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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Primarie


19 agosto 2005

Il rapporto fra blog e primarie: blogger per le primarie e la partecipazione collettiva alla politica

Iosonolaico cerca sempre di offrire ai lettori qualcosa di interessante sulla cultura, l'attualità, la politica: un argomento che spesso abbiamo trattato, perchè considerato importante e molto vario, è di sicuro quello delle Primarie del centrosinistra. L'iniziativa più interessante è senz'altro quella del blog "blog per le primarie", cui anche questo indirizzo è registrato, e che si occupa di pubblicare e diffondere i contributi più interessanti degli iscritti sull'argomento.
 
L'invito e il consiglio ai lettori è quello di visitare il blog per le primarie cliccando sul link qua sotto.

http://blogperleprimarie.ilcannocchiale.it/ 

Di particolare interesse sono i contenuti dei vari blog, alcuni dei quali riformisti (http://mietzsche.ilcannocchiale.it/), altri più a sinistra (http://poverobucharin.ilcannocchiale.it/).

Il blog è seguito ma servirebbe una ulteriore spinta: perchè le primarie sono un bagno di democrazia.


www.iosonolaico.ilcannocchiale.it
http://blogperleprimarie.ilcannocchiale.it/




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19 agosto 2005

Sulle primarie: dal voto a Bertinotti all'idea di un partito unico, vero e comunista

Credo sia giunto il momento di fare un po' d'ordine. Il mio argomento sulle primarie, nonostante il timido interesse direttamente sul mio blog, ha suscitato quasi una decina di commenti nella piattaforma dei "bloggers per le primarie". Il che ovviamente mi spinge a dire di più.
In una recente intervista concessa a l'Espresso, il leader di Idv Antonio Di Pierto lanciava accuse di utopia o (peggio) fantapolitica nei confronti dei segretari Verdi e Prc Pecoraro Scanio e Bertinotti. E nel frattempo diceva che la persona da lui più stimata era Mastella.
Il fatto poi che Mastella sia il più democristiano della coalizione, e che alla caduta della Dc Antonino avesse contribuito (giustamente, lo ringraziamo ancor'oggi) in prima persona come magistrato, non gli passa neanche per la testa. E uno che considera un'ambientalista e un comunista degli elementi carichi di utopia irrealizzabile (fantastico: dice che il mondo poco inquinato è un giardino dell'Eden...meglio l'America che non firma Kioto?) si dice pure "protettore" della questione morale. Meditate, anzi mediatimo.
Il secondo punto che vorrei toccare è che la visione di un partito unitario della sinistra "falce e martello" non è un'utopia: in Germania, e potete leggere nel mio blog qualche nota, è stata fatta un'iniziativa del genere e gli elettori dei left-parties tedeschi ne sono entusiasti. In Italia invece, la terra del conformismo, abbiamo ancora oggi due diverse coalizioni che richiamano i propri ideali agli anni del comunismo togliattiano e berlinguerano: fare un accordo fisso e duraturo no vero?
Unire i propri partiti attraverso un nuovo soggetto politico che non cancelli la parola comunista in quanto questa è oggi ancora sinonimo del disagio giovanile e (anche degli adulti) di una parte della società che vuole cambiare veramente il paese. Non è male l'idea vero?
Basterebbe essere un poco meno "italiani": pensare che il Pci era il più grosso partito di ispirazione marxista d'occidente, e che in tanti ancora oggi criticano la scelta di Occhetto con "la cosa" e la trasformazione in Pds. Quanti elettori del partito di Fassino (D'Alema) voterebbero questo nuovo soggetto? Quanti si sentono ancora comunisti, ma votano la quercia in nostalgia del vecchio partito di massa?
Credo che unirsi al Pdci sarebbe un'ottima prospettiva per Rifondazione: aiuterebbe a far sentire di più, in Parlamento e nell'Unione, la voce dei comunisti e a ridurre di un po' il numero di partiti italiani. Continuare a rinfacciarsi scelte diverse compiute sette anni fa, questo sì che è utopico: forse sbagliò Bertinotti a mollare il governo, forse sbagliò Cossutta a mollare il partito. Due secessioni che francamente oggi mi sembrà anche infausto ricordare.
L'idea di un partito comunista di nuova fondazione, che rivendichi come sue le vie di Togliatti, Berlinguer e Natta, tralasciando invece quelle di Occhetto e D'Alema, attiarando a sè una buona parte dei voti diessini, permettendo di diventare nuovamente un partito di massa inserito in un gioco democratico. E' la visione di un giovane sognatore forse.
Una tirata d'orecchie a entrambi: a Bertinotti per le parole di sfida e astio espresse nei confronti dei cossuttiani al congresso di Venezia, a Diliberto perchè ha mostrato di preferire votare Prodi a Bertinotti. Sarà fantapolitica, ma il voto al segretario Prc darebbe il segno di quante persone sono d'accordo con la mia idea di unità comunista. E a sinistra, con le parole, non sono in pochi questi elettori.
Ma credo che ancora oggi ci si debba vergognare di essere spaccati in due partiti. E di chi sia la colpa della spaccatura, non importa. Urge decisamente compiere questo matrimonio, non a fini di raggiungimento dello sbarramento per entrare in Parlamento, ma in maniera duratura ed efficace. Ai lettori il microfono sulla questione.


















Enrico Berlinguer, rimpianto segretario dei comunisti dello Stivale




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17 agosto 2005

Ancora sul codice etico per la questione morale

Gli appoggi più espliciti al Codice etico sono venuti da Prodi e da Fassino. I leader della Margherita hanno invece mostrato freddezza, anzi ostilità: il segnale è sbagliato, hanno detto, giacchè significa che l'Unione ha bisogno di una legge speciale (non è esatto: per noi è un patto sottoscritto dai partiti dell'Unione) perché sennò non ci si può fidare troppo di essa. Qui la logica viene ribaltata: la gente pensa invece che coloro che sono ostili al Codice etico - composto da regole importanti, ma semplici e di buon senso - hanno la coda di paglia.

