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Antifascimo


16 agosto 2005

Fascismo, orrore: stampa legata

Il fascismo fu antidemocrazia, orrore oppure è solo colpa degli storici di parte (pare la pensino così in tanti, fra cui l'attuale classe dirigente missina e non) che la dipingono diversa e molto peggiore di quanto fosse? Porsi questa domanda è davvero inutile, dato che la risposta, quella più scontata, coincide con la corretta: fu non solo orrore, ma vergogna.
I disastri, a livello di sconvolgimento della società, sono ben noti a tutti. Qualcuno, in una conversazione recente sull'argomento, ribattè che "le piazze, quando parlava il Duce erano piene, dunque alla gente andava bene così".
Ho risposto che c'è bisogno, per un'analisi storica, di puntare molto anche sull'antiquaria, analizzare una società, realtà: l'Italia viveva in maniera ignorante, con altissime percentuali di demagogia questa poteva benissimo essere soggiogata. E' quello che fece il regime fascista. Poi, laddova questo non bastasse, comunisti, popolari, liberali e altri erano trattati di un bene mai visto: venivano loro offerte anche delle porzioni (anche larghe) di olio di ricino. Per non parlare delle leggi raziali.
Concludo citando "i volti del consenso", libro allegato all'Unità un anno fa, trattando questo di quello che è il nostro dovere: l'informare.
"il sostrato antisemita può essere circolante nelle università (nelle quali il regime aveva ormai dettato legge, ndr) può essere valutato come la cartina di tornasole dell'essenza intimamente razzista di un regime che aveva strutturalmente bisogno della lotta contro i diversi per garantire la sua sopravvivenza".
Insomma, l'invasione nei confronti di libertà, cultura, nella fattispecie vita, da parte di un regime fascista (termine sorto proprio per merito(colpa) di Mussolini e trapiantato all'estero) che era un mix fra nazionalismo, nazionalsocialismo, razzismo: per meglio dire, una sete di potere. Prima le armi, poi le menti. Prima il potere, poi le libertà.
Non diverse furono la Russia di Stalin, la Germania di Hitler, il Portogallo di Salazaar, la Spagna di Franco: lo speciale di Liberazione su Stalin intitolato "mai più" fa capire che è sempre meglio, quando il passato di una sigla o ideologia è imbarazzante, una stretta di mano e una forte parola di scuse.

Testi consigliati sull'argomento:
Marcia su Roma e dintorni - Emilio Lussu
I volti del consenso - de l'Unità, disponibile nello store del giornale diessino
Dal fascismo alla democrazia - Norberto Bobbio
A proposito di Mussolini - Dennis M. Smith (da noi recensito su Antifascismo)
Storia dell'Italia moderna - Giampiero Carocci
L'Italia in camicia nera (Storia d'Italia) - Indro Montanelli
Il secolo breve - Eric Hobsbawn




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11 agosto 2005

Avanguardia: fascisti no-global? Ossimoro strisciante ma sorridente

Sono per caso capitato nel sito di una organizzazione militante di estrema destra (si definiscono nazionalpopolari). Il mensile di approfondimento militante appunto è famoso, un nome noto a tutti: avanguardia. Tuttavia, ho letto un editoriale del direttore del mensile, tratto dal numero di settembre 2001, dove diceva che la protesta dei no-global contro l'assise mondialista è legittima.
E inoltre scopriamo che
La Comunità Politica di Avanguardia nel documento politico stilato in organica sinergia con le altre tre realtà politico-militanti che si riconoscono nel Coordinamento Antimondialista [cfr. pp. 8-9] ha definito eticamente e culturalmente il percorso politico-rivoluzionario che ritiene essenziale intraprendere per l'abbattimento ed il definitivo superamento dell'istituzione capitalistica. (da www.avanguardia.tv)
Questa è la prova che il disagio giovanile, il non voler accettare questo tipo di globalizzazione strisciante e che non lascia respirare, insieme alla ferma condanna ed estrema unzione ad un capitalismo davvero sfinito, non accuma solo i giovani della sinistra italiana. Tuttavia, questi "nazionalpopolari" sono fascistissimi, basti vedere il loro simbolo, la croce celtica più chiara e vispa che io abbia mai visto su un sito "non storico".
E le loro idee contro la legge Mancino (che francamente anche io non ritengo pienamente giusta), che sarebbe dettata solamente dalle esigenza degli ebrei italiani, mi lasciano perplesso: a loro avviso, il fascismo portò solo un "presunto antisemitismo".
Mentre tutti sappiamo che la persecuzione in Italia della comunità ebraica non era affatto "presunta" ma "netta". Francamente non credo che al Duce interessasse qualcosa degli ebrei. Anzi credo che lui fosse l'unica persona di cui si curasse e fidasse (prendo spunto dal saggio di Smith). Ma la leggerezza con cui lui e il Re firmarono le leggi raziali, fanno ancora ribrezzo oggi stesso.


