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Diario


2 agosto 2005

Bologna, per ricordare quella ignobile strage

«Abbiamo ottenuto una verità giudiziaria importante grazie ad una magistratura che non si è fatta deviare, ma adesso c'è bisogno del quadro complessivo e di conoscere i mandanti. il completamento della verità serve per chiudere il cerchio. Ne ha bisogno Bologna e il paese». È il passaggio centrale dell'intervento che il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, ha fatto in una gremitissima aula del consiglio comunale aprendo la giornata di commemorazione nel 25° anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980, 85 morti e 200 feriti per la bomba nella sala d'aspetto della stazione. Il sindaco poi, sempre in un passaggio del suo intervento, riferendosi agli esecutori materiali della strage, si è detto contrario ad «incomprensibili atti di tolleranza verso chi non si è nemmeno pentito».

Il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, stringe la mano al segretario dei ds Piero Fassino e lo accoglie nel corteo che sfila in via Indipendenza. Fassino stringe la mano ad alcuni dei familiari delle vittime, poi si congeda e tra gli applausi della gente raggiunge (e abbraccia) il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, nello spezzone di corteo che ospita amministratori e politici subito dietro i familiari. Per i ds è presente anche il capogruppo alla camera, Luciano Violante. La folla accoglie con applausi anche la presenza in corteo di Romano Prodi, al fianco di Violante.

Vicino a Fassino e a Cofferati, il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, il presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti, l'ex sindaco di Bologna Renato Zangheri, il senatore diessino Walter Vitali e altri esponenti politici. In corteo anche il leader dell'Unione Romano Prodi, che alla partenza ha salutato Luciano Violante, anche lui presente a Bologna. Numerosissimi i familiari delle vittime in occasione del 25mo anniversario della strage, tutti con al petto una gerbera bianca in segno di lutto: quest'anno ne sono stati annunciati oltre 150, di cui diversi provenienti dall'estero.

«Oggi voglio far prevalere solo il ricordo». È questa la sintesi di Romano Prodi, leader dell'Unione, affronta con questo spirito l’anniversario. «Oggi voglio far prevalere - ha detto il leader dell'Unione arrivando a Palazzo d'Accursio, sede dell'Amministrazione comunale, dalla sua abitazione di via Gerusalemme - il ricordo di tutti questi ragazzi. Sono morti dei giovani che stavano andando in vacanza. Il dato che tutta la città si ritrovi così numerosa dopo 25 anni vuol dire senza odio, senza tensioni, senza causare divisioni, ma proprio con il grande senso di un paese che riesce a far fronte anche alle emergenze più gravi». «Mi ricordo - ha aggiunto Prodi - che stavo lavorando dove passavano le Croci verdi, le sirene per i soccorsi, ricordo l' angoscia di quella mattina, la paura che tutto il paese cedesse. E poi invece questa forza della democrazia che sa ricordare, ma è anche capace di non odiare».

Il segreto di Stato «deve essere limitato e funzionale all'interesse comune, ma sempre limitato», dice Prodi, toccando uno dei temi delicati legati alla manifestazione di oggi: l’abolizione del segreto di Stato, che, però, riguarda «in genere la nostra legislazione, non solo il problema della strage di Bologna». Dunque, afferma prodi, questo argomento «non dobbiamo tirarlo fuori nelle occasioni singole e frammentate», perché è invece «un problema da affrontare in modo serio, generale, organico». E nell'ottica di uno «Stato più trasparente, sempre e comunque in cui - conclude Prodi - il segreto di Stato deve essere limitato e funzionale all’interesse comune, ma sempre limitato».

Anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto partecipare, inviando al signor Paolo Bolognesi, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage, il seguente messaggio: «A un quarto di secolo dall'infausto 2 agosto 1980, giorno in cui fu perpetrato il criminale attentato alla stazione ferroviaria di Bologna, lo sgomento e lo sdegno per tanta inaudita ferocia rimangono vivi nella coscienza civile degli italiani, così come rimane viva la solidarietà per i familiari delle vittime innocenti. La città di Bologna fu allora e rimane nel presente, per la Nazione tutta, un esempio mirabile di coraggio nel trarre dall'immenso dolore per la ferita subita la determinazione di rappresentare un presidio a difesa della democrazia repubblicana, così gravemente aggredita con la nefanda strage che oggi ricordiamo. In questa giornata sono particolarmente vicino ai familiari delle vittime e alla città di Bologna, con il sentimento della mia affettuosa solidarietà».

da l'Unità




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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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