Chiti è a favore della proposta perché è contro l'antica piaga italica del trasformismo. Magari fosse solo trasformismo: qui è in vista un trasbordo massiccio non solo di persone che votavano Berlusconi e che hanno cambiato idea, e questo è bene; il male viene quando si tratta di persone con fedine penali sporchissime; ma allora è vero, l'aspirazione nazionale è di diventare la repubblica della malavita. Col Codice etico non si va lontano: è vero, è solo una premessa, senza la quale però non si fa alcun passo sulla via dell'incivilimento. Il Codice etico non basta: ma è ovvio e nessuno di noi sostiene che basti: deve essere solo la premessa del programma di governo e non il programma. Ancora: il Codice etico rischia di favorire il giustizialismo. Ma dove sta questo rischio? Quello che appare evidente è che i giudici onesti e coraggiosi sono stati osteggiati e combattuti con ogni mezzo - l'ultimo atto della tragedia è la norma studiata apposta per impedire a Caselli di dirigere l'antimafia, essendo la mafia un'istituzione benemerita ingiustamente perseguitata.

Sembra che buona parte dei nostri concittadini non si rendano conto - io temo che non vogliano rendersi conto - nell'abisso di vergogna in cui siamo caduti. Li esorto a leggere i principali giornali stranieri, specialmente quelli «moderati». Ed a riflettere soltanto su due episodi: Kohl, che ha dato un contributo decisivo alla riunificazione delle due Germanie, ha dovuto abbandonare la politica per certi finanziamenti illeciti al suo partito - un problema che oggi da noi fa sorridere ed è considerato irrilevante. Secondo. Conosco abbastanza bene l'America e so che molti intellettuali americani da prendere assai sul serio considerano Bush e, ancora di più, Cheney, personaggi senza scrupoli. Eppure hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco e dichiarare pubblicamente di approvare quella legge sul falso in bilancio in base alla quale due importanti manager sono finiti in prigione per anni: il fatto è che in America quelli che io chiamo gli anticorpi funzionano e sono numerosi, mentre in Italia - come diceva Alessandro Galante Garrone - sono «pochini pochini». Da noi il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato - uno dei tanti osceni provvedimanti ad personam.

Attenzione: non ci sono tre compartimenti stagni, economia, politica e morale: questa tesi, che ha una lunga storia nella cultura italiana, è pretestuosa e non trova riscontro nei paesi civili. L'Argentina che è entrata in una crisi gravissima dimostra che i tre compartimenti non ci sono e la corruzione ha travolto tutto, anche l'economia; e l'Argentina fino ad un tempo non lontano era un paese decisamente più ricco dell'Italia. Ora l'Argentina sta tentando di risalire la china, in mezzo a tremende difficoltà. Lula, il Presidente del Brasile, è andato in televisione ed ha chiesto ai suoi concittadini di perdonarlo per i fatti di corruzione che si sono avuti nel suo partito. Il predecessore fu cacciato a calci per lo stesso motivo. Il Brasile sta dunque meglio di noi.

Le recenti storie dell'indegno comportamento di Fazio, governatore della Banca d'Italia, e delle scalate, le Opa, di ogni colore politico, che giustamente Giuliano Amato ha definito un «inguacchio», completano il quadro, che è un incubo e che, cosa inconsueta per i quadri, emana un insopportabile fetore. Siamo in un abisso di abiezione e dobbiamo rendercene conto, altrimenti non possiamo attrezzarci per risalirlo. È qui il significato, che chiamerei drammatico, del Codice etico.

Amato: voglio rivolgergli un appassionato appello personale: dia una mano a Prodi nel varare il Codice etico, o un suo equivalente, e lo aiuti a imporsi sui suoi alletati; in particolare trovi il modo per separare drasticamente le scalate in cui sono coinvolti i Ds. Questo fine era del tutto estraneo alla loro elezione: sono stati eletti per fare gl'interessi della gente, e, in modo particolare, dei lavoratori. Dall'intervista che ha rilasciato a Repubblica del 12 agosto, Amato si dimostra molto sensibile al gravissimo problema dell'immoralità; dalle sue risposte appare chiaro che non approva quelle scalate; esprime la disapprovazione da politico ed ogni politico è anche un po’ diplomatico. Io che politico non sono parlo senza alcuna diplomazia e dico che quelle scalate, pur se lecite, sono semplicemente deleterie per l'immagine dei Ds. Convinca i suoi colleghi politici che è per il bene loro, anche se non immediato, e per il bene di tutti, prendere distanze ampie e convincenti; altrimenti politicamente si squalificano, amenterà la sfiducia degli elettori verso tutti i politici, e crescerà a vista d'occhio il partito, già maggioritario, dei non votanti.

Rimasi impressionato dall'appello lanciato da sei «moderati» sull'Eco di Bergamo il 18 dicembre 2001: non posso dimenticarlo e lo trasmetto a tutti gli amici che mi capitano a tiro. Diceva l'appello: ogni persona sensibile agli interessi generali e non solo al proprio interesse particolare deve mobilitarsi per contrastare il degrado politico in atto finchè si è in tempo. E ciò per evitare la maledizione delle nuove generazioni, quando capiranno e ci chiederanno perché non abbiamo reagito come dovevamo.

di Paolo Sylos Labini - dall'Unità




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16 agosto 2005

Bertinotti: compito nostro è sconfiggere i capitalisti "scalatori"

Fausto Bertinotti è il segretario di Rifondazione comunista. E questo giornale è l'organo del suo partito. Che tutti i giorni, segue, commenta, discute la "politica". Ma l'intervista non parte da qui. Perché Bertinotti, al telefono, in vacanza, esordisce con una battuta, personale forse più che politica, che rivela il suo stato d'animo. «E' tutto così deprimente. Di più: demoralizzante. Che viene voglia di non parlarne». Voglia di non parlare delle intercettazioni, dello scandalo della pubblicazione di quelle intercettazioni. Voglia di non parlare del fatto che le ultime rivelazioni tirano in ballo anche alcuni leader del centro-sinistra. Fassino, Rutelli, Marrazzo.

