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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Lo sapevate?


17 agosto 2005

La Chiesa valdese: come è organizzata? democraticamente

No. Essi sanno bene, come la storia chiaramente ci mostra, che il potere e l’autorità assoluti del vescovo di Roma si costituirono gradatamente nel tempo, in connessione con varie situazioni e vicende del mondo occidentale, a partire dai primi secoli dell’era cristiana, fino ad assumere la consistenza che hanno oggi. Infatti le Chiese d’oriente, dette ortodosse, già prima della Riforma, nel 1054 si separarono da quelle d’occidente, rifiutando il potere giurisdizionale del papa che voleva estendersi anche su di esse.

La Chiesa valdese non solo non riconosce su di sé l’autorità del papa romano, ma non ha al suo interno alcuna specie di papa, perché non è strutturata in modo gerarchico con un capo terreno al vertice, bensì con un ordinamento sinodale-assembleare in cui tutti i membri di chiesa (laici) e i loro ministri hanno uguale dignità e potere. Solo per dare un’idea di questa differenza strutturale, potremmo paragonare la Chiesa cattolica-romana ad una monarchia assoluta, mentre le Chiese evangeliche, compresa quella valdese, sono organizzate come una moderna democrazia assembleare, parlamentare e repubblicana.
I Pastori valdesi possono sposarsi?
Sì. Gesù stesso non ha proibito ai suoi apostoli di tenersi la propria moglie e gli scritti del Nuovo Testamento consentono anche ai vescovi e quindi a tutti i ministri di Cristo di sposarsi (vedi: I Corinzi 9/5; I Timoteo 3/1-7; Tito 1/5-6). Questo perché nella Chiesa apostolica non c’era alcuna differenza di grado fra "clero" e "laici", come non c’era alcuna discriminazione né di sesso, né di razza, né di nazionalità, né d’altro, in quanto tutti erano sullo stesso piano di grazia e di vocazione, anche se si distinguevano i loro compiti. Così, non c’era alcuna gerarchia e tutti indistintamente costituivano un "sacerdozio regale": in quanto uniti al medesimo Signore e Salvatore, ricevevano da Lui dignità e funzione sacerdotali, che erano chiamati ad esercitare nel servizio da rendere a Dio e al prossimo in tutta e con tutta la loro vita.
Perciò nella Chiesa valdese i pastori non sono chiamati in senso particolare "sacerdoti", perché non sono dei mediatori tra Dio e i fedeli, dato che siamo tutti nella stessa condizione di figli di Dio in Cristo e quindi fratelli; e il ministero pastorale non è prerogativa maschile, ma vengono consacrate a questo servizio anche delle donne. Inoltre la predicazione viene fatta anche da credenti che non sono pastori, ma hanno i doni per tale compito.

da  www.chiesavaldese.org




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17 agosto 2005

La sigaretta senza tabacco? possibile. Dedicato ai fumatori

E' un semplice tubicino in plastica con un corpo riscaldante ed un filtro contenente nicotina. Sarà lanciata, per la prima volta al mondo, sul mercato svizzero e disponibile in vari aromi probabilmente dall'anno prossimo


 
La nicotina continuerà ad esserci, ma sarà l'unica cosa in comune con le sigarette normali.
La prima, senza fumo e tabacco, sta infatti per essere lanciata, per la prima volta al mondo, sul mercato svizzero.
La nuova sigaretta - prodotta dall'azienda NicStic, situata nel Cantone tedesco di Zug - è composta da un tubicino in plastica con un corpo riscaldante ed un filtro contenente nicotina.

DIVERSI AROMI
Sul mercato sarà disponibile in diversi aromi ed il prodotto dovrebbe essere in vendita l'anno prossimo, ha annunciato NicStic, citata dai media elvetici. Dal momento che il prodotto non rientra nella legge sui farmaci «non è necessaria la nostra approvazione per la sua introduzione sul mercato», ha spiegato una portavoce di Swissmedic, l'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici. L'azienda produttrice ritiene che la sua «sigaretta» consentirà ai fumatori di consumare nicotina senza causare danni agli altri o a se stessi.

CAUTELA DEGLI ESPERTI
Più cauti gli esperti dell'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e delle tossicomanie (Ispa): «Conosciamo il prodotto solo in teoria.
E in teoria se non vi è tabacco che è bruciato, il prodotto è meno nocivo da un punto di vista dei rischi per la salute», ha detto la portavoce Janine Messerli.
L'Ispa ritiene inoltre che vi sia un miglioramento per quanto concerne il fumo passivo.
«Come Istituto di prevenzione critichiamo però la presenza della nicotina, che è la sostanza che crea dipendenza», ha precisato.
Inoltre - ha aggiunto Messerli - non si conoscono gli effetti che gli aromi usati possono avere sulla salute.

da Panorama




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17 agosto 2005

Tolti 36 punti dalla patente!

Due giorni fa, complice il Ferragosto, la notizia dell'automobilista umbro che è riuscito a farsi togliere dalla patente 33 punti in una botta sola si è conquistata un posto di riguardo sui tg nazionali. Risultato importante, anche se non da primato assoluto (imbattibili i 56 punti raggiunti da un neopatentato: proprio il recente rilascio dell'autorizzazione alla guida ha comportato il raddoppio della penalizzazione), conseguito forzando un posto di blocco e finendo per schiantarsi contro un'auto della polizia, mandando due agenti all'ospedale. La novità è che bisogna alzare l'asticella: a Cagliari, ieri mattina, c'è chi di punti è riuscito a farsene togliere 34. Con l'aggiunta di una sanzione da 2.535 euro, l'arresto e una condanna a un anno di reclusione. Da via Roma a SoleminisIl record va attribuito a Giuliano Sarritzu, nato a Quartu Sant'Elena 43 anni fa. Fermato da una volante della polizia alle 4 del mattino in via Roma per quello che doveva essere un normale controllo, si è visto contestare una contravvenzione seria: la sua Golf station wagon, infatti, risultava sottoposta a provvedimento di fermo perché tempo fa era stata trovata in circolazione senza copertura assicurativa. Il proprietario era stato nominato custode della propria auto. Sarritzu ha messo in moto all'improvviso utilizzando una seconda chiave e, dopo aver rischiato di travolgere gli agenti della squadra coordinata dal dirigente Luca Perrone, si è lanciato in una fuga furibonda per le vie cittadine, costringendo la pattuglia a seguirlo per i quartieri di Sant'Avendrace e Mulinu Becciu per poi imboccare - inseguito a questo punto da diverse auto della polizia - la statale 554, ignorare i semafori sincronizzati (ufficialmente) sulla velocità di 80 chilometri l'ora, speronare più volte le Pantere, esibirsi in una serie di manovre ad alta pericolosità e infine inoltrarsi a velocità folle nel centro abitato di Selargius. Infine l'uomo ha abbandonato la vettura e proseguito a piedi, per poi arrendersi, stremato, nelle campagne di Soleminis. Alcol e drogaTutto qui? Macché: Giuliano Sarritzu è risultato positivo all'etilometro e l'esame tossicologico ha accertato che aveva assunto derivati dall'oppio e benzodiazepina, una sostanza contenuta in diversi farmaci ansiolitici. Sommate le varie infrazioni (fra cui il mancato uso delle cinture di sicurezza), codice stradale alla mano, si arriva ai fatidici 34 punti. In base al codice penale, invece, la mezz'ora di ordinaria follia è valsa l'arresto a Giuliano Sarritzu: per lui si configurano le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato di beni dello Stato. Ieri mattina, processato con rito direttissimo, è stato condannato a un anno di carcere: la pena è stata sospesa per effetto del beneficio della condizionale.

