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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


30 luglio 2005

Camilleri "comunista coerente" - by Edoardo Montolli - da News

«Mi vanto di poche cose, una di queste è di aver firmato in tempi non sospetti il manifesto di Bobbio in cui si invitava a non votare Berlusconi. Anche se detesto dire “ve l’avevo detto”: le Cassandre sono una rottura di palle infinita». Se ne sta davanti al suo Pc, nel paesino di Bagnolo di Santa Fiora, tra i boschi del Monte Amiata. Legge Sjöwall e Wahlöo, una coppia di giallisti svedesi dei primi anni Sessanta. E aspetta il regalo che l’editore tedesco Klaus Wagenbach gli farà a settembre per gli 80 anni: una raccolta dei suoi scritti politici, disponibili, purtroppo e curiosamente, solo in Germania. Attende e fuma, lasciando a metà i mozziconi, novanta sigarette al giorno.
Visto che non potremo gustarci il suo libello, Andrea Camilleri, il più apprezzato scrittore italiano del dopoguerra, delinea la sua personale, e tragica, visione della politica italiana. «Quando parlavo di regime, Paolo Mieli e Pigi Battista se la prendevano con me. Ora però stanno facendo una legge per sottrarre la procura antimafia a Giancarlo Caselli, la cui colpa è quella di aver combattuto le Br e la mafia. Un uomo che invece io considero il più grande risarcimento alla Sicilia per l’Unità d’Italia. E che cos’è dunque un regime se non uno Stato che fa leggi ad personam? Leggi come le cosiddette salva- Previti e le altre, tutte ad hoc». 
D’accordo, ma regime non è una parola un po’ forte?
«I regimi si evolvono. Oggi ti tagliano le comunicazioni e sei finito. Si ricorda l’editto in Bulgaria su Biagi e Santoro? È stato puntualmente eseguito. Se non fosse stato eseguito, potevano dire Camilleri delira. Invece ha resistito a tutto. Questo è un regime che definirei strisciante, grazie al fatto che gli italiani hanno memoria labile». 
Cioè?
«Berlusconi aveva detto che nel momento in cui si fosse parlato di Rai sarebbe uscito dal Consiglio dei ministri. Ora è lì a decidere chi deve guidarla».
Perché tanto astio verso questo governo?
«Faccio una premessa. Sono un comunista coerente, ma mi hanno persuaso a calci nella schiena della bontà della democrazia. Bene, ci credo: ma tu non mi puoi cambiare le regole da un momento all’altro. Va bene un governo di destra, ma questo non è un governo di destra. Se Fini fosse presidente del Consiglio, avrei meno disagio, perché adopera il mio vocabolario. Invece Berlusconi usa un vocabolario che ha solo lui e ha parole variabili, cioè che possono essere facilmente fraintese. Come dice lui? “Sono stato frainteso”».
Dove sbaglia allora la sinistra?
«Nel vocabolario, appunto. Si comporta come se avesse davanti Fini, invece c’è un marziano, uno che usa un’altra lingua. E allora invoco le piazze, i girotondi, mica le armi. La piazza è democrazia di pensiero. La sinistra potrebbe almeno incidere in maniera extraparlamentare. Un nuovo Aventino, ad esempio. Allora, col fascismo, fu un errore, ma oggi no. Perché non avviene quotidianamente? Sono sempre assenti…».
Quale può essere la figura vincente di questa sinistra?
«Prodi, l’unico che possa mettere insieme da Bertinotti a Rutelli. Io sono assolutamente, come si dice, che poi hanno cambiato il nome, ulivista? Ma politicamente per la sinistra ci vorrebbe un’alluvione di Firenze ogni quindici giorni: se non c’è niente da costruire non si muove». 
E poi c’è la Chiesa, con cui non ha un bel rapporto.
«Non sono credente, ma ho rispetto per chi crede. Però la Chiesa è diversa, come ho scritto ne La bolla di componenda: in Sicilia c’era un documento ufficiale in cui si compravano preventivamente le indulgenze, per omicidi, tradimenti, reati di ogni genere. È quanto di più immorale si possa immaginare. La Chiesa ci tiene a sovranità limitata: lo si è visto anche al referendum. Potevano dire: andate e votate no. Invece dice: astenetevi. E la gente non va alle urne». 
Ma oggi a impedire di governare in tranquillità più che la Chiesa c’è l’emergenza islamica.
«L’unica soluzione è che il mondo si metta al tavolo e finalmente metta d’accordo Israele e Palestina, eliminando così le radici del terrorismo. Invece siamo andati in Iraq e abbiamo aperto un vaso di Pandora».

Edoardo Montolli - fine luglio 05 - News Settimanale




permalink | inviato da il 30/7/2005 alle 11:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"Sostiene Pereira"
- di Antonio Tabucchi

the Da Vinci code - in english, il più discusso caso editoriale dell'era commercial-libraia


davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




   Eccomi a Buckingham Palace

"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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