Allora, non si può commentare?
Io ho una difficoltà più degli altri.


Quale?
Vedi, in questi momenti vivo una contraddizione impressionante. Perché da un lato vorrei restare coerente con i discorsi fatti in questi giorni. Insomma, io credo che le intercettazioni vadano usate con molta cautela da parte dei giudici. Ed è brutto, assai brutto quando quelle intercettazioni vengono rese pubbliche. Per questo continuo a pensare che un partito come il nostro - lo credo di tutta la politica ma intanto parliamo di noi - non debba farsi coinvolgere in questo gioco.


Stavolta forse però non si può tacere del tutto, non è così?
In qualche modo sì.


Cos'è che ti ha colpito di più delle ultime rivelazioni del Corriere?
Lo smacco della politica. Sì, la cosa che ti salta subito agli occhi è che la politica è sotto schiaffo. Non sa quel che dovrebbe sapere, non agisce e via via si fa privare della sua capacità decisionale. E' demoralizzante.


Parli di politica. Ma la novità è che "sotto schiaffo" ora sembrano esserci anche partiti alleati di Rifondazione.
Calma. Credo che sia importante innanzitutto non perdere mai di vista la gerarchia degli avvenimenti. Passami un neologismo: non dobbiamo mai perdere di vista la gerarchia dei "coinvolgimenti".


Ci sono scalate e scalate, insomma?
Sì, la penso esattamente così. Perché mi pare evidente che c'è un punto che merita di essere indagato sopra gli altri. Riguarda il coinvolgimento del presidente del consiglio nell'assalto alla Rcs, ad uno dei più grandi e autorevoli quotidiani italiani.


E cosa rivelerebbe? Voglia di espandere ancora il suo dominio sui media?
Forse anche qualcosa di più. Per farla breve: credo che sia ragionevole pensare che Berlusconi già sconfitto politicamente e destinato alla sconfitta elettorale, pensi ad un suo riposizionamento, ad un riposizionamento forte, nell'economia. Suo, del suo gruppo ma anche al centro di un nuovo blocco sociale.

da Liberazione - 16-08-05




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14 agosto 2005

Il dibattito dentro Rifondazione: primarie sì, primarie no (2a parte)

Tante volte, vedi vicenda della Costituzione Europea in Francia, un partito ha visto varie correnti al suo interno lottare su posizioni diverse ma comunemente importanti: impariamo, anche perchè votare quel partito vuole inevitabilmente dire avere più possibilità di cambiare la società.
E perchè non farlo in maggioranza? All'interno di un gruppo di partito che hanno (chi più chi meno) tutti lo stesso scopo: far dimenticare Berlusconi. Più volte il leader comunista s'è espresso su questo punto: non bisogna cambiare l'Italia, fra un anno, solamente in maniera anti-berlusconiana. Ma bisogna, aggiungo io, farlo pensando ad un programma di sinistra.
E solamente facendo entrare Rifondazione all'interno del governo post-Cdl si riuscirà ad essere un po' più zapateristi e meno blairiani. Il rischio è di accompagnare l'Italia ad un bivio: destra o sinistra. Ad oggi, senza Rifondazione, potrebbe ancora scegliere la prima opzione. Perchè rischiare?
Perchè non provare a cambiare questa alleanza, a spostare le linee di percorso verso il lato "alternativo" della politica? Si tratta di sconfiggere questo luogo comune: perchè Rifondazione entra benissimo nelle maggioranze locali, amministrative (regionali, provinciali, comunali) e nessuno (o pochi) storce il naso, mentre se si propone la cosa a livello nazionale, casca il mondo?
Basta guardare l'esempio della Sardegna, del governatore Renato Soru: chi avrebbe mai detto che un ex imprenditore avrebbe fatto una politica di sinistra? Con il PRC a "vigilare" sui lavori della maggioranza in Consiglio, sono state fatte delle scelte. Che, politicamente, giudicate voi se di sinistra o destra: la lotta contro il governo, per scacciare dall'Isola le servitù militari, le basi americane. La scelta di difendere l'ambiente con la legge salva coste...
E' questo, forse ho scritto troppo sugo in una pentola non gigantesca, che bisogna analizzare: come possibile astenersi, quando si ha la possibilità di lottare più concretamente per i propri ideali, sogni? Una buona percentuale per Bertinotti alle Primarie: spingere più a sinistra il programma dell'Unione.




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14 agosto 2005

Il dibattito dentro Rifondazione: primarie sì, primarie no (1a parte)