17/08/2005
Nell'inseguimento da via Roma alle campagne di Soleminis l'uomo ha speronato apposta le volanti della polizia che lo inseguivano. Aveva bevuto e assunto droga, e non indossava le cinture.

 dall'Unione Sarda





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12 agosto 2005

Il Maccartismo e i 4 milioni di partiti italiani

Nella rubrica "lo sapevate?" del blog, è leggibile la storia a due puntate del "maccartismo", fenomeno storico americano degli anni cinquanta, con l'aiuto di uno dei migliori siti web che s'occupino di storia: www.cronologia.it.
Sempre nella stessa rubrica, abbiamo iniziato il viaggio attraverso i vari e a volte sconosciuti partiti politici italiani.
Tutto questo su "Lo sapevate?"

www.iosonolaico.it




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11 agosto 2005

La grande purga anticomunista degli USA (2-continua)

Ecco la seconda parte del nostro speciale sul "maccartismo", la corsa alla caccia del comunista in USA negli anni 50. Come direbbe Manzoni, "Dalli al comunista!", il fenomeno colpì anche il mondo artistico e di holliwood. Ottima la redazione del sito www.cronologia.it dal quale traiamo anche la seconda parte del contributo. Per poi abbozzare un'analisi nostra e vista con gli occhi italiani del giorno d'oggi.

Di fatto, il maccartismo della prima metà degli anni '50 è preparato da due precedenti passaggi risalenti al 1947, durante il mandato del presidente democratico Harry Truman. La formulazione della cosiddetta 'dottrina Truman' per il contenimento (containment) del comunismo e dell'espansione sovietica in tutto il mondo, e una inchiesta per verificare i trascorsi politici degli impiegati del governo federale.
Se con la politica del 'contenimento' gli Stati Uniti decidono di assumere su di sé la responsabilità della tutela dell'ordine democratico nel mondo, accantonando definitivamente ogni tentazione isolazionista, con l'inchiesta sulla 'fedeltà' dei propri funzionari fanno propri i metodi adottati dal nemico.
Di fronte al pericolo comunista la democrazia americana sceglie di restringere pian piano gli spazi di libertà di cui era sempre andata fiera. La paura, unita alla consapevolezza della propria forza - politica, militare, economica - daranno vita a quel clima di arroganza e di intimidazione politica che sfocerà tra il 1950 e il 1954 nel
maccartismo.


Come l'Urss è perennemente ossessionata dall'idea del complotto contro il suo capo (l'ultimo, in ordine di tempo, è il cosiddetto complotto dei medici ebrei contro Stalin), così gli Usa di Truman vivono la paranoia della congiura contro la democrazia. Del resto, illustrando la sua 'dottrina' durante un famoso discorso radiofonico nel marzo del 1947, Truman non aveva lasciato adito a dubbi: la scelta tra bene e male doveva essere categorica. Dopo aver denunciato la gravità della situazione internazionale, il presidente americano aveva infatti spostato il confronto dal piano politico a un più vasto confronto di civiltà. Era giunto il momento, disse, in cui "ogni nazione deve scegliere tra modi di vita alternativi", uno fondato sulla "sulla volontà della maggioranza e su istituzioni democratiche", l'altro basato "sul volere di una minoranza imposto a forza dalla minoranza" e caratterizzato da "terrore e oppressione".


Non che i timori americani non avessero un loro fondamento: la conquista del potere dei partiti comunisti in Ungheria e in Cecoslovacchia, così come la difficile situazione in Grecia, dimostravano la straordinaria capacità di organizzazione dei partiti comunisti europei e la loro abilità nell'impossessarsi, partendo da posizioni di minoranza e con abili colpi di mano, dei vertici del potere. Ma in Europa tutto ciò era potuto avvenire perché alle spalle c'era l'Urss e, soprattutto, perché a Yalta le potenze occidentali si erano formalmente impegnate a riconoscere a Stalin una generica influenza sui Paesi occupati dall'Armata rossa. Pensare di esportare un colpo di stato simile a quello di Praga nel 1948 a Washington era un puro delirio. Tuttavia, negli Stati Uniti si cominciò a sovrastimare la forza di una quinta colonna comunista. I pochi comunisti americani, fino ad allora semplicemente sospettati, soprattutto in ambienti repubblicani, di essere potenziali spie dell'Urss, diventarono col passare del tempo dei veri e propri nemici pubblici.

"Secondo una logica del genere, che negli Stati Uniti è aggravata dal massiccio conformismo d'opinione - spiega ancora Furet -, l'accusa rimbalza da loro su tutti coloro i quali un giorno o l'altro, dagli anni Trenta in poi, li hanno seguiti, ascoltati o incontrati. L'inquisizione e la denuncia attraversano l'America come se fossero un esercizio di virtù".

Una apposita Commissione sulle attività antiamericane (HUAC) iniziò quindi a lavorare a pieno regime. Formalmente istituita dal Congresso degli Stati Uniti nel 1938, negli anni della seconda guerra mondiale la Commissione aveva operato soprattutto in funzione antinazista e antigiapponese. Nell'immediato dopoguerra le sue attenzioni si indirizzarono invece sulla cosiddetta infiltrazione e influenza dei comunisti nelle istituzioni statali. Ma è a partire dal 1947 che la Commissione (di cui faceva parte anche un giovane Richard Nixon) cominciò a operare con maggior zelo, contribuendo a creare nel Paese un pesante clima di isteria e sospetto che finì per colpire, non tanto e non solo i comunisti (che per altro, come abbiamo visto, costituivano una sparuta minoranza), quanto molte personalità (soprattutto intellettuali) genericamente progressiste.

La conseguenza è che tra il 1948 e il 1949 si svolgono alcuni spettacolari processi contro la dirigenza del Partito comunista americano, contro presunte spie dell'Urss e contro alcuni funzionari del Dipartimento di Stato accusati di aver nascosto la loro appartenenza al partito.
Questa primitiva 'caccia alle streghe' non risparmiò nemmeno Hollywood e il mondo dello spettacolo. Anzi, si accanì in modo particolare contro attori, registi e sceneggiatori. Per vedersi imprimere il marchio di 'comunista' era sufficiente aver diretto film di impegno civile e su tematiche sociali o averne scritto la sceneggiatura, ma a volte bastava molto meno, come l'amicizia o la frequentazione di persone sospette.
Hollywood aveva conosciuto fin dagli anni '30 una intensa politicizzazione. Erano nati sindacati di attori, registi e sceneggiatori, spesso in lotta per la libertà creativa e le rivendicazioni salariali. Tra il 1940 e il 1946 si erano avute astensioni dal lavoro di maestranze e di personale che avevano provocato la reazione dei produttori, i quali avevano accusato gli scioperanti di simpatie marxiste.
La Commissione sulle attività antiamericane aveva colto al balzo l'occasione, iniziando la sua caccia agli 'infiltrati' già nel 1940.

