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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Corsivo


19 agosto 2005

L'estate dei disastri: io non mi sento italiano

Non è che sia stata proprio un'estate accattivante e indimenticabile. Eventi mediatici? I matrimoni di Totti e Ricucci. Manco fossero Enrico VIII d'Inghilterra. E' stata l'estate dei disastri, perchè ancora una volta l'umanità mostra la sua malvagità e fragilità. L'uomo ha o no le capacità di vivere in pace?
Forse sembrerò un filosofo liberale inglese, ma non credo. Ormai suppongo che l'uomo sia fatto per attaccare i propri simili. Gli attentati di Londra, quelli in Egitto, e le tante morti, da entrambi i lati, a Baghdad: ma quando sono morti venti bimbi irakeni, le prime pagine non hanno dedicati più di mezza colonna all'evento. Evidentemente il sangue (per qualcuno) varia a seconda della provenienza: e si credono, quelli che vanno orgogliosi di essere "occidentali", di avere un che di migliore nelle proprie vene. Come se il flusso sanguigno d'un italiano fosse superiore a quello di un musulmano. Tristezze della vita. E' come quando in una metro di una grande città. una donna (sulla media, milanese) non si siede fino a che da posto accanto a quello libero non se ne va l'extracomunitario. Stiamo crescendo come un popolo xenofobo e razzista. Strano che i nostri Le Pen non avanzino.
Cadono gli aerei e non ci scandalizziamo. Quando è caduto l'Atr a Palermo, grandi lacrime. Quando sono caduti gli altri, piccoli servizi nei Tg fra una velina e l'altra. E va bene che di patriottismo non se ne può fare a meno, ma almeno cercare di salvare la faccia: non pensiamo solo a noi stessi. Come rivelava ieri il Gds, gli italiani non hanno paura di volare: io personalmente ho preso quattro aerei quest'estate, e non ho avuto un briciolo di paura. Sapete perchè? Perchè è più probabile che un pazzo in strada di speroni dopo un drink di troppo che il fatto che cada il nostro mezzo di volo.
Mi sembra che le parole di Giorgio Gaber siano ancora oggi le più eloquenti: io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.




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17 agosto 2005

Il governo degli schiaffi, i media della non informazione

In appena un giorno, per l'ennesima volta le parole del premier scatenano polemica. Tuttavia, il bello dei nostri media è che questi riportano le frasi astiose fra alleati (a destra) sempre con un tono quasi da rimprovero con dispiacere o con un tono rassicurante tipo "vabbè tanto si vogliono bene". Mentre quando queste cose accadono dall'altra parte della barricata, ecco che si sentono i vari presentatori tutti incravattati a perdersi in frasi bibliche tipo "caos/ancora bufera nel centrosinistra". Evviva l'imparzialità e la coerenza. Detto della totale non esposizione mediatica del concetto della reale crisi della destra italiana, cosa è successo veramente? Per l'ennesima volta, Silvio esagera: si proclama il leader, indiscusso della coalizione. Anzi, "chi non ci sta, avrà il benservito!". Hai visto come è omogenea la Casa delle (poche) libertà? Allora, dato che ai democristiani il verbo "to lead" sta davvero nel sangue (eredità del regime cattolico dell 900), ecco che mica Follini ma Casini si ribella: il tutto va ridiscusso. Nel senso che, spiega meglio il Presidente della Camera, non c'è ancora tutto di definitivo. Almeno l'analisi che mister capello bianco è realistica: gli elettori ci hanno abbandonato. Ma perchè, alle regionali e (dopo un mese) alle provinciale che avevano fatto gli italiani?
L'Italia aveva messo la freccia per la svolta a sinistra. Poi a sinistra, come al solito, c'è qualcuno (vedi mister cicoria alias
Rutelli) che gli ostacoli li mette perchè proprio, come diceva Maltese su Repubblica tempo fa, la sinistra vuol fare di tutto per perdere. Ma pian piano la coalizione sta limando le distanze, se non fosse per le polemiche e il (?) coinvolgimento dei riformisti chez D'Alema in certi strani affari con Unipol Assicurazioni. Tutto questo ovviamente scatena sempre allarmi da massima allerta presso i telegiornali privati e (che è più grave) pubblici. S'è perso totalmente il senso della politica. A partire da chi comanda/lavora in Rai. E la vicenda dei secoli trascorsi prima di definire i quadri in Rai?
E si lamentavano, Landolfi e Berlusconi, che
l'Unione non dicesse mai di sì. Per forza, mister La Certosa proponeva sempre dei suoi luogotenenti.
La sostanza è che, anche se non ne parla nessuno, il paese è alla rovina: anche se c'è stata una lieve (issima) crescita del Pil, i dati parlano chiaro: inflazione galoppante, crescita zero. Andiamo bene! Per capire come va lo Stivale, stiamo attenti, ci basta tuttavia solo un dato: il portafoglio vuoto di tutti noi.
Qualche soluzione possibile? I politici non servono per questo? A me (e penso a molti) basterebbe che si dimezzassero lo stipendio e dessero quei soldi alla nostra società e ci fosse una grossa (dico grossa) lotta contro l'evasione fiscale. Non è certo questo che basta a rimettere in piedi il paese, ma è una buona base su cui lavorare.
Speriamo che, oltre a cucire stemmi e gonfiate parole addosso a Berlusconi, un giorno i Tg Rai ci dicano davvero che l'Italia è in stampelle: per evitare la sedia a rotelle, correggiamo i difetti degli italiani. Solo dopo aver licenziato, tramite il voto, questa destra incapace e carnevalesca.