Constato tuttavia che i fascisti di oggi, questi nazionalpopolare di Avanguardia, pur rimanendo a sostenere un revisionismo storico pazzesco e spesso ingiustificato, condannano in pieno il governo Berlusconi, punzecchiano sovente Alleanza Nazionale, e si pongono su questioni di analisi anti-globalizzazione e anti-costituzione europea.
Il peccato, bisogna dirlo, è che questa istanze sono dettate solo in parte da una ottima lettura della realtà mondiale. Più che altro credo in una loro xenofobia del ventunesimo secolo.




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11 agosto 2005

Quello che i fascisti fecero a Emilio Lussu...

Il teatro della scena, fu la piazza della Parrocchia, tra la casa del Cavalier Giovanni Agostino Piga e la sede del circolo culturale, in quel periodo sede dei fascisti.
Emilio Lussu, era un deputato dell'opposizione
, eletto nelle elezioni del 1921 in un contesto politico caratterizzato dall'ascesa al fascismo. Più volte si attentò alla sua  vita. Era la vigilia di Natale del 1922, quando i fascisti seppero del suo rientro ad Armungia (il suo Paese natale). Sbarcato a Olbia e diretto a Cagliari, fu avvertito da un amico sul fatto che le camicie nere lo attendevano nella stazione del capoluogo. Fu così che deviò a Senorbì. Nel paese la notizia arrivò ai fascisti e convinti com'erano a dargli una lezione, avevano preparato un litro d'olio di ricino.
Il racconto prosegue dalle sue stesse parole, così come riportate sul libro "Marcia su Roma e dintorni"…
(…) Senorbì è un piccolo centro agricolo, gli abitanti prevalentemente contadini erano stati fin da allora avversi al fascismo…   Il mio amico era l'esponente dell'opposizione. Egli era stato mio compagno all'università e alla guerra. Eravamo legati da una grande amicizia reciproca. (…) Seppi subito che nel paese vi era molto fermento perché in quei giorni si era costituita una regolare organizzazione fascista con elementi venuti da Cagliari e con parenti di alcuni agrari locali. Mente parlavo entrano due suoi fratelli, (…) uno disse che i fascisti avevano intercettato il mio telegramma, che sapevano quindi della mia presenza e che cominciavano ad adunarsi nella piazza principale con intenzioni ostili. (…) All'improvviso due colpi furono battuti al grande portone della casa. Un familiare aprì. Apparve un fascista, armato di pistola e pugnale che con espressione di commando disse:"5 minuti di tempo, o ci consegnate il deputato o noi attacchiamo la casa". "bandito" gli rispose il padrone di casa e il portone fu rinchiuso. Nella piazza intanto si era radunata in buon numero di camerati, provenienti anche da paesi vicini, (…) all'interno della casa ci si preparava al combattimento radunando tutte le armi disponibili, non molte in verità e facendo appello al coraggio, questo grandissimo. La folla della piazza si dirige verso la casa che viene totalmente accerchiata di armati. Urla di morte venivano lanciati, (…) i cinque minuti dell'ultimatum erano abbondantemente passati, (…) ma io non potevo sopportare che una famiglia rimanesse in permanente stato d'assedio. Io avevo in tasca la pistola. Senza che i miei amici avessero il tempo di opporsi mi slanciai verso il portone. Lo aprii e mi trovai in mezzo ai fascisti. (…) Chiesi cosa volessero; il capo di quei fascisti era un ex ufficiale che aveva prestato servizio nella mia compagnia; era diventato fascista da poco. "E' lei che comanda la banda?" chiesi. Mi rispose imbarazzato dicendomi che era necessario che mi recassi al club vicino dove ero atteso. Egli mi precedette e passammo tra due file di fascisti e di curiosi accorsi. (…) Vi giungemmo in pochi minuti; l'ufficiale mi lasciò solo e io cominciai una conversazione coi più vicini. Erano questi contadini del paese. "Che cosa volete?" domandai. "Vogliamo Nizza e Savoia e la Dalmazia, la vittoria è stata una truffa" mi rispose un giovanotto. "E prendetevele dunque" risposi, "io non ve lo impedisco".(…) Ma l'ufficiale e di ritorno e mi pregò di seguirlo nel salone dove mi attendeva il notaio del paese che mi presentò in un foglio di carta bollata una formula in cui  sconfessavo il mio  passato politico e riconoscevo nel fascismo il solo partito capace di salvare l'Italia. Avrei dovuto firmarlo. "Questo è un documento che non mi riguarda" dissi all'ufficiale. "Non vuole firmare" gridò lui rivolto ai suoi. "A noi" risposero loro levando in alto manganelli e pistole. (…) Due mi appoggiarono le canne delle pistole sul petto. Io ero armato, ma che serve un'arma in queste circostanze?… fu questo il momento in cui i fascisti tentarono di fargli ingerire l'olio di ricino.
Qui termina il racconto di Lussu ma è possibile completare la storia grazie ai ricordi di altre persone presenti.
Egli ebbe allora un gesto geniale che gli permise di fuggire. "Poiché è un assassinio quello che volete commettere" disse "ecco la mia pistola di guerra, risparmiatevi la spesa della cartuccia". "Chi di voi ha meno scrupoli, spari" e posò la pistola sul tavolino davanti a sé. Nessuno però si mosse; avevano previsto solo l'umiliazione dell'olio di ricino, e non la sua morte. "Ebbene" disse "allora lasciatemi uscire" . I fascisti più vicini si scostarono e mentre si apprestava ad uscire un gridòù: "a morte!!" Fu a questo punto che arrivò la salvezza. Sopraggiunse  infatti un'auto dalla quale scese un giovane ( il rappresentante dei mutilati di guerra sardi), che capita subito la situazione andò incontro a Lussu e all'ufficiale stringendoli in un caloroso abbraccio, poi parlò della guerra e della vittoria. Sempre parlando,  prese Lussu per un braccio e lo accompagnò sull'auto; nessuno pensò a trattenerlo, montarono sulla macchina e fuggirono via.