Ma il filone hollywoodiano delle inchieste ebbe il suo periodo di gloria nel 1947 e poi tra il 1951 e il 1952. In quegli anni il cinema americano fu investito da un'ondata di paranoia inquisitoria che stroncò il filone di realismo sociale da poco inaugurato e che portò all'imprigionamento di alcuni personaggi del mondo della celluloide e al licenziamento e all'emarginazione di tantissimi altri.
Di fronte alla Commissione, allora guidata dal repubblicano John Parnell Thomas, sfilarono sceneggiatori come Dalton Trumbo (in seguito sceneggiatore di Spartacus) e registi del calibro di Edward Dmytryk (L'ammutinamento del Caine). La domanda alla quale erano chiamati a rispondere era lapidaria: "Siete mai stati membri del partito comunista?". Una delle risposte più famose fu pronunciata da un imbarazzato Gary Cooper: "Non ho mai letto Marx e non conosco le basi del comunismo, ma penso sarebbe una buona idea se il Congresso decidesse di bandirlo dagli Stati Uniti".
Sette sceneggiatori, due registi e un produttore, passati alla storia come 'I Dieci di Hollywood', rifiutarono di rispondere e furono condannati a un anno di prigione. Centinaia di altri furono iscritti a una Lista nera che, di fatto, impedì loro di lavorare negli anni immediatamente successivi.

Ed è in questo quadro politico che compare sulla scena Joseph McCarthy. Personaggio esuberante, eccessivo nel suo anticomunismo come nella vita (era un buon bevitore, un appassionato di corse di cavalli e un accanito giocatore di poker), negli Stati Uniti ancora oggi ci si divide sulla sua figura. Secondo molti fu un demagogo che sottopose a indagini intimidatorie persone innocenti. Secondo altri, invece, ha aperto gli occhi all'America sul reale pericolo marxista.

Nato nel 1908 ad Appleton, nel Wisconsin, da genitori cattolici, dopo la laurea in legge e aver prestato servizio militare sul fronte del Pacifico, nel 1944 aveva imboccato la carriera politica mettendosi in lizza per la poltrona senatoriale del Wisconsin. Sconfitto, nonostante la profusione di denaro speso nella campagna elettorale, riuscì nell'impresa due anni più tardi. Ma fino al 1949 la sua azione fu piuttosto anonima, caratterizzata quasi esclusivamente dalla gestione di rapporti con diverse lobby politico-economiche. Per dare sfogo alla sua ambizione e al suo spirito sanguigno era necessaria una nuova causa: la lotta contro il comunismo.
Del resto, non era difficile manipolare la passione popolare alimentandola con l'escalation del comunismo nel mondo: nel 1948 il blocco di Berlino, nel 1949 la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese e lo scoppio della prima atomica russa, nel 1950 l'attacco della Corea del Nord, contro quella del Sud e il conseguente intervento americano.

La crociata ebbe inizio ufficialmente nel febbraio del 1950 quando McCarthy denunciò la presenza di 205 simpatizzanti comunisti (cifra poi ridimensionata da lui stesso a 81) all'interno del Dipartimento di Stato. Il nome del senatore che svelava l'esistenza di una 'quinta colonna' di pericolosi bolscevichi nelle istituzioni americane conquistò le prime pagina di tutti i giornali. Si tornò a indagare anche a Hollywood. Registi e attori come John Huston, Humphrey Bogart (pedinato dall'FBI) e Katrin Hepburn espressero il loro dissenso nei confronti di questa offensiva illiberale. Charlie Chaplin preferì trasferirsi in Europa. Elia Kazan ed Edward Dmytryk, nel frattempo uscito dal carcere, sfuggirono a probabili incriminazioni accusando ex-amici e colleghi. Ronald Reagan e John Wayne, invece, collaborarono per vera convinzione. Cecil De Mille pretese il giuramento di fedeltà anticomunista da tutti i membri del sindacato dei registi, scontrandosi con l'opposizione di Joseph Mankiewicz e di John Ford.

Intanto, la vittoria repubblicana alle elezioni presidenziali e congressuali del 1952 portò McCarthy ad occupare la presidenza del potente Senate Committee on Government Operations, nonché del Permanent Subcommittee on Investigations, il che gli consentì di dar vita per tutto il 1953 a una serie di inchieste a sensazione sul comportamento di dipendenti di enti pubblici. Il popolo americano era diviso sui suoi metodi, anche se la maggior parte di esso sembrava approvarli. Un sondaggio del gennaio del 1954 diede un 50% di favorevoli all'azione svolta dal senatore del Wisconsin e un 29% di contrari. Tra i repubblicani la percentuale era del 62 contro 19, tra i democratici del 39 contro un 38%.
In gran parte filomaccartista era la Chiesa cattolica, le comunità irlandesi, italiane e tedesche, insieme ad ampi strati delle classi meno abbienti. Carta stampata e televisioni presero a contendersi le dichiarazioni di McCarthy. Molti cittadini gli inviavano denaro per continuare la 'costosa' la battaglia anticomunista (pare tuttavia che la maggior parte dei quattrini entrassero sul suo conto personale senza da lì uscirne più).

Sul piano squisitamente politico il maccartismo rappresentò, oltre a una rivincita della destra americana, anche lo spostamento verso destra dei democratici. La stessa ala sinistra del partito democratico rifiutò di accettare nelle sue file tutti coloro che avessero precedenti comunisti e non fece quasi nulla per venire in aiuto delle vittime del maccartismo. Come ha osservato Giuseppe Mammarella, "[il maccartismo] rappresentò una prima occasione di aggregazione per le forze conservatrici, disperse durante il ventennio roosveltiano, ma anche un motivo di divisione per i liberals e più in generale per l'opinione pubblica americana… Pro McCarthy e suo collaboratore fu anche uno degli ultimi vessilliferi del liberalismo americano negli anni sessanta, Bob Kennedy… e lo stesso John Kennedy alternerà espressioni di adesione con prese di distanza."

Nel frattempo, la Commissione sulle attività antiamericane continuava a lavorare a pieno ritmo. Alle maggiori università del paese fu chiesto un controllo sui principali libri di testo in uso. McCarthy, sfruttando la psicosi collettiva della sovversione, del complotto e l'isterismo dell'opinione pubblica, riuscì così ad organizzare una gigantesca 'caccia alle streghe'. In quattro anni la posizione di più di tre milioni di impiegati e funzionari di ogni livello del governo federale fu esaminata da apposite commissioni. Duemila persone si dimisero dal servizio, circa duecento furono allontanate perché la loro lealtà alle istituzioni americane lasciava adito a dubbi. Anche il fisico della bomba atomica Robert Oppenheimer e il generale Marshall furono coinvolti nella spirale di accuse. L'accanimento di McCarthy non conobbe limiti, al punto da generare sospetti anche sulla figura del neo eletto presidente Dwight Eisenhower, repubblicano come lui.

Ma a partire dai primi mesi del 1954 il potere del giustiziere anticomunista sugli ambienti politici americani, e in particolare sui repubblicani, diminuisce considerevolmente. Nel maggio di quell'anno fece in tempo ad accusare davanti a venti milioni di telespettatori gli alti gradi dell'esercito di compromissione con il comunismo. Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione sfilarono più di trenta testimoni. Per il presidente Eisenhower la misura era colma. Contrattaccò sbandierando i favoritismi chiesti dal senatore per evitare il servizio militare ad alcuni suoi collaboratori e denunciando la totale assenza di prove concrete sulla presunta infiltrazione comunista nel Dipartimento di Stato o nell'esercito.