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16 agosto 2005

Come sono bravi gli Israeliani: Sharon rischia la carriera, il popolo lo insulta

Questi giorni, il mondo sta vivendo, che lo si voglia mettere o no in evidenza, un momento che verrà scritto nei libri di storia dei nostri nipoti (forse pronipoti): il ritiro da Gaza.
Cercano di scavare nel problema, troviamo due popoli che, francamente, hanno non difficoltà ma un'asma allergica a starsi vicini. Figurarsi a convivere. Una sinistra seria, se lo fosse quella italiana, andrebbe a parlare seriamente della cosa: il ritiro da Gaza, se non altro, qualcosa potrebbe muovere.
Ecco, Sharon sta rischiando la carriera: a me sinceramente lui non piace, dato che rappresenta una destra (o centro-destra) conservatrice e liberale (ossimoro sempre più strisciante nel terzo millennio) alleata con la finanza più creativa, speculatica e nascosta made in Usa. Tuttavia, il premier israeliano rischia davvero la carrirera: il suo tentativo merita rispetto, e un pizzico di fiducia.
Ciò che mi fa irritare, al contrario, è il comportamento di gran parte del popolo israeliano, insomma dell'opinione pubblica. Meglio vincere che pareggiare. Meglio continuare a farsi la guerra che stare in pace. E la squadra, militarmente ed economicamente più forte è quella di stampo occidentale. Che guardacaso è arrivata in quella terra nel dopoguerra, occupando una terra altrui.
La sinistra deve dunque, imparare definitivamente a distinguere Resistenza e Terrorismo, da tutte le fazioni: chi si fa eslodere come un kamikatze per ammazzare civili, è un boia. Non un partigiano. Non per sembrare riformista, ma la sinistra ha i mezzi per migliorare da questo punto di vista: soprattutto RC dovrebbe fare una piccola marcia indietro.
Pur continuando a sostenere la Palestina, la sua gente e questo popolo. Vittima della povertà e della disparità fra est e ovest. C'è una nuova cortina di ferro, a Gaza.




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16 agosto 2005

La ragione democristiana

Recentemente l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, s'è pronunciato in questo modo sulla DC: "stava bene in un quel periodo storico". E' la prova questa, che dopo la caduta del Muro di Berlino la Democrazia Cristiana ha davvero cessato di esistere, perchè non c'era più ancora ragione.
Infatti, dedicato a coloro che dopo il referendum credono ancora ad una "resurrezione del vecchio grande centro cattolico", dobbiamo chiarire qualche cosetta: per cinquantanni, gli eredi di De Gasperi hanno vinto le elezioni (da soli, o sfruttando l'appoggio dei pentalleati) in funzione anticomunista. Basta sfogliare il "Popolo" dell'epoca, il giornale della DC, dove troviamo un anticomunismo viscerale. Tuttavia, tale tendenza poteva essere compresa in quell'epoca, oggi no.
Dunque, la tradizione "cristiana conservatrice" italiana che i neocon (alla Pera insomma) cercano di fare attuale, non ha mai attechito più di tanto nella nostra società. Vedi l'esito dei referendum su divorzio e aborto: pur non "mollando" la Democrazia Cristiana a livello di potere politico e consenso, gli italiani l'hanno spesso tradita, andarso verso quei diritti che si chiamano "laicità e libertà morale": peccato che, probabilmente, il direttore del Foglio Ferrara non ascoltasse l'intervista all'ex Capo dello Stato.
Per la cronaca, insieme alla mancanza di concretezza dell'anticomunismo democristiana, pensiamo a Tangentopoli, e il conto torna. Dedicato ai restauratori della Democrazia Cristiana, piccola o grande che sia.



(foto da www.uniss.it)





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14 agosto 2005

La maggioranza blinda Taormina: ora chi è politico potrà imbrogliare

Ottimo intervento dell'onorevole Fanfani contro la possibilità che, pur essendo una vicenda extrapolitica a "invocare" la necessità di difendere, con l'insindacabilità parlamentare, l'avvocato Taormina. Infatti, appare davvero difficile, se si ha un minimo di decenza, accettare che un avvocato, che pur essendo stato eletto in quanto politico, possa "usare" il suo seggio in Parlamento come "scudo" per poter raggirare la deontologia professionale: infatti, se passasse questa possiblità, avremo due categorie di avvocati: quelli immuni, e quelli normali.
Giusto che certi non debbano per forza seguire le regole e i limiti della professione? Ripeto, è una questione di decenza. Ma la maggioranza, durante il dibattito e gli aspri commenti del centrosinistra, sonnecchia: pronta, scommettiamo?, a far passare l'ennesima decisione a colpi di maggioranza?
E' ovvio, con i problemi che ha il paese, si perdono ore per il destino professionale dell'avvocato Taormina. Sinonimo della eleganza che questa maggioranza dimostra.
 Questione morale?


