lui, le meritasse, era l'Indro nazionale.

In una conferenza stampa a Nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo.
A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno.
Indro Montanelli - il Giornale - 31-10-74
si ringrazia per la ricerca e pubblicazione nel web www.zoooom.it




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21 luglio 2005

Questo partito è la mia casa -by Darwin Pastorin - da Liberazione

Non potrei vivere senza i sogni, senza le passioni. Anche adesso, alle soglie dei cinquant'anni. Conto ancora le nuvole, seguo il buffo andirivieni dell'aquilone con mio figlio Santiago, credo nella possibilità di un mondo migliore. Dentro di me, come per Platone e Pascoli, vive un «fanciullino». E questo «fanciullino» è capace di stupirsi, indignarsi, commuoversi. Di rifiutare le situazioni di comodo, le ragioni dei più forti, la morale di chi è senza morale, di chi pensa al guadagno facile e non sa guardarsi al fianco, dove c'è un povero che allunga la mano, un bambino che chiede un pezzo di pane, un anziano solo. Faccio parte, con orgoglio, del Partito della Sinistra Europea perché, da sempre, ho imparato a guardarmi attorno. Perché credo nei progetti politici, sociali e culturali di Fausto Bertinotti. Perché il cammino è difficile, ma non impossibile.

Guardarsi attorno. Ho cominciato a farlo da bambino, a San Paolo del Brasile. In quella Rua Nossa Senhora da Lourdes che per me è, nella memoria, nel mito, nella consolazione, come la Rua dos Douradores di Bernardo Soares/Fernando Pessoa («Penso a volte che non uscirò mai da questa Rua dos Douradores. E se lo scrivo, mi sembra l'eternità»). Lì, io, figlio di emigranti veronesi, giocavo con coetanei ebrei, mulatti, polacchi, coreani. Inseguivamo la vita, consapevoli, fin da quel tempo, delle fatiche dei nostri padri e delle nostre madri. Stavamo bene insieme, in quella moltitudine di lingue, dialetti, speranze. Ringrazio il Brasile per avermi insegnato che il razzismo è una vergogna.

I miei genitori tornarono in Italia nel '61. Non più Verona, ma Torino. La Torino dell'effimero chiamato Boom Economico. «Venite, venite signori alla fiera del lavoro, posti per tutti, case per tutti!». Quanti imbonitori, quante illusioni. Cottimisti, non ottimisti. Potevi fare il bagno al Po, ma in fabbrica ti rubavano l'anima, ti contavano il respiro e il sudore. Mi guardavo attorno, e vedevo la sofferenza degli operai. Torino non era più la gozzaniana «piccola Parigi», la città dalle «dritte vie corrusche di rotaie», ma una città che guardava scorrere la vita dallo spioncino della porta. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate. Torino è multirazziale, Torino ha tolto le catene, ha spalancato le fineste sull'universo. Ma quanta fatica, quanti dolori! Il mio maestro di letteratura e di vita, Giovanni Arpino (rileggete, per favore, rileggete «La suora giovane», uno dei più bei romanzi del nostro Novecento), mi disse, in tempi non sospetti: «Torino ha la sua salvezza nell'essere una città operaia».

Il mio impatto con la politica fu terribile, violento. Primo anno di liceo, via Juvarra. Primo sbadiglio dell'autunno. Primo giorno di scuola. Mancavano pochi minuti all'inizio delle lezioni. Quando arrivò quell'urlo, lacerante: «Arrivano i fascisti, arrivano i fascisti!». Ricordo quel colosso, con lo scalpello in mano, la faccia dura, crudele. Il colpo sulla testa di un compagno dell'ultimo anno. La testa che zampillava sangue. Io lì, con i miei quattordici anni. Con il mio orrore. Decisi subito da che parte stare. Dalla parte di chi subisce colpi alla testa, viene aggredito, ferito. Il giorno dopo, c'erano soltanto bandiere rosse. Il terzo giorno, il liceo venne occupato. Assemblea, sciopero, corteo interno. Cominciai a leggere testi sul comunismo. Le lettere di Gramsci. Il "manifesto" di Marx ed Engels. La storia del Pci. Continuavo, nel contempo, a disprezzare il socialismo reale, quei carrarmati a Praga, le fiamme che spensero l'urlo di Jan Palach. Il mio comunismo era il comunismo di Che Guevara, un comunismo nobile, rivoluzionario, che non sapeva perdere la tenerezza. La mia era, comunque, nell'ideale, una rivoluzione senza le armi. La rivoluzione del dialogo. Oggi, nella rinnovata consapevolezza, mi riconosco in Bertinotti, il mio Virgilio, e nel presidente brasiliano Lula. Già, che bella la vicenda umana e politica di questo operaio pernambucano!

Mi dicono: non ti vergogni ad essere comunista? Rispondo, con un sorriso, «no, non mi vergogno». Proprio per quella mia idea di comunismo: l'utopia da realizzare, una società senza più poveri, senza più sfruttati, senza più bambini in mezzo alla strada. Una rifondazione del comunismo. Che deve prendere le distanze, una volta per sempre, senza se e senza ma, dagli errori che, nel nome di un ideale giusto, sono stati compiuti in passato.