E in effetti, dalle inchieste di McCarthy non scaturì mai alcuna condanna formale (in anni recenti, tuttavia, l'apertura degli archivi della CIA e del KGB ha dimostrato l'esistenza di alcuni fenomeni di spionaggio in ambienti governativi). Ma per un curioso scherzo del destino, in cui qualcuno potrebbe intravvedere una sorta di pena del contrappasso, l'unica vera sentenza fu espressa proprio nei suoi confronti.
Nel dicembre del 1954, infatti, il Senato americano, a maggioranza democratica, decise di censurare gli atteggiamenti aggressivi del senatore del Wisconsin e di condannarlo per "condotta contraria alle tradizioni del Senato". In 165 anni era la terza volta che una parte del Congresso degli Stati Uniti sanzionava un suo membro.
Perso il seggio e, quel che più conta per un personaggio del genere, compromesso l'onore politico, Joseph McCarthy non riuscì più a riprendersi.
Si diede all'alcol e venne ricoverato più volte in ospedale. Morì il 2 maggio 1957 a Bethesda.

di Alessandro Frigerio - da www.cronologia.it

L'autore, sul sito cronologia consiglia anche di buttare l'occhio sulla bibliografia che gli ha permesso di riassumere e redare il lavoro sul maccartismo. Ecco le principali fonti di dati e ispirazione:
Rapporto sul macartismo, di G. Macera, Guanda, 1955
* Caccia alle streghe a Hollywood, di M. Guidorizzo, Cierse, 2001
* L'America a destra: politica e cultura negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale a oggi, di G. Mammarella, Ponte alle Grazie, 1995
* Gli Stati Uniti nel secoloXX: tra leadership e guerra fredda, di O. Barè, Marzorati, 1987

Grazia a www.cronologia.it




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11 agosto 2005

La grande purga anticomunista degli USA (1-continua)

La grande purga anticomunista degli USA degli anni 50. Così potrebbe essere riassunta la storia del fenomeno che appunto in quegli anni esplose e raggiunse livelli di paranoia negli Stati Uniti d'America. A tal proposito, al fine di avere a disposizione una sicuramente ben documentata fonte, pubblichiamo il brano in proposito tratto dal sito cronologia (il cui link è fra l'altro nell'elenco alla destra del blog).

Maccartismo è termine dell'uso politico statunitense, e sta a indicare un atteggiamento di anticomunismo assoluto che si concreta in una visione politica manichea e in una vera e propria persecuzione di uomini e istituzioni dichiarati antiamericani in quanto 'comunisti'. Storicamente rappresenta il culmine della Guerra Fredda nella politica interna degli Stati Uniti e coincide con gli anni 1950-54 in cui si consuma la parabola del senatore repubblicano del Wisconsin Joseph McCarthy (1907-57). È il momento di più esasperato anticomunismo del secondo dopoguerra, che dà luogo a una serie di 'purghe' politiche a ogni livello e in ogni campo - ma soprattutto in quello intellettuale -, in un clima da caccia alle streghe più intenso della sia pur durissima lotta al comunismo di altri periodi".

Così recitano i manuali di storia
a proposito di uno dei periodi più bui della storia americana dello scorso secolo.

La storia del maccartismo coincide però anche con lo spazio di tempo immediatamente successivo alla vittoria della rivoluzione cinese e allo scoppio della prima atomica sovietica, si combina con l'apice del consenso all'idea comunista dopo la vittoria sul nazifascismo e si sovrappone agli stessi anni della guerra di Corea. Per capire la deriva antiliberale maccartista occorre tenere a mente questi dati di fatto, sui quali andò ad innestarsi la storia recente del comunismo americano e la percezione di una sua presenza occulta nella società.

Negli Stati Uniti, patria di una concezione molto forte di libertà e di libera impresa, il comunismo non aveva mai avuto una tradizione radicata. Una maggiore presa ideologica si era avuta a partire dagli anni Trenta ma, più che nei termini di un sistema dottrinario rigorosamente marxista, come manifestazione di un liberalismo democratico e genericamente radicale.

La Depressione prima e il New Deal roosveltiano (1933-1938) subito dopo, avevano posto le basi per una concezione interventista dello stato nelle questioni economiche: lo stato doveva partecipare alla vita sociale introducendo correttivi strutturali nel sistema economico finanziario, al fine di rompere le grandi concentrazioni monopolistiche e per riequilibrare la distribuzione della ricchezza. Pesanti interventi statali in opere pubbliche, crescente influenza del movimenti sindacali e una politica a tutela di disoccupati, giovani e meno abbienti erano gli ingredienti e i correttivi del New Deal.
Fu sulla scia di questi grandi temi che anche negli Usa si sviluppò un partito di ispirazione comunista - composto da poche decine di migliaia di membri - che fece breccia quasi esclusivamente negli ambienti sindacali e tra gruppi di intellettuali newyorkesi.

Con lo scoppio della guerra e il patto tedesco-sovietico, il Partito comunista americano si appiattì, come tutti i partiti fratelli, sulle posizioni di attesa del Comintern, stemperando il proprio antifascismo nel nome dell'alleanza tra Hitler e Stalin.

Solo con l'attacco nazista all'Urss, nel giugno del 1941, passò a sostenere fermamente l'intervento in guerra degli Stati Uniti, chiedendo a gran voce l'apertura di un secondo fronte in Europa. Negli anni della guerra, i repubblicani rimprovereranno spesso ai democratici la stretta alleanza con i sindacalisti e con i 'rossi', considerati alla stregua di un'ala sinistra del partito di Roosvelt.
Terminato il conflitto, mentre in Europa occidentale (in Italia e Francia soprattutto) il comunismo si presenta ormai come un'organizzazione di massa, perfettamente ramificata e in grado di competere per la conquista del governo nelle prime elezioni libere, il comunismo americano continua ad essere sostanzialmente un movimento d'èlite, cementato dall'antifascismo, da un generico libertarismo radicale e dal mito allora allo zenit del comunismo sovietico. I suoi membri, comunque, non superavano numericamente la soglia dei cinquantamila.

Ma il repentino scoppio della guerra fredda, tra il 1946 e il 1947, si rivela un disastro per il piccolo partito di ispirazione marxista. I consensi calano rapidamente. Mentre in Europa un generico sentimento filosovietico continuerà a sopravvivere fino alla fine del decennio successivo, negli Stati Uniti la guerra fredda comporta un totale e imponente ribaltamento antisovietico dell'opinione pubblica, che nel giro di poco tempo porterà a una di quelle crisi di intolleranza e di sospetto così tipiche del populismo americano.

L'equiparazione tra Hitler e Stalin, che tra gli americani aveva già preso piede negli anni Trenta tornò d'attualità. Finita la parentesi della lotta antinazista l'Urss riprese ad incarnare nell'immaginario collettivo l'impero del male. La progressiva rottura tra Usa e Urss segnò anche la rottura tra il comunismo americano e la sinistra democratica, con la quale i rapporti fino ad allora erano stati molto stretti. Una rottura che si consumò a livello internazionale anche tra partiti 'fratelli': Stalin, tramite il partito comunista francese, pronuncerà una condanna senza appello nei confronti dei comunisti americani, colpevoli di eccessiva accondiscendenza verso il roosveltismo e di scarsa capacità di impostare una efficace lotta di classe.

Tuttavia, nonostante le difficoltà e gli scarsi consensi elettorali (nel corso delle presidenziali del 1948 il candidato della sinistra progressista e comunista, Henry Wallace, già vicepresidente degli Stati Uniti all'epoca di Roosvelt, raccoglie poco più di un milione di voti), l'influenza del comunismo americano a livello di opinione pubblica sembra aumentare. Ma più che di un dato di fatto oggettivo, si tratta di una psicosi generata dall'assai più consistente crescita del fenomeno comunista nell'Europa libera e in quella ormai soggiogata all'ex alleato sovietico. Tanto basta a far sì che il pericolo comunista appaia sulla scena come il nuovo nemico dopo il nazifascismo, nel nome però di una stessa minaccia alla democrazia e a tutta la nazione americana.