l'avvocato Taormina




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13 agosto 2005

L'Italia a picco, e Berlusconi sorride

Abbiamo visto, e non stranamente: i sorrisi arcoriani di fronte alla mini-crescita del Pil, vengono presi a schiaffi di fronte al dato del debito pubblico, e soprattutto quello dell'inflazione. E dire che il "basso aumento del costo della vita" doveva essere uno dei punti forti di questo governo...
La situazione, dai media nostrani, viene presentata tuttavia solo dal punto di vista del Pil. Dopo questa minuscola (e sospetta) crescita del dato, ecco editorialisti e opinionisti (stampati/televisivi) i interrogarsi, da destra o sinistra, sulla verità di questo dato. Viene invece presentato quello dell'inflazione, a 24 ore di distanza, e se ne accorgono in pochi. E la sinistra fa poco per dare la spallata decisiva all'uomo che "s'è fatto da solo". Berlusconi dico.
Succede un po' la stessa cosa che successe dopo i ballottaggi alle amministrative di maggio, ricordate? La Cdl, sconfitta nel nord-Sardegna (tant'è che l'Unità titolò "(Berlusconi)non vince neance in Costa Smeralda) e in altre zone fondamentali. Essa invece a Catania, ed ecco che parte la "riscossa del centro-destra". Con l'Unione che, dopo la scorpacciata delle regionali, si complica la vita da sola: "Catania sarà decisiva".
Come decisiva? Hai vinto in 13 regioni un mese fa, e reputi e mostri una città (con tutto il rispetto per Catania) "decisiva"? Allora sei proprio uno che si da la zappa sui piedi. Poco furbo.
Frattanto, a Catania hanno vinto loro. Ma l'informazione "ventenniale" che si vive sotto questa maggioranza ha dato il massimo in occasione della vittoria destroide a Bolzano: ai ballottaggi, per soli sette (dico sette!) voti. E la destra, tutta riunitasi nel capoluogo di provincia del nord, ad esultare per la rincorsa. Ma come? La sinistra (centro) ha vinto 13 regioni e parecchie provincie, e l'informazione per due vittoria piccole-così della destra parla di "riscossa"?
Il bello è che dopo pochissimo, la maggioranza di Bolzano è caduta, perchè semplicemente, dato il triste e ambiguo gioco del ballottaggio, non era davvero maggioranza. Mitico proprio. Ma la stampa ne ha parlato? Dico della caduta di questo governo provinciale, amministrativo?
Ovviamente no. E mi chiedete ancora se esista o meno il regime mediatico?
E' impossibile negarlo, e il silenzio della TV di fronte alla sconfessione (seppur da prendere con le molle, importante) che S&P ha fatto di Berlusconi e soci, alla crescita dell'inflazione e al fallimento dei governi di centro-destra, ne è la prova più evidente.




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11 agosto 2005

Quello che i liberisti americani osano dire

Gli americani della S&P, che si occupano di essere il termometro dei governi dei vari paesi, e pubblicano periodicamente delle note e giudizi sullo stato di un'economia nazionale e sul tipo di politica che un governo affronta, ha recentemente messo in chiaro il fallimento del governo Berlusconi. Eppure, quando l'uomo di/da/padrone di Arcora aveva vinto le elezioni, i rappresentanti politici e produttivi dello sfrenato capitalismo a stelle e strisce, da buoni liberisti qualunque, ci avevano informato che l'Italia sarebbe presto stata una terra di pascià.
Ora, è come se il tifoso di una squadra, ma spettatore nettamente di parte, dicesse che la squadra "
ha fallito e fatto schifo". Ti fa pensare. Se il termometro che ha riconosciuto la febbre è quello dei "cugini" della Cdl, fa ancora più impressione. Tuttavia gli americani in questione hanno sollevato un altro problema: che neanche con la vittoria eventuale dell'Unione alle prossime politiche si avrà un miglioramento. Parafrasando i loro messaggi cifrati, la presenza di forze di ispirazione ambientalista o comunista all'interno della coalizione renderebbe inefficace qualsiasi tentativo di risanamento dell'economia. Sono ora necessari due commenti su questo dilemma:
1 - ma c'era bisogno di tanto scalpore per dire che in cinque anni l'Italia (mai stata una paperopoli) con questa destra è ferma, bloccata e tossicamente danneggiata? Si mettano in coda, i signori della Standard and Poor's: sono i milionesimi a dirlo. Ormai lo sanno anche i nostri neonati. Anche quelli che nascono in case forzitaliote. Capirai.
2 - e chi dice che la decisione di
Prodi (o di chi comunque vincerà le Primarie) debba essere dettata da qualche americano con voglia di favorire un sistema, quello del capitalismo liberista, che fa acqua da tutte le parti (il no alla costituzione europea a Parigi e Amsterdam ne è la prova)? Bene fa il direttore Sansonetti (Liberazione di oggi) a ripetere per l'ennesima volta che il termometro cui rivolgersi quando governerà l'Unione sarà la gente, il suo portafoglio, il riuscire o meno ad arrivare a fine mese, i sindacati che difendono i diritti dei lavoratori. E lo stesso direttore, altrettando legittimamente, ammette che bisogna pure collaborare con i privati.
Ma ci uniamo a lui, al sindacalista Cremaschi e anche al timido diessino
Bersani: dev'essere la politica a dettare le scelte economiche e produttive, sociali. Il taglio al sociale che consiglia S&P non fa per l'Italia, dove invece abbiamo una delle più profonde e radicate evasioni fiscali della terra.
3 -
la Margherita che vuol fare? Vuole stare al centro, a destra o a sinistra? I Dl fatti hanno detto che "effettivamente" gli americani potrebbero aver ragione, data la presenza dei comunisti per la coalizione.
Come tutti sanno, il tribunale che deciderà chi è buono e chi è cattivo (scusate i termini) saranno i giornali, la gente, la scuola. Tutto insomma. Che poi diventa storia.
L'invito ai leader dell'Unione è prendere per buone le critiche al governo in corso, che non è neanche di destra, o vera destra: è un mix fra ex democristiani con processi alle spalle, stallieri di Arcore etc. Ma che non vengano a cercare il programma liberista perchè: ha fallito, e i tagli alla spesa sociale sono deleteri. Molto meglio puntare su altri governi. E per dirla alla Sansonetti (mi ripeto): lasciamo alla politica il suo primato.




