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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


11 agosto 2005

La grande purga anticomunista degli USA (2-continua)

Ecco la seconda parte del nostro speciale sul "maccartismo", la corsa alla caccia del comunista in USA negli anni 50. Come direbbe Manzoni, "Dalli al comunista!", il fenomeno colpì anche il mondo artistico e di holliwood. Ottima la redazione del sito www.cronologia.it dal quale traiamo anche la seconda parte del contributo. Per poi abbozzare un'analisi nostra e vista con gli occhi italiani del giorno d'oggi.

Di fatto, il maccartismo della prima metà degli anni '50 è preparato da due precedenti passaggi risalenti al 1947, durante il mandato del presidente democratico Harry Truman. La formulazione della cosiddetta 'dottrina Truman' per il contenimento (containment) del comunismo e dell'espansione sovietica in tutto il mondo, e una inchiesta per verificare i trascorsi politici degli impiegati del governo federale.
Se con la politica del 'contenimento' gli Stati Uniti decidono di assumere su di sé la responsabilità della tutela dell'ordine democratico nel mondo, accantonando definitivamente ogni tentazione isolazionista, con l'inchiesta sulla 'fedeltà' dei propri funzionari fanno propri i metodi adottati dal nemico.
Di fronte al pericolo comunista la democrazia americana sceglie di restringere pian piano gli spazi di libertà di cui era sempre andata fiera. La paura, unita alla consapevolezza della propria forza - politica, militare, economica - daranno vita a quel clima di arroganza e di intimidazione politica che sfocerà tra il 1950 e il 1954 nel
maccartismo.


Come l'Urss è perennemente ossessionata dall'idea del complotto contro il suo capo (l'ultimo, in ordine di tempo, è il cosiddetto complotto dei medici ebrei contro Stalin), così gli Usa di Truman vivono la paranoia della congiura contro la democrazia. Del resto, illustrando la sua 'dottrina' durante un famoso discorso radiofonico nel marzo del 1947, Truman non aveva lasciato adito a dubbi: la scelta tra bene e male doveva essere categorica. Dopo aver denunciato la gravità della situazione internazionale, il presidente americano aveva infatti spostato il confronto dal piano politico a un più vasto confronto di civiltà. Era giunto il momento, disse, in cui "ogni nazione deve scegliere tra modi di vita alternativi", uno fondato sulla "sulla volontà della maggioranza e su istituzioni democratiche", l'altro basato "sul volere di una minoranza imposto a forza dalla minoranza" e caratterizzato da "terrore e oppressione".


Non che i timori americani non avessero un loro fondamento: la conquista del potere dei partiti comunisti in Ungheria e in Cecoslovacchia, così come la difficile situazione in Grecia, dimostravano la straordinaria capacità di organizzazione dei partiti comunisti europei e la loro abilità nell'impossessarsi, partendo da posizioni di minoranza e con abili colpi di mano, dei vertici del potere. Ma in Europa tutto ciò era potuto avvenire perché alle spalle c'era l'Urss e, soprattutto, perché a Yalta le potenze occidentali si erano formalmente impegnate a riconoscere a Stalin una generica influenza sui Paesi occupati dall'Armata rossa. Pensare di esportare un colpo di stato simile a quello di Praga nel 1948 a Washington era un puro delirio. Tuttavia, negli Stati Uniti si cominciò a sovrastimare la forza di una quinta colonna comunista. I pochi comunisti americani, fino ad allora semplicemente sospettati, soprattutto in ambienti repubblicani, di essere potenziali spie dell'Urss, diventarono col passare del tempo dei veri e propri nemici pubblici.

"Secondo una logica del genere, che negli Stati Uniti è aggravata dal massiccio conformismo d'opinione - spiega ancora Furet -, l'accusa rimbalza da loro su tutti coloro i quali un giorno o l'altro, dagli anni Trenta in poi, li hanno seguiti, ascoltati o incontrati. L'inquisizione e la denuncia attraversano l'America come se fossero un esercizio di virtù".

