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ma la politica è laica oppure è incredibilmente religiosa-praticante e antica?


Diario


16 luglio 2005

Ciao ciao Enrico eri un uomo vero - by Giorgio Bocca - la Repubblica

Una brutta notizia, un dolore vero. Mi dispiace, per lui e per noi, povero Berlinguer. Forse quel che mi è sempre piaciuto di lui è la sua negazione, nell'immagine e nello stile, del sovietismo più tetro. C'è una stupenda fotografia di lui a Mosca, nel '76, fra Breznev e Suslov: i due sovietici in abiti scuri, il petto coperto da medaglie, i sorrisi ottusi, enigmatici, le facce smorte del potere mummificato e lui in mezzo, in abito grigio, la cravatta male annodata, i capelli ispidi come li disegna Forattini, le spallucce gracili, un passerotto capitato fra due mastini. Sì, è stato un gran conforto negli anni passati vedere alla testa del partito comunista uno come lui, non collocabile in una fotografia di gruppo del politburo e neppure nella Nomenklatura. O forse mi è sempre piaciuto in lui ciò che lo rendeva incomprensibile o anacronistico o magari ridicolo alla nostra politica contemporanea e, in parte, ai suoi stessi compagni, la moralità.
Credo di essere fra i non molti intellettuali di questo paese che hanno vissuto gli anni del compromesso storico e della infatuazione eurocomunista come una penosa ambiguità, come una rinuncia delle culture diverse e delle classi ad assumere in modo chiaro le proprie responsabilità. Mi disturbava lo spettacolo di una borghesia trasformista passata nel giro di pochi anni dall'anticomunismo più acritico al filocomunismodi moda; ma neppure in quegli anni la moralità di Berlinguer mi è parsa artefatta o propagandistica, anche in quegli anni mi è parso di riconoscere in lui questa convinzione profonda: una politica senza etica è ben misera cosa; il progresso economico non è tutto, anzi è poca cosa se non crea dei cittadini e una civile res pubblica.
Niente di nuovo, si intende, cose già pensate e dette da Cavour o da Massimo d'Azeglio: l'Italia è fatta, restano da fare gli italiani. Ma un antico in cui riconoscevo le grandi speranze risorgimentali, resistenziali e costituzionali, della costituzione, come diceva Calamandrei, in cui si riassumeva il meglio della nazione.
Un giorno andai a un suo comizio in piazza San Giovanni e ne scrissi una cronaca che sbalordì amici e nemici: ma come, un anticomunista di ferro che d'improvviso alzava un inno al segretario del partito comunista? Proprio così, salvo l'equivoco. L'inno c'era, ma era per tutto ciò che in lui era fuori dal cliché comunistico, della routine politica e partitica, dalla volgarità populistica.
Era, se volete, un inno elitario, azionista, aristocratico, ma veramente "dal sen sfuggito", sincero: ritrovare un uomo, un concittadino padrone dei suoi gesti schivi, del suo accento scabroso e pur melodico; uno che visibilmente penava nell'offrirsi alla moltitudine imbandierata e caciaresca, che visibilmente sentiva fastidio per il notabilato compagnardo gioiosamente, solennemente stipato sul palco, Lama con la pipa e Pecchioli con il cilicio, Vetere pronto al taglio dei nastri e Tatò balia asciutta con contorno di gorilla e di tecnici del suono; ritrovare un italiano duro di quelli che in qualche modo sentono il bisogno di antitalianità che ha il paese furbesco e servile, che sanno ancora pronunciare parole come onestà, lavoro, merito, moralità senza che si pensi immediatamente a una predica o a una sceneggiata, a una farsa o a un melodramma.
Il suo fascino era la diversità: non quella tanto inseguita e mitizzata dal comunismo che rigenera il mondo, ma la più reale e radicata del vir probus, del signore vero, del non plebeo. Sì, mi piaceva vederlo nelle tribune politiche e nelle conferenze stampa protetto dalla volgarità come da uno scudo invisibile e impenetrabile; uno scudo di ritrosia e di gelo su cui le parole melense o indecenti, stupide, o perfide si frantumavano.
Fra gli amici di infanzia di Enrico Berlinguer c'è un Pietro Sanna di Sassari che ricorda: "Noi i Berlinguer li chiamavano Piringhieri, perché per noi gente del popolo un nome difficile come il loro era difficile da pronunciare.
Giovanni molto aperto e spensierato giocava a boccette, a carambola e qualche volta a carte, Enrico invece preferiva leggere". Letture faticose, un inoltrarsi tenace e sofferente per la mistica gramsciana, per il moderno Principe e poi anche gli scritti ideologici, noiosissimi. Ma da un politico e segretario del partito comunista non ci si aspetta letteratura brillante. Del resto, il suo prestigio non è mai stato affidato alle opere ma al modo di essere uomo. Un modo ammirevole.