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9 agosto 2005

Chi cerca il regime mediatico lo trova

E’ vero che il regime c’è ma non si vede, come dice Furio Colombo su l’Unità di domenica, o che “non ho mai parlato di regime”, come sostiene invece il segretario Bertinotti? Resta il fatto che se uno pensa che ci sia il regime, lo dice. Ma se ci fosse realmente, non potrebbe dirlo.

Perché ci sarebbero subito le guardie alla porta di casa pronto a sequestrarlo. Ma questo non è un regime totalitario, ma uno moderno, che esige e trova un controllo pressoché totale degli organi di stampa (e non) televisivi. E ci ritroviamo con le solite persone a continuare a piangere la scomparsa dal video di Biagi e Santoro, e nessuno si ricorda di Massimo Fini, ottimo artista che la Rai offuscò, pur essendo già pronto il suo filmato, per ragioni mai specificate. O almeno non totalmente. Poi si venne a scoprire che tale Fini (non Gianfranco, ndr) è ebreo. E qualcuno ha pensato male.

E si disse, da parte della destra: ma come antisemitismo! Era per altri motivi, il fatto che sia ebreo è solo una coincidenza.

Ma non ricordate più quando Mimun (attuale illuminato a luci spente direttore del Tg1) dirigeva il Tg2 e Montanelli lo criticò con una vignetta? Era il 1994 e tutti là a dare all’Indro nazionale del “fascista”, “razzista antisemita”. Proprio strano sto diavolo di paese.

E mentre a Silvio non pare vero che i magistrati abbiano potuto usare delle intercettazioni (e se ne è accorto solo quando s’è scoperto il suo nome dentro questi intrighi?), se la prende anche con i giornali. Con qualche giornale. Mettiamo in corsivo e in maiuscolo questa ultima frase e scopriamo chi per primo ha fatto quelle intercettazioni. Appunto, Il Giornale. Strani casi della vita vero?

Se Silvio intende, in buona fede, evitare che le intercettazioni siano pubblicate, violando il segreto istruttorio dei magistrati e dunque ostacolandone le indagine, ben venga questa improvvisa doccia fredda con l’acqua della sua sapienza.

Ma se lo stesso Silvio intende , in meno buona fede, colpire ancora una volta i magistrati “rossi” e “sporchi comunisti” colpevoli ancora una volta di aver tirato fuori il suo nome dalle intercettazioni, venga un po’ meno bene.

Bisogna saper distinguere i due casi. E se i magistrati sono stati indeboliti dalla riforma assurda approvata a Camera e Senato a colpi di maggioranza, siamo davvero alla frutta.

 

Dopo questi fatti, e dopo che Silvio nega ancora una volta che qualcuno è stato trattato male perché di sinistra in Rai come nel resto della TV, abbiamo di fronte la scena del bambino sporco di cioccolata in tutto il viso che nega alla madre di aver mangiato quel barattolo di nutella che prima c’era e ora sul tavolo esiste ancora. Carissimi di sempre: il Regime mediatico è fine ma c’è. Leggete i libri di Marco Travaglio per rendervene conto.

 

Ne scoprirete della belle.


Furio Colombo, editorialista de l'Unità




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9 agosto 2005

Cosi si può negare il regime mediatico

Anche oggi ascolto Radio Radicale. Mamma mia credo che stavolta mi arrenderò. Lucia Annunziata, epurata o comunque emarginata dalla Rai ai suoi tempi, già di recente aveva detto che in fondo questo non è "regime e bisogna guardare queste valutazioni nel lungo periodo"...