da http://web.tiscali.it/Senorbi2000/page17.html




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2 agosto 2005

Bologna, per ricordare quella ignobile strage

«Abbiamo ottenuto una verità giudiziaria importante grazie ad una magistratura che non si è fatta deviare, ma adesso c'è bisogno del quadro complessivo e di conoscere i mandanti. il completamento della verità serve per chiudere il cerchio. Ne ha bisogno Bologna e il paese». È il passaggio centrale dell'intervento che il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, ha fatto in una gremitissima aula del consiglio comunale aprendo la giornata di commemorazione nel 25° anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti per la bomba nella sala d'aspetto della stazione. Il sindaco poi, sempre in un passaggio del suo intervento, riferendosi agli esecutori materiali della strage, si è detto contrario ad «incomprensibili atti di tolleranza verso chi non si è nemmeno pentito».

Il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, stringe la mano al segretario dei ds Piero Fassino e lo accoglie nel corteo che sfila in via Indipendenza. Fassino stringe la mano ad alcuni dei familiari delle vittime, poi si congeda e tra gli applausi della gente raggiunge (e abbraccia) il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, nello spezzone di corteo che ospita amministratori e politici subito dietro i familiari. Per i ds è presente anche il capogruppo alla camera, Luciano Violante. La folla accoglie con applausi anche la presenza in corteo di Romano Prodi, al fianco di Violante.

Vicino a Fassino e a Cofferati, il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, il presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti, l'ex sindaco di Bologna Renato Zangheri, il senatore diessino Walter Vitali e altri esponenti politici. In corteo anche il leader dell'Unione Romano Prodi, che alla partenza ha salutato Luciano Violante, anche lui presente a Bologna. Numerosissimi i familiari delle vittime in occasione del 25mo anniversario della strage, tutti con al petto una gerbera bianca in segno di lutto: quest'anno ne sono stati annunciati oltre 150, di cui diversi provenienti dall'estero.

«Oggi voglio far prevalere solo il ricordo». È questa la sintesi di Romano Prodi, leader dell'Unione, affronta con questo spirito l’anniversario. «Oggi voglio far prevalere - ha detto il leader dell'Unione arrivando a Palazzo d'Accursio, sede dell'Amministrazione comunale, dalla sua abitazione di via Gerusalemme - il ricordo di tutti questi ragazzi. Sono morti dei giovani che stavano andando in vacanza. Il dato che tutta la città si ritrovi così numerosa dopo 25 anni vuol dire senza odio, senza tensioni, senza causare divisioni, ma proprio con il grande senso di un paese che riesce a far fronte anche alle emergenze più gravi». «Mi ricordo - ha aggiunto Prodi - che stavo lavorando dove passavano le Croci verdi, le sirene per i soccorsi, ricordo l' angoscia di quella mattina, la paura che tutto il paese cedesse. E poi invece questa forza della democrazia che sa ricordare, ma è anche capace di non odiare».

