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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


11 agosto 2005

Quello che i fascisti fecero a Emilio Lussu...

Il teatro della scena, fu la piazza della Parrocchia, tra la casa del Cavalier Giovanni Agostino Piga e la sede del circolo culturale, in quel periodo sede dei fascisti.
Emilio Lussu, era un deputato dell'opposizione
, eletto nelle elezioni del 1921 in un contesto politico caratterizzato dall'ascesa al fascismo. Più volte si attentò alla sua  vita. Era la vigilia di Natale del 1922, quando i fascisti seppero del suo rientro ad Armungia (il suo Paese natale). Sbarcato a Olbia e diretto a Cagliari, fu avvertito da un amico sul fatto che le camicie nere lo attendevano nella stazione del capoluogo. Fu così che deviò a Senorbì. Nel paese la notizia arrivò ai fascisti e convinti com'erano a dargli una lezione, avevano preparato un litro d'olio di ricino.
Il racconto prosegue dalle sue stesse parole, così come riportate sul libro "Marcia su Roma e dintorni"…
(…) Senorbì è un piccolo centro agricolo, gli abitanti prevalentemente contadini erano stati fin da allora avversi al fascismo…   Il mio amico era l'esponente dell'opposizione. Egli era stato mio compagno all'università e alla guerra. Eravamo legati da una grande amicizia reciproca. (…) Seppi subito che nel paese vi era molto fermento perché in quei giorni si era costituita una regolare organizzazione fascista con elementi venuti da Cagliari e con parenti di alcuni agrari locali. Mente parlavo entrano due suoi fratelli, (…) uno disse che i fascisti avevano intercettato il mio telegramma, che sapevano quindi della mia presenza e che cominciavano ad adunarsi nella piazza principale con intenzioni ostili. (…) All'improvviso due colpi furono battuti al grande portone della casa. Un familiare aprì. Apparve un fascista, armato di pistola e pugnale che con espressione di commando disse:"5 minuti di tempo, o ci consegnate il deputato o noi attacchiamo la casa". "bandito" gli rispose il padrone di casa e il portone fu rinchiuso. Nella piazza intanto si era radunata in buon numero di camerati, provenienti anche da paesi vicini, (…) all'interno della casa ci si preparava al combattimento radunando tutte le armi disponibili, non molte in verità e facendo appello al coraggio, questo grandissimo. La folla della piazza si dirige verso la casa che viene totalmente accerchiata di armati. Urla di morte venivano lanciati, (…) i cinque minuti dell'ultimatum erano abbondantemente passati, (…) ma io non potevo sopportare che una famiglia rimanesse in permanente stato d'assedio. Io avevo in tasca la pistola. Senza che i miei amici avessero il tempo di opporsi mi slanciai verso il portone. Lo aprii e mi trovai in mezzo ai fascisti. (…) Chiesi cosa volessero; il capo di quei fascisti era un ex ufficiale che aveva prestato servizio nella mia compagnia; era diventato fascista da poco. "E' lei che comanda la banda?" chiesi. Mi rispose imbarazzato dicendomi che era necessario che mi recassi al club vicino dove ero atteso. Egli mi precedette e passammo tra due file di fascisti e di curiosi accorsi. (…) Vi giungemmo in pochi minuti; l'ufficiale mi lasciò solo e io cominciai una conversazione coi più vicini. Erano questi contadini del paese. "Che cosa volete?" domandai. "Vogliamo Nizza e Savoia e la Dalmazia, la vittoria è stata una truffa" mi rispose un giovanotto. "E prendetevele dunque" risposi, "io non ve lo impedisco".(…) Ma l'ufficiale e di ritorno e mi pregò di seguirlo nel salone dove mi attendeva il notaio del paese che mi presentò in un foglio di carta bollata una formula in cui  sconfessavo il mio  passato politico e riconoscevo nel fascismo il solo partito capace di salvare l'Italia. Avrei dovuto firmarlo. "Questo è un documento che non mi riguarda" dissi all'ufficiale. "Non vuole firmare" gridò lui rivolto ai suoi. "A noi" risposero loro levando in alto manganelli e pistole. (…) Due mi appoggiarono le canne delle pistole sul petto. Io ero armato, ma che serve un'arma in queste circostanze?… fu questo il momento in cui i fascisti tentarono di fargli ingerire l'olio di ricino.
Qui termina il racconto di Lussu ma è possibile completare la storia grazie ai ricordi di altre persone presenti.
Egli ebbe allora un gesto geniale che gli permise di fuggire. "Poiché è un assassinio quello che volete commettere" disse "ecco la mia pistola di guerra, risparmiatevi la spesa della cartuccia". "Chi di voi ha meno scrupoli, spari" e posò la pistola sul tavolino davanti a sé. Nessuno però si mosse; avevano previsto solo l'umiliazione dell'olio di ricino, e non la sua morte. "Ebbene" disse "allora lasciatemi uscire" . I fascisti più vicini si scostarono e mentre si apprestava ad uscire un gridòù: "a morte!!" Fu a questo punto che arrivò la salvezza. Sopraggiunse  infatti un'auto dalla quale scese un giovane ( il rappresentante dei mutilati di guerra sardi), che capita subito la situazione andò incontro a Lussu e all'ufficiale stringendoli in un caloroso abbraccio, poi parlò della guerra e della vittoria. Sempre parlando,  prese Lussu per un braccio e lo accompagnò sull'auto; nessuno pensò a trattenerlo, montarono sulla macchina e fuggirono via.

da http://web.tiscali.it/Senorbi2000/page17.html




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davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




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"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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