Più lungo di quattro anni, vorrei chiederle. Già se la prese parecchio con lei l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo, nell'editoriale domenicale, al solito lunghissimo, ma davvero forte e sincero. Duro contro una sua "amica e collega" che non può voltar le spalle proprio ora, a coloro che denunciano il regime. Già il fatto che Liguori, Rossella e altri avessero fatto parte delle file comuniste e socialiste e poi si siano convertiti al Berlusconismo, deve far riflettere. Un film e un libro si chiamano "l'odore dei soldi", e questo potrebbe bastare a capire come mai l'intellettualità italiana pian piano segua e si appoggi a questa strampalata destra. Per fortuna i giornali di sinistra sono i più letti, menti come Biagi e Colombo ancora oggi, a più di settanta/ottantanni, ci attirano e si fanno leggere, apprezzare.

L'idea di regime la chiarisce Giorgio Bocca, a mio avviso il più grande giornalista vivente (dopo la morte di Indro), all'inizio del suo ultimo libro, l'Italia l'è malada. Vi sfido a leggerlo e dirmi, dopo le sue esposizioni e lamentele, e prove dell'esistenza di un regime mediatico, che Furio Colombo si sia sbagliato. Impossibile. Davvero, Bruno Vespa, Giorgio Masotti e sicuramente taccio perchè avrei bisogno di venti blog per continuare l'elenco: cali d'ascolto, vedi i confronti con i tempi di Biagi e Santoro, ma va bene così. Perchè poi Mediaset, sia grazie ai cali di qualità e le censure in Rai sia grazie alla legge Gasparri (che Feltri stesso disse essere "filomediaset") sta guadagnando alla grande. Sta guadagnando tutto,di gran lunga.

E cosa ci combina Lucia Annunziata, ricordo anch'ella vittima del regime due anni orsono? Scrive su La Stampa (ma confidiamo sulla saggezza del nuovo direttore Anselmi) che in fondo la parola regime è esagerata. L'ha detto anche Bertinotti: e qua il segretario del PRC sbaglia di grosso!

Il regime c'è eccome. Basta guardare la TV! E la Annunziata, mi riallaccio alla trasmissione di Radio Radicale (la presentazione di un libro di Andrea Romano), va a dire davanti ad una platea forse un po' troppo annoiata (visti i tempi lenti della cosa, parla anche Amato!) che in Inghilterra "non è cosa da tutti i giorni sentir palare male di Blair dai media inglesi". Come? Come come come?

Forse ho capito male, perchè io l'Indipendent l'ho letto più volte, e addirittura una volta titolò: "un governo (quello di Blair, ndr) alla bugia: sei ragioni inequivocabili per le quali questa guerra è illegale". E viene a dire che in GB nessuno parla male del Prime Minister?

Chissà dove vive, anche Amato sta dicendo varie idiozie, ma va bene così...tanto a parte gli ascoltatori di Radio Radicale, nessuno li starà ascoltando...




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8 agosto 2005

250 letture nel blog

Sono contento di aver già avuto 250 letture sul blog. Spero che la cosa non voglia dire 250 lettori. Perchè sì sarebbe bello se già un quarto di migliaio di persone mi avessero letto, ma se la matematica non è un'opinione, la cosa vorrebbe dire che ognuno l'ha letto solo una volta. E magari di sfuggita.
Spero di non essere sembrato troppo fazioso, nei miei articoli. E' solo che ovviamente, essere super-partes è impossibile. Ma si prova a fare il meglio che si può. Leggendo e scorrendo gli altri blogs ne trovo alcuni ben più avanti di me in fatto di qualità e visite, ma sono contento così: spero che il blog piaccia, e che le prossime mi scritture siano lette.
Per arrivare il prima possibile alle trecento visite. Adoro i numeri tondi.
Per qualsiasi consiglio, suggerimento, anche critica (sono quelle più utili alla fine),
dejan7bodiroga@email.it oppure lasciate un commento ai pezzi.
In particolare mi ha fatto e fa piacere la discussione con certi utenti sulla laicità, francamente il tema che più mi duole presentare e cui maggiormente tengo: altrimenti non avrei chiamato il blog
iosonolaico: e ricordiamoci di dire viva la laicità, anche quando è così nascosta in Italia.

IO SONO LAICO




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8 agosto 2005

Il disegno di una bambina di undici scampata alla morte nell'aereo maledetto

La bambina, appena undici anni, non potrà più guardare negli occhi la madre. E di sicuro, quando sarà più grande, non sarà il padre a portarla in giro a fare pratica prima di prendere la patente. Maria Grazia non avrà più la possibilità di fare alcuna cosa con i suoi genitori. Questi sono morti nella caduta/ammaraggio del volo che ormai tutta Italia conosce. Diretto a Tunisi, doveva fare uno scalo all'aeroporto di Cagliari-Elmas. Invece, l'ammaraggio. La manovra più dura e difficile. Tecnicamente e fisicamente. Ma soprattutto, emotivamente. Gente che strilla, cuori che battono, bambini che piangono. Sicuramente anche Maria Grazia piangeva. Poi sono morti i genitori.
Ora tutto l'accaduto è sotto inchiesta, e anche il pilota lo è. Ma la dozzina di super esperti che i vari quotidiani hanno contattato e intervistato in questo post-disastro, hanno confermato che se 23 persone sono salve è merito suo. Per il coraggio e la freddezza. Se ne sono morte altre sedici, il pilota ha dovuto scegliere l'estrema razio. Un prezzo molto alto da pagare. Questo è il disegno di Maria Grazia, che non ha avuto il coraggio di parlare, ma che solo con il suo disegno, riproposto a colori sul sito del
Corriere, ha saputo comunicare il suo dolore, il suo pianto, la sua solitudine. La cosa non deve intenerire, o almeno non solo. Deve invece farci pensare a quanto seriamente la vita sia un bene momentaneo è prezioso. E quanto negligenza e guerra rovinino tutto. Non voglio nè dire che sia la guerra ad aver ucciso i genitori della bambina: ma è sicuramente la stessa sensazione, il sentirsi soffocare, sola come un cane abbandonato, che ha provato, prova e proverà il figlio piccolo o la bambina figli di tutte le vittime civili del conflitto irakeno.