Una apposita Commissione sulle attività antiamericane (HUAC) iniziò quindi a lavorare a pieno regime. Formalmente istituita dal Congresso degli Stati Uniti nel 1938, negli anni della seconda guerra mondiale la Commissione aveva operato soprattutto in funzione antinazista e antigiapponese. Nell'immediato dopoguerra le sue attenzioni si indirizzarono invece sulla cosiddetta infiltrazione e influenza dei comunisti nelle istituzioni statali. Ma è a partire dal 1947 che la Commissione (di cui faceva parte anche un giovane Richard Nixon) cominciò a operare con maggior zelo, contribuendo a creare nel Paese un pesante clima di isteria e sospetto che finì per colpire, non tanto e non solo i comunisti (che per altro, come abbiamo visto, costituivano una sparuta minoranza), quanto molte personalità (soprattutto intellettuali) genericamente progressiste.

La conseguenza è che tra il 1948 e il 1949 si svolgono alcuni spettacolari processi contro la dirigenza del Partito comunista americano, contro presunte spie dell'Urss e contro alcuni funzionari del Dipartimento di Stato accusati di aver nascosto la loro appartenenza al partito.
Questa primitiva 'caccia alle streghe' non risparmiò nemmeno Hollywood e il mondo dello spettacolo. Anzi, si accanì in modo particolare contro attori, registi e sceneggiatori. Per vedersi imprimere il marchio di 'comunista' era sufficiente aver diretto film di impegno civile e su tematiche sociali o averne scritto la sceneggiatura, ma a volte bastava molto meno, come l'amicizia o la frequentazione di persone sospette.
Hollywood aveva conosciuto fin dagli anni '30 una intensa politicizzazione. Erano nati sindacati di attori, registi e sceneggiatori, spesso in lotta per la libertà creativa e le rivendicazioni salariali. Tra il 1940 e il 1946 si erano avute astensioni dal lavoro di maestranze e di personale che avevano provocato la reazione dei produttori, i quali avevano accusato gli scioperanti di simpatie marxiste.
La Commissione sulle attività antiamericane aveva colto al balzo l'occasione, iniziando la sua caccia agli 'infiltrati' già nel 1940.

Ma il filone hollywoodiano delle inchieste ebbe il suo periodo di gloria nel 1947 e poi tra il 1951 e il 1952. In quegli anni il cinema americano fu investito da un'ondata di paranoia inquisitoria che stroncò il filone di realismo sociale da poco inaugurato e che portò all'imprigionamento di alcuni personaggi del mondo della celluloide e al licenziamento e all'emarginazione di tantissimi altri.
Di fronte alla Commissione, allora guidata dal repubblicano John Parnell Thomas, sfilarono sceneggiatori come Dalton Trumbo (in seguito sceneggiatore di Spartacus) e registi del calibro di Edward Dmytryk (L'ammutinamento del Caine). La domanda alla quale erano chiamati a rispondere era lapidaria: "Siete mai stati membri del partito comunista?". Una delle risposte più famose fu pronunciata da un imbarazzato Gary Cooper: "Non ho mai letto Marx e non conosco le basi del comunismo, ma penso sarebbe una buona idea se il Congresso decidesse di bandirlo dagli Stati Uniti".
Sette sceneggiatori, due registi e un produttore, passati alla storia come 'I Dieci di Hollywood', rifiutarono di rispondere e furono condannati a un anno di prigione. Centinaia di altri furono iscritti a una Lista nera che, di fatto, impedì loro di lavorare negli anni immediatamente successivi.

Ed è in questo quadro politico che compare sulla scena Joseph McCarthy. Personaggio esuberante, eccessivo nel suo anticomunismo come nella vita (era un buon bevitore, un appassionato di corse di cavalli e un accanito giocatore di poker), negli Stati Uniti ancora oggi ci si divide sulla sua figura. Secondo molti fu un demagogo che sottopose a indagini intimidatorie persone innocenti. Secondo altri, invece, ha aperto gli occhi all'America sul reale pericolo marxista.