Il dibattito interno a Rifondazione Comunista crea un effetto: urge informare, discutere, parlarne. Trovare dei compromessi, per quanto riguarda il senso di queste primarie e della candidatura del segretario Bertinotti. Esiste infatti, e non so se la cosa sia nota o meno ai più, una parte del partito che non solo non vede di buon occhio l'alleanza con l'Unione, ma addirittura ha intenzione di astenersi alle primarie. Per protesta, contro la scelta di entrare nella prossima (eventuale) maggioranza di governo di centro-sinistra. Sul fatto che discutere di "trattino-non trattino" nel nome "centrosinistra" non serva a nulla, molti in Rifondazione concordano. Il trattino c'è, vallo a dire a Mastella che è di "sinistra". A parte quello, mollare ora Prodi vorrebbe davvero dire consegnare l'Italia nuovamente in mano a Berlusconi. Per altri cinque anni.
E credo che pure su questo si basi la riflessione di Bertinotti, che pure ha dimostrato (vedi caduta del governo Prodi) di saper farsi sentire, di non essere (anche se suona male) un "alleato passivo". Quale invece, e dispiace, sembra rivelarsi il Partito dei Comunisti Italiani, data la loro totale mancanza di disaccordo o comunque di tentativi di creare dibattito all'interno dell'alleanza.
Questo è il momento nel quale un partito è chiamato a dimostrare la propria serietà: ci si sforza tanto, all'interno della sinistra e di RC, a spiegare e cercare di dimostrare che il gruppo erede del PC togliattiano e poi bertinottiano è quello di cui Bertinotti è segretario, e poi non si dimostra, non dico maturità, neanche un briciolo di sforzo, di attività, di fatti in nome del partito.
(1-continua)




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14 agosto 2005

Bertinotti: non farò il ministro, cita Mao e Nenni e "tutti"

Colloquio con Fausto Bertinotti di Marco Damilano

In caso di vittoria del centro-sinistra alle elezioni proporrà l'introduzione di nuovi ministeri. Con grande fantasia e con una pioggia di maiuscole: il ministero dei Beni Comuni, il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia, il ministero della Cultura nuova versione. Per sé, però, non chiede nulla: il candidato alle primarie Fausto Bertinotti ha già fatto sapere che non vuole fare il ministro. A meno che il segretario di Rifondazione non esca in trionfo dalla competizione con Prodi alle primarie. Lui ci crede: «Sono sicuro: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni». E rivela che tra i politici statunitensi del passato c'è un personaggio cui vorrebbe ispirarsi: il leader dei neri americani Malcolm X.
È un gioco o corre davvero per vincere?
«L'unica oscillazione che mi consento è tra il correre per vincere o il fare come se corressi per vincere».
Puntare al primo posto è una novità assoluta per lei...
«Scherza? A pochi è capitato di vincere così tanto come è successo a me. La mia generazione ha vinto quasi tutto. L'abbattimento dei manicomi, la liberazione delle donne, la partecipazione ai grandi fatti del mondo, vedere l'ultimo americano che lasciava Saigon. Per un tempo lunghissimo abbiamo toccato il cielo».
Qual è stata la vittoria più bella?
«La costruzione di un soggetto politicamente mai visto: il sindacato dei consigli. Il contropotere dei lavoratori».
Però ha un ottimo rapporto con le sconfitte. È sempre il primo a commentarle.
«L'abitudine alle vittorie consente di considerare le sconfitte come un evento assolutamente normale. È il lascito di Mao: ci sono certe sconfitte da cui puoi imparare più della vittoria. L'importante è non essere sopraffatti dalla sconfitta».
Fassino ha raccontato che nel 1975, quando il Pci conquistò il Comune di Torino, lei era molto preoccupato: «Questa vittoria ci darà un sacco di problemi», gli disse.
«E non avevo ragione, forse? Anche oggi ne sono convinto: se vincessimo solo abbattendo Berlusconi non ricaveremmo che problemi».
A chi chiederà il voto alle primarie?
«A tutti e a tutte. A partire dai soggetti resistenti. La grande mappa dei portatori di domande critiche. Ho cominciato la mia campagna nella libreria romana Amore e Psiche con lo psicanalista Massimo Fagioli. E poi ho visto un gruppo di associazioni gay, lesbiche e trans: è stato un incontro intensissimo e commovente».
I suoi sostenitori lasciano messaggi di questo tipo sul suo sito: voglio i film stranieri in lingua originale, voglio fidanzarmi con Francesca, voglio Fausto premier... Più che un programma, è il libro dei sogni.
«Ho scelto questa parola chiave della campagna, “voglio”, perché è il rovesciamento della propensione a passivizzare l'individuo. È un voglio collettivo e individuale. L'immaginazione al potere, quella cosa lì. La fantasia che anima i conflitti con la capacità di spiazzare l'avversario, come negli ultimi anni hanno fatto i disubbidienti».
In realtà sono stati loro a spiazzare lei. L'hanno accusata di utilizzare il logo di una multinazionale per i suoi foglietti gialli…
«Non è vero, sono io che ho spiazzato la multinazionale. Ho preso il loro marchio e l'ho usato per una ribellione, non per fare l'elenco della spesa, ma dei desideri. L'uso degli strumenti dell'avversario è fondamentale».
Però tra lei e i no global non c'è più il feeling di una volta…
«Uno dei nostri maggiori elementi di innovazione è la fine della pretesa del partito-guida, di esercitare l'egemonia del partito sui movimenti. L'importante è essere con i movimenti, non chiedere a loro di appoggiare le tue battaglie».
Cosa pensa della paura che gli infiltrati del centro-destra votino Bertinotti per far perdere la sinistra?