Il segreto di Stato «deve essere limitato e funzionale all'interesse comune, ma sempre limitato», dice Prodi, toccando uno dei temi delicati legati alla manifestazione di oggi: l’abolizione del segreto di Stato, che, però, riguarda «in genere la nostra legislazione, non solo il problema della strage di Bologna». Dunque, afferma prodi, questo argomento «non dobbiamo tirarlo fuori nelle occasioni singole e frammentate», perché è invece «un problema da affrontare in modo serio, generale, organico». E nell'ottica di uno «Stato più trasparente, sempre e comunque in cui - conclude Prodi - il segreto di Stato deve essere limitato e funzionale all’interesse comune, ma sempre limitato».

Anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto partecipare, inviando al signor Paolo Bolognesi, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage, il seguente messaggio: «A un quarto di secolo dall'infausto 2 agosto 1980, giorno in cui fu perpetrato il criminale attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, lo sgomento e lo sdegno per tanta inaudita ferocia rimangono vivi nella coscienza civile degli italiani, così come rimane viva la solidarietà per i familiari delle vittime innocenti. La città di Bologna fu allora e rimane nel presente, per la Nazione tutta, un esempio mirabile di coraggio nel trarre dall'immenso dolore per la ferita subita la determinazione di rappresentare un presidio a difesa della democrazia repubblicana, così gravemente aggredita con la nefanda strage che oggi ricordiamo. In questa giornata sono particolarmente vicino ai familiari delle vittime e alla città di Bologna, con il sentimento della mia affettuosa solidarietà».

da l'Unità




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2 agosto 2005

A proposito di Mussolini

Edito da Laterza, il libercolo “A proposito di Mussolini rappresenta una delle fonti migliori per guardare con gli occhi di oggi le immagini di ieri. In poco più di cinquanta pagine, lo storico inglese Denis Mack Smith, riassume la personalità e le azioni dello statista/dittatore italiano più famoso della storia. Colui che, come ricorda in uno dei tanti episodi bizzarri/ridicoli/crudeli l’autore, aveva detto «è fuori discussione che in politica sono di gran lunga superiore ad Hitler».

La collana di cui il testo fa parte si chiama “Il nocciolo”, denominazione che realmente spiega ciò che l’autore ha voluto consegnarci: una biografia “essenziale”, cioè senza lacrime o spade, insieme a degli aneddoti che di primo acchito possono sembrare superflui ma che sono chiaramente di gran rilievo. Come l’ingenuità di Mussolini, cui una troupe di artisti imbroglioni aveva promesso, a spese statali, di costruire una grande statura che lo avrebbe raffigurato vestito da Ercole. Statua che lui avvallò, con l’ovvio contributo di denaro necessario. La doccia fredda tuttavia arrivò quando si venne a sapere, costruito solamente un piede della figura, che non sarebbe bastato tutto il metallo presente in Italia per completarla. Incredibile poi la freddezza e la competenza con la quale Smith passa, nel corso del trattato, dal buonismo all’ingenuità alla crudeltà del dittatore.

In un monito che, pur non dando fiato all’allarmismo e non giustificando il paragone con il demonio, non lascia dubbi sulla “non bontà” mussoliniana: ne è prova più netta, dice l’autore, la decisione, senza lasciar spazio a ripensamenti, favori da famigliare o tregue per compassione, di far ammazzare il genero Galeazzo Ciano. Il tutto in un comportamento che poco coincide con il sempre ribadito amore del Duce per la famiglia e per la figlia Edda.

Tante le citazioni, ottimo il formato, maneggevole e leggero, da leggere la prima volta tutto d’un fiato, per scoprire fatti così noti ma ugualmente importanti, insieme ad altri così nascosti per noi ma soprattutto “notevoli”, A proposito di Mussolini è disponibile ad un prezzo, 5 €, che se rapportato al numero di pagine è decisamente esagerato, ma che insieme ad una rilettura più approfondita ci mostra uno storico inglese davvero attendo e scrupoloso nell’analisi della realtà italiana.

Da comprare, leggere una prima volta, e poi riscoprire pian piano per la giusta comprensione del personaggio. Un buon modo per dire “no al fascismo” in maniera razionale, affatto impulsiva, in una parola “storica”.