il disegno di Maria Grazia, dal sito del Corriere della Sera




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6 agosto 2005

Ma che vuol dire "socialismo liberale"?

Ascolto Radio Radicale molto spesso, quando lavoro al computer o sono in auto. Lo faccio perchè spesso e volentieri trovo dei temi interessanti, insieme ad un'ottima rassegna stampa mattiniera. Poco fa, nell'ascoltare uno dei non rari "monologhi" degli ospiti della radio pannelliana, è stato sottolineato che, fra le varie etichette che avrà l'Unità Socialista (unione o federazione fra SDI, Nuovo PSI e Radicali), la radice riformista sarà accompagnata da quella "liberale".
Già il Leader Maximo D'Alema, con qualche mossa e uscita, ci aveva dato un esempio di "liberalismo di sinistra" che francamento in pochi, soprattutto chi conosce il suo passato nei comunisti, avevano capito.
Enrico Boselli, è vero, è un allievo di Craxi. O comunque è cresciuto in quella scuola.
La cultura socialista europea occidentale (dagli anni della guerra fredda), s'è sempre permessa di "prendere" dalle politiche
liberali. Il New Labour bairiano ne è la prova. Tuttavia, essa l'ha sempre fatto con un briciolo di discrezione. Invece, il leader dello SDI, in un discorso relativo all'alleanza con il partito di Pannella e Capezzone, parla appunto di matrice liberale che ha sempre contraddistinto, messi al centro dalla pressione dei due partiti di massa, i vecchi PSI e Partito Radicale. Dunque non sarà come avevo pensato, un passo dei craxiani (demichelisiani suona troppo male, scusate) verso sinistra, riformista o no che sia. Ma sarà un passo di Boselli, la cui ottima vena politica s'era potuta notare negli ultimi anni, in particolare riguardo alla legge-biagi, verso destra. Come minimo verso il centro. Il tutto, ovviamente, all'interno dell'Unione, ma non nell'Ulivo. Chi ci capisce qualcosa è bravo.
Abbiamo in generale capito che, fra una conferenza e un articolo nelle varie edizioni de l'Avanti!, i socialisti si contraddicono: ricordo che dal palco di Cagliari, durante la campagna elettorale per le provinciali, Enrico Boselli avesse criticato duramente la Legge Biagi. Che ledeva i lavoratori e i loro diritti. Tale legge è il più limpido esempio di legge liberale. E Boselli, definendosi, fra le mille sigle e aggettivi, liberale, ci fa storcere il naso. Il prossimo passo? Smettere, nei comizi e nelle riunioni, di introdurre le relazioni con il saluto "cari compagni.." potrebbe essere la mossa giusta.
Ma non basterebbe, semplicemente, chiamarsi "socialisti"? Almeno
la difesa dello stato laico dovrebbe essere una prerogativa che mette in comune Pannella, De Michelis e Boselli, e "socialista" è praticamente un sinonimo di Laico.

Enrico Boselli (foto Rainews24)




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4 agosto 2005

Ormai la politica sembra il campionato di calcio:si candiderà anche Vieri di questo passo!