Giorgio Bocca - da "la Repubblica - 09-06-84




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davvero un libro che non puoi interrompere. Bello. In inglese è ancora più gustoso. Consiglio di leggere anche "Angels and Demons". Stepitoso.




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"Io, cristiano, non posso accettare l’idea che il Signore, invocato in tutte le mie preghiere come archetipo e fonte di tutte le Virtù, a cominciare dalla più cristiana di tutte, la Carità, si diverta a infliggere alle sue creature i tormenti di un’agonia senza speranza. Questa, anche se viene a ripetermela un Cardinale, o lo stesso Papa, per me è bestemmia".
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Eskimo (Francesco Guccini)
Questa domenica in Settembre
non sarebbe pesata cosi'
l'estate finiva piu' nature
vent'anni fa o giu' di li'
Con l'incoscienza dentro al basso ventre
e alcuni audaci, in tasca "l'Unita'",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione,
quella che chiaman la maturita'
Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso e' al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto
filosofando pure sui perche'
Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos'e' un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora
e quasi cento adesso capirai
Portavo allora un eskimo innocente
dettato solo dalla poverta'
non era la rivolta permanente
diciamo che non c'era e tanto fa
Portavo una coscienza immacolata
che tu tendevi a uccidere pero'
inutilmente ti ci sei provata
con foto di famiglia o paleto'
E quanto son cambiato da allora
e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora
e tu lo porteresti e non puoi piu'
Bisogna saper scegliere il tempo
non arrivarci per contrarieta'
tu giri adesso con le tette al vento
io ci giravo gia' vent'anni fa
Ricordi fu con te a Santa Lucia
al portico dei Servi per Natale
credevo che Bologna fosse mia
ballammo insieme all'anno o a Carnevale
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno
che non ne fece un dramma o non lo so
ma con i miei maglioni ero a disagio
e mi pesava quel tuo paleto'
Ma avevo la rivolta fra le dita
dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita
e non ti era toccato farlo mai
Perche' mi amavi non l'ho mai capito
cosi' diverso da quei tuoi cliche
perche' fra i tanti, bella,
che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano gia' piu' nel sessantotto
scoppiava finalmente la rivolta
oppure in qualche modo mi ero rotto
Tu li aspettavi ancora ma io gia' urlavo che
Dio era morto, a monte, ma pero'
contro il sistema anch'io mi ribellavo
cioe', sognando Dylan e i provo
E Gianni ritornato da Londra
a lungo ci parlo' dell'LSD
tenne una quasi conferenza colta
sul suo viaggio di nozze stile freak
E noi non l'avevamo mai fatto
e noi che non l'avremmo fatto mai
quell'erba ci creseva tutt'attorno
per noi crescevan solo i nostri guai
Forse ci consolava far l'amore
ma precari in quel senso si era gia'
un buco da un amico, un letto a ore
su cui passava tutta la citta'
L'amore fatto alla boia d'un Giuda
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia
vederti o non vederti tutta nuda
era un fatto di clima e non di voglia
E adesso che potremmo anche farlo
e adesso che problemi non ne ho
che nostalgia per quelli contro un muro
o dentro a un cine o li' dove si puo'
E adesso che sappiamo quasi tutto
e adesso che problemi non ne hai
che nostalgia, lo rifaremmo in piedi
scordando la moquette stile e l'Hi Fi
Diciamolo per dire, ma davvero
si ride per non piangere perche'
se penso a quella ch'eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te
Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi la'
sara' per aver quindic'anni in meno
o avere tutto per possibilita'
Perche' a vent'anni e' tutto ancora intero
perche' a vent'anni e' tutto chi lo sa
a vent'anni si e' stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell'eta'
Oppure allora si era solo noi
non c'entra o meno questa gioventu'
di discussioni, caroselli, eroi
quel ch'e' rimasto dimmelo un po' tu
E questa domenica in Settembre
se ne sta lentamente per finire
come le tante via distrattamente
a cercare di fare o di capire
Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era piu' felici
pensando a chi si e' perso o no a quei patti
Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
domani poi ci pensero' se mai
Ed io ti cantero' questa canzone
uguale a tante che gia' ti cantai
ignorala come hai ignorato le altre
e poi saran le ultime oramai

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