 

A proposito di Mussolini (Mack Smith Denis)

Denis Mack Smith

A proposito di Mussolini

Pagine: 60

Prezzo: 5 €

Editori Laterza – collana “Il nocciolo

 

Le ossessioni, la retorica, i tradimenti, il tragicomico narcisismo del duce in un piccolo libro che fa riflettere” 
 




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1 agosto 2005

No al fascismo: anche se questa non è nemmeno destra

Che sia più elegante Gianfranco Fini rispetto al nostro amato (?!) premier è perfineo superfluo ricordarlo.Che francamente è difficile accettare che "destra", parola da tante persone spesso odiata ma comunque che ha una sua storia farcita (se guardiamo il male), ricamata e rifinita da personaggi quali Cavour, Giolitti (per guardare all'età della "pietra" su cui l'Italia fu costruita), La Malfa (più decente, più il padre che il figlio comunque), oggi corrisponda a questa marmaglia di personaggi (ex democristiani, ex craxiani graziati per fato o per leggi ad personam) che ci governano, dovrebbe fare ribrezzo pure a chi di destra si definisce. Correggo: proprio di "destra". Purtroppo, quella che è la definizione più coerente o comunque fondata di "destra-sinistra" cosa sono, è più che ovvia.

La destra, in una definizione che iniziò quasi per caso durante e dopo la rivoluzione francese con le prime assemblee legislative "moderne", è conservatrice. Nel bene e nel male.

La sinistra, come ci spiega anche il dizionario di educazione civica (davvero ottimo) "Stato e Società", rappresenta o è rappresentata dalle idee di rinnovamento, a volte anche "radicali".

Attualmente, invece, siamo nell'era del centrodestra e centro-sinistra (col trattino). Stiamo attenti. Gli attuali uomini della destra, ex democristiani, ex craxiani appunto, ex (Tramaglia, repubblichino), post (fini dopo Fiuggi) o neo (Storace non rinnega) fascisti, compresi i leghisti che più fascisti non si può, fanno non una politica "conservatrice", ma demolitrice.

Andiamo con ordine. Hanno un capo che sembra uscito da un supermercato super-saldi alla "Casa della libertà" (ex Polo: cambio di nome perchè era un nome freddo, troppo "polare"?), con il sorriso il trapianto e vari divorzi o processi alle spalle. Uno che insomma racconta barzellette e ride di "buonumore", per dirla alla Feltri. Il partito principale è "Forza Italia": ma vi sembra che in Inghilterra, l'ambiente ad ogni modo più conservatore che ci sia, esistra o possa esistere o ci sarà un partito che si chiami "Come on England!"?

Siamo seri. Diciamo un secco NO al fascismo, in quanto soppressore di libertà, diritti, uguaglianze e laicità.

I missini al governo, pur più "politici" ed eleganti del premier, non ci vanno proprio giù. Si difendano al massimo i valori e ricordi di Costituzione, Partigianeria e Liberazione.

Riconosciamo che questa non è neanche destra, è maganello. E l'ultimo manganello che ci fu da noi fu quello di Tambroni, Presidente del Consiglio DC-MSI (appoggio), cacciato dopo poco tempo a causa della cruenta soppressione di persone e movimenti.

L'altro manganello ancora? Mussolini. E qua, basta il nome, non infierisco.

Un secco no al fascismo, neo, nuovo, moderno o ex che sia. Compreso il post. Ma contemporaneamente il messaggio a chi davvero "di destra" si ritiene: che avrebbe detto Giolitti (non fascista ma decisamente conservatore) della legge "ex cirielli" o Salva Previti che sia?

Da parte di chi non è di destra ma rispetta e conosce i valori della stessa, nel corso del tempo, civile, storico e politico.




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21 luglio 2005

Discorso di Pietro Nenni: ecco perchè Mussolini è dietro Franco

Ora voi vi siete certamente chiesti, amici intaliani, perché Mussolini è dietro Franco e perché la stampa fascista schizza veleno contro il popolo di Spagna, contro i "rossi" che accusa di ogni delitto. I delitti dei "rossi" noi li conosciamo. Ecco i principali: - i "rossi vogliono la libertà per tutti; - i "rossi" vogliono abbattere il feudalismo bancario e industriale; - i "rossi" vogliono che la terra sia dei contadini; - i "rossi" vogliono che la repubblica sia democratica.
Per questo Mussolini è dietro Franco; il quale vuole esattamente il contrario di ciò che vogliono i "rossi". Per questo noi siamo qui.
Per questo si sono formate qui le Brigate Internazionali.

discorso di Pietro Nenni - 06-02-37 - grazie all'archivio del Manifesto




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Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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