Faccio parte della Sinistra Europea perché i progetti sono chiari, rivolti agli "altri". Perché non dobbiamo smettere di guardarci attorno. Di seguire gli aquiloni.

Ho fatto per tanti anni l'inviato speciale. Per un quotidiano sportivo. Giravo il mondo dietro a un pallone. Ma non mi bastavano alberghi e stadi. Consumavo le scarpe, andando in giro per piazze, strade, anfratti. E ho incontrato, abbracciato tante, troppe solitudini. Ho raccolto parole disperate, lacrime di un passato sempre presente. I giorni a Santiago del Cile, ad esempio: il racconto dei testimoni, dei sopravvissuti di quell'11 settembre 1973, quando un massacratore di generazioni di nome Augusto Pinochet spezzò, con la violenza e la morte, i fiori di Unidad Popular, di Salvador Allende, di un socialismo dal volto decisamente umano. Poi, le madri di Plaza de Mayo. Quelle madri che non smetteranno mai di camminare. Di denunciare, di attendere. A ogni loro passo, ritorna una ferita. Un ragazzo lanciato vivo da un elicottero nell'oceano, una ragazza violentata, fatta partorire, il figlio venduto, infine uccisa. A ogni loro passo, ritornano quelle notti nere. I mitra, le case violate, la gente fatta sparire. 1978, il mundial della vergogna. Ha scritto Eduardo Galeano: «Al suono di una marcia militare, il generale Videla decorò Havelange durante la cerimonia di inaugurazione nello stadio Monumental di Buenos Aires. A pochi passi da lì era in pieno funzionamento la Auschwitz argentina, il centro di tortura e di sterminio della Scuola di Meccanica dell'Esercito. «Finalmente il mondo può vedere l'immagine vera dell'Argentina», annunciò il presidente della Fifa davanti alle telecamere delle televisioni. Henry Kissinger, ospite d'onore, annunciò: «Questo paese ha un grande futuro, a tutti i livelli». E il capitano della squadra tedesca Berti Vogts, che diede il calcio d'inizio, dichiarò qualche giorno più tardi: «L'Argentina è un paese nel quale regna l'ordine. Io non ho visto nessun prigioniero politico». E questa colonna infame potrebbe continuare all'infinito.

Il Partito della Sinistra Europea è la mia casa. Una casa senza porte e senza finestre, una casa aperta a chi crede nei sogni, a chi sa guardarsi attorno. Una casa di bella gente e di belle letture, di belle energie e di belle idee. Una casa che porta a tante altre case. Case di suoni, di colori, dove tutti si abbracciano e sono felici.

Darwin Pastorin - 08-05-05 - da Liberazione




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21 luglio 2005

Discorso di Pietro Nenni: ecco perchè Mussolini è dietro Franco

Ora voi vi siete certamente chiesti, amici intaliani, perché Mussolini è dietro Franco e perché la stampa fascista schizza veleno contro il popolo di Spagna, contro i "rossi" che accusa di ogni delitto. I delitti dei "rossi" noi li conosciamo. Ecco i principali: - i "rossi vogliono la libertà per tutti; - i "rossi" vogliono abbattere il feudalismo bancario e industriale; - i "rossi" vogliono che la terra sia dei contadini; - i "rossi" vogliono che la repubblica sia democratica.
Per questo Mussolini è dietro Franco; il quale vuole esattamente il contrario di ciò che vogliono i "rossi". Per questo noi siamo qui.
Per questo si sono formate qui le Brigate Internazionali.

discorso di Pietro Nenni - 06-02-37 - grazie all'archivio del Manifesto




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21 luglio 2005

Il Codacons ha denunciato Oriana Fallaci - da Liberazione

Il Codacons ha denunciato Oriana Fallaci alla Procura della Repubblica, chiedendo l'accertamento delle ipotesi di reato di istigazione alla violenza, odio razziale e religioso.

´Pur condannando le azioni terroristiche - afferma la nota - certe espressioni acuiscono lo scontro sociale. Questo è l'obiettivo che i terroristi vogliono raggiungere, impedendo la convivenza civile.

da Liberazione del 17-07-05


Oriana Fallaci - (foto tratta da planeteradicale.org)




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18 luglio 2005

È morto Indro Montanelli - in lutto il giornalismo - da Repubblica

MILANO - Indro Montanelli è morto. Se ne è andato in silenzio dopo una lunga vita di bastian contrario, burbero e brontolone. Quasi come se fosse ancora in polemica con i mali e le ipocrisie di un secolo di cui è stato tra i più grandi testimoni. Il decano dei giornalisti italiani si è spento oggi pomeriggio a Milano. Aveva 92 anni: da tre settimane era ricoverato nella clinica "Madonnina" a causa di un malore. Mercoledì era stato sottoposto a un intervento chirurgico. Con esito positivo, avevano detto i medici, che avevano anche ipotizzato il suo ritorno a casa. Le sue condizioni però sono improvvisamente peggiorate. Fino alla crisi che oggi pomeriggio gli ha tolto la vita.