Qualcuno recentemente, a ragione, mi ha detto “ma come fai tu a lamentarti della frammentazione in troppi partiti dell’Italia se poi sei tu stesso a criticare i tuoi vicini di casa della politica?”. Sapete cosa gli ho risposto? Gli ho ricordato come, in Francia, in occasione del referendum sulla Costituzione Europea, il signor Fabrius ha scelto, disobbedendo ai capi del Partito Socialita, di fare la campagna elettorale per il no. C’è stata qualche polemica ma nulla più. Dopo un po’ s’è ripreso con la solita e regolare “azione” politica d’oltralpe. In Italia, invece, dopo che Fini aveva annunciato i suoi 3 Sì al referendum sulla fecondazione assistita, a quorum fallito, Alemanno e soci lo hanno messo in discussione. Aldilà del rais finale, qua in Italia c’è troppo poco la tendenza alla variabilità della politica. Lo stesso fuggitivo atteggiamento dei Comunisti Italiani (il cui segretario, è bene ricordarlo, lo considero uno dei più preparati politici nostrani) all’epoca della fiducia al governo D’Alema, è eloquente. O la scelta, senza mezzi termini stramba, di dividersi in ventimila tronconi dei democristiani.
Quali sono le ricette per rendere meno frammentario il nostro panorama politico? Cosa bisogna pretendere e auspicare? A me, e penso anche ad altri, basterebbe non vedere nell’urna quello che vediamo ad ogni votazione: un albun di figurine panini sulla serie A.
I repubblicani sono divisi; i liberali non ne parliamo; i cattolici hanno proprio schizzato da tutte le parti; i comunisti fra pentiti-revisionisti-conservatori-ribelli sono anche loro non uniti; i neofascisti si sono sparsi in varie alternative sociali o fiamme rautiane o destre nazionali che più disuniti non pensarlo neanche; i socialisti hanno bussato alle porte delle varie coalizioni, nei partiti, e ora vogliono creare di nuovo (solo loro, ma fanno bene, è il loro scopo e dovere) l’Unità socialista. In questo clima, dove SOLO i socialisti (che pure in cento anni avevano avuto la storia più frammentata di tutti, lavorano per ricreare il vecchio partito, la democrazia sembra davvero un campionato di calcio. E siccome nel calcio vince il più ricco, e molti lo fanno anche con delle truffe che non tutti scoprono subito, o ci sarà una nuova tangentopoli oppure, quando uno straniero vorrà vedere la nostra bandiera politica, ci dirà “ che squadra tifi?”




permalink | inviato da il 4/8/2005 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 agosto 2005

Milano, il Duomo e il panino da 14 €

Quando l'ho visto, era immenso. Pensate che alla mia ragazza, prima di entrare, la "security" ha chiesto di coprirsi, lei che portava una classica e affatto volgare, canottiera estiva, le spalle. Per fortuna che aveva con se una sorta di foulard per il mal di gola! Altrimenti mi sarei lanciato in un mio comizio per la "laicità" e il diritto di tutti, turisti compresi, nei luoghi d'arte.
Bel posto, decisamente, e Milano, oltre che zanzare e piccioni, è in grado di darti emozioni.
Le emozioni, ad esempio, di entrare in un bar e chiedere, per due, panino e acqua, e sentirti sparare un prezzo di, nientemeno, 14 euro!
Ma come è possibile? Per fortuna che almeno i panini erano decenti!
W Milano, anche se è un po' troppo cara per le tasche di un povero aspirante giornalista




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30 luglio 2005

Al Qaida vuole attaccare in mare? ci chiudiamo in casa?

Mi domando come sia possibile. Oddio, il titolo non è poi così misterioso. E' solo che, non tutti ma tanti, giornali, o riviste o agenzie o telegiornali (e radio) certe volte ci propinano delle news che non sono affatto new. Cioè nuove. La parola stessa è "nuova".
Se lo chiedeva
Bocca qualche settimana fa sul Venerdi', quando l'ex partigiano ebbe l'occasione, giusta, per manifestare il suo stupore. Per la guerra è infuriato e indignato più che stupito. Ciò che non s'attendeva è che lo "scoop" o presunto tale di RaiNews24 sul "perchè uil governo ha scelto Nassirya", avesse destato tanto stupore. Tutti lo sanno, insomma, che il petrolio è la matrice di tutto. Da una parte e dall'altra.
E insomma. La notizia di oggi ci porta a "scoprire" (scoprire?) che anche il mare è a rischio. A quanto dice
l'Ansa (questa notizia non è nemmeno fra quelle scritte in grande nell'Home Page), "tra gli obiettivi di Al Qaida ci sono attentati suicidi contro navi o imbarcazioni in porti sportivi o commerciali".
Attenzione che novità. Stiamo attenti. Viviamo in un mondo che ormai, quando non c'è la folla al mare o dal tabaccaio, sta sempre con la paura dentro il corpo. Anche dentro l'anima. Ho preso la metro di Milano parecchio spesso ultimamente e devo ammettere, Londra e Madrid ma anche Bagdad suggestionano, che ogni volta che mi chiudevo in quella "lunga cosa" che fa un chiasso assordante avevo paura. Paura della vita. Paura di un attentato terroristico. O di un guasto e conseguente incidente "mortale".
A questo punto, il consiglio ai non superstiziosi/religiosi, è quello di vivere come davvero si fa di solito, senza affanni, e non cercare mai di fare gli eroi. Perchè come diceva
De Andrè: "ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore!".




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18 luglio 2005

Via dall'Iraq, lo dicono anche gli "elettori" riformisti, dopo sondaggio dell'Unità

