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iosonolaico
ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


News and Opinions


19 agosto 2005

Emergenza Uranio Impoverito: vite spezzate, notizie censurate

Riprendo la news di iosonolaico di qualche giorno fa, perchè l'argomento è davvero forte e importante, da rifletterci su.
La morte, a quarantanni, per colpa dell'uranio impoverito. D'Angelo compare nella lista delle vittime per tale problema redatta dal Ministero della Difesa. Non è il primo ad aver patito tale sofferenza e morte, e non sarà l'ultimo. L'occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta appunto l'otto agosto 2003, ci invita a riflettere, parlarne, scriverne. Perchè, soprattutto, in pochi ne parlano. Qualche settimana fa un'inchiesta del Gds fu ghiacciante: in Sardegna, fra l'altro, il livello di protesta e guardia per la questione dovrebbe essere ancora più alto, dato che tutti i sardi ricordano la vicenda di Valery Melis, ragazzo morto per l'uranio impoverito, completamente abbandonato dallo stato italiano, privato dei soldi e delle cure necessarie per fare i giusti e forse utili (non lo sapremo mai) tentativi per trovare la salvezza. Come leggiamo nel web failacosagiusta, il soldato Melis morì a causa di un micidiale linfoma di Hodgkin causato dall'inalazione di polveri del famigerato uranio impoverito. Agghiacciante leggere quanto riporta un altro sito, peacereporter, sulla vicenda del soldato Melis. Nella news  del 24-10-04 subito dopo la sua morte, scopriamo che "solo grazie a una colletta di solidarietà i genitori di Valery hanno potuto pagare il trapianto di midollo di cui il ragazzo aveva bisogno. Ma non bastava. In Italia non ci sono le strutture adatte per curare la sua malattia: doveva andare negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Ma questo sarebbe costato molto. La famiglia Melis ha allora insistito perché i vertici militari riconoscessero a loro figlio lo stato di servizio, così da poter pagare le spese. Niente".
 La manifestazione a Cagliari per il soldato Melis, mentre chi di potere o non c'era o dormiva (foto da www.pieroruzzante.it)


Stessa storia per Sergio D'Angelo, citato dall'articolo di Falco Accame, un ex ufficiale e attualmente presidente dall'ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti), il quale inoltre aggiunge:
Non credo che i militari italiani abbiano ricevuto e ricevano tuttora l'assistenza dovuta e in particolare che essi siano stati sottoposti a rigorosi controlli non solo prima, e dopo la missione, ma anche negli anni successivi (perché gli effetti del DU si verificherebbero dopo 10-20 anni). La quasi totalità dei militari colpiti da patologie gravissime si è dovuta curare a proprie spese perché non è stata riconosciuta loro la causa di servizio. Alcuni genitori di questi soldati hanno speso delle somme anche superiori ai cento milioni per curare i loro figli e nei casi più drammatici di morte si sono addossate le spese dei funerali. Ricordo che il ministro della difesa pro tempore On. Mattarella negò che l'uranio era stato impiegato in Bosnia e che di conseguenza non potevano attribuirsi cause di servizio per contaminazione da uranio ai reduci dalla Bosnia.
Un problema molto grosso, le cui vittime purtroppo sono più di quante si possa pensare. Ma lo stato e i media si ricorda solo delle vittime di Nassirya. Per carità, anche loro da rimpiangere e rispettare, morte ingiustamente e troppo giovane per lasciare questo mondo. Ma vittime "strumentalizzate" dalla destra per ricoprire di gloria e sangue italiano la missione Antica Babilonia in Iraq: solo chi muori ammazzato dai terroristi è un morto apprezzato. Chi invece ci lascia le penne per negligenza di chi fabbrica, fornisce proiettili, e pure di chi questi proiettili li compra, non è degno non solo di alcun bagno mediatico, ma neanche di qualche lira e assistenza dallo stato.
Forse, pensiamoci bene, per nascondere i difetti e le colpe di qualcuno. Il che, da italiani quali sono, ed essendo italiani i soldati Melis e D'Angelo e tante altre vittime dell'UI, dovrebbe indignarci.




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17 agosto 2005

Abu Mazen: «Inizia una nuova era»

«Andatevene in pace dalla nostra terra e tornate a farci visita come turisti e ospiti»: così il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha salutato i coloni israeliani in partenza da Gaza poiché la loro presenza in quest’area è illegale dalla mezzanotte del 15 agosto. «L'occupazione (israeliana, ndr) - ha continuato - finisce con un ritardo di 38 anni. Già nel 1967 avremmo dovuto trovare una soluzione. Però meglio tardi che mai. Oggi io vi dico: uscite dai nostri corpi perché con l' occupazione non è possibile vivere in pace». «Oggi - ha detto Abu Mazen - ci distacchiamo ma non ci separiamo. Siamo destinati a vivere sulla stessa terra come vicini, perciò dobbiamo collaborare e rispettarci a vicenda: è questa la base per l'inizio di una nuova epoca, migliore e più felice».

Il presidente palestinese ha poi avuto espressioni di apprezzamento nei confronti del premier israeliano Ariel Sharon. «Sinceramente - ha detto - io apprezzo gli sforzi di Sharon per realizzare il suo piano malgrado le resistenze nel suo partito e nella piazza israeliana. Se Sharon vuole che si imbocchi la strada per la pace io gli chiedo di fare in modo che questo passo (il ritiro, ndr.) non sia l'ultimo, ma che continui in Cisgiordania».

La gioia si propaga di casa in casa a Gaza. Tutti i palestinesi vogliono fare festa. In migliaia stanno festeggiando l'inizio delle operazioni di sgombero. Cortei si sono mossi tra Khan Yunis e Rafah, le due città palestinesi a ridosso del blocco di insediamenti ebraici di Gush Katif. Gruppetti di manifestanti si sono anche avvicinati alla colonia di Neve Dekalim ma sono stati fermati prima dai colpi esplosi in aria dai soldati israeliani e poi dall'intervento della polizia palestinese che ha schierato oltre 7 mila uomini vicino agli insediamenti ebraici per impedire scontri e violenze che potrebbero bloccare il ritiro di Israele.

«Doloroso ma necessario». Sharon spiega il ritiro in tv

In un discorso televisivo alla nazione il premier israeliano Ariel Sharon ha giustificato lunedì sera il ritiro da Gaza affermando che è doloroso ma vitale per lo stato di Israele e ha lanciato un appello ai palestinesi perché rispondano con «una mano tesa per la pace». Sharon ha detto di capire il dolore e «l'angoscia» dei coloni, costretti a lasciare le loro case, ma ha affermato che non è possibile per Israele «restare per sempre nella striscia di Gaza».