«Penso che la possano avere solo gli stupidi. È una cosa demenziale».
Però più voti prende Bertinotti più problemi avrà Prodi...
«È un'analisi che respingo alla radice. Non si può continuare a ragionare con lo schema della competizione al centro. Io dico: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni».
Ne è sicuro?
«Guardi cosa è successo in Francia: se si fosse votato in Parlamento il Trattato costituzionale europeo avrebbe preso il 90 per cento dei sì. Il voto popolare l'ha bocciato e in quel voto la sinistra è stata egemone. C'è un fatto nuovo in Europa: tutti i governi perdono, i popoli sono passati all'opposizione. C'è un conflitto inedito, che non contrappone più destra e sinistra. Il basso contro l'alto. Il popolo contro l'élite. Dobbiamo aggiornare le nostre categorie, altrimenti siamo incapaci di capire cosa sta succedendo».
E allora perché si è alleato con Prodi?
«Credo che sarebbe meglio per l'Unione avere come candidato premier un uomo o una donna di sinistra. Per garantire discontinuità non solo con il ciclo berlusconiano, ma anche con gli anni Novanta. Per essere chiari: io preferisco Bertinotti, ma va benissimo anche Prodi. La mia candidatura non è oppositiva, ma competitiva».
In questi giorni lei sta picchiando duro sui Ds. Sul caso Unipol c'è stata perfino una dichiarazione congiunta con Mastella...
«Nella crisi del capitalismo e del governo Berlusconi i fenomeni corruttori emergono in tutta la loro evidenza. Non emergono nuovi protagonisti di sviluppo. Da noi i soggetti del mercato si selezionano per cannibalismo: tu mangi me, io mangio te. L'errore di una parte della sinistra è stato non vedere il carattere degenerativo di questo cannibalismo. Con formula irriverente direi che si è pensato che nella crisi tutto ciò che si muoveva fosse buono».
È la nuova questione morale?
«Sì, ma è un problema politico. Vedo molti giudizi estetici sui nuovi arrivati: ma non è una questione di eleganza, anche quelli che sono eleganti non hanno portato sviluppo. Non siamo al derby aristocratici contro parvenu. Ai Ds manca l'analisi di classe sul perché questi fenomeni sono regressivi. Manca la bussola. Anche per questo dico: pubblico, programmazione, progetto».
Altro che Ricucci. L'Opa dell'estate è quella di Bertinotti sui voti dei Ds.
«Chi sente il desiderio di una più netta domanda di cambiamento trova in me un interlocutore privilegiato. In molti nel centro-sinistra dicono che la malattia sociale più grave è la precarietà e che dovremo porre questo tema come primo punto. Io però aggiungo: abrogare la legge 30 sul mercato del lavoro, la Bossi-Fini, la legge Moratti. Una parte importante dell'elettorato Ds converge su queste posizioni. E poi ci sono settori del sindacato, la sinistra Ds. Un'area vasta cui possiamo dare voce. È un progetto che va oltre le primarie».
Il Polo arcobaleno di cui parlano i Verdi?
«Siamo interessati a costruire una sinistra radicale sul modello dei movimenti europei di sinistra e di massa. Ma chi propone liste comuni sbaglia, come è stato nel caso della Federazione dell'Ulivo».
Quanto pensa di prendere alle primarie?
«Il 51 per cento. Sono impedito a fare una previsione più bassa».
Se vincesse lei, che ruolo darebbe a Prodi nella sua squadra?
«Ascolterei con la massima attenzione le sue proposte».
Lei ha annunciato che non entrerà al governo. Perché questo rifiuto? Un cattivo rapporto con il potere?
«È una mia scelta di vita. Non considero la collocazione al governo come il punto più alto della gerarchia politica. Sopra il governo c'è la responsabilità di dirigere un partito o un sindacato. È un'opzione personale, però. Ci saranno uomini e donne di Rifondazione nel governo».
Non le interessa dare un'occhiata alla mitica stanza dei bottoni?
«Ma neppure Pietro Nenni era così ingenuo e babbione da pensare che al governo ci fosse il potere. In una lettera a un amico scriveva che nel governo non c'è il potere, si può al massimo condizionare il potere altrui. Il governo non è il luogo privilegiato del cambiamento. Non è l'alfa e l'omega della politica. Le cose si cambiano nella società».
Qual è il ministero più importante?
«Ogni governo dovrebbe ripensare la propria struttura in base ai suoi obiettivi. Penso al ministero della Cultura. Fin qui è stato concepito come un'eccezione, dovrebbe essere un fattore di crescita civile. E poi mi piacerebbe che ci fossero nuovi ministeri».
Ha già qualche idea?
«Il ministero dei Beni Comuni, per esempio. Costruire uno spazio pubblico in cui l'accesso all'acqua sia garantito a tutti gratuitamente. Sarebbe poi ragionevole introdurre il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia».
Su quale modello. I piani quinquennali? Le partecipazioni statali?
«Cose che non esistono più. Parlo di una cosa molto più seria: dobbiamo decidere una politica pubblica che difenda o costruisca colossi nazionali. E poi mettere in campo un progetto per il Sud, un progetto per il pieno impiego...».
Nei primi cento giorni di governo: farebbe prima le unioni gay o i salari più alti?
«Respingo la domanda. Non è contraddittorio difendere i salari, eliminare i lager dei centri di accoglienza e fare i Pacs».
Le primarie sono un'invenzione degli Usa. C'è un leader americano cui si ispira?
«Malcolm X. E come suggestione, il sindacalismo militante americano, il film “Million Dollar Baby”. Ma non si possono confondere le culture con la politica. La politica europea resta molto più ricca di quella americana».

