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Diario


17 luglio 2005

Terrorismo, meno leggi speciali più democrazia - byGiuliano Pisapia - Liberazione

Come non inorridire di fronte all’ennesimo atto terroristico che ha fatto strage di tanti innocenti? Come non confrontarsi con chiunque creda nelle regole democratiche, nella ricerca degli strumenti - legislativi, investigativi, organizzativi - necessari per impedire che fatti analoghi si ripetano? Queste sono solo alcune delle domande che rimbalzano in questi giorni nelle menti di tutti noi: domande alle quali dobbiamo essere capaci di dare risposte non emotive ma neppure ideologiche; che sappiano essere implacabili nella lotta al terrorismo e inflessibili nel combattere le cause che alimentano il terrorismo; che tengano conto della realtà e della drammaticità del momento ma anche del totale fallimento delle leggi speciali introdotte, dopo l’11 settembre, sia in Italia che all’estero.
Ebbene, basta leggere le varie proposte provenienti in questi giorni dal governo, e dalla sua maggioranza, per comprendere che, ancora una volta, si cerca di utilizzare la doverosa lotta al terrorismo per tentare di restringere ulteriormente gli spazi di libertà e le garanzie costituzionali la cui finalità è quella di tutelare le minoranze e, quanto meno, limitare la repressione del movimento antagonista e dell’opposizione sociale.
Non a caso, dopo le dichiarazioni, spesso schizofreniche e talvolta deliranti, di alcuni ministri, sembra che le proposte del governo, che il ministro del’Interno dovrebbe illustrare oggi in Parlamento, consisterebbero: nella possibilità di intercettazioni preventive nei confronti di chiunque sia solo sospettato (non si comprende sulla base di quali elementi) di collegamenti con associazioni terroristiche; nel fermo di polizia per 24 ore, senza alcun controllo giurisdizionale o possibilità di assistenza legale; nelle espulsioni immediate per motivi di ordine pubblico nei confronti degli extracomunitari, anche regolari; nella possibilità di colloqui investigativi senza l’autorizzazione del giudice e, infine, in sconti di pena, od altre misure premiali (es. permessi di soggiorno), per chi fornisce informazioni ritenute dagli inquirenti utili alle indagini.
Se si considera che la gran parte di queste norme già da tempo fanno parte del nostro ordinamento, diventa fin troppo facile ricordare come, praticamente isolati in Parlamento, ricordavamo come mai il restringimento e la limitazione delle garanzie si siano mostrati efficaci per combattere la criminalità terroristica.
Il fermo di polizia, infatti, era già stato introdotto nel 1978; le intercettazioni preventive per “acquisire elementi di prova in ordine ai reati di terrorismo”, sono state rese legittime con un decreto legge fin dal 2001. Lo stesso provvedimento, dal significativo titolo “disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale”, ha reso possibili le operazioni sotto copertura, anche con l’uso di (non meglio specificati) “ausiliari” ai quali è garantita la non punibilità in caso di condotte illecite (già allora, forse, qualcuno pensava ai sequestri illegali da parte degli Usa?). Le espulsioni di extracomunitari per motivi di ordine pubblico, da parte del ministro degli Interni, sono previste nella legge sull’immigrazione e i colloqui investigativi sono prassi quotidiana.
Certo, una novità esiste: la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, o avere altri vantaggi di carattere penale, per chi fornisce informazioni su persone asseritamente coinvolte in associazioni terroristiche. Se si considera, però, che tutto ciò avverrebbe senza alcun controllo da parte di un giudice autonomo e indipendente, sono facilmente intuibili i rischi di abusi, di indicazioni false, di vendette personali e, quindi, di errori giudiziari.
Del resto come è possibile ignorare, a dimostrazione dell’inefficacia di simili misure, che proprio in Gran Bretagna, dilaniata nei giorni scorsi dalla lucida follia terroristica, è da tempo in vigore una legge (*prevention of terrorism act*) per cui la polizia, in presenza di un “ragionevole sospetto”, può arrestare chiunque sia sospettato di terrorismo e trattenerlo per un periodo di tempo indeterminato? E che dire degli Stati Uniti dove, come ha denunciato Amnesty International, dopo l’11 settembre, sono state arrestate, sulla base di meri sospetti, oltre 90.000 persone risultate del tutto estranee a gruppi terroristici? E, per ritornare al nostro Paese, non si può dimenticare che il fermo di polizia, con i conseguenti abusi dolosi o colposi, non ha portato all’arresto di un solo terrorista.
Potrei proseguire, ma credo che sia difficilmente contestabile il fatto che a nulla serve, ed anzi finisce con l’essere controproducente, nella lotta al terrorismo, lo scardinamento delle regole democratiche o anche solo la limitazione, che da temporanea diventa nel nostro Paese sempre definitiva, dei diritti e delle garanzie. Non è restringendo gli spazi di libertà, faticosamente conquistati, che si isolano i criminali e i loro fiancheggiatori. Altro sono le iniziative che si dovrebbero prendere.
Quelle tese, ad esempio, a un maggiore controllo del territorio, in un rapporto di collaborazione con i cittadini e, in particolare, con le comunità straniere, utilizzando anche i numerosi (oltre 5.000) appartenenti alle forze dell’ordine che oggi sono costretti ad occuparsi di pratiche burocratiche o di notifiche giudiziarie. Non è più procrastinabile, inoltre, l’unificazione (o quantomeno un reale coordinamento) delle diverse forze dell’ordine che oggi, troppo spesso, indagano sugli stessi fatti e finiscono con l’intralciarsi a vicenda. E’ sempre più urgente quella modifica dei servizi segreti, di cui si parla ormai da troppo tempo: l’attività di intelligence è fondamentale per la prevenzione degli attentati terroristici, ma è necessario che siano anche rafforzati i controlli democratici per evitare quelle deviazioni che in passato hanno contribuito all’impunità degli autori delle stragi che hanno insanguinato le nostre città. E, infine, un rafforzamento del coordinamento delle indagini giudiziarie sulle associazioni terroristiche, oggi lasciato alla capacità e alla professionalità di singoli magistrati, ma che sarebbe utile affidare a un autonomo organismo, quale la Procura Nazionale Antiterrorismo.
Da parte nostra siamo pronti a confrontarci con qualsiasi proposta, purché seria e non demagogica, ma non possiamo neppure ipotizzare il benché minimo cedimento sulle garanzie e sui diritti individuali. Chiunque creda nello stato di diritto, e proprio per questo è un nemico irriducibile del terrorismo, non può farsi travolgere dall’idea che si possa sconfiggere il terrorismo senza eliminarne le cause, ma trasformando i “diversi” in “sospetti” e questi in colpevoli anticipati, creando così un clima di angoscia e di paura che è uno degli obiettivi di quel terrorismo che si vuole combattere.

Giuliano Pisapia - da Liberazione - 12-07-05




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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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