Bandiera Usa, elezioni americane
Come ha scritto François Furet: "Il 'fascismo rosso',
per riprendere un'espressione dell'epoca, sovrappone alla mostruosità rivelata dal nazismo sconfitto una presenza che quest'ultimo non aveva avuto. Ha al suo interno, ancora più del nazismo, persino una 'quinta colonna', pubblica e insieme clandestina. Troppo debole per dar vita a una vera politica, il minuscolo Partito comunista americano è tuttavia abbastanza forte per diventare oggetto di una 'caccia ai rossi'".

di Alessandro Frigerio

da www.cronologia.it
(1a parte, continua...)






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8 agosto 2005

Feltri: non solo berlusconiano, ma anche monarchico

I monarchici oggi non finiscono con Alleanza Monarchica. Ecco che vi mostriamo altre rarità, decisamente impegnati in questo compito: riaffermare l'ideale monarchico in Italia, guardare verso l'alto o altre filosofate del genere.
Pensate che, ufficialmente anche se non lo sa nessuno, "Libero" è il loro giornale ufficiale. Uhm, penserete, ce ne saranno tanti di giornali con quel nome. E invece è proprio quello. Quello diretto da Vittorio Feltri, e nella pubblicità in TV al momento del lancio, anni fa, della testata, si diceva "esce Libero, il nuovo quotidiano di Vittorio Feltri", mica il giornale dei monarchici. Già il sito, monarchici.org, è poco di frequente aggiornato. Ma almeno così Libero sembra indipendente.
La politica che il Movimento Monarchico Italiano vuole la pubblichiamo con una semplice citazione dalla loro home page:

"Il Movimento Monarchico Italiano è un movimento politico-istituzionale libero, indipendente, democratico con un gruppo parlamentare trasversale, attivo sui grandi temi della riforma dello Stato.

M.M.I. è un movimento impegnato nella salvaguardia della Nazione Italiana, di ogni sua realtà, anche fuori dal territorio dello Stato, nella Nuova Europa.M.M.I vuole l'abolizione della tredicesima disposizione transitoria della Costituzione italiana che costringe i discendenti maschi di Casa Savoia ad un assurdo ed "antieuropeo" esilio.M.M.I. vuole l'indipendenza e la neutralità del vertice dello Stato.M.M.I. vuole la democrazia del cittadino con un sistema elettorale moderno, uninominale, in cui anche la scelta dei candidati nell'ambito di ciascun schieramento venga fatta dagli elettori mediante elezioni primarie.M.M.I. vuole uno sviluppo equilibrato nord-sud, contro ogni separatismo.M.M.I. vuole promuovere la cultura di un nuovo "senso dello Stato".M.M.I. non proviene dall'alto, ma guarda in alto, vivendo l'ideale monarchico come impegno civile, politico culturale per il progresso della Nazione.M.M.I., quale testimonianza della sua indipendenza di giudizio, ricorre all'autofinanziamento".

Dunque un gruppo trasversale. Ma fantasma, oserei dire. Notiamo, ma spulciando il sito, che Feltri effettivamente si occupa di monarchia o questioni simili, tanto da "prestare" il suo giornale. Leggiamo che: si svolge a Roma, sotto la presidenza di Vittorio Feltri, la presentazione del Manifesto politico dei monarchici per il 2001.


Continuo a dire che non capirò mai come una persona possa defininirsi monarchica, cioè permettere che certe persone, una persona in particolare per l'epoca in corso, debbano avere il diritto di essere la carica più alta dello stato, solamente perchè facenti parte di una famiglia particolare. L'unico merito, insomma, di un Re sarebbe appunto (anche se alcuni re possono essere ottimi, resta la questione) essere nato da quella donna, sposata con quell'uomo, Re o Principe che sia. La meritocrazia napoleonica allora dove va a finire? E il rappresentare con orgoglio la propria nazione e vedere riflesso nel proprio Capo di Stato l'Italia intera?
Quale merito ad esser nati da una famiglia piuttosto che da un'altra!
Io non sono patriota, ma sicuramente penso che il paese non meriterebbe mai una monarchia, visto anche il ruolo di "non-garanzia" che il Re mostrò lasciano strada libera e aprendo le porte del potere al Duce Benito Mussolini.
Valli a capire sti monarchici. Se mai ce ne fossero dubbi, dopo aver sentito di Feltri in questo movimento, capiamo che "la monarchia è di destra" e che "non un solo voto di sinistra andò alla casa Savoia in quel lontano 2 giugno 1946.




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8 agosto 2005

Esistono ancora dei monarchici italiani oggi, dopo 59 anni..alla frutta

Qualcuno mi disse: ci rivuole una bella Monarchia in Italia per risolvere i problemi.
Inutile negare che risi non poco. Questo dialogo avveniva un anno fa, ed ora, nel viaggio attraverso il web alla scoperta dei vari e più sconosciuti partiti, analizziamo e presentiamo chi davvero ci crede a quella frase in corsivo qua sopra.
Dopo il fallimento al referendum istituzionale del 1946, il PDI (Partito democratico italiano) confluì nel PLI (liberale), che fra l'altro era uno dei pochi partiti ad aver dato indicazione di voto verso la monarchia in quell'occasione. Al posto del vecchio PDI sorse allora il Partito Nazionale Monarchico.
Come possiamo leggere nel sito di Alleanza Monarchica, il partito attuale proclamatosi erede di tali formazioni, "il P.N.M. partecipò a tutte le elezioni amministrative e politiche, ottenendo anche clamorosi successi. Nel 1952 conquistò Napoli ed altri 5 capoluoghi di provincia. Nel 1957 arrivò alla massima espansione, conquistando 56 seggi parlamentari".
Ma il partito, pieno zeppo di fascisti o nostalgici del regime, si posizionò definitivamente a destra, ma non solo una destra elitaria e, diciamo, nobile, ma missina entrando a far parte e confluendo nel Movimento Sociale Italiano. Tuttavia, "una parte consistente del partito rifiutò questa operazione giudicandola compromettente per la causa monarchica, e costituì l'Alleanza Monarchica (A.M.) per continuare a lottare per la Monarchia in piena indipendenza".
L'attuale AM (Alleanza Monarchica), fondata dopo tale scissione e giunta allo stato attuale delle cose per mezzo di una fusione con altri gruppi pro-monarchia, ha un forte e antico giornale di partito, "Italia reale", e ha sedi in tutta italia. Aprendo il sito ufficiale, è immediato l'arrivo della Marcia Reale nelle nostre casse audio, e gli interventi degli esponenti e giornalisti e intellettuali monarchici leggibili ci fanno capire che il partito non vuole stare nè a  destra nè a sinistra. Il bello è che loro credono ancora alla possibilità di un ritorno dei Savoia, seguono gli eredi al trono ora in vita, pubblicano reportages e dossier storici sui vecchi Re d'Italia, commentano la politica italiana in chiave federalista con l'indispensabile ripristino di una monarchia costituzionale per meglio difendere e rappresentare l'unità della patria e della nazione.
Italia Reale
il giornale di partito di Alleanza Monarchica