da "L'Espresso" - 12-08-05


Bertinotti al congresso PRC (foto www.petra-pau.de)




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14 agosto 2005

Grande potenza o grande democrazia? Blair è di sinistra o no?

Grande potenza o grande democrazia?

Lettera aperta agli iscritti (e a tutti gli utenti), da parte del blogger  "diariodibordo".
Condivisibili le considerazioni finali:"
Oggi abbiamo veramente poco da ridere".

AI BLOGGER PER LE PRIMARIE


Carissimi
a proposito di primarie che ne dite di fare le primarie per decidere se Blair è ancora nella sinistra?
nel merito davvero del problema, chiediamolo a Prodi, Bertinotti, Pecoraro, Mastella ecc. ecc.
Ma davvero vogliamo essere una grande potenza o l'art. 11 della costituzione va dichiarato e difeso?
oggi abbiamo davvero poco da ridere.

dai bloggers per le primarie




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14 agosto 2005

La vignetta di Staino: la questione morale e l'"aggressione ai Ds"


(da www.unita.it)

Come di consueto, proponiamo ai lettori la vignetta di Sergio Staino, dalla prima pagine dell'Unità di oggi...
L'argomento è scottante, Fassino (D'Alema) potrebbe/ro essersi scottati le mani, e la questione morale ormai non si sa più cosa sia. Che urge un serio riesame di coscienza e/o propositi nella sinistra, nell'Unione, è persino ovvio, e l'umorismo del disegnatore migliore d'Italia è un bel passo per iniziare. Direttamente "from the Left Democrats' Journal"




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13 agosto 2005

Primarie: l'infamia di Di Pietro, dall'alto del suo microscopico partito

In un recente numero de "l'Espresso", abbiamo avuto occasione di leggere una strana (eufemisticamente parlando) intervista ad Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. La questione morale la rappresenta lui, avrebbe detto. Questione morale su cui, se l'ex magistrato ben ricorda, Berlinguer aveva per primo (o fra i primi) insistito. Ritorneremo su questo parallelo. L'autore dell'intervista, partendo a razzo, bombarda il leader di uno dei più piccoli partiti del nostro bipolarismo: cosa pensa di ... ? cosa ne dice di ... ?
Quando arriva, e qua Di Pietro conferma quando andava dicendo in  Tv, a chiedere di Bertinotti, ecco l'apoteosi:
"(Bertinotti) È il politico che meglio interpreta il suo progetto: rifondare lo Stato con il comunismo. Un modello vecchio, superato, che resiste solo a Cuba e nel Vietnam del Nord. Ingabbiato in un programma di sinistra occidentale è utile, se Bertinotti resta un signornò ci trasforma tutti in un cartello elettorale".
Pensiamoci un momento. Nel 2001 Rutelli (come fedelmente riporta il libro di Giovanni Floris) dice "di Rifondazione non so proprio che farmene", e accusano Bertinotti di aver preferito i propri uomini in parlamento rispetto a salvare l'Italia dall'uomo di Arcore. Poi per secoli si è continuato a ripetere che fare una coalizione con RC è impossibile. Ora, quando il leader comunista stesso ha perso venti (dico venti) voti percentuali all'ultimo congresso del partito, proprio per creare l'alleanza con Prodi, Di Pietro dice così?
Che faccia tosta, lui che alle europee aveva fatto un'alleanza con l'ultimo segratario, non certo dei liberali, ma del Partito Comunista (Occhetto).
Quello che tengo, ultima cosa ma non l'ultima, a ricordare inoltre, è che Berlinguer aveva in comune con Bertinotti non solo la prima sillaba del cognome, ma anche una questione, quella morale: vedi, innanzitutto, il radicamento all'interno di PC e (ora) PRC del movimento femminista, come del resto la questione sulla laicità (mentre Antonino caro ha lasciato "libertà di coscienza ai propri elettori per il referendum). E la lotta all'evasione fiscale? E' dai tempi del governo Prodi che il partito che fu di Cossutta insiste su questo punto.
Ok avere posizioni diverse, discutere, anche per fare delle primarie una cosa seria: ma il rispetto non si toglie a nessuno. E l'infamia pronunciata da Di Pietro in tale intervista è davvero grossa: verrebbe voglia di chiedergli: ma tu sei di destra o di sinistra?
Prendiamo infine quanto dice su Mastella:
"Mastella rappresenta la Dc di un tempo, nel bene e nel male. È il punto di riferimento della politica professionista, di chi sta da una parte e pure dall'altra. Sul piano ideologico siamo uguali, lui però è un moderato accomodante, io sono un moderato radicale".
E le frasi di Mastella (quasi, pressochè) a favore della guerra? E il fatto che la DC era quello stesso partito che Di Pietro (giustamente, e lo ringraziamo di cuore) aveva messo il luce come corrotto e marcio?
Vedi anche il commento del leader dell'Idv sui Verdi:
"I Verdi sono essenziali per il centro-sinistra, sono un'anima. A menadito, però, direi che Pecoraro ultimamente punta tutto su una sinistra massimalista, a sinistra di Castro. Bloccare le infrastrutture, bloccare l'energia significa sognare un Eden che può piacere solo ad Adamo e Eva"
Non viene in mente che forse i Verdi (che in Germania stanno con i Socialdemocratici) stanno con la sinistra radicale perchè nell'area "moderata" l'ambientalismo è ormai un opzional?



Una intervista, quella al segretario dell'Italia dei Valori, che lascia l'amaro in bocca. E che fa capire quanto sia "morale" il rispetto che costui porta verso gli alleati.
E pensare che si proclama "il portabandiera della questione morale". Andiamo bene. Se la morale la trasporta e custodisce un partito così piccolo, e così irriguardoso verso gli alleati, bisognerà davvero farne una grossa scorta e metterla nella stiva dell'Unione. Per le emergenze.




(foto da centomovimenti.com)