Nato nel 1908 ad Appleton, nel Wisconsin, da genitori cattolici, dopo la laurea in legge e aver prestato servizio militare sul fronte del Pacifico, nel 1944 aveva imboccato la carriera politica mettendosi in lizza per la poltrona senatoriale del Wisconsin. Sconfitto, nonostante la profusione di denaro speso nella campagna elettorale, riuscì nell'impresa due anni più tardi. Ma fino al 1949 la sua azione fu piuttosto anonima, caratterizzata quasi esclusivamente dalla gestione di rapporti con diverse lobby politico-economiche. Per dare sfogo alla sua ambizione e al suo spirito sanguigno era necessaria una nuova causa: la lotta contro il comunismo.
Del resto, non era difficile manipolare la passione popolare alimentandola con l'escalation del comunismo nel mondo: nel 1948 il blocco di Berlino, nel 1949 la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese e lo scoppio della prima atomica russa, nel 1950 l'attacco della Corea del Nord, contro quella del Sud e il conseguente intervento americano.

La crociata ebbe inizio ufficialmente nel febbraio del 1950 quando McCarthy denunciò la presenza di 205 simpatizzanti comunisti (cifra poi ridimensionata da lui stesso a 81) all'interno del Dipartimento di Stato. Il nome del senatore che svelava l'esistenza di una 'quinta colonna' di pericolosi bolscevichi nelle istituzioni americane conquistò le prime pagina di tutti i giornali. Si tornò a indagare anche a Hollywood. Registi e attori come John Huston, Humphrey Bogart (pedinato dall'FBI) e Katrin Hepburn espressero il loro dissenso nei confronti di questa offensiva illiberale. Charlie Chaplin preferì trasferirsi in Europa. Elia Kazan ed Edward Dmytryk, nel frattempo uscito dal carcere, sfuggirono a probabili incriminazioni accusando ex-amici e colleghi. Ronald Reagan e John Wayne, invece, collaborarono per vera convinzione. Cecil De Mille pretese il giuramento di fedeltà anticomunista da tutti i membri del sindacato dei registi, scontrandosi con l'opposizione di Joseph Mankiewicz e di John Ford.

Intanto, la vittoria repubblicana alle elezioni presidenziali e congressuali del 1952 portò McCarthy ad occupare la presidenza del potente Senate Committee on Government Operations, nonché del Permanent Subcommittee on Investigations, il che gli consentì di dar vita per tutto il 1953 a una serie di inchieste a sensazione sul comportamento di dipendenti di enti pubblici. Il popolo americano era diviso sui suoi metodi, anche se la maggior parte di esso sembrava approvarli. Un sondaggio del gennaio del 1954 diede un 50% di favorevoli all'azione svolta dal senatore del Wisconsin e un 29% di contrari. Tra i repubblicani la percentuale era del 62 contro 19, tra i democratici del 39 contro un 38%.
In gran parte filomaccartista era la Chiesa cattolica, le comunità irlandesi, italiane e tedesche, insieme ad ampi strati delle classi meno abbienti. Carta stampata e televisioni presero a contendersi le dichiarazioni di McCarthy. Molti cittadini gli inviavano denaro per continuare la 'costosa' la battaglia anticomunista (pare tuttavia che la maggior parte dei quattrini entrassero sul suo conto personale senza da lì uscirne più).