Con lui si chiude un capitolo enorme della storia del giornalismo italiano. È la storia di un cronista d'altri tempi, abituato sempre a confrontarsi con la realtà dei fatti. Ma anche di un opinionista capace di schierarsi e prendere posizione a dispetto dei luoghi comuni e delle ideologie. La sua vita professionale è infatti attraversata da numerosi strappi. Con il fascismo, dopo un reportage in Spagna nel '37, molto critico nei confronti del regime. Con il "Corriere della Sera", nel '76, in polemica con la linea "progressista" dell'allora direttore Piero Ottone. Con Silvio Berlusconi, suo ex editore, alla vigilia delle ultime elezioni politiche.

E proprio Berlusconi oggi ha voluto ricordarlo. "Scompare con Indro Montanelli un testimone del secolo", ha detto il premier alla notizia della sua scomparsa. Aggiungendo: "Piango l'amico con cui ho condiviso molte battaglie e al quale sono rimasto legato anche quando ha espresso dissenso dalle mie posizioni, con lo spirito di libertà che ha sempre animato il suo lavoro e che io ho sempre rispettato".

Indro Montanelli era nato a Fucecchio, tra Firenze e Pisa, il 22 aprile del 1909. Durante gli anni del fascismo, ma soprattutto nel dopoguera era diventato una delle firme italiane più lette, una delle voci più ascoltate.

Esplulso nel 1937 dall'albo dei giornalisti e costretto ad emigrare per i suoi pezzi sulla guerra civile spagnola, aveva cominciato a scrivere per il Corriere della sera l'anno successivo. Si era messo in mostra come corrispondente di guerra, in particolare durante il conflitto russo-finlandese del 1939-40. Nel 1944 era stato condannato a morte dai nazisti e rinchiuso nel carcere di san Vittore a Milano, poi graziato per intervento dell'allora arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster poi beatificato da Wojtyla.

Nel dopoguerra si era affermato come il più brillante degli inviati italiani, smepre dalle colonne del quotidiano di via Solferino. Nel '74, dopo la rottura con il "Corriere della Sera", aveva deciso di fare tutto da solo, fondando il "Giornale Nuovo", quello che presto sarebbe stato conosciuto come "il Giornale" di Indro Montanelli. Una avventura durata fino al 1994. Dopo la "discesa in campo" di Berlusconi, e il tentativo di allineare il quotidiano alla linea del suo editore-politico, aveva ancora una volta sbattuto la porta.

Era subito ripartito però, fondando "La Voce". Una esperienza non felice: il giornale si scontrò subito con le difficoltà di un mercato editoriale sempre più competitivo, sempre più dipendente dalla pubblicità. Le difficoltà economiche presto fecero terra bruciata intorno alla sua creatura, che nell'aprile del 1995 (ad appena 13 mesi dalla nascita) fu costretta a uscire di scena.

Era ritornato a scrivere sulle colonne del "Corriere della Sera" come opinionista. Senza mai risparmiare la sua penna: con le armi della vis polemica e dell'ironia aveva osservato e commentato la difficile transizione italiana negli anni del centrosinistra. Anni che aveva in fin dei conti apprezzato, a dispetto della sua profonda cultura conservatrice. L'ultimo strappo risale alla recente campagna elettorale, quando a sorpresa aveva annunciato di voler votare Francesco Rutelli considerato il "male minore" rispetto alla destra di Berlusconi. 

dall'archivio di Repubblica.it

 




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18 luglio 2005

Per il toro in A ancora pochissime speranza - da toro.it

QUESTO il commento del Presidente Attilio Romero in merito al giudizio del Consiglio Federale che ha respinto il ricorso presentato dal Torino Calcio: “Ovviamente non siamo soddisfatti, ma questa è una sentenza per molti versi attesa. Da quanto però è emerso ai margini del Consiglio Federale si comprende che le possibilità di riammissione sono consistenti a partire già dal ricorso alla Camera di Conciliazione del Coni. Il Consiglio stesso ha infatti affermato che non si opporrà ad alcun grado di giudizio successivo. Apparentemente quella di oggi è una sentenza non positiva ma che in sostanza lascia ampie possibilità alla felice risoluzione di questa vicenda".

Il Patron Francesco Cimminelli ha dichiarato: “Abbiamo le carte in regola per disputare il campionato di serie A e per questo motivo andremo fino in fondo. La decisione di oggi era preventivata. Non abbiamo però alcuna intenzione di mollare. Faremo valere i nostri diritti.  Abbiamo mantenuto fede a tutti gli impegni assunti , risolvendo tutte le questioni che erano state sollevate dalla Covisoc. A questo punto e' solo un problema di tempistiche, ma sono successe cose indipendenti alla nostra volontà”.

dalle news di toro.it




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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