Da notare anche che la vecchia denominazione era "Alleanza Nazionale Monarchica". Se è vero che molte cose sui nomi sono casualità, è pur notabile che la parola "nazionale" al posto di "italiano" (che è il classico aggettivo da partito, ndr) è tipica del regime. Già si chiamò Partito Nazionale Fascista quello che prese il potere negli anni venti, Destra Nazionale era il sottonome dell'MSI e ancora oggi nel nome di AN, "nazionale" è sinonimo di missino.
Pur dicendo di voler stare nè a destra nè a sinistra, i monarchici del 2005 esprimono e mostrano, giacchè era prevedibile, idee abbastanza destroidi, quasi reazionarie. Nel loro programma fare il massimo per il ripristino della democrazia entra in collisione con l'articolo 139 della Costituzione : la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione. E allora essi lanciano un sondaggio nell'Home Page chiedendo ai lettori (ovviamente in maggioranza favorevoli ai Savoia) che rispondono che tale articolo andrebbe abolito. Pur non avendo tanti sostenitori, il partito specie al Sud presenta una forte disposizione di sedi e uomini. Infatti al referendum, se si fosse votato solo nel Mezzogiorno, Re Umberto sarebbe rimasto dov'era. Anche e soprattutto nelle Isole la Monarchia aveva stravinto. Metà dei voti democristiani erano monarchici, anche de De Gasperi, reggendo le redini del Governo provvisorio, ovviamente vedeva meglio la Repubblica.
Fatto sta che per fortuna vinse la forma istituzionale attuale, ma è ovvio che il partito in questione, la cui poltrona di segretario è occupata dal dottor Franco Ceccarelli, ha in mente di continuare la sua opera politica e il suo progetto per la monarchia. Anche e soprattutto ora che i Savoia sono di nuovo a casa.
Benvenuto su Alleanza Monarchica
Non credo che la gente dia molto ascolto ad una formazione così poco in vista e seguita. Saranno bastati quasi sessantanni di repubblica per farci capire che quella scelta fu giusta?
Anche perchè il Re aveva spalancato, come d'altronde fece il papa, le porte a Mussolini, e dunque condivideva con i gerarchi grandi responsabilità per il male che il fascismo fece al paese...
(simbolo di AM)




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8 agosto 2005

Emergenza Uranio Impoverito: due anni fa moriva il soldato D'Angelo con l'indifferenza di Stato e Ministero

Ricorre oggi il secondo anniversario della morte del maresciallo sminatore in servizio con l'Esercito Italiano Sergio D'Angelo.

La morte, a quarantanni, per colpa dell'uranio impoverito. D'Angelo compare nella lista delle vittime per tale problema redatta dal Ministero della Difesa. Non è il primo ad aver patito tale sofferenza e morte, e non sarà l'ultimo. L'occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta appunto l'otto agosto 2003, ci invita a riflettere, parlarne, scriverne. Perchè, soprattutto, in pochi ne parlano. Qualche settimana fa un'inchiesta del Gds fu ghiacciante: in Sardegna, fra l'altro, il livello di protesta e guardia per la questione dovrebbe essere ancora più alto, dato che tutti i sardi ricordano la vicenda di Valery Melis, ragazzo morto per l'uranio impoverito, completamente abbandonato dallo stato italiano, privato dei soldi e delle cure necessarie per fare i giusti e forse utili (non lo sapremo mai) tentativi per trovare la salvezza. Come leggiamo nel web failacosagiusta, il soldato Melis morì a causa di un micidiale linfoma di Hodgkin causato dall'inalazione di polveri del famigerato uranio impoverito. Agghiacciante leggere quanto riporta un altro sito, peacereporter, sulla vicenda del soldato Melis. Nella news  del 24-10-04 subito dopo la sua morte, scopriamo che "solo grazie a una colletta di solidarietà i genitori di Valery hanno potuto pagare il trapianto di midollo di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma non bastava. In Italia non ci sono le strutture adatte per curare la sua malattia: doveva andare negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Ma questo sarebbe costato molto. La famiglia Melis ha allora insistito perché i vertici militari riconoscessero a loro figlio lo stato di servizio, così da poter pagare le spese. Niente".
 La manifestazione a Cagliari per il soldato Melis, mentre chi di potere o non c'era o dormiva (foto da www.pieroruzzante.it)


Stessa storia per Sergio D'Angelo, citato dall'articolo di Falco Accame, un ex ufficiale e attualmente presidente dall'ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti), il quale inoltre aggiunge:
Non credo che i militari italiani abbiano ricevuto e ricevano tuttora l'assistenza dovuta e in particolare che essi siano stati sottoposti a rigorosi controlli non solo prima, e dopo la missione, ma anche negli anni successivi (perché gli effetti del DU si verificherebbero dopo 10-20 anni). La quasi totalità dei militari colpiti da patologie gravissime si è dovuta curare a proprie spese perché non è stata riconosciuta loro la causa di servizio. Alcuni genitori di questi soldati hanno speso delle somme anche superiori ai cento milioni per curare i loro figli e nei casi più drammatici di morte si sono addossate le spese dei funerali. Ricordo che il ministro della difesa pro tempore On. Mattarella negò che l'uranio era stato impiegato in Bosnia e che di conseguenza non potevano attribuirsi cause di servizio per contaminazione da uranio ai reduci dalla Bosnia.
Un problema molto grosso, le cui vittime purtroppo sono più di quante si possa pensare. Ma lo stato e i media si ricorda solo delle vittime di Nassirya. Per carità, anche loro da rimpiangere e rispettare, morte ingiustamente e troppo giovane per lasciare questo mondo. Ma vittime "strumentalizzate" dalla destra per ricoprire di gloria e sangue italiano la missione Antica Babilonia in Iraq: solo chi muori ammazzato dai terroristi è un morto apprezzato. Chi invece ci lascia le penne per negligenza di chi fabbrica, fornisce proiettili, e pure di chi questi proiettili li compra, non è degno non solo di alcun bagno mediatico, ma neanche di qualche lira e assistenza dallo stato.
Forse, pensiamoci bene, per nascondere i difetti e le colpe di qualcuno. Il che, da italiani quali sono, ed essendo italiani i soldati Melis e D'Angelo e tante altre vittime dell'UI, dovrebbe indignarci.




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8 agosto 2005

I fascisti di Alternativa Sociale con 'a nipote...