Sul piano squisitamente politico il maccartismo rappresentò, oltre a una rivincita della destra americana, anche lo spostamento verso destra dei democratici. La stessa ala sinistra del partito democratico rifiutò di accettare nelle sue file tutti coloro che avessero precedenti comunisti e non fece quasi nulla per venire in aiuto delle vittime del maccartismo. Come ha osservato Giuseppe Mammarella, "[il maccartismo] rappresentò una prima occasione di aggregazione per le forze conservatrici, disperse durante il ventennio roosveltiano, ma anche un motivo di divisione per i liberals e più in generale per l'opinione pubblica americana… Pro McCarthy e suo collaboratore fu anche uno degli ultimi vessilliferi del liberalismo americano negli anni sessanta, Bob Kennedy… e lo stesso John Kennedy alternerà espressioni di adesione con prese di distanza."

Nel frattempo, la Commissione sulle attività antiamericane continuava a lavorare a pieno ritmo. Alle maggiori università del paese fu chiesto un controllo sui principali libri di testo in uso. McCarthy, sfruttando la psicosi collettiva della sovversione, del complotto e l'isterismo dell'opinione pubblica, riuscì così ad organizzare una gigantesca 'caccia alle streghe'. In quattro anni la posizione di più di tre milioni di impiegati e funzionari di ogni livello del governo federale fu esaminata da apposite commissioni. Duemila persone si dimisero dal servizio, circa duecento furono allontanate perché la loro lealtà alle istituzioni americane lasciava adito a dubbi. Anche il fisico della bomba atomica Robert Oppenheimer e il generale Marshall furono coinvolti nella spirale di accuse. L'accanimento di McCarthy non conobbe limiti, al punto da generare sospetti anche sulla figura del neo eletto presidente Dwight Eisenhower, repubblicano come lui.

Ma a partire dai primi mesi del 1954 il potere del giustiziere anticomunista sugli ambienti politici americani, e in particolare sui repubblicani, diminuisce considerevolmente. Nel maggio di quell'anno fece in tempo ad accusare davanti a venti milioni di telespettatori gli alti gradi dell'esercito di compromissione con il comunismo. Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione sfilarono più di trenta testimoni. Per il presidente Eisenhower la misura era colma. Contrattaccò sbandierando i favoritismi chiesti dal senatore per evitare il servizio militare ad alcuni suoi collaboratori e denunciando la totale assenza di prove concrete sulla presunta infiltrazione comunista nel Dipartimento di Stato o nell'esercito.

E in effetti, dalle inchieste di McCarthy non scaturì mai alcuna condanna formale (in anni recenti, tuttavia, l'apertura degli archivi della CIA e del KGB ha dimostrato l'esistenza di alcuni fenomeni di spionaggio in ambienti governativi). Ma per un curioso scherzo del destino, in cui qualcuno potrebbe intravvedere una sorta di pena del contrappasso, l'unica vera sentenza fu espressa proprio nei suoi confronti.
Nel dicembre del 1954, infatti, il Senato americano, a maggioranza democratica, decise di censurare gli atteggiamenti aggressivi del senatore del Wisconsin e di condannarlo per "condotta contraria alle tradizioni del Senato". In 165 anni era la terza volta che una parte del Congresso degli Stati Uniti sanzionava un suo membro.
Perso il seggio e, quel che più conta per un personaggio del genere, compromesso l'onore politico, Joseph McCarthy non riuscì più a riprendersi.
Si diede all'alcol e venne ricoverato più volte in ospedale. Morì il 2 maggio 1957 a Bethesda.

di Alessandro Frigerio - da www.cronologia.it

L'autore, sul sito cronologia consiglia anche di buttare l'occhio sulla bibliografia che gli ha permesso di riassumere e redare il lavoro sul maccartismo. Ecco le principali fonti di dati e ispirazione:
Rapporto sul macartismo, di G. Macera, Guanda, 1955
* Caccia alle streghe a Hollywood, di M. Guidorizzo, Cierse, 2001
* L'America a destra: politica e cultura negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale a oggi, di G. Mammarella, Ponte alle Grazie, 1995
* Gli Stati Uniti nel secoloXX: tra leadership e guerra fredda, di O. Barè, Marzorati, 1987

Grazia a www.cronologia.it




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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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