Rivolgendosi ai palestinesi ha affermato che su essi ora ricade «l' onere della prova» della loro buona volontà. «Essi - ha detto - devono combattere le organizzazioni terroristiche e dimostrare la loro volontà di pace per potersi sedere con noi al tavolo dei negoziati». «Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi: una mano offerta per la pace, o il fuoco del terrorismo». «A una mano che offre la pace - ha continuato Sharon - risponderemo con un ramoscello d'olivo. Ma se scelgono il fuoco, risponderemo con il fuoco, più severamente che mai». Rivolto ai cittadini israeliani Sharon ha concluso affermando che «oggi ci avviamo su una nuova strada che ha non pochi rischi ma offre raggi di speranza».

L'intervento del premier a reti unificate ha concluso una giornata di forte tensione nelle colonie dove i settler hanno cercato di impedire ai soldati di distribuire le lettere di espulsione. Ci sono stati anche sporadici incidenti fra i militari e le centinaia di giovani infiltrati nelle ultime settimane nelle colonie di Gaza. Ma sono ancora molti gli oppositori che vogliono abbracciare la causa dei coloni. Circa 500 dimostranti sono stati infatti arrestati dalle forze dell'ordine mentre tentavano di entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Kissufim.

dall'Unità - 17 agosto 05




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16 agosto 2005

Congo: la pace è ancora lontana

Ancora notizie poco incoraggianti sul fronte di quella che è stata definita la "Guerra mondiale africana" per il controllo dei giacimenti di diamanti, oro e coltan nella Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire).
Dopo che, nel 2002, sono stati firmati gli accordi per cercare di disarmare i ribelli continuano le violenze.

Su Warnews leggo la notizia:

Quattro soldati congolesi sono stati uccisi e almeno dieci rapiti dalle milizie hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) e dai loro alleati Mai Mai nella regione orientale del Nord Kivu. L'attacco è stato condotto mercoledì scorso, ma reso noto dalle Nazioni Unite solo in queste ore.

L'agenzia Reuters riferisce di un assalto condotto contro un accampamento situato a 50 km da Goma. I 45 soldati dell'esercito congolese presenti nel campo sono stati colti di sorpresa.

Dopo l'incursione i ribelli, che hanno deciso di portare con sè dieci ostaggi, hanno fatto perdere le loro tracce fuggendo nella fitta vegetazione del Parco Nazionale di Virunga.

Di SuperPixie
(del 14/08/2005 @
16:18:47


Congo, la pace è ancora lontana

Cartina delle suddivisioni regionali nella Repubblica del Congo.
le regioni del Congo (wikipedia)




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14 agosto 2005

Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia, lo dicono gli stranieri

La credibilità di Silvio Berlusconi all'estero è stata mediamente assai bassa in questi quattro anni di governo. La vicenda di Bankitalia con il suo corredo di intercettazioni telefoniche screditanti per il governatore Antonio Fazio le sta dando un ulteriore colpo. Berlusconi non fa nulla, è l'accusa, mentre la principale istituzione italiana è nel fango e il sistema finanziario del paese è considerato inaffidabile. Ad attaccare Berlusconi non sono giornali «comunisti» ma le voci più importanti della comunità internazionale degli affari: l'Economist, il Financial Times e ieri anche il Wall Street Journal, che nel passato aveva sempre difeso il Cavaliere. Un segnale preciso per Palazzo Chigi: il cuore del sistema liberista non tollera più chi dall'interno non rispetta le regole e dunque presta il fianco al nemico.

«Berlusconi si sta trastullando mentre Roma brucia?», si legge sul WSJ, paragonando il presidente del consiglio a Nerone, « il governo italiano non ha afferrato la serietà della situazione. Berlusconi dovrebbe fortemente perorare i cambiamenti nella Banca d'Italia. Gli investitori hanno bisogno di sapere che qualcosa cambierà». Ricordando il declassamento dell'Italia da parte di Standard&Poor's, il giornale americano sottolinea come «questo scandalo ha esposto una delle più importanti istituzioni d'Italia al ridicolo e ha minato la fiducia nel sistema finanziario italiano». Ma che fa invece Berlusconi? «Sembra essere molto più preoccupato per l'uso delle intercettazioni nelle indagini sulle banche di quello che tali indagini hanno in realtà scoperto».

Accusa che ritroviamo identica in un editoriale di ieri del Financial Times: invece di pensare a Fazio e Bankitalia, il nostro premier - scrive il giornale della City - propone una legge contro le intercettazioni, «ultimo round nel prolungato scontro di boxe di Berlusconi con la giustizia italiana», con misure che «minacciano non soltanto la giustizia ma la libertà di stampa».

Se a queste pesanti critiche si affiancano le accuse dell'Economist - che vede soltanto in Carlo Azeglio Ciampi una «speranza» affinché Fazio vada via - Berlusconi esce a pezzi da questa vicenda. O anzi non ne esce, perché le manovre speculative sulla Rcs e sul Corriere della Sera, finanziate anche attraverso le vicende dell'Antoveneta e dell'Unipol e dunque sotto la supervisione di Bankitalia, restano attaccate al presidente del consiglio nonostante le sue smentite.

Con la stampa straniera, Berlusconi del resto ha sempre patito. Quando nella primavera del 2001 vinse le elezioni, il quotidiano spagnolo El Mundo (controllato da Rcs, e ora è misteriosa battaglia su chi controllerà il controllore) pubblicava un pezzo dal titolo più feroce di qualsiasi editoriale: «Nel nuovo parlamento italiano siederanno 23 membri condannati e 11 indagati/ Fanno parte tutti del gruppo di Berlusconi, tranne uno dell'Ulivo», seguito da foto di Marcello Dell'Utri e di Cesare Previti. Business week, il settimanale economico americano, altro insospettabile, salutava così l'arrivo di Berlusconi al governo: «Può sognare di rifare l'Italia del 21esimo secolo, ma per farlo ha bisogno di visione e di leadership morale». Che per BW evidentemente non aveva.

da "Il Manifesto" - 13-08-05




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13 agosto 2005

Sulla questione morale

Sappiamo da Machiavelli in poi che la politica è diversa dalla morale. Secoli dopo si è stabilito che anche l’economia è diversa dalla morale. Ma la distinzione tra etica, politica ed economia distingue tra sfere di azione, tra campi di attività. In concreto, e a monte di queste differenziazioni, esiste la singola persona umana che non è trina ma soltanto una, e che può variamente essere una persona morale, amorale o immorale.
E quando si dibatte la «questione morale» è di questo che si dibatte, è da qui che si deve partire. Le persone morali sono tali in tutto: anche in politica e anche in economia. Le persone amorali non promuovono il bene ma nemmeno si dedicano al male, anche perché sono fermate, nel malfare, da freni interiorizzati. Invece le persone immorali ridono dei cretini che credono nei valori e non sono fermate da nulla (o soltanto dal pericolo di finire in prigione). Per i primi non è vero che il fine giustifica i mezzi. Per i secondi il fine può giustificare qualche mezzo scorretto, ma non tutti. Per le persone immorali il fine di fare soldi o di conquistare potere giustifica qualsiasi mezzo: non c’è scrupolo, non c’è «coscienza » che li fermi.