Da destra, ecco Alternativa Sociale, il cui dominio che Google segnala è stranamente "scaduto", e che dunque permette di essere letta e visitata attraverso il sito nel nostro link. Il programma "manifesto" di AS (la parola manifesto è strana per la destra..) è leggibile, anche se credo che francamente senza quel cognome Alessandra Mussolini non sarebbe a capo d'un partito. Partito che, ricordate?, fece uno scatafascio in occasione delle ultime elezioni regionali, soprattutto con il caso dello Storacegate laziale, il caso delle intromissioni illegali all'anagrafe da parte di presunti uomini dell'attuale ministro della sanità. Un partito che cerca di fare politica a livello parlamentare, senza senatori o deputati, nuovo, presente in Europa e (lo spera 'a nipote) dal prossimo anno al Parlamento. Le idee sono un po' antiquate e troppo conservatrici, come in occasione dell'ultimo referendum: tuttavia bisogna prendere atto che la rete di Forza Nuova (che appoggia AS) è più forte di quella di Azione Giovani (giovani di AN) nella loro incomprensibile e a tratti banale lotta a destra. Fascisti veri contro fascisti rinnegati? Sono tutti fascisti. Storace stesso, un decennio fa in un'intervista che è facilmente citata in vari libri, si definisce "storicamente fascista", la Mussolini criticò e anche pesantemente la Rai per la fiction "Edda", giudicata di parte e troppo cattiva nei confronti del nonno. La stessa leader (una delle poche donne che copre questa carica nei partiti, bisogna riconoscerlo) ha voluto dare ai propri figli anche il suo cognome: scelte personali, nulla da dire.
Dunque, un orgoglio di famiglia, anche se in un mondo dove, ci auguriamo, spazio per l'antidemocrazia fascista c'è ne è poco, non credo tale partito durerà più di tanto. A meno che Fini non scelga la deriva verso il centro, e gli "affezionati patriottici di AN" (un fascimo travestito da nazionalismo cattolico) scelgano la Mussolini. Anche se, dopo gli screzi degli ultimi anni e gli sgarri fattisi a vicenda, ci sembra dura questa ipotesi. S'era di nuovo parlato di appoggio alla Cdl, ma tutto s'arenò. E finchè Alternativa Sociale resta fuori dal centrodestra berlusconiano, oltre a dare un colpo al fianco destro dell'avversario, fa una più bella figura rispetto a Mister Farnesina e camerati. Pur restando, in fin dei conti, fascista quando l'Italia ha imparato la lezione, il 25 aprile insegna.
Per la cronaca, avevo visto in città un militante di FN e quindi di AS andare in giro con una giacca miliare recante, sulle spalle, in bella evidenza svastica e fascio: ahinoi, qualcuno che deve ancora studiare la storia c'è. E pensare che era il venticinque di aprile,,,
 Come senz'altro noterete dal loro logo, questa coalizione di post/neo o ancora fascisti è l'unione di quattro simboli diversi, il che ci dà un ulteriore idea di come sia "unita" la nostra politica e di quanti razza di partiti e simboli, da qualunque lato della geografia amministrativa si guardi la cosa, affollano le nostre schede elettorali e il web italiano.




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8 agosto 2005

Record planetario di partiti in Italia: viva la varietà e la corsa alle poltrone? (1 continua)

Ho sempre scritto e battagliato per una drastica riduzione del numero di partiti nel nostro paese. La maggioranza è già abbastanza eterogenea oggi, date anche le "distanze" di posizioni fra Lega e Udc, figuriamoci che all'opposizione ci sono dagli 8 ai 9 partiti, a comporre una coalizione che deve davvero lavorare per trovare una unità dalla quale, per governare se le elezioni saranno vinte, non si potrà prescindere. Compiamo, per chi non lo sapesse, dunque un breve viaggio, attraverso la rete internet, alla ricerca di QUANTI partiti reali esistano in Italia, sono davvero più di quanti ci fanno vedere in TV, il che è raccapricciante e pazzesco. Vogliamo, insomma, fondare il "Partito dei Bloggers Italiani"? Non sarebbe affatto uno scandalo, di questi tempi. E come diceva qualcuno, l'"unione fa la forza", ma se sono un ducento a camminare per la stessa via, ci si potrebbe davvero schiacciare i piedi a vicenda.
Premetto, fra le altre cose, che sarà impossibile trovare TUTTI i partiti esistenti in Italia, ma una segnalazione di buona parte di essi, stiate tranquilli, stupirà parecchi lettori.

Breve rassegna dei partito politici impegnati in vita parlamentare. Quelli più noti insomma. Poi vedremo lo sconfinato mondo di "non o anti-parlamentari"... prossimamente!




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5 agosto 2005

I nastri di Marilyn Monroe...

Rilanciano tesi delitto.
Contengono dialoghi sesso e progetti
 (ANSA)-WASHINGTON,5 AGO-Spuntano nastri di Marilyn Monroe che contengono i dialoghi con lo psichiatra su sesso, progetti, delusioni e rilanciano la tesi del delitto. Si scopre cosi' dell'attrice l'attrazione per Clark Gable, una notte di sesso con Joan Crawford, le difficolta' a rompere con Robert Kennedy, i progetti di interpretare Shakespeare, le ragione del fallimento dei matrimoni con Joe Di Maggio e Arthur Miller. Ma nei nastri, poco prima della morte della diva non sembra esserci traccia di pulsioni suicide.

 da www.ansa.it




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5 agosto 2005

Abbonatevi al GDS, è gratis

Il Giornale di Sardegna, oltre che essere il terzo giornale quotidiano sardo per apparizione cronologica, è quello che molto spesso si trova, all'aeroporto o nei tabacchini, in "copia omaggio". Tuttavia, il progetto è davvero buono. Devo fare i complimenti perchè, in meno di un anno, i direttori Cipriani-Melis mi hanno conquistato. Con editoriali pungenti, critiche (quando ci vogliono) sia alla destra che alla sinistra, e un'ottima scelta di ospiti, anche "interregionali" per la pagina-intervista quotidiana. Il tutto, nelle edicole sarde, a mezzo euro. Nei punti "free", ovviamente gratis. In rete gratis. Ma c'è di più. Io personalmente ho già sottoscritto l'abbonamento, anch'esso GRATUITO, all'edizione in PDF quotidiana, identica a quella stampata. Insomma, vi mandano un quotidiano ben scritto, che parla sia di affari sardi che di vicende di fuori, dove personaggi come Beppe Grillo e Gigi Riva hanno spesso avuto occasione di scrivere editoriali, e pare poco?
Il mio consiglio è di sottoscrivere l'abbonamento gratuito a questo giornale che, dalla piccola Sardegna, riesce a scaldare molti cuori (mi rivolgo soprattutto ai sardi emigrati). Il sito è www.gds.sm




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5 agosto 2005

Milanesi: dov'è il toro portafortuna nella Galleria?

Mi è stato raccontato, da chiunque sia stato a Milano che io conosco, che fra i vari disegni e raffigurazioni sul pavimento della "Galleria Vittorio Emanuele" è ammirabile un "toro", sulle cui "palle" (scusate il termine), è consigliabile fare vari giri, e la tradizione dice che questo porterà fortuna, se espresso un desiderio.
La mia ricostruzione è parecchio strana, perchè non ci ho capito molto. Fatto sta che a Milano questo disegno non l'ho mica trovato. Voi ne sapete qualcosa? Mi è venuta la curiosità, e forse sono anche stato "poco attento", fra i tanti passanti che coprivano il pavimento, a cercare questo tradizionale amuleto scritto. (ero abituato alle fontane).




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4 agosto 2005

Serie A di basket!

Serie A, il via il 9 ottobre
La stagione si aprirà con il Trofeo Tim il primo ottobre, da mercoledì 17 maggio cominceranno i playoff. Alla 1ª giornata Milano-Virtus Bologna
Jasmin Repesa, tecnico della Fortitudo. Omega
BOLOGNA, 4 agosto 2005 - La Lega Basket di Serie A ha diramato le date e il calendario della stagione 2005-2006. Si aprirà con il Trofeo Tim, in programma a Milano il primo ottobre. Nello stesso giorno della presentazione del campionato, è in programma un triangolare di lusso tra i padroni di casa dell'Armani Jeans Milano, i campioni d'Italia della Climamio Bologna e la Virtus Roma. Il campionato di Serie A comincerà il 9 ottobre con la stagione regolare che si chiuderà il 14 maggio. Quindi il via ai playoff, a partire da mercoledì 17. Di seguito la prima giornata di serie A:
1ª Giornata. Andata 9/10 (ritorno 29/1/06):
Climamio Bologna-Vertical Vision Cantù
Armani Jeans Milano-Virtus Bologna
Lottomatica Roma-Bipop-Carire R.Emilia
Navigo.it Teramo-Carpisa Napoli
Air Avellino-Varese
Snaidero Udine-Roseto
Angelico Biella-Livorno
Capo d'Orlando-Montepaschi Siena
Reggio Calabria-Benetton Treviso.