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8 agosto 2005

Le fantasie burlesche che la destra ispira

Avvertenza: questo articolo è frutto della fantasia. Ogni riferimento a persone e fatti reali è però puramente voluto.
Oggetto: primarie del centrodestra, un mese dopo quelle tenute dall’ Unione.
Protagonisti: Gianni Letta ( Forza Italia );Gianfranco Fini (Alleanza nazionale); Pierferdinando Casini( Udc ); Umberto Bossi ( Lega nord ).
Uno:piazza del Duomo, Milano.
Gianni Letta conclude la campagna elettorale nella più importante piazza del nord Italia, nella città simbolo dei mercati e della operosità italiana. Il sottosegretario Letta è accompagnato dal premier Berlusconi, che confida di voler correre per la carica di presidente della Repubblica.
Letta rivendica i risultati del governo di centrodestra e afferma di voler continuare sulla stessa falsariga.
Il tono del comizio è sobrio. Nessuna promessa particolare, ma affidabilità e concretezza.
Due:piazza del Plebiscito, Napoli.
Gianfranco Fini è in arrivo da Catania. A Napoli la piazza è piena. Il vicepremier attacca la sinistra e rilancia: solo una destra moderna e liberale può dare nuovo smalto all’ Italia.
Fini conferma l’ amicizia con gli Stati Uniti e dice: andremo via dall’ Iraq quando quel paese sarà veramente pacificato. E conclude:ringrazio Berlusconi ma è ora di cambiare registro e io ho tutte le carte in regola per fare il salto di qualità.
Tre: piazza del Popolo, Roma.
Per il comizio conclusivo Casini ha scelto una piazza importante della capitale. Molti vecchi democristiani si affacciano durante il discorso del presidente della Camera. Casini spiega che la società italiana ha bisogno di profondi valori cattolici per governare la modernità e promette un patto con imprese e sindacati. Siamo noi il vero cambiamento, urla.
Quattro:Varese, una piazza qualsiasi.
Umberto Bossi è debilitato dalla lunga malattia ma il comizio attira migliaia di supporter in camicia verde. Bossi tuona contro la società multirazziale: non vogliamo arabi in mezzo alle palle!
Il leader leghista attacca Roma e il Palazzo: ci hanno impedito in ogni modo di governare, ma noi teniamo duro. Al termine Bossi è stremato ma dice : sarò io la sorpresa nelle primarie della Cdl, prenderò anche molti voti da destra.
Fantapolitica? Chissà. Queste sarebbero primarie serie, avvincenti. Degne di un paese moderno che fa del confronto il sale della propria politica.
Invece il centrodestra italiano osserva le mini-primarie dell’ Unione. Certo: non scenderanno in campo Rutelli, D’Alema o Veltroni ma sono pur sempre una novità.
Casini e compagni lasciano che il dibattito galleggi sui giornali.
Le piazze restano vuote.

Bruno Murgia - dal Giornale di Sardegna (grazie al blog www.brunomurgia.it)


(immagine da sardinews)




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5 agosto 2005

Conoscete la Sinistra Europea?

Mi sono permesso di inviare una email all'indirizzo della European Left, per indenterci la "Sinistra Europea". Il raggrupamento, lista e partito che raccoglie e mette assieme i partiti di sinistra "alternativa" al Parlamento di Strasburgo. Ho deciso di scrivere loro perchè, come i pochi che mi leggono avranno sicuramente capito, mi ero già documentato sul Partito Comunista del Regno Unito, il cui programma avevo apprezzato e la cui denuncia nei confronti della "distruzione della democrazia" avevo ritenuto potesse dar spunto a Fausto Bertinotti per le primarie. Ho inoltre fatto una ricerca, appurandomi del fatto che il CPUK non aderisce alla European Left. Perchè, dato che invece ne fanno parte attiva i partiti di "sinistra" antagonista di Italia, Spagna, Francia (solo per citarne alcuni)? Detto fatto, invio la mail all'indirizzo che ho trovato nel sito del raggruppamento a Strasburgo. Dopo quattro giorni, ecco la risposta, che pubblico per intero:
"Dear Matteo,

Thanks for your e-mail to the european left party.
At the moment I can just tell you, that the communist party of United
Kingdom is not a member or observer party of the european left party.
In addition, they never ask to become one of the statuses.

But I will inform you, if the communist of UK will join our party.

Best wishes

Dominic Heilig

Office of the EL
Brussels"


Il testo in inglese è scorrevole e abbastanza intuibile. Ad ogni modo, è chiaro che la risposat di Mr Heiling è la seguente: posso solo dirLe che il Partito Comunista del Regno Unito non fa parte della Sinistra Europea, nè ci risulta che abbia chiesto l'adesione esso stesso. Inoltre, l'Office della SE mi "avviserà nel caso in cui dovesse avvenire l'adesione". Ovviamente, chi scrive non ha potuto/voluto dare troppe spiegazioni in merito, e il mio prossimo compito sarà quello di mandare la stessa missiva agli stessi comunisti d'oltremanica, per saperne di più.
Pur essendo la loro forza voti parecchio esigua, il loro programma, del quale io avevo già parlato ( Britain needs a left-programme, 02-08-05), appare davvero pungente e giustamente critico verso le politiche liberiste e neo-laburiste. Critica nella quale sicuramente l'area radicale dell'Unione si riconosce. Per la cronaca, nemmeno i Comunisti Italiani aderisce alla European Left, ma questo è un altro discorso. Il mio umile e modesto consiglio è, per chi capisce almeno l'inglese basilare, di visitare il sito del partito, e magari commentare questa news, per vedere se sono solo io a vedere una possibile novità politica o sono solamente ingenuo.
Ecco l'indirizzo:
http://www.communist-party.org.uk/

Buona navigazione, e fatemi sapere!




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3 agosto 2005

Ritiro immediato: il vero pacifista è di "sinistra"

Ho ricevuto un’e-mail da Michele (che ringrazio) il quale ha molto apprezzato la posizione dei Verdi sull’Iraq, che se non è condivisa da tutta l’Unione è sicuramente maggioritaria nel popolo del centrosinistra. Noi Verdi continuiamo a sostenere che la guerra è stata un tragico errore che ha alimentato il terrorismo e anche grazie alle nostre pressioni e di tutta l’area arcobaleno, oggi Prodi in un’intervista ha affermato che quando l’Unione sarà al governo ritirerà le truppe dall’Iraq. Si tratta del primo punto del programma ecopacifista dei Verdi ed è importante e molto positivo che Prodi concordi. Le primarie rafforzeranno questa scelta: sarà un ritiro senza se e senza ma. Questa terribile guerra ha provocato un enorme numero di vittime ed ha alimentato la fiamma del terrorismo. L’Italia ha bisogno di una politica estera di pace e di cooperazione che la Cdl non è stata nemmeno capace di pensare, presa dalle sue follie belliche. Hanno trascinato l’Italia in una guerra che nessuno voleva ed ora vorrebbero farci rimanere nel pantano iracheno chissà fino a quando.