Mio padre era un industriale il cui stabilimento venne distrutto dal passaggio della guerra nel 1944.
Lui si incaponì nel tentativo di ricostruirlo per non lasciare i suoi operai — circa 400, che conosceva uno per uno — sul lastrico. Quel tentativo non poteva riuscire e difatti fallì. È che mio padre era una persona perbene, e io lo rispetto per questo. Ma è di tutta evidenza che per i vari Ricucci, Gnutti e Fiorani mio padre era soltanto un fesso. E ai loro occhi lo sono sicuramente anche io, visto che anche io cerco di essere una persona perbene.
Tanto le persone perbene quanto le persone «permale » esistono sempre e ovunque. Ma la crisi dell’etica che contraddistingue il nostro tempo ne ha modificato le distribuzioni. I perbene diminuiscono, i «permali» crescono. Inoltre i perbene restano a terra, i «permali» salgono e comandano. Infine sta sempre più dilagando un intreccio perverso tra economia e politica.
E la questione morale è la denunzia di questo andazzo.

Ma perché scoppia ora? E perché la questione morale è più grave in Italia che altrove? Scoppia ora, rispondo, perché tardi è meglio che mai; e scoppia ora perché i neo-pescecani di assalto del capitalismo speculativo sono finalmente stati scoperchiati. Finora i vari Ricucci, Fiorani e Gnutti l’avevano fatta franca; ma ora sono indagati per insider trading, aggiottaggio, falso in bilancio, falso in prospetto, abuso di ufficio, e altro ancora. Aggiungi l’aggravante che su tutto questo andazzo aleggia l’ombra lunga e sempre sospetta di Berlusconi.

Il cattivo esempio e il contagio vengono da lui. Come scrive Ilvo Diamanti su Repubblica, con il berlusconismo non c’è più «scandalo che riesca a scandalizzare», ed «è dilagato un profondo disincanto. La convinzione che tutto è lecito. Basta non farsi scoprire. L’evasione fiscale... il ricorso alle relazioni informali e amicali. In ogni campo, in ogni occasione. Il senso cinico ha avvolto e logorato il senso civico». Il che ci lascia con «un Paese soffocato dal sottobosco, con la città cinica retta dalla tribù dei più furbi».
Non si potrebbe dire meglio. Il nostro è ormai un Paese sporco, molto sporco.

Sono un moralista? Sì, ma non perché faccio confusione tra etica e politica; lo sono in quanto sostengo che deve esistere una moralità politica e, alla stessa stregua, una moralità economica; e che in tutti i settori della vita associata devono esistere regole che le persone perbene rispettano. Appunto, le persone perbene.



di Giovanni Sartori - dal Corriere della Sera - 13-08-05




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12 agosto 2005

Una madre, il figlio ucciso dalla guerra: Bush, spiegami la sua morte

Bush non ha ancora voluto incontrare personalmente la donna, suscitando non poche polemiche da parte della stampa americana. Ieri ha espresso tutta la sua simpatia per Cindy Sheehan ma ha anche ribadito la sua intenzione di non lasciare l'Iraq, "sarebbe un segnale terribile per il nemico" ha detto.

Oggi il corteo presidenziale è passato davanti all'accampamento di Camp Casey. Il presidente si stava recando da un amico in un ranch vicino per partecipare a un barbecue che servirà a raccogliere un paio di milioni di dollari per il partito repubblicano. Bush ha potuto vedere i manifestanti. Hanno alzato cartelli con la scritta "L'Iraq è il Vietnam arabo", o "Riportali a casa,ora!". Altri mostravano i nomi dei soldati morti in Iraq.
Ma la l'auto del presidente è passata oltre, senza rallentare.

da www.repubblica.it




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12 agosto 2005

Una madre, il figlio ucciso dalla guerra: Bush, spiegami la sua morte (1-parte)

CRAWFORD (TEXAS) - Da giorni fa la posta a George W.Bush davanti al suo ranch a Crawford, in Texas. Cindy Sheehan, 48 anni, pretende di incontrare il presidente degli Stati Uniti: vuole che sia lui in persona a spiegarle perché suo figlio è morto in Iraq.

Casey Sheehan, specialista dell'esercito, è caduto a 24 anni, il 4 aprile del 2004, a Sadr City. E in molti stanno raggiungendo la madre Cindy nelle sua tenda a Camp Casey, sulla strada che porta al ranch dove il presidente trascorre le sue vacanze. Nella zona c'è un vero e proprio accampamento di simpatizzanti e sostenitori della madre del soldato morto. Hanno anche innalzato un cimitero di croci bianche che simboleggiano i caduti in Iraq.

Mamma Cindy, di Vacaville in California, all'inizio è rimasta sorpresa da tanta solidarietà: "Prima che mio figlio fosse ucciso, pensavo che una persona da sola non potesse fare la differenza", ha raccontato ai giornalisti che la vanno a trovare sotto la tenda che da sabato è la sua casa. "Ma una persona che è circondata e sostenuta da milioni di persone può essere ascoltata".

Anche il popolo di internet si sta attivando per sostenere la causa di Cindy. Un sito, www.meetwithcindy.org apre con un messaggio per Bush: "signor presidente, lei deve una spiegazione a questa donna" e invita la gente a raggiungere Camp Casey o a sostenere la battaglia di Cindy scrivendo ai media.

di Carla Etzo - da www.repubblica.it (1-continua)




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9 agosto 2005

Il barista m’ha chiesto un euro per il Corriere della Sera!

Io ero già pronto, con i soldi in cambio, a disfarmi di tutte quelle monete di piccolo taglio. Arrivavo giusto ai soliti novanta centesimi. Pensavo, che affare: novanta centesimi, venti in meno del Manifesto, dieci in meno di Unità, Giornale, Foglio, Libero, Unione Sarda…alla pari di Repubblica, Stampa e Messaggero.

Sottolineo anche che il quotidiano diretto da Mieli è l’unico, dei quattro “grandi fratelli” a non portare l’articolo davanti al proprio nome. E invece la testata più gloriosa d’Italia, alza il prezzo. Sarà anche l’unica “signore” della nostra stampa ad uscire a cifra tonda. Forse ci fa pagare il costo del restyling a colori che recentemente s’è avuto. Tutto il giornale, anche le pagine interne, sono a colori. Colorate, con prevalenza del blu, anche le tabelle e bordature nella quali sono inseriti gli articoli.