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3 agosto 2005

Metro Milano – quanto chiasso fa la linea gialla?

La stazione della metro, è a due passi dall’appartamento in cui stavo. Accanto al segnale digitare con data-ora-temperatura-santo del giorno, leggo “San Donato”. Ma và? Forse che lo sapevo già da prima che stavo là?

A parte questo, è facile intuire come comportarsi per/in e con la metropolitana. O la tube, come lo chiamano a Londra. (sono stato anche in quella città e non potete capire lo strano sentore di tragedie o guasti che ho sentito non appena ho avvertito il caos che fa la metro della linea 3).

Pensavo di trovare qualche mappa, nelle stazioni, con tutte le fermate. Bastava andare in direzione “Maciachini” giusto? Ma dove cavolo è sto posto? Io, isolano, abituato ai pullman della Ctm che collegano Cagliari con l’hinterland o al massimo ai treni della stessa zona. Tutta altra cosa…

Ma sono sopravissuto. Grazie a quella guida, “Milano città luoghi e dintorni” (8 euro: non tanto, dato che a Milano ci compri appena due bruschette), la metropolitana non è stata poi un problema. La mappa stava lì. Decisamente più piccola, come numero di linee, estensione in lunghezza e linea d’aria, raggio d’azione insomma, rispetto a quella della capitale britannica. Colma di immigrati, che non avevo mai visto così da vicino in gran numero ma che non mi hanno affatto reso “xenofobo” o razzista, lavoratori, alcuni con l’abito altri con le T-Shirt, non riuscivi nemmeno a parlarci dentro. Dal caos che si sentiva.

 

Ma siamo arrivati, Duomo, la prima stazione nella quale scendere. E ci colpisce subito ciò che vediamo all’uscita della stazione. «Duomo, fermata d’uomo». E giù in fretta, dato che dentro la stazione è vietato fumare e una bella ziga vista galleria non deve esser male.




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2 agosto 2005

Feltri: Berlusconi ha pensato prima ai suoi interessi

Ho fortunosamente trovato un vecchio pezzo, di un anno abbondante fa, nel quale Feltri, pur non nascondendo la propria simpatia per l’uomo di Arcore, si preoccupa per lo stato delle cose. Nutre, il direttore di Libero, tanta fiducia in Silvio Berlusconi, ma fino a quel momento (l’articolo è datato 7 maggio ‘04) le promesse, almeno quelle verso la maggior parte degli italiani, non erano state rispettate. Parola di Feltri.

Allora urge qualche riflessione. Se sono l’Unità e Europa ad aver scritto certe cose, passi pure. Ma se lo scrive il direttore di un giornale di destra moderna come Vittorio Feltri, la cosa riesce a far viaggiare la mente. Due passi indietro.

Berlusconi aveva mandato, proprio per quelle elezioni (le europee 2004, ndr), a casa di ciascun italiano quel libercolo nel quale rimarcava “tutto quanto di buono fatto dal miglior governo della Seconda Repubblica”. Il governo più longevo di sempre. Quello che aveva abbassato le tasse.

E’ proprio su questo nodo che Feltri concentra la sua, silenziosa ma rabbiosa, protesta personale. Non è la prima volta che l’ex direttore di Giornale e Indipendente si lascia andare a critiche verso la destra, anche (di rado) verso Silvio il “Grande Capo. Focalizza soprattutto l’attenzione sul fatto che «il Cavaliere è stato molto attento ai suoi interessi e molto meno a quelli degli italiani». E chiude con la citazione delle leggi ad personam che il governo ha fatto: la Gasparri, che Feltri definisce filomediaset, la Cirami, il lodo Maccanico-Schifani, con addirittura un eccetera, che vuol dire “ce ne sono tante altre”.

Una critica che, ricordiamo, era stata mossa da un amico del Premier. Dal direttore di un giornale che, pur rimanendo su posizioni troppo di destra, pratica un giornalismo “urlato” ma comunque più vero di quello del Giornale attuale: l’in bocca al lupo del direttore al Premier, a fine editoriale, lascia davvero di stucco.

Se le critiche sono mosse da un amico, sono quelle più preoccupanti”. Disse qualche filosofo che adesso non mi sovviene.

Il direttore aveva fra l’altro messo in evidenza la “non democrazia” del partito di Forza Italia: nella quale, risulta chiaro, il Presidente paga, mette in luce con i suoi media, comanda e gestisce.

Se neanche il direttore di un “suo” (o praticamente tale) giornale lo difende, stiamo freschi. Abbiamo ragione noi, Berlusconi ha curato, per cinque anni, solo “gli interessi suoi”. Parola di Feltri.




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1 agosto 2005

La contraccezione d'emergenza non è aborto

L'uso della contraccezione di emergenza non causa aborto. Infatti la contraccezione d'emergenza previene la gravidanza e quindi riduce la necessità di aborti volontari.La scienza medica definisce l'inizio della gravidanza come l'impianto di un ovulo fecondato nella cavità uterina di una donna. L'impianto comincia da cinque a sette giorni dopo la fecondazione (e si completa alcuni giorni dopo). I contraccettivi d'emergenza agiscono prima dell'impianto e non quando la è ormai gravida. Quando la donna è già gravida, la contraccezione d'emergenza non funziona. La contraccezione d'emergenza è inoltre innocua per il feto e per la madre.

da Università di Princeton (http://ec.princeton.edu/)




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1 agosto 2005

Pillola del giorno dopo gratis in francia

Il 95% delle gravidanze indesiderate sarebbero evitate dall'assunzione della pillola del giorno-Efficace per 5 giorni-Al 95% nelle prime 24 ore

La pillola del giorno dopo gratuita in Francia
Le donne francesi minori di 18 anni che richiederanno il Norlevo in farmacia potranno ottenerlo gratis ,
senza prescrizione né autorizzazione dei genitori.
(Il deccreto è apparso au
Journal Officiel du 10 janvier 2002). Si tratta del Norlevo che è quindi divenuto gratuito.Anche in Belgio è disponibile,senza prescrizione né autorizzazione.

Agenzia  31-05-05 - da pilloladelgiornodopo.it




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30 luglio 2005

Il Partito Comunista Inglese non stà nè con Osama nè con Blair

In pochi, in Italia, sannò addirittura dell'esistenza di un partito comunista brittanico. La loro forza elettorale non è neanche in sogno paragonabile a quelle di PCF (France) o PRC o Pdci (Italia), ma è interessante leggere, ottimamente riportate nel loro sito ufficiale, le conclusioni di ogni importante riunione o attività del Partito Comunista Britannico (Communist Party of Britain) E le conclusioni che il portavoce Martin Levy ha pronunciato per gli attentati di Lodra dimostrano il coraggio di un Diliberto-Bertinotti come fossero una persona sola: "ci dissociamo assolutamente dalla violenza degli attenati. Dalla loro crudeltà. Tuttavia, è evidente che c'è una stretta connessione fra le bombe alla metro di Londra e la imperialistica guerra della Gran Bretagna".
E concludendo, alla luce del CC del partito, con una condanna sia per l'integralismo religioso (fondamentalismo è, lo ricordo, il contrario di relativismo, e quindi anche il contrario di laicità) sia per l'imperialismo), dicendo che si nutrono each other, ci lasciano con la volontà, aldilà degli orientamenti politici di ognuno di noi, di soddisfare la curiosità di guardare, anche d'ora in poi, il sito e la stampa di questo partito comunista occidentale, nella patria di Churchill e della Tatcher.

 

lo stemma del Partito




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
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La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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