E l'Unità, lo storico foglio prima del PCI e poi dei (P)DS, ci mostra con piacere che ben fecero i partiti di sinistra "radicale" a votare contro ogni missione di "pace" all'estero, quando queste questione furono messe ai voti in Parlamento. Piero Fassino, recentemente, viste certe dichiarazione del leader di Rifondazione Comunista Bertinotti, s'era mostrato seccato. La bandiera del pacifismo e della non violenza, evidentemente non piace ai presunti "eredi" del Partito Comunista, ai diessini appunto. Ma come, l'Unità (il giornale dei DS) pone come punto cruciale il diritto dei gay e il pacifismo, e ogni tanto D'Alema dice che in fondo non è male l'idea dell'esportazione della democrazia con la forza. D'Alema non è mai piaciuto alla sinistra radicale. Per certe scelte durante il suo governo, di cui il PRC era opposizione, e per altre posizioni non proprio "di sinistra", come ad esempio i suoi "dubbi sulla fecondazione eterologa". Bene fece Nanni Moretti a chiedere di dire seriamente "una cosa di sinistra!" agli alti uffici della sinistra "riformista". Ma quest'anno, dopo qualche tregua vista anche nei comizi elettorale di Massimo, si scatena Piero, che difende a spada tratta le scelte fatte dal "suo" (?) partito, come appunto quelle di certe missioni militari di pace all'estero, alle quali Bertinotti e la sinistra radicale oggi s'oppongono. E cosa ti combina l'Unità, ripeto il giornale dei Democratici di Sinistra? Fa un sondaggio (clicca qui) e chiede È giusto votare no a tutte le missioni militari italiane (Iraq escluso)? Ovviamente, un modo lecito per interrogare i tuoi lettori su questa questione. Il che, ovviamente, ci può stare benissimo. (la maggior parte dei lettori dell'Unità sono iscritti o simpatizzanti DS, anche se ammetto che certe volte anch'io compro il giornale di Padellaro che fu di Gramsci). L'opzione, diremo, bertinottiana o antifassiniana riceve, a sorpresa, il 49,1 % dei voti. Al contrario, la teoria che più ha difeso il segretario della Quercia, prende 31 su cento voti. Cosa vorrà mai dire un sondaggio, mi sarà detto. 
In un periodo in cui si fatica a trovare unità nella coalizione, il quesito posto proprio dall'Unità (scusate il gioco di parole) alimenta la speranza che, finalmente, il popolo della sinistra riformista e laica (quindi il popolo dell'ex PDS) si sposti più verso sinistra. E fino ad oggi Bertinotti e Diliberto (i due segretari comunisti) erano stati perennemente considerati la "palla al piede" della politica estera per l'Unione prodiana. Piero, interrogati su questo sondaggio al quale, soprattutto, i tuoi "elettori e lettori" hanno risposto non solo in maniera Bertinottiana, ma in maniera pacifista, veramente "di sinistra". Perchè, per chi non lo sapesse, l'opzione del sondaggio alla quale i lettori hanno dato quasi il 50% dei voti è questa: "sì, tutti i soldati devono tornare". E' questo che ti chiede il popolo della sinistra, quello del vecchio PCI, quello che adora ancora oggi Enrico Berlinguer.




permalink | inviato da il 18/7/2005 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 luglio 2005

Se il marketing cattolico fa milioni

Apprendiamo subito, appena scorriamo le news a prima vista dei portali di informazione telematica, che il Papa prosegue la sua vacanza in montagna. In attesa che i telegiornali ne parlino con assoluta e perfetta devozione, apprendiamo anche che l'annullo postale che celebra le sue prime vacanze valdostane sta andando a ruba. E lo stesso ricordo, se mai vi interresasse, è acquistabile presso il municipio di Introd. Ma mi domando, ci si rende conto che questo è un commercio più che capitalista? Che ci sono grandi e piccole aziende che ci speculano? Che c'è soprattutto una quasi consuetudine, da parte dei più e della massa non-laica, ad acquistare ogni tipo di oggetto, manco fosse un culto pagano in cui la materialità era più che centrale come tema. Passino anche i ritagli di giornale per la morte del suo predecessore, ma i suoi annulli postali. Proprio di recente ho anche avuto modo di notare delle borracce degne di nota: la forma era quelle di una statuina della Madonna, cupole di vetro con l'ometto-papale innevato. Se il consumismo cattolico fa così tanti soldi, la fede dev'essere solamente due cose, oggi: o superstizione, o fortuna (quando si tratta di vera e forte fede) o rarità.




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"Il nemico più pericoloso è quello di cui nessuno ha paura"
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"E non poteva essere Berlusconi, perchè sapevo che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me lo aveva detto chiaramente lui stesso".
Indro Montanelli - Soltanto un giornalista


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"Non abbassare il pugno, vecchio. Non lo abbassare mai".
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"Parlavano anche di politica, i ragazzi del bagno. Si sentivano rossi, radicali, anarchici. Odiavano, ricambiati, gli stronzi nazisti che proliferavano nella loro scuola, figli di figli di bottegai, commercialisti, dentisti, figli di un'ignoranza italiana senza complessi. Si sentivano parte, con sfumature differenti, d'una sinistra sorridente e sincera; simpatizzavano col mondo underground dei centri sociali occupati e delle case discografiche indipendenti, e soprattutto odiavano i pinocchi di piombo delle organizzazioni di partito"           
Enrico Brizzi -
Jack Frusciante è uscito dal gruppo

   luis sepulveda

Sto leggendo
"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
Indro Montanelli
-
La Stanza - Corriere della Sera

Corriere.it

IO SONO LAICO


LAICITA'

 LUI ERA LAICO


Perchè lui non dovrebbe adottare un figlio?


Nella Germania Est, la sinistra primo partito

Post Elezioni regionali 2005

Guardian Unlimited


Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Giorgio Gaber


Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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