In un angolino della prima di domenica, trovi appunto:

 

Da oggi il prezzo del «Corriere della Sera», come quello di altri quotidiani, passa a 1 euro (euro 1,30 il giovedì con «Corriere della Sera magazine» e il sabato con «Io donna»). Un ritocco di 10 centesimi che avviene dopo tre anni e mezzo di prezzo invariato. Ringraziamo i lettori per il piccolo sacrificio che da oggi chiediamo”.

 

Francamente, a dir la verità, quotidianamente un euro di differenza non farà andare sul lastrico né me né tanti altri utenti. Ma a pensarci bene, per una persona che ogni giorno legge gli articoli di uomini con Stella, Franchi e Della Loggia (per citarne solo alcuni), fino a sabato mattina la spesa s’arrestava sul prezzo di 6,90 euro (dato l’obbligo di prendere anche l’inserto). Con il nuovo prezzo imposto dall’editore Rcs, ecco che si va a spendere ben 7,60 euro a settimana. In poche parole spendi di meno a comprare giornalmente l’Unità. Decisamente meno per Repubblica, Stampa e Messaggero.

Settanta centesimi di differenza a settimana, il costo di un caffè la mattina nella maggior parte dei bar. Questa è la modernità, bellezza mia.

Magari è solo l’inflazione. O magari il Corriere passa effettivamente un brutto momento, fra scalate e discese di azionisti, fra caos e coinvolgimenti finanziari, con Gazzetta che pure va benissimo nel mercato, il numero di copie di tiratura resta stabile: c’era bisogno di quell’aumento? Ma sì, magari pensano gli edicolanti, magari è più comodo così: l’euro. Monetina, cifra tonda, sempre in tasca e senza resto. Senza neanche resto in cambio per chi paga.

Chiaro, ma ricordiamoci che l’euro non è mille lire. Ottimo l’esempio, infatti, di News Settimanale che esce ogni settimana, solitamente il venerdì, proprio a quel prezzo. Mentre l’Espresso, settimanale anch’esso ma con esperienza da vendere e fama altrettanto valida, va a costare € 2,80. Una differenza così abissale che nemmeno la bravura dei vari Bocca e Scalfari può giustificare.

Prima un giornale costava in media 1500 lire. Il Corriere dello Sport Stadio addirittura 1400. Ora, al cambio, 1 € ne vale quasi 2000. Di questo passo, tanto vale leggere i giornali solo in rete: ok, anche io lo faccio, ma almeno uno - due al giorno voglio scegliere di comprarli. Chissà, allora, ad agosto del prossimo anno quanto costerà una copia del quotidiano di via Solferino. .

 

Qualcosa è cambiato, direbbe un regista americano. E’ l’inflazione baby. E’ la crisi. E’ la recessione berlusconiana.

 

CORRIERE DELLA SERA

Editore: RCS

Fondato nel 1876

Direttore: Paolo Mieli

Tiratura del 06-08-05: 838.00 copie (ridotta al polo di Roma per agitazione sindacale)

Prezzo: 1 € (giovedì e sabato € 1,30)

Migliori firme:

  • Ernesto Galli della Loggia
  • Gian Antonio Stella
  • Paolo Franchi
  • Beppe Severgnini
  • Angelo Panebianco
  • Enzo Biagi
  • Barbara Palombelli
  • Francesco Verderame


Il direttore del Corriere Mieli




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9 agosto 2005

L'Italia sta morendo

L'Italia ha il conto in rosso.
Ovvero, sta colando a picco, economicamente. Ed evidentemente sempre più a livello internazionale. Come immagine. Non sono patriota, ma se l'immagine dell'Italia è così ridicola, mi preoccupo, perchè vuol proprio dire che il Cavaliere ci ha fatti passare dalla padella alla brace. Non che con il governo Amato si fosse stati da pascià, ma sicuramente nessuno avrebbe immaginato per il paese una deriva così: e con l'Italia che lacrima e sgorga sangue, Berlusconi sceglie di continuare la sua tradizione di governo: non si dimette, non ha nessuna dignità, e non s'interrompe nel farsi le leggi ad personam, vedi salva-previti, vedi la riforma castelliana della Giustiza.
Pubblichiamo un articolo tratto dalle news del sito de l'Unità: un ritratto del paese davvero imbarazzante, ma che ci deve far pensare.

L’ultima mazzata alla credibilità del nostro sistema arriva dall’agenzia di rating Standard and Poor's, che ha rivisto da “stabili” a “negative” le prospettive della valutazione dell'Italia. Significa che se si continua così nel giro di 18 mesi, senza una strategia di abbassamento del debito, una riduzione del rating è inevitabile. Le cause: debito pubblico alle stelle, governo troppo ottimista sul risanamento, instabilità politica. Siniscalco: «colpa della politica». Le previsioni «riguardano il futuro», quasi presagisca un imminente cambio di governo.


la vignetta di Staino su l'Unità di oggi




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8 agosto 2005

Muore l'inglese che lasciò la poltrona in protesta per la guerra d'Iraq

E' deceduto ieri, a seguito di un collasso, l'ex ministro degli Esteri del Governo britannico, Robin Cook. E' stato colto da un malore mentre stava camminando con la moglie Gaynor sul monte Ben Stack, nella Scozia nordoccidentale. 59 anni, è stato ministro degli Esteri dal 1997 e 2001 e poi Leader of the House of Commons, fino al 2003, anno in cui lasciò il governo per protesta contro la decisione di Blair di partecipare alla guerra in Iraq.

Il suo successore al ministero degli Esteri, Jack Straw, ha definito Cook "il più grande parlamentare della sua generazione". Anche il primo ministro britannico Tony Blair lo ha elogiato come un peso massimo della politica, nonostante i loro scontri sulla decisione di appoggiare gli Stati Uniti in Iraq.
La notizia della morte di Cook "è stata ricevuta con immensa tristezza, non solo in Gran Bretagna ma in molte parti del mondo", ha detto Blair. E ancora: "Robin Cook è stato un uomo dal talento straordinario, incisivo nel dibattito e di incredibile capacità".

"Rimpiangeremo il suo impegno e la sua generosità - ha invece dichiarato il segretario della Quercia Piero Fassino - nei Ds c'è dolore e rimpianto per la perdita di un amico, di un compagno generoso, di un uomo di governo autorevole".

dalle news dei Democratici di Sinistra

Pubblico questo articoletto dal sito del partito retto da Fassino e D'Alema, un po' mieloso nei confronti di Blair, ma elogiante la protesta contro la guerra d'Iraq di questo che, morto poco fa, resta un personaggio di buono spessore politico.




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8 agosto 2005

La sinistra ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco

Per la serie facciamoci/gli male, ecco l'ultima trovata del Premier in una intervista concessa a Repubblica. Come direbbe Marco Travaglio, il Cavalier Crescina colpisce ancora: mi auguro che il giornalista che l'ha intervistato abbia riso di gusto, perchè questa frase, che l'Unità riporta nella consueta striscia rossa in prima, può essere solo due cose: una barzelletta, e qui non ci stupiamo, data la passione "burlesca e spiritosa" del "buonumore" di chi ci governa, o una idiozia.

