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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


14 agosto 2005

Bertinotti: non farò il ministro, cita Mao e Nenni e "tutti"

Colloquio con Fausto Bertinotti di Marco Damilano

In caso di vittoria del centro-sinistra alle elezioni proporrà l'introduzione di nuovi ministeri. Con grande fantasia e con una pioggia di maiuscole: il ministero dei Beni Comuni, il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia, il ministero della Cultura nuova versione. Per sé, però, non chiede nulla: il candidato alle primarie Fausto Bertinotti ha già fatto sapere che non vuole fare il ministro. A meno che il segretario di Rifondazione non esca in trionfo dalla competizione con Prodi alle primarie. Lui ci crede: «Sono sicuro: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni». E rivela che tra i politici statunitensi del passato c'è un personaggio cui vorrebbe ispirarsi: il leader dei neri americani Malcolm X.
È un gioco o corre davvero per vincere?
«L'unica oscillazione che mi consento è tra il correre per vincere o il fare come se corressi per vincere».
Puntare al primo posto è una novità assoluta per lei...
«Scherza? A pochi è capitato di vincere così tanto come è successo a me. La mia generazione ha vinto quasi tutto. L'abbattimento dei manicomi, la liberazione delle donne, la partecipazione ai grandi fatti del mondo, vedere l'ultimo americano che lasciava Saigon. Per un tempo lunghissimo abbiamo toccato il cielo».
Qual è stata la vittoria più bella?
«La costruzione di un soggetto politicamente mai visto: il sindacato dei consigli. Il contropotere dei lavoratori».
Però ha un ottimo rapporto con le sconfitte. È sempre il primo a commentarle.
«L'abitudine alle vittorie consente di considerare le sconfitte come un evento assolutamente normale. È il lascito di Mao: ci sono certe sconfitte da cui puoi imparare più della vittoria. L'importante è non essere sopraffatti dalla sconfitta».
Fassino ha raccontato che nel 1975, quando il Pci conquistò il Comune di Torino, lei era molto preoccupato: «Questa vittoria ci darà un sacco di problemi», gli disse.
«E non avevo ragione, forse? Anche oggi ne sono convinto: se vincessimo solo abbattendo Berlusconi non ricaveremmo che problemi».
A chi chiederà il voto alle primarie?
«A tutti e a tutte. A partire dai soggetti resistenti. La grande mappa dei portatori di domande critiche. Ho cominciato la mia campagna nella libreria romana Amore e Psiche con lo psicanalista Massimo Fagioli. E poi ho visto un gruppo di associazioni gay, lesbiche e trans: è stato un incontro intensissimo e commovente».
I suoi sostenitori lasciano messaggi di questo tipo sul suo sito: voglio i film stranieri in lingua originale, voglio fidanzarmi con Francesca, voglio Fausto premier... Più che un programma, è il libro dei sogni.
«Ho scelto questa parola chiave della campagna, “voglio”, perché è il rovesciamento della propensione a passivizzare l'individuo. È un voglio collettivo e individuale. L'immaginazione al potere, quella cosa lì. La fantasia che anima i conflitti con la capacità di spiazzare l'avversario, come negli ultimi anni hanno fatto i disubbidienti».
In realtà sono stati loro a spiazzare lei. L'hanno accusata di utilizzare il logo di una multinazionale per i suoi foglietti gialli…
«Non è vero, sono io che ho spiazzato la multinazionale. Ho preso il loro marchio e l'ho usato per una ribellione, non per fare l'elenco della spesa, ma dei desideri. L'uso degli strumenti dell'avversario è fondamentale».
Però tra lei e i no global non c'è più il feeling di una volta…
«Uno dei nostri maggiori elementi di innovazione è la fine della pretesa del partito-guida, di esercitare l'egemonia del partito sui movimenti. L'importante è essere con i movimenti, non chiedere a loro di appoggiare le tue battaglie».
Cosa pensa della paura che gli infiltrati del centro-destra votino Bertinotti per far perdere la sinistra?
«Penso che la possano avere solo gli stupidi. È una cosa demenziale».
Però più voti prende Bertinotti più problemi avrà Prodi...
«È un'analisi che respingo alla radice. Non si può continuare a ragionare con lo schema della competizione al centro. Io dico: con Bertinotti candidato premier si possono vincere le elezioni».
Ne è sicuro?
«Guardi cosa è successo in Francia: se si fosse votato in Parlamento il Trattato costituzionale europeo avrebbe preso il 90 per cento dei sì. Il voto popolare l'ha bocciato e in quel voto la sinistra è stata egemone. C'è un fatto nuovo in Europa: tutti i governi perdono, i popoli sono passati all'opposizione. C'è un conflitto inedito, che non contrappone più destra e sinistra. Il basso contro l'alto. Il popolo contro l'élite. Dobbiamo aggiornare le nostre categorie, altrimenti siamo incapaci di capire cosa sta succedendo».
E allora perché si è alleato con Prodi?
«Credo che sarebbe meglio per l'Unione avere come candidato premier un uomo o una donna di sinistra. Per garantire discontinuità non solo con il ciclo berlusconiano, ma anche con gli anni Novanta. Per essere chiari: io preferisco Bertinotti, ma va benissimo anche Prodi. La mia candidatura non è oppositiva, ma competitiva».