Complimenti alle forze dell’ordine che hanno arrestato il terrorista somalo coinvolto negli attentati di Londra. Un successo che dimostra il livello di preparazione delle nostre forze e soprattutto che le attività di intelligence e coordinamento internazionale sono più utili di leggi liberticide e della demagogia leghista. Per contrastare efficacemente il terrorismo occorre aumentare i fondi alle forze dell’ordine per metterle in grado di svolgere al meglio le attività investigative, con sufficienti mezzi a disposizione e personale adeguatamente motivato e messo nelle condizione di utilizzare la propria professionalità.

L’unità che serve contro il terrorismo in un momento così delicato si deve fondare su norme serie ed efficaci, quanto più possibile condivise, non certo sulla propaganda e la demagogia. Il continuo ricatto della Lega ha reso il decreto sempre peggiore. L’ultima chicca è stato l’emendamento al pacchetto Pisanu approvato oggi al Senato che inasprisce le pene per chi indossa burqa e chador. Che senso ha? Davvero i leghisti credono che i terroristi girino in burqa? Questo pacchetto sicurezza è stato infarcito dalla Lega di propaganda estremista.

I Verdi hanno presentato vari emendamenti per migliorare realmente l’efficacia del decreto. Innanzitutto maggiori risorse, uomini e mezzi per le attività investigative e poi l’estensione dei compiti della procura antimafia.

Alfonso Pecoraro Scanio - segretario dei Verdi - da http://www.pecoraroscanio.it/




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2 agosto 2005

Ristabilire il dialogo e la collaborazione dentro Rifondazione: sennò a che servono le Primarie?

A pensarci bene, le parole, i fatti, gli sforzi e le passioni, per portare avanti una certa tua passione, sono sempre ben spesi, usati, dati. Quando tuttavia, ti taglia la strada proprio il tuo amico, con cui magari hai recentemente litigato ma che comunque vive con te, la cosa riesce a farti innervosire. E certe volte viene voglia di mollare tutto.
Quanto dev'essere dura, quindi, all'interno di un partito, vedere il proprio leader, eletto democraticamente dal congresso, a cui in parecchi, nell'associazione stessa, hanno voltato le spalle. Che sia per voglia di non lavorare o meno, non importa. Importa il fatto che, dalle scintille del congresso in poi, Bertinotti quasi quasi è stato più sereno a pranzo con Prodi che nella sede di Rifondazione. Tutto questo perchè, mentre lui provava a farsi un po' coraggio e portare avanti la propria/del partito idea di politica, s'è scelto la via "governativa", cioè il patto con l'ex Presidente del Consiglio per ridare al centrosinistra la maggioranza al Parlamento. Fino a qua, anche se in Francia il Pcf fa spesso opposizione, niente di male. Addirittura, nella spagna zapaterista e laica troviamo il Pce che appoggia il governo socialista/riformista.
E dunque perchè qualcuno delle diverse correnti di Rifondazione ha scelto di non appoggiare il segretario? Loro, che ovviamente si definiscono "di sinistra", non vorrebbero il segretario del partito di cui hanno la tessera come leader dell'Unione? La democrazia è democrazia, e Bertinotti, come nella tradizione ma nel pieno del rinnovamento, rappresenta la via per spostare più a sinistra l'asse (se avrà più del 12-15%) o il timone (se vincerà) della coalizione. Il tutto, per far avere all'elettorato e la classe medio-bassa che fa riferimento all'asse Prc-Pdci un programma di sinistra, da presentare agli elettori.
Per le primarie, non si può abbandonare il proprio segretario. O almeno, se esiste una regola morale in politica, non lo si snobba così.




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2 agosto 2005

La vignetta di Vauro sul Manifesto di oggi


La vignetta di Vauro su "il manifesto" di oggi




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2 agosto 2005

“Britain needs a left-programme” – il programma dei comunisti d’oltremanica

Continuo a viaggiare dentro il web del Partito Comunista Britannico. Si scoprono altre cose particolari. Il partito, che ovviamente non fa parte di alcuna coalizione, è una delle formazioni minori dell’agglomerato politico britannico. Non c’è certo la tradizione del PCI di Togliatti o quella moderna del PRC di Bertinotti. Neanche la loro propensione ad essere un “partito di massa”. Dato che, pur essendo quasi tutti i sostenitori e militanti del CPUK dei proletari, quasi nessuno li vota, non li troverete mai su qualche servizio dagli inviati a Londra di Repubblica o Corriere: ma resta il fatto che, anche per chi condivide gli ideali di laicità e democrazia “dal basso”, può interessante dare un’occhiata al “left-wing programme”, da scaricare sul sito web del partito. I tre che s’erano candidati, fra i partiti principali, alle elezioni della primavera scorsa, secondo questo bollettino programmatico, “promuovono una politica di privatizzazione e guerra. Loro – inoltre – vogliono la vittoria della vecchia politica conservatrice dell’antisindacato, senza badare alla cura di salario e pensione sociale”.

Con il New Labour, insomma, “i ricchi sono diventati più ricchi, i poveri ancora più poveri” . Contro l’imperialistico modo di vedere e usare i media e le democrazia dell’attuale classe parlamentare (the crisis of democracy) ed enfatizzando con allarme la “crisi del sistema produttivo”, loro lanciano un proclama perfettamente legale ed utile, è bene ricordarlo, in tutto il mondo.

E forse, in sede di propaganda elettorale per le primarie dell’Unione, è bene che chi rappresenta la sinistra radicale, per essere credibile, efficace ed avere un programma completo, legga con attenzione la loro idea di politica e collabori attivamente con il Partito Comunista del Regno Unito.




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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