E tutti risero. «Io e il governo che presiedo siamo oggetto di critiche e polemiche - sia nei Tg Rai che in quelli delle Tv private - più di ogni altro governo che ci ha preceduto. Questo è indubitabile. Al contrario nessuno tra i politici nostri oppositori ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco».

Se stupirci per la seconda possibilità fra le due che elenchiamo, decidetelo voi, perchè io ho già una mia idea. Potrebbe farsi chiamare Berlusconik, il supereroe che da Arcoropoli illumina le nostre case e i nostri occhi con perle di saggezza e sincerità da capogiro.




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6 agosto 2005

Signor Feltri, chieda scusa lei

Mettiamo insieme tre notizie di ieri e ragioniamoci un attimo. La prima è la dichiarazione di Blair in risposta alle minacce del "numero 2" di Al Qaeda. Aveva detto Al Zawahiri: «Porteremo ancora distruzione in Gran Bretagna». Blair gli ha risposto ponendosi sul suo stesso piano, cioè sul piano dell'illegalità e della rinuncia ai principi. Ha detto: «Modificheremo la legge sui diritti umani». Il che vuol dire che la lotta al terrorismo mette in mora le idee fondamentali della nostra civiltà e rende la politica, e l'arte del governo, atti discrezionali, subalterni alle convenienze del momento e non alle regole generali del diritto e della convivenza umana. I diritti universali non sono più il fondamento "sacro" della nostra organizzazione civile, ma diventano una variabile dipendente dalle norme sull'ordine pubblico. Un affare di polizia.

In particolare Balir ha annunciato che la sua idea di consentire alcune violazioni dei diritti umani riguarda soprattutto la politica dell'immigrazione. Non avevamo molti dubbi. La riduzione della libertà non danneggerà, o danneggerà in forma minore, i bianchi e gli europei ma colpirà soprattutto gli extracomunitari poveri e i neri.

A questo problema, e cioè alla ribadita necessità di impedire che troppi neri entrino nei confini della "felicità europea", è legata la seconda notizia. Al largo della Sicilia è scomparsa una nave con centinaia di migranti (clandestini) e probabilmente il mare ha inghiottito di nuovo molti di loro, o tutti. Era successo anche giovedì. E' il mare il principale esecutore delle norme anti-immigrati dei governi occidentali. L'alleanza tra leggi repressive, traghettatori-profittatori, e potenza delle onde è una realtà chiara a tutti. Più le leggi si fanno feroci più duro diventa fare il clandestino, e allora si è costretti a pagare di più gli scafisti e a correre rischi maggiori. Fino alla morte. La salda coalizione tra leggi, scafisti e mari va oltre le intenzioni di Blair. E tutto questo afferma un principio: esistono al mondo varie categorie di uomini, ed è impensabile che tutte abbiano gli stessi diritti. I diritti di chi detiene la ricchezza e le armi (gli europei, gli americani, i giapponesi) non possono essere uguali ai diritti di chi è affamato e cerca un po' di risorse vitali in terre non sue. Nessuno nega la possibilità che sia dato da mangiare anche ai poveri, purché non ci si venga a dire che il diritto di mangiare dei poveri - insolventi - debba essere uguale a quello dei ricchi che pagano di tasca loro ogni etto di cibo che mangiano, e ogni servizio, e ogni diritto, e ogni lusso. Giusto? Questo modo di ragionare si chiama realpolitik. Prevede che gli ideali tengano conto della realtà, i principi si adattino alle cose reali.

Se l'idea non vi è del tutto chiara, o se non trovate le parole per esprimerla, vi aiuta il giornale Libero ( è il terzo fatto sul quale proponiamo di ragionare). Il quale ieri, in prima pagina, ha titolato su cinque colonne in testata, con caratteri grandi e maiuscoli, in questo modo: "Il manifesto sbaglia negro". Cosa è successo? pare che il manifesto il giorno prima avesse pubblicato la foto di un ragazzo nero di pelle, scambiandolo per un immigrato, mentre Libero ha scoperto che invece è un cittadino italiano, è ricco, e pare che sia anche un simpatizzante di Berlusconi. Non ci sembra un errore molto grave, francamente. Il manifesto, con molta gentilezza e un eccesso di scrupolo professionale, ha chiesto scusa all'interessato, e questo va a merito dei nostri colleghi e dimostra la loro la serietà.

Ora però il problema è questo: con quella parola scritta grande e in caratteri maiuscoli - "negro" - cosa voleva dirci Libero? Esattamente quello che altri non osano dichiarare: che il mondo è diviso in due, ci sono i bianchi e i negri e neri, e la storia ha detto che i negri non sono all'altezza dei bianchi e la loro identità è quella di schiavi o ex schiavi, e che è impossibile una organizzazione funzionante del mondo globalizzato che preveda per i negri gli stessi diritti dei bianchi.

Vi fa un po' schifo questo ragionamento? Non avete torto. Per fortuna fa schifo a molta altra gente. Del resto nell'America di Bush, che piace molto a quelli di Libero, se qualche giornale si permettesse di usare la parola nigger o negroes su un gironale (fosse anche un tabloid reazionario) succederebbe il finimondo, i giornalisti scenderebbero in sciopero, i giornalai boicotterebbero la vendita, ci sarebbero problemi legali, cause processi, azioni della polizia e quel giornale - volgare e incauto - cadrebbe sommerso dalla vergogna. La parola negro, in italiano, è la traduzione esatta - lessicale e politica- di "nigger" o di "negroes".

Però, cerchiamo di essere ottimisti. Magari è stato un errore. Magari chi ha fatto il titolo è un ignorantello che non conosce la storia infamante di questa parola (legata al più orrendo razzismo e a tanti delitti). Sarebbe bello se domani il direttore di Libero, giornalista di razza, prendesse la penna e - come hanno fatto al manifesto, ma con assai maggiori motivazioni - chiedesse scusa alle persone di origine africana. Meriterebbe di essere applaudito.


Pietro Sansonetti - da Liberazione




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4 agosto 2005

Un israeliano ha ucciso QUATTRO arabi in un pullman

TEL AVIV - La polizia israeliana ha decretato stasera lo stato di massima allerta in Galilea in seguito a un attentato terroristico compiuto da un estremista ebreo, un militare di leva, in un autobus di linea all'interno della citta' araba di Shefaram.

In un commento a caldo il ministro israeliano per la sicurezza interna Gideon Ezra ha definito l' uccisione di quattro passeggeri arabi di un autobus a Shefaram da parte di un estremista ebreo in uniforme ''un atto di terrorismo a tutti gli effetti''.