In questi giorni lei sta picchiando duro sui Ds. Sul caso Unipol c'è stata perfino una dichiarazione congiunta con Mastella...
«Nella crisi del capitalismo e del governo Berlusconi i fenomeni corruttori emergono in tutta la loro evidenza. Non emergono nuovi protagonisti di sviluppo. Da noi i soggetti del mercato si selezionano per cannibalismo: tu mangi me, io mangio te. L'errore di una parte della sinistra è stato non vedere il carattere degenerativo di questo cannibalismo. Con formula irriverente direi che si è pensato che nella crisi tutto ciò che si muoveva fosse buono».
È la nuova questione morale?
«Sì, ma è un problema politico. Vedo molti giudizi estetici sui nuovi arrivati: ma non è una questione di eleganza, anche quelli che sono eleganti non hanno portato sviluppo. Non siamo al derby aristocratici contro parvenu. Ai Ds manca l'analisi di classe sul perché questi fenomeni sono regressivi. Manca la bussola. Anche per questo dico: pubblico, programmazione, progetto».
Altro che Ricucci. L'Opa dell'estate è quella di Bertinotti sui voti dei Ds.
«Chi sente il desiderio di una più netta domanda di cambiamento trova in me un interlocutore privilegiato. In molti nel centro-sinistra dicono che la malattia sociale più grave è la precarietà e che dovremo porre questo tema come primo punto. Io però aggiungo: abrogare la legge 30 sul mercato del lavoro, la Bossi-Fini, la legge Moratti. Una parte importante dell'elettorato Ds converge su queste posizioni. E poi ci sono settori del sindacato, la sinistra Ds. Un'area vasta cui possiamo dare voce. È un progetto che va oltre le primarie».
Il Polo arcobaleno di cui parlano i Verdi?
«Siamo interessati a costruire una sinistra radicale sul modello dei movimenti europei di sinistra e di massa. Ma chi propone liste comuni sbaglia, come è stato nel caso della Federazione dell'Ulivo».
Quanto pensa di prendere alle primarie?
«Il 51 per cento. Sono impedito a fare una previsione più bassa».
Se vincesse lei, che ruolo darebbe a Prodi nella sua squadra?
«Ascolterei con la massima attenzione le sue proposte».
Lei ha annunciato che non entrerà al governo. Perché questo rifiuto? Un cattivo rapporto con il potere?
«È una mia scelta di vita. Non considero la collocazione al governo come il punto più alto della gerarchia politica. Sopra il governo c'è la responsabilità di dirigere un partito o un sindacato. È un'opzione personale, però. Ci saranno uomini e donne di Rifondazione nel governo».
Non le interessa dare un'occhiata alla mitica stanza dei bottoni?
«Ma neppure Pietro Nenni era così ingenuo e babbione da pensare che al governo ci fosse il potere. In una lettera a un amico scriveva che nel governo non c'è il potere, si può al massimo condizionare il potere altrui. Il governo non è il luogo privilegiato del cambiamento. Non è l'alfa e l'omega della politica. Le cose si cambiano nella società».
Qual è il ministero più importante?
«Ogni governo dovrebbe ripensare la propria struttura in base ai suoi obiettivi. Penso al ministero della Cultura. Fin qui è stato concepito come un'eccezione, dovrebbe essere un fattore di crescita civile. E poi mi piacerebbe che ci fossero nuovi ministeri».
Ha già qualche idea?
«Il ministero dei Beni Comuni, per esempio. Costruire uno spazio pubblico in cui l'accesso all'acqua sia garantito a tutti gratuitamente. Sarebbe poi ragionevole introdurre il ministero per l'Intervento Pubblico in Economia».
Su quale modello. I piani quinquennali? Le partecipazioni statali?
«Cose che non esistono più. Parlo di una cosa molto più seria: dobbiamo decidere una politica pubblica che difenda o costruisca colossi nazionali. E poi mettere in campo un progetto per il Sud, un progetto per il pieno impiego...».
Nei primi cento giorni di governo: farebbe prima le unioni gay o i salari più alti?
«Respingo la domanda. Non è contraddittorio difendere i salari, eliminare i lager dei centri di accoglienza e fare i Pacs».
Le primarie sono un'invenzione degli Usa. C'è un leader americano cui si ispira?
«Malcolm X. E come suggestione, il sindacalismo militante americano, il film “Million Dollar Baby”. Ma non si possono confondere le culture con la politica. La politica europea resta molto più ricca di quella americana».

da "L'Espresso" - 12-08-05


Bertinotti al congresso PRC (foto www.petra-pau.de)




permalink | inviato da il 14/8/2005 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"Uno nessuno centomila" di Pirandello

"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
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La Stanza - Corriere della Sera

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Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
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Contro tutte le guerre

- peace flag source internet

Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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