Il militare - Eden Zuberi, 19 anni - ha aperto il fuoco all' improvviso contro il conducente dell'autobus n.165, partito poco prima da Haifa, e lo ha ucciso a sangue freddo. Ha proseguito a sparare, uccidendo anche due donne e una quarta persona ferendo una decina di passeggeri.

Per circa due ore l'autobus e' stato circondato da una folla in tumulto. Quando la polizia e' riuscita a disperderla, ha constatato che anche l'assalitore era rimasto ucciso, probabilmente sopraffatto e linciato dai passeggeri.

''Sono venuto a uccidere arabi, voglio impedire il ritiro da Gaza'' ha annunciato il soldato prima di aprire il fuoco sui passeggeri inorriditi, secondo quanto ha appreso il sindaco di Shefaram, Rossan Yassin.

Il grave attentato e' giunto mentre gran parte della polizia israeliana era schierata nel Neghev per confrontare migliaia di coloni che anche oggi cercano di forzare i cordoni di sicurezza per irrompere nella striscia di Gaza. La Galilea, di conseguenza, era rimasta relativamente sguarnita.

Non appena appreso dell'attentato il capo della polizia Moshe Karadi ha ordinato che unita' di elite fossero inviate al piu' presto, con elicotteri, verso Shefaram, dove domani si svolgeranno i funerali delle vittime. Anche le forze armate israeliane sono state poste in stato di allerta in Galilea nel timore di estese manifestazioni di protesta della popolazione araba.

Nel timore di disordini misure particolari di sicurezza sono state predisposte per domani anche a Gerusalemme, in particolar modo nella zona della Spianata delle Moschee.

Dure accuse al governo israeliano sono state lanciate da alcuni dirigenti politici arabi. ''Il governo e' solito sobillare contro la popolazione araba... questo e' il risultato'', ha esclamato il leader del partito comunista Mohammed Barake, che e' originario di Shefaram. Analoghe accuse sono state lanciate da altri esponenti politici arabi alla Knesset secondo cui e' giunto il momento di usare ''il pugno di ferro'' contro la destra eversiva israeliana. Un dirigente del movimento dei coloni, Benzi Lieberman, ha subito condannato l'attentato, affermando che ''si e' trattato di un gesto di follia''.

UN EMULO DI GOLDSTEIN - Di Zuberi si e' appreso che viveva nella citta' di Rishon le-Zion, alla periferia di Tel Aviv. In passato e' stato notato nella colonia ebraica di Tapuach (Cisgiordania), nota roccaforte della destra eversiva israeliana: ma a quanto pare non ci ha mai vissuto.

La televisione commerciale ha riferito che il nome di Zuberi figurava nelle liste degli zeloti estremisti simpatizzanti del gruppo Kach redatte dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano. Il giovane, secondo la emittente, si era messo in luce alcune settimane fa quando aveva disertato per non dover prendere parte attiva al ritiro da Gaza. Da allora aveva fatto perdere le proprie tracce.

Il suo gesto, secondo alcuni analisti, ricorda l'attentato compiuto 11 anni fa a Hebron (Cisgiordania) da un altro militante del Kach, Baruch Goldstein, che uccise una trentina di palestinesi nella Tomba dei Patriarchi prima di restare ucciso a sua volta. Secondo le prime informazioni, Zuberi non aveva complici.

Estremisti come lui sono non pochi, avvertono i servizi di sicurezza israeliani. Quando agiscono da soli, e' quasi impossibile impedire attentati del genere. Oggi alcuni parlamentari di sinistra hanno chiesto che contro costoro vengano spiccati arresti amministrativi.

da Ansa




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4 agosto 2005

Immigrati, il gratis dell’Umanità

Una persona di buona volontà, lettrice fresca di un mio racconto di viaggio di migranti, viene alla presentazione del libro. Mi dà fiducia e però mi considera finito fuori campo dal mondo reale. Come poter accogliere tanta umanità pellegrina che arriva fino a noi? La mia risposta è che intanto l’abbiamo accolta già. La quantità di stranieri venuti a stabilirsi tra noi è fuori da ogni programma stabilito, eppure è riuscita a giungere, vive, lavora, fa spesa ai supermercati economici, manda figli a scuola e soldi a casa. Sono già milioni i nostri nuovi inquilini. Una parte di loro copre la quota di maggioranza dei detenuti.
Questo è fisiologico, nelle prigioni ci sono sempre stati i poveri. Gli agiati delinquono altrimenti e se proprio devono rendere conto a un magistrato, subiscono la detenzione alternativa dentro casa senza serrature, sbarre, spioncini, porte blindate che sbattono.
Esistono già ora milioni di stranieri al lavoro, a basso costo e maggior gloria dei profitti. Chi li ha invitati, accolti? Nessun governo di centro-destra-sinistra: invece hanno inventato i Centri di Permanenza Temporanea, che bel soprannome per campi di concentramento, prima di un mese, ora di due, poi chissà.
Sono arrivati, arrivano senza bussare, piegano la schiena sotto un qualunque lavoro di fatica, più sono senza regole, meno costano. Non gli dobbiamo insegnare l’italiano, lo imparano da soli, non li dobbiamo istruire, molti hanno titoli di studio superiore. Sono il gratis dell’umanità che viene a noi filtrando le barriere della nostra geografia spalancata sul Mediterraneo, forzata da millenni di invasioni e migrazioni.
Li abbiamo ospitati di fatto, malgrado i peggiori sbarramenti. Come potremo accoglierne ancora? Con la stessa osmosi, lo stesso assorbimento capillare, lo stesso principio dei vasi e dei visi comunicanti. Finché c’è margine di vantaggio per loro, verranno, quando non ce ne sarà, smetteranno. Conoscono il mercato meglio dei nostri centri di raccolta dati. Finché per loro siamo terra di fortuna, non potranno essere fermati da nessun campo di concentramento, da nessuna espulsione, da nessun naufragio più o meno assistito. Nessuna beceraggine leghista potrà farci qualcosa, tranne che ricordarci che siamo così, degli ipocriti che succhiano profitto dal lavoro straniero e lo minacciano di espulsione per sfruttarlo meglio.
Non è razzista la Lega, perché razzismo è odio verso un popolo intero o un colore di pelle, mentre da noi l’arabo, il cinese, il nero ricco è accolto a tappeti distesi. Non siamo razzisti, adoriamo gli extracomunitari con la grana, e il solito disgusto per quelli senza.
Cosa potremo accogliere ancora? C’è un’Italia irreale che è quella dei governi e degli organi d’informazione, che non sanno un accidente di quello che succede al piano terra del popolo. Ogni tanto si accorgono di qualche cambiamento attraverso dati già vecchi, inutilizzabili come farmaci scaduti. Se chiedi a quell’Italia, se credi a quell’Italia, hai per risposta le solite misure di emergenza, perché per loro il mondo è così esagerato da doversene difendere come da una epidemia. Per loro siamo sempre in prognosi riservata. Perché non abitano il mondo, ma una corsia.
Se chiedi alla strada, agli angoli, ai cunicoli, alle stive del mondo, avrai risposte, trucchi, segreti, storie di un’epoca epica per coraggio e astuzia, sconfitte atroci e successi impensabili.
Se chiedi ai governi cosa sono i sogni, ti rispondono con l''aumento delle lotterie, mai state così fitte e quotidiane. Se chiedi alla strada, vedi i sogni riusciti di chi si è messo in viaggio attraversando acqua, aria, fuoco e terra. gli elementi coi quali è fatta l’antica avventura della nostra specie.

Erri De Luca - da l'Unità




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3 agosto 2005

Fazio dimettiti, basta con il muro-di-gomma

Scandalo non è che il governo, ora incalzato dall’opposizione, si orienti a chiedere le dimissioni di Fazio. La vergogna è che il governatore non le abbia già date e faccia il pesce in barile. Magari aspettando d’essere salvato da Berlusconi. Col quale aveva siglato un nuovo patto di alleanza un anno fa, dopo aver annunciato nel 2001 che col Cavaliere l’Italia avrebbe conosciuto un nuovo rinascimento: trasformato dai due in sinonimo di naufragio. Ecco, il Fazio-muro di gomma è la metafora istituzionale più alta, moralmente più bassa, dell’assenza di senso dello Stato e irresponsabilità etica dell’Italia berlusconiana. Mentre il prestigio di Bankitalia e dell’Italia va a picco nel mondo, incredulo davanti allo scandalo della mancata sanzione, Fazio traccheggia, si proclama puro come un giglio: indifferente alle ricadute devastanti sul paese. Si è già detto che il governatore non si sarebbe spinto al giro di intrighi con banchieri d’assalto, immobiliaristi chiacchierati, moglie e figlia, preti profumati d’incenso e maneggioni di finanza ben più del turibolo, senza il clima di lassismo, immoralità e legalità che da anni ammorba l’Italia. Ma ora si è davvero passato il segno. Il pesce puzza dalla testa. Il dominus della banca centrale (come altri) manda un cattivo odoro da bonificare prima che l’Italia sia appestata nel mondo. Si obietta (la Lega e pochi altri) che non si può trasformare Fazio in imputato. Giusto. Peccato che si sia messo consapevolmente e da solo nel ruolo: senza la spinta di alcuno. Il buon nome di Bankitalia – onorato da Einaudi, Menichella, Carli, Baffi e Ciampi – è un patrimonio decisivo per la nazione. Non si può lasciarlo trascinare nel trash da un uomo che ha fallito in modo penoso. Si contesta la fuga di notizie sulle intercettazioni, col solito Pera all’attacco della magistratura. Intanto a diffonderle è stato il giornale di Berlusconi, magari informato e consenziente preventivamente: a meno che, al solito, non gli nascondano tutto. E comunque il punto è: sono veritiere o no? In caso affermativo, anche la decenza impone a Fazio di fare fagotto: subito. Avrebbe dovuto farlo quando si schierò con banche fellone contro i risparmiatori truffati dagli scandali Parmalat e Cirio. Ora si parla di saltare l’ostacolo col mandato non più a vita ma a termine. A questo punto per Fazio serve una soluzione drastica: il terminator.

 

Giorgio Melis – 03-08-05 – da Il Giornale di Sardegna




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3 agosto 2005

Cyber riciclaggio: in 28 sospettati

MILANO - Accedevano a conti correnti non loro via Internet, e facevano transitare parte dei soldi su conti di persone contattate via e-mail prima di trasferirli all'estero: per questa forma di 'cyber-riciclaggio' la guardia di Finanza di Milano, in collaborazione con la Procura e la polizia postale di Bologna, ha denunciato 28 persone, fra cui tre russi e un nigeriano, e bloccato 1 milione e 300 mila euro del denaro rubato.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Milano Francesco Cajani, sono cominciate a maggio e hanno portato a scoprire una vera e propria frode di cui sono stati vittime 400 persone che gestivano il loro conto corrente con i servizi di banking online di quattro banche nazionali.

I presunti truffatori mandavano dosi massicce di e-mail, per riuscire così a ottenere informazioni personali sui clienti delle banche (operazione che in gergo si chiama Phishing) e in particolare il loro nome utente e la loro password, cioé i dati essenziali per potere accedere ai conti.

Poi, per non essere identificati, dirottavano il denaro prelevato in questo modo sui conti di italiani contattati via e-mail o in qualche chat con la promessa di una percentuale sulle somme che transitavano fra il 5 e il 20%. Dopo di che, mandavano il denaro all' estero attraverso agenzie di money transfert.

La Guardia di Finanza è riuscita a bloccare la maggior parte dei bonifici e i trasferimenti all'estero di oltre 1,3 milioni di euro, soprattutto con il controllo di migliaia di transazioni monetarie e con la collaborazione delle banche.

Dopo 28 perquisizioni nelle case dei sospetti, è stato possibile confermare "l'ipotesi investigativa finora senza precedenti" cioé il riciclaggio di somme derivanti da reati informatici per via informatica, ovvero cyber-riciclaggio.

da www.ansa.it




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2 agosto 2005

Aereo prende fuoco in Canada: ultimora shok

Un Airbus 340 dell'Air France proveniente da Parigi è finito fuori pista, nel momento dell'atterraggio all'aeroporto Pearson di Toronto, e ha preso fuoco dopo essere finito in una scarpata, non lontano da una delle più trafficate autostrade canadesi, la 401. A bordo dell'aereo ci sarebbero circa 200 passeggeri oltre agli uomini dell'equipaggio. Al momento dell'atterraggio le condizioni climatiche erano cattive, con temporali nella regione e visibilità ridotta. Si ignora al momento se vi siano vittime. Sul luogo dell'incidente sono subito accorsi automezzi dei vigili del fuoco e altri soccorsi.

dall'ultimora di Repubblica.it




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2 agosto 2005

Giallo in Francia: morto mister euro

Win duisenberg, ex presidente olandese della BCE, 70 anni, è stato trovato cadavere nella sua villa a Faucon, in Francia. Giallo sulle cause del decesso. Aveva guidato la Bce al 1998 al 2003, nel periodo dell’introduzione dell’Euro.

 

da Il Giornale




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1 agosto 2005

Attentati a Londra. L'antiterrorismo conferma la possibilita' di un attentato in Italia - da rainews

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Hamdi fa parte di un gruppo estemporaneo

Roma, 1 agosto 2005

"Esiste la possibilita' purtroppo di un attentato terroristico in Italia". Lo ha confermato Carlo De Stefano, capo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione nel corso di una conferenza stampa al Viminale, "anche se i controlli delle forze dell'ordine devono indurci -ha aggiunto- a considerare il fenomeno con la dovuta consapevolezza e con la certezza che le forze dell'ordine hanno messo in atto tutti i controlli per scongiurare questi atti." De Stefano ha sottolineato come siano "state gia' usate le nuove norme del pacchetto sicurezza" citando in particolare il "colloquio investigativo e il reato di falsificazione di documenti".  

Hamdi fa parte di un gruppo estemporaneo
Allo stato attuale delle indagini, emerge che Hamdi "faceva parte di un gruppo estemporaneo piuttosto che di una organizzazione strutturata finalizzata allo svolgimento di attivita' terroristiche". Lo ha affermato il prefetto Carlo De Stefano, direttore della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sull'arresto di uno degli attentatori del 21 luglio a Londra.
"Questo gruppo - ha sottolineato il prefetto -, sulla base delle informazioni fin qui acquisite, appare inoltre sganciato da qualsiasi contatto con indagini precedentemente condotte in Italia" sul fenomeno del terrorismo di matrice islamica".

Capo kamikaze non era a Roma
Muktar Said Ibrahim, il presunto capo della cellula responsabile degli attentati del 21 luglio a Londra, non e' stato a Roma nelle settimane precedenti l'attentato. "Smentisco la presenza a Roma di uno degli arrestati", ha detto Carlo De Stefano, direttore della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, in riferimento alla notizia apparsa sul "Guardian", secondo cui una donna e sua figlia, residenti nello stesso condominio in cui e' stato arrestato Handi Issac, avrebbero visto Muktar nella Capitale prima del 21 luglio.

Contatti di natura familiare
"I contatti in Italia di Hamdi sono solo ed esclusivamente di natura familiare e amicale". Lo ha affermato sempre De Stefano.
"Le evidenze investigative raccolte finora -ha aggiunto De Stefano- non suffragano l'ipotesi che vi siano legami con altre indagini condotte in Italia sul fronte del terrorismo di matrice integralista ne' con organizzazioni terroristiche attive nel territorio".

from Rainews24 - www.rainews24.it




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1 agosto 2005

Anche l'Onu dichiara l'Iraq "occupato": Silvio, figuraccia stratosferica! - da l'Unità

La pretesa del governo italiano di giustificare la presenza dei militari a Nassiriya con compiti «umanitari» rappresenta una grave truffa ai danni dell’opinione pubblica nazionale. Le risoluzioni dell’Onu smentiscono in modo chiaro e netto le parole pronunciate da Berlusconi contro Prodi. Per ammissione del ministro della Difesa i soldati schierati in Iraq svolgono «compiti di ordine pubblico e polizia militare» ed operano agli ordini dei britannici che, nel mese di marzo 2003, hanno invaso l’Iraq occupando le regioni meridionali. Pur non essendo un «paese belligerante» ed avendo escluso la partecipazione ad «azioni di guerra» l’Italia si è schierata, ancor prima della fine ufficiale della guerra (1°maggio 2003) con la Coalizione anglo-americana. Le risoluzioni approvate dall’Onu a partire dal 28 marzo 2003 confermano che le Nazioni Unite non hanno mai autorizzato l’intervento militare, nè l’occupazione. L’Onu, pur sostenendo con tempo e con sempre maggiore impegno, la ricostruzione del paese non abbandona mai la prospettiva di «un pieno ristabilimento della sovranità irachena» e, soprattutto della «fine dell’occupazione».

Il 28 marzo del 2003 (l’attacco anglo-americano è iniziato da pochi giorni) il consiglio di sicurezza (risoluzione 1472) stabilisce che «la Potenza occupante ha il dovere di fornire alla popolazione civile viveri e medicinali e deve far pervenire derrate alimentari, medicinali ed altri beni quando le risorse del territorio occupato siano insufficienti». Mentre in Iraq le truppe anglo-americane sferrano l’attacco, l’Italia ha già deciso di intervenire a fianco della Coalizione, ma, fin dall’intervento alla Camera del 16 aprile 2003, l’allora ministro degli Esteri Frattini cerca di presentare l’imminente invio dei soldati con scopi «emergenziali ed umanitari per salvaguardare, mentre si definisce il quadro internazionale, le condizioni della popolazione civile». La cronaca degli avvenimenti, come è noto a tutti gli italiani, dimostrerà che gli italiani vengono in realtà mandati in un contesto di guerra. Anche il titolare della Difesa, Martino, pur sostenendo a sua volta la tesi della missione umanitaria, è costretto (14 maggio 2003) ad indicare, tra i compiti affidati al contingente militare, la «creazione ed il mantenimento di un ambiente sicuro» ed il «concorso all’ordine pubblico e alla polizia militare». La prova più evidente del coinvolgimento del governo di Roma nella strategia delle forze occupanti è rappresentato dalla subordinazione del nostro contingente al comando britannico nella «Divisione Sud», che ha sede a Bassora.

Sempre in quei giorni della primavera 2003, Bush e Blair si rivolgono all’Onu per ottenere la legittimazione della guerra che (a torto) ritengono conclusa. Il 22 maggio del 2003 il consiglio di sicurezza approva la risoluzione 1483 che «prende nota» della lettera inviata da Londra e Washington (l’8 maggio) riconoscendo «poteri, responsabilità e obblighi specifici «delle Potenze occupanti» che - dice l’Onu - debbono agire sotto comando unificato «in virtù del diritto internazionale applicabile». In quei giorni sono già in corso i preparativi della spedizione italiana, e nel mese di giugno, i nostri soldati sono già schierati a Nassiriya.

Nell’autunno di quell’anno (16 ottobre) il consiglio di sicurezza approva la risoluzione 1511 che, nelle prime righe, auspica che gli iracheni assumano «rapidamente» il governo del loro paese. Il «consiglio di governo» nominato dall’amministratore Usa, Paul Bremer viene accettato dall’Onu, ma solo nella previsione che «venga nominato un governo internazionalmente riconosciuto». Anche la successiva risoluzione, la 1546 dell’8 giugno 2004, da un lato constata che si «è aperta una nuova fase della transizione» con il previsto passaggio dei poteri (30-6-2004), ma, alla seconda riga, ricorda che l’Onu «attende con impazienza la fine dell’occupazione». La risoluzione 1546, con le molte ambiguità che contiene (dovute alle mediazioni rese necessarie per strappare il sì di Francia e Germania) resta in vigore anche dopo le elezioni del 30 gennaio e il 22 maggio scorso è stata citata da Kofi Annan nel corso della conferenza sull’Iraq che si è svolta a Bruxelles.

Toni Fontana - 31-08-05 - l'Unità




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E poi come si fa a non sorridere di uno pseudo-partito che si chiama Forza Italia, il cui simbolo sembra l'etichetta di un'aranciata da due soldi?
Corrado Lampe

"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
Dan Brown - Angeli e Demoni





"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


LAICITA'


"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
Luis Sepulveda -
La frontiera scomparsa



"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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